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Il Pesce nr. 2, 2018

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 74)

Il mercato ittico 2017 della UE

Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura – Parte I

Il mercato dei prodotti ittici della UE è cresciuto costantemente negli ultimi anni

Nel 2015, l’approvvigionamento del mercato della UE (produzione interna + importazioni) ha subito un lieve calo rispetto al 2014, passando da 14,94 a 14,56 milioni di tonnellate (–381.872 tonnellate). La causa principale è da ricollegarsi ad una diminuzione delle catture per 299.699 tonnellate. La spesa delle famiglie per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’Unione Europea ha registrato il picco nel 2016, arrivando a 54,8 miliardi di euro. Rispetto al 2015, in tutti gli Stati Membri eccetto che nel Regno Unito e in Polonia, i consumatori hanno incrementato la spesa in prodotti ittici. Il livello più alto di spesa domestica tra gli Stati Membri della UE si è registrato in Spagna, mentre il Portogallo ha mantenuto il primato in termini di spesa pro capite pari a 327 e, il triplo della spesa media della UE. Tra i consumatori principali, il Portogallo ha anche registrato il tasso di crescita più marcato, con un aumento del 63% rispetto al 2000.

 

Riduzione dell’autosufficienza e del consumo

Nonostante le importazioni siano calate del 2% nel 2015 rispetto al 2014, si è assistito anche ad una diminuzione dell’autosufficienza della UE (rapporto tra produzione interna e consumo apparente), che è passata dal 47,4% al 46,0%. Pertanto, rispetto al 2014, nel 2015 una parte più consistente dei prodotti ittici consumati nella UE deriva da importazioni provenienti da Paesi Terzi piuttosto che dalle catture o dalla produzione acquicola degli Stati Membri. Conseguentemente alla diminuzione della produzione e delle importazioni, nel 2015 anche il consumo di pesce ha registrato un andamento negativo, passando da 25,44 a 25,11 kg pro capite. Ciò significa che, nel 2015, il cittadino medio della UE ha consumato 330 g di pesce in meno rispetto al 2014 (–1,4%). Per quanto riguarda i prodotti maggiormente consumati, ossia il tonno e il merluzzo nordico, il trend dal 2012 al 2014 è stato positivo. Tuttavia, nel 2015, questo andamento si è interrotto con riduzioni del 7% e 3% rispetto all’anno precedente. Viceversa, il consumo di salmone allevato, la terza specie più consumata nella UE, è aumentato del 4% nel 2015 rispetto al 2014. In generale, il consumo di prodotti ittici provenienti da acquacoltura è incrementato nel 2015, raggiungendo i 6,47 kg pro capite, il livello più alto dal 2011. Tuttavia, seppure in flessione del 2,1% rispetto al 2014, il consumo pro capite di pesce catturato si è attestato, nel 2015, a 18,64 kg, continuando così a dominare il mercato UE, rappresentandone il 74% del totale.

 

Un altro anno record per le importazioni di prodotti ittici

L’Unione Europea è il principale attore commerciale mondiale, in termini di valore, per quanto riguarda i prodotti ittici. Dal 2015 al 2016 il valore dei flussi commerciali è aumentato ulteriormente, raggiungendo 54,3 miliardi di euro per un totale di 14,1 milioni di tonnellate. Il deficit del saldo commerciale (esportazioni meno importazioni) del 2016 è stato il più alto mai registrato dalla UE, che si è quindi confermata importatrice netta di prodotti ittici. Nel 2016 il valore dei prodotti ittici importati è aumentato del 9% rispetto al 2015, raggiungendo 24,4 miliardi di euro. Tale aumento è stato determinato principalmente dalle importazioni di salmone ed è da ricollegarsi a un incremento significativo del suo prezzo (+27%). Tra i prodotti maggiormente importati, solo il tonno, prevalentemente in scatola e filetti (loins), ha fatto registrare una diminuzione in termini di prezzo. In ciascuno dei primi 10 paesi da cui la UE si approvvigiona, si sono registrati picchi storici per quanto concerne il valore delle esportazioni. I risultati più notevoli hanno riguardato la Norvegia (+20%), il Marocco (+14%) e l’Ecuador (+10%). Il valore dei prodotti esportati dalla Cina è aumentato significativamente, per effetto di un incremento delle esportazioni alla Spagna di calamaro congelato (+115%).

 

Il valore delle esportazioni degli Stati Membri verso i paesi extra-UE conferma il suo trend positivo

Nel 2016 il valore delle esportazioni della UE ha confermato l’andamento positivo iniziato sei anni prima, arrivando a totalizzare 4,7 miliardi di euro. In termini di volume delle esportazioni si può osservare un andamento stabile dal 2007, sebbene nel 2016 abbiano raggiunto 1,87 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3% rispetto al 2015. Le esportazioni destinate alla Norvegia sono aumentate rispetto al 2015, trainate dai prodotti non destinati all’uso alimentare. In termini di volume, la flessione delle esportazioni di sgombro alla Nigeria, il secondo mercato più importante per la UE, ha determinato l’andamento negativo generale, del 2016 rispetto al 2015, del volume di prodotti ittici esportati.

 

Nel 2016 il valore dei flussi commerciali tra Stati Membri è aumentato di oltre 2 miliardi di euro rispetto al 2015

Circa la metà del commercio totale di prodotti ittici (interno ed esterno alla UE) è rappresentato da scambi tra Stati Membri, che nel 2016 ammontavano a 6,2 milioni di tonnellate. In valore, hanno raggiunto 25,2 miliardi di euro, in aumento di 2,2 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.

 

Sbarchi nella UE

Nel 2015 gli sbarchi nella UE hanno raggiunto 4,68 milioni di tonnellate, il record degli ultimi otto anni, grazie soprattutto all’aumento registrato dalla Danimarca, che ha beneficiato di un incremento delle quote ammissibili di catture, specialmente per lo spratto. Tuttavia, in termini di valore, gli sbarchi si sono attestati a 6,95 miliardi di euro, una diminuzione del 4%. La Spagna, lo Stato Membro in cui si registrano più sbarchi, ha determinato tale andamento negativo. In confronto al 2014, le variazioni più significative tra i gruppi di prodotti che compongono il totale degli sbarchi sono da ricercarsi tra i piccoli pelagici e i tonnidi. È aumentata l’incidenza dei piccoli pelagici sul totale, passando dal 42% al 48% in volume e dal 16% al 18% in valore; al contrario, quella dei tonnidi è diminuita, passando dall’11% al 7% in volume e dal 15% all’11% in valore.

 

Principali dinamiche di mercato

Nel 2015 l’autosufficienza della UE per i prodotti ittici ha evidenziato una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente. Tuttavia, analizzando un arco temporale più ampio, il tasso registrato nel 2015 (46%) è stato più alto sia della media quinquennale che di quella decennale. I bivalvi/molluschi, i cefalopodi, i pesci d’acqua dolce, i pesci demersali, i piccoli pelagici e gli altri pesci marini sono i gruppi di prodotti per cui la UE ha registrato un miglioramento della sua autosufficienza negli ultimi cinque anni. Viceversa, si è registrato un peggioramento nel 2015 per quanto riguarda i pesci piatti e i salmonidi. Per questi ultimi, il tasso di autosufficienza è stato per la prima volta inferiore al 30%. I prezzi dei prodotti ittici importati nella UE (da paesi extra-UE) sono aumentati in media del 27% dal 2015 al 2016. Tale andamento è proseguito nei primi sette mesi del 2017, ma a tassi di crescita inferiori. Per il salmone allevato, che è la specie maggiormente consumata nella UE, nel 2016 si è registrato un incremento dei prezzi delle importazioni (per prodotti freschi e interi) di 1,60 e/kg, il 33% in più rispetto al 2015. I prezzi al dettaglio del salmone fresco processato (filettato) sono aumentati in misura minore (+21%). Ciò indica che, nel 2016, il margine ottenuto dall’industria della trasformazione si è ridotto. Nel primo semestre del 2017 il salmone ha continuato a registrare livelli di prezzi abbastanza alti. Secondo dati provvisori, nel 2015 la produzione di spigola nella UE è aumentata del 10%, mentre quella di orata è diminuita del 4%. Spigola ed orata sono le due specie di pesce più allevate negli Stati Membri che si affacciano sul Mediterraneo. I dati dell’industria indicano un forte aumento della quantità di orata prodotta nel Mediterraneo nel 2015, stimolato dai livelli relativamente alti dei prezzi registrati nel 2014 e nel 2015. Tale incremento del volume di prodotto allevato spiega il crollo di prezzo del 2017. Viceversa, per la spigola, nonostante la sua produzione sia aumentata, i prezzi del 2017 si sono mantenuti allo stesso livello del 2016. Nel 2015 i pesci demersali sono risultati essere il secondo gruppo di prodotti per quanto riguarda gli sbarchi nella UE, sia in termini di volume che di valore. La prima specie per volume è stata il melù (o potassolo), mentre il nasello è stata la prima per valore. Nel 2016 il prezzo medio allo sbarco dei pesci demersali è aumentato del 6% in confronto al 2015. Si tratta del prezzo medio più alto degli ultimi dieci anni, trainato dai prezzi del merluzzo carbonaro, del pollack e del melù. Lo sgombro è la terza specie più sbarcata nella UE. Nonostante un aumento delle quote europee per il 2016, i prezzi sono aumentati considerevolmente nella seconda metà dell’anno, spinti dalla domanda incalzante proveniente dai mercati dell’Estremo Oriente. Nei primi sette mesi del 2017, i prezzi dello sgombro nella UE sono stati più alti rispetto a quelli registrati nel 2016. L’embargo russo alle importazioni dall’Unione Europea è ancora in vigore ed è stato prolungato fino 2018. Le isole Fær Øer sono l’unico paese europeo che si affaccia sull’Atlantico settentrionale a non essere compreso nella lista dei paesi sotto embargo. Quantità ingenti di prodotti ittici (sgombro, aringa e salmone), che negli anni precedenti le isole Fær Øer destinavano al mercato della UE, sono state pertanto esportate in Russia nel 2016. Durante gli ultimi otto anni, l’inflazione dei prezzi dei prodotti ittici nella UE è stata più alta di quella dei prodotti alimentari in genere. Dal 2015 al 2016 l’aumento dei prezzi dei prodotti ittici ha infatti raggiunto il 3%, mentre i prezzi dei prodotti alimentari in genere non sono aumentati. L’inflazione dei prodotti ittici è risultata maggiore negli Stati Membri settentrionali. Durante i primi cinque mesi del 2017 i prezzi al consumo dei prodotti ittici nella UE sono rimasti stabili. Viceversa, se confrontati con quelli registrati nello stesso periodo dell’anno precedente, l’aumento è stato del 4%. Nel 2016 le valute dei due mercati principali di prodotti ittici, la UE (EUR) e gli USA (USD), sono rimaste stabili rispetto al 2015. Rispetto alla valuta della Norvegia (NOK), uno dei più importanti fornitori di prodotti ittici della UE, l’euro si è apprezzato del 4%. Viceversa, l’euro si è deprezzato dell’8% rispetto alla valuta di un altro fornitore importante, ossia l’Islanda (ISK). Durante i primi sette mesi del 2017, l’euro ha continuato ad apprezzarsi rispetto alle valute dei principali partner commerciali. Durante il 2016 la sterlina inglese (GBP) si è indebolita dell’11% rispetto all’euro, subendo poi un ulteriore deprezzamento del 6% durante i primi otto mesi del 2017. Nel 2015 il prezzo del gasolio per uso marittimo nella UE è crollato di circa il 20% rispetto al 2014. Nonostante abbia poi seguito un trend crescente nel corso del 2016, il prezzo nel 2016 è stato in media di 0,36 e al litro, subendo quindi un ulteriore calo rispetto al 2015 (–20%) e al 2014 (–53%). Nel primo semestre del 2017 i prezzi del gasolio sono aumentati del 10% rispetto alla media del 2016.

 

La UE nel mondo

Produzione

La produzione mondiale di prodotti della pesca e dell’acquacoltura nel 2015 è aumentata del 3% rispetto al 2014, passando da 204 a 211 milioni di tonnellate (Eurostat). Rispetto ad altri paesi produttori, l’Unione Europea, nel 2015, ha coperto il 3% della produzione mondiale totale (nello specifico, il 5% delle catture e l’1,2% della produzione acquicola), e ha superato i livelli di produzione del Vietnam, diventando il quarto produttore mondiale. A livello globale, la percentuale di produzione acquicola sul totale è notevole, pari a circa il 50,2%, soprattutto grazie all’Asia, dove essa supera quella derivante da attività di pesca. Per converso, la produzione acquicola della UE rappresenta solo l’1,2% di quella mondiale e il 20% sul totale della produzione ittica interna. Secondo Eurostat, dopo due anni di crescita, la produzione totale della UE nel 2015 è scesa a 6,4 milioni di tonnellate, riducendosi del 4% rispetto al 2014, quando ammontava a 6,6 milioni di tonnellate. La ragione principale di tale riduzione è stata la diminuzione del 10% registrata per le catture di specie pelagiche, in particolar modo quelle di sardina (–32%), tonno a pinne gialle (–25%) e tonnetto striato (–37%). Pertanto, l’andamento positivo registrato dalla produzione acquicola della UE non è stato sufficiente a riequilibrare quello negativo della produzione totale della UE. L’Asia ha continuato a mantenere la leadership mondiale sia nella produzione acquicola che nella pesca. Nel 2015 la produzione totale asiatica ha raggiunto 149 milioni di tonnellate, di cui Cina, Indonesia e India hanno rappresentato rispettivamente il 53%, il 15% e il 7%. Per ciascuno dei tre paesi, la produzione acquicola è stata superiore rispetto a quella derivante dalla pesca. L’Asia è il continente leader per la produzione di prodotti ittici sia nelle aree marine sia in quelle interne, che ammontano rispettivamente a 95,57 e 53,12 milioni di tonnellate. La Cina è rimasta il produttore mondiale principale e l’acquacoltura il principale settore produttivo: le specie ittiche allevate in Cina nel 2015 hanno registrato 61,5 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2014), pari al 58% della produzione acquicola globale. I prodotti ittici d’acqua dolce sono le specie maggiormente allevate in Asia. Rispetto al 2014, la loro produzione è cresciuta del 5%. Le specie d’acqua dolce più allevate sono state la carpa (soprattutto la carpa erbivora e la carpa argento, che hanno raggiunto rispettivamente 5,7 e 4,5 milioni di tonnellate) e la tilapia (che ha registrato 3,5 milioni di tonnellate). In America, dopo la diminuzione osservata nel 2014 rispetto al 2013 (–7%), nel 2015 si è registrata una leggera crescita della produzione, che ha raggiunto 21,2 milioni di tonnellate. I principali paesi produttori sono stati Stati Uniti, Perù, Cile, Messico ed Ecuador, rappresentando insieme il 77% della produzione totale americana. Le specie più importanti sono l’acciuga, il pollack d’Alaska e l’aringa, che vengono prodotte rispettivamente in Perù, Stati Uniti e Cile. In Africa la produzione ittica del 2015 è stata pari a 11 milioni di tonnellate, di cui 5,5 catturate in acque marine. La produzione di sardine, acciughe e aringhe ha totalizzato 2,5 milioni di tonnellate, mentre quella di specie d’acqua dolce 4,5 milioni di tonnellate. Nel 2015 i paesi africani dove si sono prodotte le maggiori quantità di tali specie marine sono stati la Nigeria, il Marocco e l’Egitto. Il persico africano proveniente dalla Tanzania è la specie d’acqua dolce più importata nella UE dall’Africa.

 

Commercio

In termini di valore, la UE è il principale attore commerciale di prodotti ittici nel mondo. I prodotti più importati sono i gamberi, il tonno, il pesce bianco e la farina di pesce. Di contro, la UE esporta soprattutto salmone, sgombro, farina di pesce e olio di pesce. Il totale dei flussi commerciali della UE con Paesi Terzi (importazioni più esportazioni) nel 2016 ha raggiunto 29,10 miliardi di euro, in aumento del 9% rispetto al 2015; seguono quelli della Cina pari a 26,5 miliardi di euro, in aumento del 3% rispetto al 2015. Nella UE le importazioni coprono il 68% del consumo interno (secondo elaborazioni EUMOFA di dati Eurostat, FAO e delle fonti nazionali). La Norvegia è il principale fornitore di prodotti ittici alla UE, con 6,33 miliardi di euro registrati nel 2016 (+20% sul 2015) per 1,45 milioni di tonnellate (–5% sul 2015). Nel 2016 le “principali specie commerciali” maggiormente importate dalla Norvegia sono state il salmone e il merluzzo nordico. Per quanto riguarda il salmone, il 99,6% del totale è costituito da salmone intero e fresco, mentre per il merluzzo nordico il 45% del totale è costituito da prodotti affumicati o essiccati. Tuttavia, in generale, i prodotti importati dalla UE sono principalmente congelati o preparati. Le importazioni del 2016 di specie d’acqua dolce provenienti dall’Asia hanno rappresentato l’80% in volume e il 66% in valore del totale delle specie d’acqua dolce importate. Da rilevare che tali importazioni sono diminuite rispetto al 2015 in termini sia di volume (passando da 209 a 199 milioni di tonnellate) che di valore (passando da 636 a 601 milioni di euro). Le specie d’acqua dolce importate nella UE, principalmente sotto forma di filetti congelati, hanno rappresentato un valore pari a circa 462 milioni di euro. Il paese asiatico più importante nell’esportazione di tali specie al mercato della UE — principalmente il pesce gatto — è stato il Vietnam. Tale paese, con 246 milioni di euro registrati nel 2016, incide per il 51% delle importazioni della UE di specie d’acqua dolce. I gamberi vengono importati nella UE soprattutto da Ecuador, India, Vietnam e Argentina: il 50% del valore dei gamberi importati nella UE è rappresentato da quelli provenienti da tali paesi. Il tonno è stato fornito alla UE principalmente da Ecuador, Seychelles e Mauritius. La specie di tonno più importata nella UE è il tonnetto striato, in filetti e preparato. L’Ecuador ne è il paese d’origine più importante. Il tonno a pinne gialle è stato invece fornito principalmente dalle Seychelles. La UE ha importato farine di pesce per 210 milioni di euro da Perù, Marocco e Norvegia.

 

Spesa

In termini di spesa (nominale) per l’acquisto di prodotti ittici, secondo l’OCSE, la UE detiene il primo posto nella classifica mondiale, soddisfacendo la domanda interna prettamente attraverso le importazioni, in larga parte di prodotti congelati o preparati. Tuttavia, in termini di spesa pro capite, la UE si trova al secondo posto, con una spesa di 103 e pro capite, quasi un terzo di quella giapponese.

 

Consumo

Rispetto al 2001, il consumo mondiale di prodotti ittici è aumentato di circa il 22% nel 2013, passando da 16,1 a 19,7 kg pro capite. Durante questo periodo, l’Asia ha registrato la variazione più significativa, con un incremento del 32%. Nel 2013 l’Europa e l’Asia hanno registrato un aumento di consumo pro capite rispettivamente del 2% e dell’8% rispetto al 2011, mentre per il resto del mondo si è registrata una diminuzione. Nel 2013 l’Oceania ha registrato il consumo pro capite più alto, nonostante una riduzione del 6% rispetto al 2011.

 

L’approvvigionamento del mercato UE

Bilancio di approvvigionamento e consumo apparente

Nel 2015 l’approvvigionamento del mercato UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura (produzione interna destinata all’uso alimentare + importazioni di prodotti destinati all’uso alimentare) è diminuito di 381.872 tonnellate rispetto al 2014, passando da 14,94 a 14,56 milioni di tonnellate. La causa principale di questo trend negativo è da ricollegarsi alle catture, che sono diminuite di 299.699 tonnellate. Anche le importazioni si sono contratte (–2%), passando da 8,82 a 8,68 milioni di tonnellate in peso vivo. Nonostante le esportazioni si siano ridotte del 12%, passando da 2,03 a 1,79 milioni di tonnellate (peso vivo), il consumo apparente è diminuito solo dell’1%, cioè di 142.778 tonnellate. Per le specie più consumate, ossia tonno e merluzzo nordico, si sono registrati aumenti di consumo apparente dal 2012 e al 2014. Tuttavia, nel 2015, questo trend si è interrotto, con riduzioni del 7% e 3% rispetto all’anno precedente. Viceversa, nel 2015 il consumo di salmone, la specie che occupa il terzo posto tra i prodotti ittici più consumati, è aumentato del 4% rispetto al 2014. Circa l’80% della produzione della UE deriva dalle catture. Nel 2015 esse hanno subito un calo del 6% rispetto all’anno precedente, avvenuto dopo l’incremento del 19% registrato nel triennio 2012-2014. Per contro, nel 2015 la produzione acquicola è aumentata del 10% rispetto al 2013. Le catture di prodotti non destinati all’uso alimentare sono in crescita dal 2013 e hanno riportato, nel 2015, un incremento sostanziale, rispetto al 2014, pari al 26%, grazie alle maggiori catture di spratto. Nel 2015 il consumo apparente di prodotti della pesca e dell’acquacoltura nella UE è stato di 12,77 milioni di tonnellate, in calo dell’1,1% rispetto al 2014. Il calo si è registrato anche in termini di consumo pro capite che, diminuendo dell’1,4%, ha raggiunto 25,11 kg. Mentre il trend negativo ha interessato i pesci catturati, che con una diminuzione del 2,1% hanno raggiunto 18,64 kg pro capite, il consumo di quelli allevati è cresciuto dello 0,7% raggiungendo così 6,47 kg pro capite, cioè l’ammontare più alto dal 2011. Sebbene il pesce catturato domini il mercato della UE con 9,48 milioni di tonnellate, i prodotti dell’acquacoltura rappresentano un quarto del pesce consumato nella UE con 3,29 milioni di tonnellate e fra di essi prevalgono tre gruppi: salmonidi, bivalvi e pesci d’acqua dolce.

 

Autosufficienza del mercato

L’approvvigionamento di un mercato è garantito dalla produzione interna e dalle importazioni. Il tasso di autosufficienza di un mercato è il rapporto tra l’offerta interna (ciò che è prodotto) e la domanda interna (ciò che è consumato). Il tasso di autosufficienza si calcola su una scala da 0% a 100%, dove 0 e 100 sono casi estremi ideali: a un tasso di autosufficienza dello 0%, un mercato dipenderebbe esclusivamente dalle importazioni, mentre a un tasso del 100%, un mercato sarebbe indipendente dalle risorse esterne e soddisferebbe integralmente la domanda grazie alla produzione interna. Nel 2015 il tasso di autosufficienza della UE per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura è diminuito rispetto al 2014, passando dal 47,4% al 46,0%. Ciò significa che, rispetto al 2014, nel 2015 una parte più consistente dei prodotti ittici consumati nella UE derivavano da importazioni provenienti da Paesi Terzi piuttosto che dalle catture o dalla produzione acquicola degli Stati Membri. Nel 2015 le quattro specie più consumate nella UE (tonno, merluzzo nordico, salmone e pollack d’Alaska) rappresentavano il 35% del mercato, prevalentemente originate da importazioni extra-UE.

 

Pesci demersali

Nel 2015 il tasso di autosufficienza per i pesci demersali è aumentato in maniera meno significativa rispetto agli incrementi degli anni precedenti, passando dal 24,6% registrato nel 2014 al 25,4% nel 2015. Mentre nel 2014 la crescita dell’autosufficienza dell’intero gruppo di prodotti era stata dovuta all’aumento delle catture di melù (o potassolo) e nasello, nel 2015 la causa determinante è stata la riduzione delle importazioni di merluzzo nordico, diminuite di 53.546 tonnellate. Da rilevare che la domanda interna di merluzzo nordico viene soddisfatta soprattutto grazie ai prodotti importati e che, nel 2015, solo il 12% dell’approvvigionamento di questa specie nella UE derivava dalla produzione interna. Insieme al pollack d’Alaska, che la UE non produce affatto, il merluzzo nordico riduce in maniera molto importante l’autosufficienza della UE sia per i pesci demersali, sia per i prodotti ittici in generale.

 

Piccoli pelagici

La UE registra i tassi di autosufficienza più alti per le specie appartenenti al gruppo dei piccoli pelagici. Tuttavia, nel 2015, dopo il picco raggiunto nel 2014, il tasso di autosufficienza per questo gruppo di prodotti ha subito un crollo a causa di una contrazione delle catture pari al 6%, passate da 2,31 a 2,17 milioni di tonnellate (specialmente quelle di sardina, sgombro e suro). Un incremento delle importazioni, sebbene poco sostanzioso, ha ulteriormente contribuito al calo del tasso di autosufficienza. Dall’altro lato, la domanda di piccoli pelagici nella UE è aumentata in maniera moderata, con il consumo apparente incrementato di 18.380 tonnellate sugli 1,86 milioni registrati nel 2014, grazie anche ad una riduzione delle esportazioni pari a 150.949 tonnellate.

 

Tonno

Il consumo apparente del gruppo di prodotti “tonnidi” è costituito prevalentemente da quello del tonno, in quanto esso raggiunge il 97% del totale, e in misura minore dal pesce spada, che incide per il 3% del totale. In generale, il tasso di autosufficienza per i tonnidi è diminuito e ha raggiunto il 27% nel 2015, dopo che nel 2014 si era raggiunto il picco degli ultimi sei anni al 34%. Se si considera solo il tonno, il tasso di autosufficienza è passato dal 34% al 26%. La causa di tale andamento negativo è da rinvenirsi nel crollo delle catture spagnole di tonnetto striato e tonno a pinne gialle, diminuite rispettivamente di 79.297 e 47.145 tonnellate e, in misura minore, nell’aumento delle importazioni (+16.212 tonnellate). La domanda di tonno nel mercato della UE è stata inferiore rispetto a quella del 2014, con un consumo apparente che, con una riduzione di 96.030 tonnellate, ha raggiunto 1,41 milioni di tonnellate, cioè 2,77 kg pro capite. Ciononostante, tale importo è superiore dell’8% rispetto alla sua media decennale (2,62 kg pro capite).

 

Bivalvi e altri tipi di molluschi e invertebrati acquatici

Nel 2015 il tasso di autosufficienza della UE per questo gruppo di prodotti ha raggiunto il 65%, che rappresenta il suo valore più alto degli ultimi otto anni. Ciò è stato dovuto sia all’aumento della produzione interna sia alla riduzione dei prodotti importati. In termini di produzione, l’incremento ha interessato soprattutto le cozze (+48.598 t), principalmente quelle allevate. Per quanto riguarda le importazioni, l’andamento negativo osservato nel 2015 rispetto al 2014 per capesante (–31.356 t) e vongole (–28.584 t) ha determinato una diminuzione generale delle importazioni di questo gruppo di prodotti.

 

Salmonidi

Il tasso di autosufficienza della UE per i salmonidi, durante il periodo 2006-2011, è stato mediamente del 35%, mentre nel periodo 2012-2015 si è mantenuto intorno al 30%. La riduzione più significativa avvenuta nel 2012 rispetto al 2011 è stata causata da un aumento consistente dei salmonidi importati (+117.654 tonnellate). L’aumento delle importazioni ha interessato soprattutto il salmone e ha avuto effetti sull’aumento del consumo apparente di salmonidi in generale. Il salmone ha avuto altresì un impatto importante sulla riduzione del tasso di autosufficienza per i salmonidi del 2015 rispetto al 2014, poiché le sue importazioni sono aumentate di 34.280 tonnellate e la produzione interna si è ridotta di 3.517 tonnellate. Viceversa, per la trota si è confermato anche nel 2015 un tasso di autosufficienza stabile ed elevato (89%), in lieve calo rispetto al 2014, quando era pari al 90%.

 

Crostacei

L’autosufficienza della UE per i crostacei è stata pressoché stabile nel corso del decennio. Dal 2012 si attesta intorno al 21%. Mentre per le pannocchie, gli scampi e i granchi la UE vanta tassi di autosufficienza rispettivamente del 100%, 97% e 83%, per le altre specie di questo gruppo la UE dipende fortemente dalle importazioni. Nel 2015 i tassi di autosufficienza più bassi si sono registrati per i tipi di gamberi più consumati, cioè gamberoni e mazzancolle (6%) e il gruppo dei “gamberi e gamberetti diversi” (2%), di cui fanno parte gamberi e gamberetti non specificati congelati o preparati conservati.

 

Altri pesci marini

Il tasso di autosufficienza della UE per il gruppo degli “altri pesci marini” è stato mediamente del 55% nel periodo 2006-2011 e del 67% nel periodo 2012-2015. L’aumento nel 2012 rispetto al 2011 è stato una conseguenza del crollo delle importazioni, che si sono ridotte di 187.788 tonnellate e che, assieme ad una contrazione della produzione, hanno contribuito alla riduzione di consumo apparente dell’intero gruppo di prodotti. Nell’ambito di questa gruppo di prodotti, l’autosufficienza della UE è molto diversa per le tre specie più consumate, cioè orata e rana pescatrice, che hanno registrato 200 g di consumo apparente pro capite nel 2015, e per la spigola, che a sua volta ha raggiunto 170 g di consumo pro capite. Sia per l’orata che per la spigola, il tasso di autosufficienza è stato pari all’86% nel 2015. Mentre per la spigola è rimasto invariato rispetto al 2014, per l’orata un aumento delle importazioni pari a 4.875 tonnellate, unito ad una riduzione della sua produzione di allevamento pari a 3.634 tonnellate, ha determinato una contrazione del tasso di autosufficienza rispetto a quello osservato nel 2014, che si era attestato al 90%. Per la spigola, infatti, un aumento di 6.010 tonnellate della produzione acquicola ha bilanciato l’aumento di 1.349 tonnellate osservato per le importazioni. Il tasso di autosufficienza per la rana pescatrice ha raggiunto il picco decennale nel 2015 pari al 60%, continuando l’andamento positivo iniziato nel 2011. Infatti, rispetto al 2010, le importazioni sono diminuite del 44%, cioè di 31.886 tonnellate, mentre per le catture si è osservato un aumento del 22%, cioè di 10.525 tonnellate. Tuttavia, è da notare come il consumo apparente di questa specie ha subito una sensibile diminuzione, pari al 18% nello stesso periodo.

(EUFOMA – European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products — Commissione europea — Affari Marittimi e Pesca)

www.eumofa.eu/the-eu-fish-market

 

Fonti

EUMOFA, Eurostat, amministrazioni nazionali degli Stati Membri della UE, FAO, OCSE, Federazione europea dei produttori acquicoli (FEAP), Europanel, Euromonitor.

 

“La produzione mondiale di prodotti della pesca e dell’acquacoltura nel 2015 è aumentata del 3% rispetto al 2014, passando da 204 a 211 milioni di tonnellate. Rispetto ad altri Paesi produttori, l’UE, nel 2015, ha coperto il 3% della produzione globale totale, diventando il 4º produttore mondiale”

 

“La domanda di tonno nel mercato della UE è stata inferiore rispetto a quella del 2014, con un consumo apparente che ha raggiunto 1,41 milioni di tonnellate, cioè 2,77 kg pro capite”

 

Obiettivi della pubblicazione

Il mercato ittico della UE ha l’obiettivo di fornire un’analisi strutturale dell’intera industria UE della pesca e dell’acquacoltura. Questo rapporto risponde alle seguenti domande: cosa è prodotto/esportato/importato, quando e dove, cosa è consumato, da chi e quali sono i principali trend. Attraverso un’analisi comparativa, è possibile valutare la performance dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ambito del mercato dell’Unione Europea confrontandola con quella degli altri prodotti alimentari. Questa pubblicazione è uno dei servizi offerti dall’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura (EUMOFA). Questa edizione si basa sui dati disponibili fino a giugno 2017. Le analisi incluse nel presente rapporto non tengono conto di eventuali aggiornamenti delle fonti utilizzate successivi a tale data. Dati complementari e più dettagliati sono disponibili nel database EUMOFA per specie, luogo di vendita, Stato Membro, paese di origine/destinazione. I dati sono aggiornati quotidianamente. L’Osservatorio EUMOFA, sviluppato dalla Commissione europea, rappresenta uno degli strumenti della Politica Comune della Pesca [Regolamento (UE) n. 1379/2013 sull’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, articolo 42]. EUMOFA è uno strumento di market intelligence che fornisce regolarmente indicatori settimanali, trend di mercato mensili e dati strutturali annuali lungo la filiera produttiva. Il database si fonda su dati forniti e validati dagli Stati Membri della UE e da istituzioni europee. È disponibile in tutte le 24 lingue dell’Unione Europea.

>> Link: www.eumofa.eu

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