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Il Pesce nr. 1, 2018

Rubrica: Interviste
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 64)

A Tarragona c’era una volta il pesce azzurro

A colloquio con Agustí Rillo, presidente Associazione Promozione Pesce Azzurro

Per molti pescatori europei il 2017 si è chiuso tra luci, poche, e ombre, molte. A dire il vero, durante l’anno appena trascorso il Consorzio dei Pescatori di Tarragona (Cofradía de Pescadores de Tarragona) di luci proprio non ne ha viste. «È il peggior anno che si ricordi», ci confida turbato Agustí Rillo, il presidente degli armatori e dell’Associazione per la Promozione del Pesce Azzurro nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata alla nostra Rivista. «Non solo perché le catture sono crollate dai 3 milioni di chilogrammi del 2016 ai 2 milioni e 700.000 chili dell’anno appena terminato, ma soprattutto per la esigua dimensione del pesce azzurro che le barche hanno portato a riva». 

Rimane ben poco in questa marineria e in quella della vicina Cambrils di ciò che un tempo era il Pesce azzurro Dop. «Acciughe e sardine pescate sulla costa di Tarragona erano le più ambite del Mediterraneo occidentale, molto più di quelle provenienti dal Golfo del Leone. Tanto che qui le reti a circuizione erano gettate anche da imbarcazioni italiane e tunisine. Oggi non si pesca praticamente nulla a nord di Castellón de la Plana (nella Regione di Valencia, Nda). Erano inseriti nell’elenco di pesci a Denominazione di Origine anche lanzardo, sugarello, boga e sgombro». Tutti pesci azzurri di grande pregio alimentare.

Tarragona è un gigante che guarda il mare e il caratteristico quartiere di pescatori El Serrallo si stende ai suoi piedi: i piccoli ristorantini che si animano la sera dove il pesce fresco è l’ingrediente principale dei piatti raccontano di una tradizione di pesca abbondante e fresca, ottenuta nel maggior porto della Catalogna e riflesso di una forte personalità culturale e storica. Poi gli antichi magazzini del porto trasformati in museo per conoscere da vicino le arti della pesca e del patrimonio portuario e il grande palazzo della Cofradía, aperto solo nel 2000, provvisto di macchinari per l’invasettamento del pesce e sala di contrattazione, che oggi sono praticamente inutilizzati.

«Da agosto a dicembre è stato un disastro. Per cinque mesi le barche di notte non hanno guadagnato neanche un euro. E la situazione di pesca del pesce azzurro è preoccupante», continua Rillo. «Dal 2014 a oggi sono sparite nella città di Tarragona otto imbarcazioni, ma se torniamo indietro negli anni il precipizio è stato costante: da 44 barche che si contavano nel 1991 si è arrivati alle 12 barche del 2017. Ma molte, dopo il periodo di ferma obbligatoria, non ripartiranno anche perché l’Unione Europea finanzia programmi di dismissione dei pescherecci. Così che, di fronte a un futuro incerto, si interrompono attività centenarie e viene meno il saper fare del pescatore».

Non è chiaro perché il prezzo dell’acciuga e della sardina siano in picchiata, ma pare che arrivino camion refrigerati da Italia e Croazia con la conseguenza di tenere basse le quotazioni. Neppure il fermo pesca, che parte il 21 dicembre e dura per 60 giorni, potrà migliorare la situazione per la decina di imbarcazioni superstiti. «Questo periodo di sosta, che i pescatori del Serrallo rispettano da trent’anni, è tra i più lunghi di tutta la Spagna. Il mare ne ha bisogno, ma i risultati non sono comunque soddisfacenti. A febbraio pescheremo senz’altro più pesce che a dicembre, ma la misura e il prezzo non saranno confacenti a garantire ai pescatori un reddito di sopravvivenza». E Rillo specifica anche che «nei 10 mesi di pesca un marinaio può guadagnare al massimo 5.000 euro che ovviamente non sono sufficienti a nessuno per il vitto e l’alloggio».

La scomparsa della sardina dal Mediterraneo è il fenomeno più preoccupante a cui Rillo fa riferimento, specie lungo la costa tra Castellón de la Plana e Tarragona, dove la pesca segna un –86% rispetto al 2008. Anche per questa ragione la Cofradía ha richiesto negli ultimi mesi agli organi competenti misure urgenti per evitare l’estinzione del pesce azzurro e, di conseguenza, del settore ittico. Peraltro Rillo nega con forza che la mancanza di sardine sia conseguenza di uno sfruttamento sfrenato delle risorse naturali, puntando piuttosto il dito contro una serie di fattori che stanno devastando la costa tra le regioni di Valencia e Catalogna, tra cui gli allevamenti di tonno rosso sul delta del fiume Ebro.

«È la punta di un iceberg che colpisce tutto il Mediterraneo. Così quando usciamo in mare non guadagniamo e quando siamo in rada neppure». Il presidente fa riferimento alla mancanza di aiuti al settore durante i mesi di sosta e alle numerose richieste avanzate da armatori e marinai per il periodo di sosta: ai primi vengono riconosciuti 15 giorni di contributi quando spetterebbero loro sostegni almeno pari a 60, gli altri devono decidere se accontentarsi dei sussidi o ritirarsi definitivamente e finire per essere disoccupati. «Così devono scegliere tra sussidi di poco conto e una situazione di mancanza d’impiego che si potrebbe rilevare controproducente in un prossimo futuro».

 

Come uscirne?

«Forse se potessimo catturare tonni che stanno rapidamente crescendo numericamente, potremmo contrastare la crisi e permettere al pesce azzurro di ripopolare queste coste. Ma al momento nessuno da Bruxelles o da Madrid e Barcellona si è fatto sentire». E il porto della capitale della sardina si svuota poco a poco malgrado il battagliero Agustí Rillo.

Riccardo Lagorio

 

Cofradía de Pescadores de Tarragona

Moll Pesquer s/n – Tarragona (Spagna) – Telefono:+34 977215519

Web: confraria-de-pescadors-de-tarragona.es

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