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Il Pesce nr. 2, 2018

Rubrica: Acquacoltura
Articolo di Negroni G.
(Articolo di pagina 33)

Allevamento in gabbie: uso e tecnologie disponibili

Il settore dell’acquacoltura in gabbia è cresciuto molto rapidamente negli ultimi vent’anni ed è in rapida evoluzione, in risposta alle pressioni della globalizzazione e alla crescente domanda di prodotti ittici. Il rapido aumento della popolazione, l’aumento della ricchezza e l’urbanizzazione nei Paesi in via di sviluppo stanno portando a grandi cambiamenti nell’offerta e nella domanda di proteine animali, sia terrestri che acquatiche. C’è stato un orientamento verso l’integrazione — orizzontalmente e verticalmente — degli allevamenti in gabbie con avannotterie e mangimifici e verso lo sviluppo e l’uso di sistemi di gabbie più moderne. In particolare, la necessità di siti idonei ha consentito l’accesso e l’espansione di acquacoltura in gabbie in nuove aree per l’allevamento non ancora utilizzate, quali laghi, bacini di ritenzione idrici, fiumi e acque marine salmastre, marino-costiere e off shore. Considereremo in questa sede le gabbie in HDPE (High Density Polyethylene), che sono in questo momento molto diffuse. Sebbene le gabbie per il contenimento e il trasporto di pesce per brevi periodi si utilizzassero già quasi due secoli fa nelle regioni asiatiche, si può pensare un utilizzo ancora precedente nelle pratiche indigene dei pescatori nomadi che vivevano e tuttora vivono su barche sul Delta del Mekong e nel Tonle Sap in Vietnam e Cambogia. La cultura della gabbia commerciale marina è stata pioniera negli anni Settanta con il grande sviluppo dell’allevamento di salmonidi in Nord Europa e particolarmente in Norvegia. I sistemi di allevamento ove si utilizzano gabbie sono molto diversificati, così come il numero delle specie allevate. Gli allevamenti in gabbie tradizionali tipiche della maggior parte dei paesi del Sud-Est asiatico sono costituiti da gabbie di piccole dimensioni e sono in contrasto con le moderne operazioni di produzione in gabbie industriali per salmoni e trote su larga scala dell’Europa settentrionale e delle Americhe. Le differenti tipologie di gabbie si adattano all’ambiente e agli obiettivi economici dei vari territori. Il rapido aumento e il successo dell’industria dell’allevamento in gabbia di salmoni sono dovuti a una combinazione di fattori tra loro interconnessi, tra cui lo sviluppo e l’utilizzo di una tecnologia facilmente replicabile e conveniente (che comprende la produzione dell’avannotteria), l’accesso a grandi aree di acque idonee, buona selezione delle specie e accettabilità del mercato, possibilità di grandi investimenti aziendali e una buona regolamentazione statale del settore. Abbiamo una serie di problematiche generali da tenere in considerazione quando ci si approccia alle sfide che riguardano l’uso di gabbie per acquacoltura. È importante considerare il sistema colturale di allevamento e i conseguenti effetti reali e/o percepiti di tale sistema per l’ambiente acquatico, il sistema sociale ed economico e l’ecosistema. Si possono citarne alcuni:

  • una maggiore perdita di nutrienti originata dagli scarti alimentari della dieta, dai rifiuti fecali dei pesci allevati in gabbia e i possibili impatti (negativi e/o positivi) sulla qualità dell’acqua e sull’ambiente circostante che influenza la salute degli ecosistemi;
  • un aumento del rischio di presenza di malattie nei pesci allevati in gabbia e del rischio potenziale di trasferimento delle malattie alle popolazioni di pesci selvatici e viceversa;
  • un aumento della dipendenza delle specie di pesci carnivori allevati in gabbia sulle risorse della pesca come gli oli e le farine di pesce per mangimi;
  • un aumento della dipendenza di alcuni sistemi di allevamento in gabbia sulla cattura di avannotti e larve selvatiche attualmente non sufficienti per soddisfare la domanda;
  • un aumento del rischio di fuga di pesci dalle gabbie e conseguente potenziale impatto (negativo e/o positivo) sulle popolazioni di pesci selvatici, compresi gli impatti potenziali genetici, ecologici e sociali;
  • un aumentato potenziale impatto delle attività di allevamento in gabbie (negative e/o positive) su altre specie animali, inclusi uccelli predatori e mammiferi attratti dal pesce all’interno delle gabbie;
  • l’aumento delle preoccupazioni della comunità (in alcuni paesi) per quanto riguarda l’uso di corpi d’acqua pubblici interni e costieri per l’allevamento in gabbie e conseguente necessità di una maggiore consultazione con tutte le parti interessate;
  • una maggiore necessità di stabilire e attuare adeguati controlli governativi in materia di sviluppo del settore, compresa la pianificazione e il monitoraggio ambientale, nonché l’implementazione di buone pratiche di gestione in azienda;
  • una maggiore preoccupazione pubblica (in alcuni paesi e mercati sviluppati) per quanto riguarda la sostenibilità ambientale ed ecologica dei sistemi di allevamento intensivo e in particolare per quanto riguarda la sostenibilità ecologica a lungo termine dell’allevamento di specie ittiche carnivore.

È importante considerare come l’acquacoltura abbia apportato importanti benefici sociali, economici e ambientali, quali: l’aumento della sicurezza alimentare e degli impatti per la riduzione della povertà; l’opportunità di occupazione all’interno delle comunità rurali; l’aumento della disponibilità di prodotti ittici; il miglioramento dell’alimentazione e del benessere umano; l’aumento delle entrate in valuta estera; il miglioramento del trattamento delle acque reflue/riutilizzo delle acque; la possibilità d’irrigazione delle colture; il miglioramento del riciclaggio dei nutrienti. Quanto sopra deve essere considerato importante per un equilibrio dei sistemi di produzione alimentare mondiali. In ultima analisi, l’acquacoltura sta fornendo grandi quantità di prodotti ittici alla popolazione mondiale e permette una diminuzione della pressione sugli stock ittici che soffrono di sovrapesca.

 

Integrazione del sistema:

un approccio multitrofico all’allevamento in gabbie

I sistemi di allevamento in gabbia possono evolvere ulteriormente, passando in acque più profonde e a condizioni operative più estreme (offshore). In certe condizioni riducono al minimo gli impatti ambientali attraverso una maggiore diluizione degli effluenti, producono un minor inquinamento visivo e, attraverso l’integrazione con specie a basso livello trofico come alghe, molluschi e altri invertebrati bentonici (oloturie, anellidi o echinodermi), possono riciclare parte degli effluenti nelle immediate vicinanze. Le specifiche tecniche e le opzioni di progettazione devono essere calcolate per gli elementi chiave del sistema di gabbie galleggianti, soddisfacendo le esigenze dell’operatore. I sistemi di allevamento in gabbia devono essere idonei e resistere alle forze dell’ambiente in cui verranno collocati. I calcoli relativi a funi, reti e altre strutture sollecitate sono molto importanti vista la resistenza alle forze energetiche marine e alla finalizzazione del sistema. Il disegno finale del sistema delle gabbie deve essere calcolato con un dimensionamento appropriato per la quantità di pesce da allevare per ciclo. Quanto esposto deve essere sviluppato da specialisti con un’ampia esperienza sul campo che forniranno agli operatori informazioni pratiche sulla costruzione del sistema, il suo trasporto e montaggio sul sito preposto. Inoltre, il sistema di gabbie deve avere un appropriato sistema standardizzato di gestione per le operazioni in mare, la manutenzione e le tecniche d’ispezione.

Un sistema di gabbie galleggianti ha differenti componenti:

  • linee di ammaraggio (mooring lines in Figura 1) e sistema a griglia per le gabbie (grid system in Figura 1);
  • ancore (tipiche sugli 800 kg);
  • grilli di varia natura con bulloni e perni per collegare le catene fra loro e le gabbie al grid (punti gialli e rossi in Figura 1) e piastre d’angolo;
  • catene di fondo per il sistema di ammaraggio;
  • boe di segnalazione per le ancore e per le gabbie;
  • corde di poliestere per collegare la griglia alle gabbie.

La gabbia in HDPE vera e propria è composta da:

  • un collare formato da tubi in polipropilene a forma circolare (possono essere composti da più di un anello e possono essere riempiti di materiale galleggiante come il poliuretano);
  • bracciali che fissano il collare e la zona di camminamento;
  • reti (includendo cavi, reti e legature) collegate al collare;
  • pesi morti di varia forma e natura per tenere in forma le reti.

 

Allevamento in gabbia, impatto ambientale e economico

Il mercato richiede alla produzione acquicola le seguenti caratteristiche:

  • un pesce sano e allevato nelle migliori condizioni possibili;
  • una fonte di proteine di elevata qualità dietetica;
  • una fonte nutriente di cibo;
  • disponibilità continua della produzione durante tutto l’anno;
  • un prodotto sempre fresco e che si presenti bene a livello visivo;
  • che abbia buon sapore e odore.

Il Codice di condotta del FEAP (Federation of European Aquaculture Producers; www.feap.info/Default.asp?SHORTCUT=610) esorta gli allevatori a contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura. L’allevamento in gabbie è una tecnologia considerata vincente per ottenere prodotti che rispecchino le richieste del consumatore. Alcuni dei sistemi di produzione alimentare se mal gestiti possono avere un impatto negativo sull’ambiente. Trent’anni dopo i primi passi fatti dai pionieri della produzione di pesce in gabbia in Europa l’industria è maturata. La produzione di salmonidi in gabbie sta diventando sempre più un modo ecologicamente sostenibile per produrre alimenti di alta qualità. E, poiché il consumatore è più consapevole delle questioni concernenti la sostenibilità e la sicurezza alimentare, l’industria continua a migliorare i metodi di produzione. Le crescenti esigenze di grandi quantità di prodotti ittici sfidano l’industria ad aumentare la produzione senza incrementare l’uso di prodotti marini (farine e olio di pesce, non sostenibili nel lungo periodo). L’industria deve anche competere con altri interessi nell’uso delle zone marittime costiere. Vi sono numerosi casi in cui non si rilasciano permessi per installare allevamenti in gabbie per non danneggiare il turismo e altri in cui gli allevamenti in gabbia sono stati obbligati a cambiare area. Un esempio di quest’ultimo caso è rappresentato dalla Turchia: una specifica legislazione ha obbligato ad allontanare le gabbie dalla costa per non danneggiare siti interessati da un forte sviluppo turistico, creando notevoli problemi soprattutto ai piccoli allevatori. C’è un grande interesse per sviluppare ulteriormente questo settore, che può rappresentare un’attività sostitutiva essenziale a livello economico per sostenere le comunità che vivono ai margini delle coste, specie dove non c’è uno industria del turismo.

 

Valutazione d’Impatto Ambientale

Le gabbie per l’allevamento di pesce “usano” lo spazio acquatico e si deve considerare opportunamente il loro impatto ambientale. Facendo una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), un passo obbligatorio nello sviluppo degli allevamenti in gabbie, occorrerà tenere presente:

  • la modifica delle correnti naturali. Un progetto dovrà tener conto di quest’aspetto, analizzandolo;
  • i dati storici disponibili e la valutazione dei potenziali rischi connessi con l’ubicazione delle gabbie;
  • l’inquinamento chimico. Questo rischio è legato a diversi fattori quali: produzione stimata e rifiuti solubili; l’uso di antivegetativa a base di rame e zinco sulla rete e gli ormeggi; antibiotico e altri prodotti veterinari nei mangimi; bagni chimici per il trattamento d’infezioni parassitarie;
  • lo scarico di sostanze organiche. Questo può rappresentare un pericolo per la popolazione bentonica sotto e intorno alle gabbie;
  • modifica visiva dei luoghi panoramici. Un problema molto importante se il sito di allevamento è vicino a un tratto di costa con un paesaggio particolarmente pittoresco e / o un settore turistico ben sviluppato;
  • il pesce allevato e l’interazione con le specie locali. Le fughe rappresentano un rischio per l’ambiente in quanto il pesce potrebbe avere un comportamento predatorio. Nel caso di un numero elevato di soggetti in fuga il rapporto preda/predato negli ecosistemi circostanti può essere alterato in modo critico. Inoltre, i fuggitivi possono indurre “l’inquinamento genetico”, cioè interbreeding con la fauna selvatica.

Le considerazioni sovraesposte permettono la progettazione appropriata delle gabbie galleggianti e la mitigazione dei possibili problemi a livello ambientale.

 

La migrazione degli allevamenti nella zone offshore

I siti protetti sono sempre stati preferiti per l’installazione di una gabbia. Questi sono i luoghi più semplici per esercitare l’acquacoltura in gabbia, sia per il costo iniziale d’investimento più basso che per la gestione dell’allevamento. Un luogo protetto consente l’uso di gabbie meno costose che richiedono un semplice sistema di ormeggio. Gli allevamenti sono generalmente vicini alla costa, non sono necessarie imbarcazioni potenti e veloci e le attività di routine dell’allevamento si possono svolgere con una facile logistica e senza molte difficoltà. Un sito protetto è di solito in acque poco profonde con poca corrente e una scarsa capacità di trasporto dei reflui, obbligando a considerare minori densità di pesce per metro cubo di gabbia. Inoltre, tali siti sono spesso nelle vicinanze di spiagge, baie o aree molto frequentate dai turisti o dove si trovano porti o altre attività industriali. Gli aspetti evidenziati in precedenza e le tecnologie per gabbie sono in continua evoluzione. La tendenza oggi è quella che i produttori e le autorità del settore spingano per uno spostamento delle aziende ittiche, soprattutto quelle di grandi dimensioni, verso siti offshore (lontani dalla costa). I siti offshore hanno però un certo numero di svantaggi intrinseci, tra i quali possiamo citare:

  • le gabbie, i sistemi di ormeggio e le reti devono essere più robusti e adatti per i siti esposti e sono quindi più costosi;
  • una logistica più complessa per i subacquei che compiono i controlli;
  • difficoltà ad avvicinarsi alle gabbie in condizioni climatiche difficili;
  • ridotto numero di giorni di alimentazione quando si hanno condizioni di mare avverse in assenza di un sistema automatico di alimentazione;
  • maggiori costi logistici;
  • forti correnti possono aumentare la dispersione dei mangimi;
  • maggiori rischi di fughe di pesci.

I vincoli sopra elencati contribuiscono certamente ad un aumento del costi di capitale e operativi; tuttavia, sono ampiamente controbilanciati da una serie di vantaggi quali:

  • le gabbie ormeggiate in acque più profonde (> 35 m) ed esposte a correnti più forti ridurranno la sedimentazione e l’accumulazione della materia organica sul fondo, promuovendo così la dispersione dei rifiuti e riducendo al minimo il rischio d’inquinamento;
  • la migliore qualità dell’acqua e il rinnovamento più veloce, implicano migliori condizioni di allevamento e benessere degli animali;
  • minori rischi di epidemia e uso di sostanze chimiche;
  • miglior benessere degli animali con una maggior ginnastica funzionale che si avvicina alle condizioni naturali;
  • una potenziale maggior densità d’animali per metro cubo;
  • saturazione dell’ossigeno più elevata, di conseguenza una migliore crescita e un tasso di conversione inferiore dei mangimi;
  • minori impatti visivi e riduzione dei conflitti con altri utenti delle risorse;
  • ottima qualità del pesce con a rapporto di grasso/carne inferiore.

La struttura dell’allevamento viene progettata tenendo in considerazione tutti i parametri disponibili legati alle considerazioni sopraelencate. La corretta collocazione di un allevamento in gabbia è di fondamentale importanza per quanto riguarda il successo tecnico ed economico complessivo dell’operazione commerciale e per la riduzione dell’impronta ecologica dell’allevamento. Passando a siti offshore, le strutture devono essere più resistenti rispetto a quelle dei siti riparati vicino alle coste. Le gabbie e le strutture che tengono in loco l’allevamento (mooring) devono essere dimensionate in maniera appropriata alle forze ambientali in gioco. In particolare le reti che contengono il pesce devono essere particolarmente resistenti. Le reti delle gabbie sono considerate la parte più debole sia per la loro larga superficie esposta alle energie del mare, sia per i materiali generalmente meno resistenti (vi sono gabbie in acciaio ma a costi molto elevati) degli altri elementi e possono essere facilmente danneggiate. Come per altri elementi del sistema di allevamento in gabbie, le reti sono esposte ad intense forze statiche e dinamiche. Esse possono anche soffrire più di altri elementi del sistema delle gabbie per il biofouling. Le reti possono essere danneggiate sia dal pesce che contengono sia dalla fauna marina circostante, possono essere sottoposte a incidenti meccanici, furti o vandalismi; infine, possono essere danneggiate con conseguente fuga di pesce. In conclusione, nella classificazione dei siti offshore l’esposizione (e quindi la corrente e l’altezza delle onde) è certamente il fattore più rilevante da considerare, indipendentemente dalla distanza effettiva dalla costa.

 

Criteri ambientali per gli organismi allevati in gabbie

I siti scelti per l’allevamento in gabbia devono avere una buona qualità dell’acqua. Non solo l’acqua deve essere libera da inquinamento, ma deve anche soddisfare i requisiti biologici delle specie allevate. Questi criteri includono la temperatura appropriata, la salinità e l’ossigeno disciolto (DO) necessari per le specie allevate. L’acqua deve essere libera da solidi sospesi eccessivi, senza gli eventi limitanti di fioriture algali e presenza di organismi patogeni. Un’adeguata corrente è necessaria per garantire un appropriato ricambio idrico all’interno delle gabbie, al contrario troppa aumenta lo stress agli organismi e alle attrezzature.

 

Fattori ambientali nell’allevamento in gabbie 

Oltre ai fattori sopra citati che influenzano l’allevamento delle varie specie, nella selezione del sito preposto all’allevamento in gabbie si devono considerare tutti quei fattori che possono influenzare l’installazione di gabbie, quali ostacoli e altre attività che si effettuano nel corpo d’acqua circostante. È quindi fondamentale nella progettazione e costruzione di un allevamento considerare uno specifico modello di gabbia, il sistema di mooring (ammaraggio) e la/le navi appoggio di servizio al sistema adatto per i seguenti fattori:

  • batimetria o profondità del sito (cioè area di mare e profili di profondità);
  • velocità e direzione della corrente;
  • vento;
  • altezza e periodo dell’onda;
  • tipo di fondale;
  • incidenza di tempeste e uragani.

Questi parametri devono essere registrati durante periodi significativi per considerare gli intervalli minimi e massimi dell’intensità dei fenomeni naturali sopraccitati.

 

Una nuova tipologia di rete disponibile: la Kikkonet

L’industria ha risposto con varie innovazioni alle problematiche sovraesposte. Una delle più apprezzate a livello pratico dai grandi allevamenti a livello mondiale è la rete Kikkonet, brevetto di un’industria emiliana che viene venduta in tutto il mondo. Le caratteristiche della rete si adattano a siti con molta energia marina e con possibilità di rotture. La tipologia della rete, il suo assemblaggio e i materiali usati (brevettati) sono frutto di una felice intuizione di un ingegnere del Gruppo Maccaferri. La Maccaferri ha sperimentato il nuovo prodotto, costruito con uno speciale monofilamento, tramite numerose prove di campo con clienti e dettagliati studi con centri di ricerca specializzati a livello mondiale. Il risultato è una rete con ottime caratteristiche fisiche di robustezza adatta ai più esposti siti di acquacoltura. Dopo il 2011, la Maccaferri è quindi diventata leader del settore per la produzione di reti con prodotti che risolvono i problemi degli allevatori per i siti maggiormente energetici (installazioni in mare aperto). Attualmente Kikkonet viene utilizzata in vari paesi del mondo con differenti specie di pesci d’allevamento. L’industria del salmone utilizza Kikkonet in Norvegia, Cile, Scozia e Australia (in questi mercati chiamata Econet). Per i problemi dei predatori, in particolare mammiferi marini, sono state prodotte speciali reti per il Cile. Le gabbie Seastation montano le reti Kikkonet per le proprie gabbie sommergibili.

 

Caratteristiche Kikkonet

  • Alta durabilità dei materiali di costruzione della rete che viene certificata NS 9415:2009 (come EcoNet) per rimanere in acqua fino a 14 anni, semplificando le operazioni di manutenzione e gestione delle reti durante i trattamenti, la manipolazione del pesce e la raccolta;
  • ottima prevenzione delle fughe accidentali di pesci (riduce i rischi di fughe evitando costosi cambi di reti);
  • si utilizzano meno pesi morti per la forma semi-rigida della rete;
  • massimizzazione della circolazione della corrente all’interno delle gabbie dovuta alla superficie liscia del monofilamento in PET (poliestere). Il poliestere ha meno resistenza all’acqua, la struttura semi-rigida permette alle maglie della rete di rimanere aperte e di mantenere la propria forma senza collassare per problemi di correnti. Gli allevatori di salmoni apprezzano notevolmente queste caratteristiche che gli permettono di ottimizzare i parametri di crescita dei propri animali nelle gabbie quali la velocità di accrescimento, l’Indice di Conversione Alimentare, con minor mortalità ed un maggior benessere animale;
  • non si usano prodotti antifouling in quanto Kikkonet è un monofilamento unico, robusto e liscio senza pori. Al contrario le reti tradizionali sono prodotte da multifilamenti che offrono una miglior superficie di attacco a parassiti ed al fouling che sviluppano maggiormente;
  • velocità nelle pulizie delle reti per quanto sopracitato.
  • Kikkonet permette una soluzione ambientale per l’acquacoltura e la maricoltura in generale grazie al materiale PET stabilizzato dagli UV (raggi ultravioletti) tessuto con una maglia esagonale doppia con caratteristiche uniche e specifiche. Kikkonet presenta quindi delle migliori caratteristiche di durabilità rispetto alle reti tradizionali riducendo i costi delle operazioni ed incrementando la durabilità e la produttività dell’allevamento. Le Kikkonet sono costruite completamente e preassemblate secondo le specifiche del cliente e vengono personalizzate così da essere facilmente integrate al sistema di allevamento in gabbie: il sistema di ammaraggio e i cavi che lo collegano alle gabbie vere e proprie. Le reti sono costruite con materiale che si può riciclare diminuendo i costi di smaltimento e rispettando l’ambiente.

 

Conclusioni

L’uso delle gabbie per gli allevamenti di pesce e altri organismi marini è oggi molto comune per i siti poco esposti. Negli ultimi anni, però, si è accesa una certa competizione nei siti vicino alle coste per il grande aumento delle attività economiche e turistiche collegate e l’incremento della popolazione costiera. Sappiamo che l’acquacoltura non può competere con le grandi industrie costiere come quelle turistiche, dei trasporti e con le nuove stringenti legislazioni a riguardo che vanno intensificandosi. La soluzione del problema risiede nell’allontanamento forzato degli allevamenti dalle coste e la loro collocazione in siti situati in mare aperto ed anche oceanici. Le parti più deboli e che richiedono maggiore controllo e manutenzione nella struttura di un allevamento in mare aperto sono senza dubbio le reti di contenimento del pesce. Kikkonet è un nuovo strumento in grado di risolvere le problematiche delle reti in siti esposti. La crescente richiesta di prodotti ittici di acquacoltura renderà obbligatorio lo sviluppo di allevamenti oceanici a scala industriale che abbisogneranno di questa tipologia di reti resistenti alle grandi energie che entrano in gioco in questi siti.

Gianluigi Negroni

 

Bibliografia principale

 

Didascalia: figura 1.

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