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Il Pesce nr. 1, 2018

Rubrica: Pesca
Articolo di Boffo L.
(Articolo di pagina 50)

L’etichettatura dei prodotti della pesca in fase di produzione primaria

Le recenti normative in materia di etichettatura dei prodotti della pesca impongono di dare delle informazioni chiare, precise e puntuali sulle caratteristiche dei prodotti ittici che vengono commercializzati. In particolare deve essere:

  • identificato con precisione il prodotto (denominazione commerciale e scientifica);
  • indicato se è pescato o allevato;
  • la zona geografica di provenienza;
  • la categoria degli attrezzi da pesca;
  • lo stato fisico di conservazione;
  • il termine minimo di conservazione o la data di scadenza se appropriato;
  • la presenza di allergeni;
  • eventuali additivi che sono stati aggiunti.

Possiamo senz’altro dire che oggi il pesce parla attraverso l’etichetta e non possiamo più usare l’espressione “muto come un pesce”. L’obiettivo dell’etichettatura è quella di dare informazioni utili al consumatore, garantire un livello elevato di protezione e di sicurezza alimentare, rendere più trasparenti le transazioni commerciali assicurando la tracciabilità di filiera in tutte le fasi del processo produttivo. Il Regolamento CE n. 1224/09 e il Regolamento CE n. 404/11 impongono che le informazioni che scaturiscono nella produzione primaria devono essere mantenute e rese disponibili anche durante le  fasi successive della commercializzazione del prodotto, fatta eccezione per la vendita al consumatore finale. Va però sottolineato che l’etichettatura dei prodotti ittici è un sistema dinamico che varia in funzione della fase del processo produttivo: produzione primaria, produzione post primaria (lavorazione e commercializzazione presso stabilimenti CE), vendita al dettaglio. L’etichettatura varia inoltre anche in funzione della modalità di presentazione del prodotto: prodotto sfuso, preincartato, preimballato e grande imballo destinato ad ulteriore trasformazione. In questo articolo prenderemo in considerazione, per limiti di spazio, solo l’etichettatura relativa alla produzione primaria e alla produzione post primaria, limitatamente ai mercati ittici all’ingrosso, alle sale aste e agli stabilimenti CE di lavorazione. Successivamente, in un secondo articolo, si prenderà in considerazione l’etichettatura dei prodotti ittici destinati alla vendita al consumatore finale. I Regolamenti CE n. 1224/09 e n. 404/11 hanno introdotto, tra le altre cose, anche tutta una serie di disposizioni per tutelare le risorse biologiche delle acque marine e permettere uno sfruttamento più razionale degli stock ittici evitando situazioni di criticità determinate da “sovrapesca”. Una recente circolare della FAO ha messo in evidenza che il 30% degli stock ittici dei nostri mari è eccessivamente sfruttato tanto da determinare situazioni di criticità con conseguente rischio di scomparsa di certe specie ittiche; il 57% degli altri stock ittici è pienamente sfruttato e non è più possibile aumentare lo sforzo di pesca. La Comunità in questi ultimi anni, proprio per tutelare le risorse biologiche marine, ha emanato tutta una serie di disposizioni normative per favorire una pesca sostenibile e incentivare le attività di allevamento.

L’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09 ha definito le modalità con le quali deve essere garantita la tracciabilità nella produzione primaria e nelle fasi successive di commercializzazione del prodotto, che, a ben guardare, si differenzia dalla tracciabilità di tipo sanitario. Il primo anello della filiera è rappresentato dall’attività di pesca. Ogni imbarcazione deve essere dotata di un giornale di pesca cartaceo o elettronico nel quale sono riportati i dati relativi alla data di pesca, all’orario, agli attrezzi impiegati, alle zone dove si sono svolte le operazioni di pesca, alle specie catturate, ai quantitativi, ecc… Seguono poi una serie di fasi fondamentali nel processo della tracciabilità: la pesatura del prodotto, l’etichettatura, la compilazione della dichiarazione di sbarco, l’assunzione in carico della partita da parte del commissionario del mercato all’ingrosso o della sala aste, l’emissione della nota di vendita. L’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09, noto anche come articolo sulla “tracciabilità”, stabilisce che nell’etichetta o nei documenti commerciali di accompagnamento devono essere riportate le seguenti informazioni:

  • numero di identificazione della partita;
  • numero di identificazione o nome del motopeschereccio;
  • nome dell’unità di produzione in acquacoltura;
  • codice FAO alfa 3 di ogni specie;
  • data di cattura o di pesca;
  • quantitativo in kg di ciascuna specie o numero di individui;
  • nome e indirizzo dei fornitori;
  • le informazioni previste dall’art. 35 del Reg. CE n. 1379/13 per il consumatore finale;
  • se i prodotti sono surgelati/congelati.

Qualora le informazioni vengano fornite per mezzo di un documento commerciale che accompagna fisicamente la partita, ci deve essere una correlazione, mediante l’assegnazione di un codice, tra il documento e la partita stessa. Quando si parla di partita si intende, ai sensi del Regolamenti CE n. 1224 e 404/11, il quantitativo di una determinata specie proveniente dalla stessa zona di pesca, dallo stesso peschereccio o gruppo di pescherecci, della stessa giornata di pesca e con la stessa modalità di presentazione. Il Decreto n. 155/11 chiarisce che il codice della partita deve essere formato dal nome o dal numero UE del motopeschereccio e/o dal sito di acquacoltura, dalla data di sbarco (che spesso coincide con la data di pesca) e da un numero progressivo per anno solare riferito alla partita. Le partite dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura devono, ai sensi dell’art. 58 del Reg. 1224/09, essere rintracciabili in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. In pratica, dal momento della cattura fino alla fase precedente della vendita al dettaglio. Le informazioni previste dall’art. 58 possono essere fornite tramite le etichette, l’imballaggio o il documento commerciale purché ci sia correlazione tra questo e la partita (nell’imballaggio deve essere riportato il numero della partita). Le partite possono essere mescolate successivamente alla prima vendita solo se si è in grado di risalire alla partita d’origine e quindi alle fasi di cattura e di raccolta del prodotto. Questo può essere realizzato con sistemi elettronici, codici a barre, microchip, codice QR, ecc… L’OSA, inoltre, deve avere delle procedure che consentano di identificare chi ha fornito i prodotti e a chi sono stati ceduti, eccezion fatta per il consumatore finale. Nelle etichette della produzione primaria deve essere riportato il codice FAO almeno riferito alla specie; è costituito da tre lettere che fanno riferimento alla famiglia, al genere e alla specie. Così, ad esempio: orata SBG, seppia CTC, mitili MSM, vongole CLJ… L’utilizzo del codice FAO alfa 3, considerata la sua valenza universale, consente una più rapida e sicura attività di controllo da parte degli organismi proposti. Da sottolineare che con Decreto del Ministero delle Politiche Agricole del 22/09/2017 n.19105 sono state definite le nuove denominazioni scientifiche e in lingua italiana delle specie ittiche commercializzate. Il codice FAO alfa 3 può essere completato (non obbligatorio) con altre due triplette di lettere, una che permette di identificare le modalità di presentazione e una lo stato di trasformazione (nella tabella vengono riportati alcuni esempi di modalità di presentazione dei prodotti ittici e alcuni esempi di codice alfa 3).

L’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09 prevede che tra le altre informazioni che devono essere riportate in etichetta sia indicato anche il peso della partita. La pesatura del prodotto viene effettuata in prima battuta a bordo del motopeschereccio sotto la responsabilità del comandante dell’imbarcazione o suo delegato con metodi non approvati. I dati relativi vengono registrati nel giornale di pesca; come chiarito dal Ministero delle politiche Agricole con Circolare n. 0026798 non ci deve essere una differenza superiore al 10% tra i pesi riportati nel giornale di pesca e quelli indicati nel foglio di sbarco. La pesatura ufficiale della partita con sistemi certificati viene effettuata al momento dello sbarco del prodotto prima della sua immissione sul mercato. Responsabili della corretta pesatura sono i centri d’asta, che in genere affidano l’incarico ai commissionari (art. 60 del Reg. 1224/09). Il responsabile della pesatura deve riportare, in apposito registro che va conservato per tre anni:

  • il codice FAO alfa 3 della specie;
  • il quantitativo di ciascuna specie in kg;
  • il n. UE del peschereccio;
  • le modalità di presentazione dei prodotti;
  • la data di pesatura.

Eventuali differenze di peso della partita durante le fasi di commercializzazione possono essere dovute:

  • al calo legato alle fasi di conservazione: si verifica per tutte le specie ittiche, ma è particolarmente significativo nei molluschi bivalvi. Uno studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie sezione di Adria ha messo in evidenza come le vongole possono avere un calo che va dal 5,4% al 7,2%, mentre i mitili dal 9,1% al 10,7%;
  • allo scioglimento del ghiaccio di refrigerazione;
  • alla suddivisione della partita in più lotti.

 

Adempimenti del comandante della barca

Variano in funzione della lunghezza del motopeschereccio.

•    Pescherecci ≥ 10 m e < 12 m

Compilare in formato cartaceo:

  1. il giornale di pesca;
  2. la dichiarazione di sbarco;
  3. la dichiarazione di trasbordo.

    La dichiarazione di sbarco deve essere consegnata entro 48 ore alla capitaneria di porto e da questi inserita nel portale Sian del Ministero delle Politiche Agricole.

•    Pescherecci > 12 m 

Compilare in formato elettronico:

  1. il giornale di pesca;
  2. la dichiarazione di sbarco;
  3. la dichiarazione di trasbordo.

    I dati devono essere trasmessi almeno una volta al giorno alla conclusione delle operazioni di pesca e comunque prima dell’entrata in porto. La dichiarazione di sbarco deve essere inviata al Ministero delle Politiche Agricole entro 24 ore dal completamento delle operazioni.

•    Pescherecci ≥ 12 m e < 15 m che pescano entro le 12 miglia e che non trascorrono in mare più di 24 ore

    Possono richiedere e usufruire della deroga alla compilazione e trasmissione dei dati in formato elettronico.

Compilare in formato cartaceo:

  1. il giornale di pesca;
  2. la dichiarazione di sbarco;
  3. la dichiarazione di trasbordo.

    La dichiarazione di sbarco deve essere trasmessa entro 48 ore alla Capitaneria di Porto e da questi inserita nel portale Sian.

 

Informazioni per il consumatore che devono essere riportate nell’etichetta della produzione primaria

L’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09 stabilisce che, nelle etichette che vengono applicate alle singole partite, siano indicate anche le informazioni previste dal Reg. CE n. 1379/13. Nello specifico: denominazione commerciale, denominazione scientifica, zona geografica di pesca, metodo di produzione e attrezzi da pesca. Per quanto riguarda le denominazioni commerciale e scientifica è necessario fare riferimento al Decreto del Ministero delle Politiche Agricole del 22-09-2017 n. 19105. Per quanto riguarda il metodo di produzione dovrà essere indicato “pescato”, “pescato  in acque dolci”, “allevato”. Relativamente agli attrezzi da pesca si deve fare riferimento alla prima colonna dell’allegato III del Reg. CE n. 1379/13 che comprende: sciabiche, reti da traino, reti da imbrocco e reti analoghe, reti da circuizione e reti da raccolta, ami e palangari, draghe, nasse e trappole. Nell’ambito poi di ciascuna categoria di attrezzi da pesca possono essere date delle informazioni più dettagliate riportando anche i relativi codici di identificazione. Gli attrezzi da pesca vanno indicati esclusivamente per i prodotti della pesca catturati con imbarcazioni munite di opportuna licenza e di n. UE. Per i prodotti allevati o prelevati in acquacoltura non vanno indicati gli attrezzi da pesca. Per quanto riguarda i prodotti ittici di acque salmastre interne e di acque di laguna, come metodo di produzione va indicato “pescato” senza indicare alcuna categoria di attrezzi da pesca, a meno che l’attività non venga svolta con una imbarcazione munita di opportuna licenza e di n. UE. I prodotti della pesca subito dopo lo sbarco transitano per i mercati ittici all’ingrosso oppure per le sale d’asta o per stabilimenti di lavorazione o di reincassettamento o di riconfezionamento del prodotto. 

L’etichetta originaria dell’imbarcazione viene sostituita con un’altra nella quale viene riportato:

  • il bollo CE dello stabilimento,
  • la denominazione della ditta,
  • la denominazione commerciale e scientifica del pesce,
  • il codice FAO alfa 3,
  • lo stato fisico,
  • il metodo di produzione,
  • gli attrezzi da pesca utilizzati,
  • le modalità di conservazione,
  • il numero della partita,
  • il lotto di produzione,
  • eventuale data di produzione e data di scadenza.

 

Miscugli di varie specie ittiche

L’art. 67 del Reg. CE n. 404/11 obbliga l’OSA a fornire e a trasmettere, lungo la filiera, tutte le informazioni previste dall’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09 per le singole specie ittiche che compongono il miscuglio. Questo obbligo viene ribadito anche dal Reg. CE n. 1379/13 che stabilisce che le informazioni previste dallo stesso regolamento per il consumatore finale devono essere fornite per ciascuna specie presente. Se viene posto in vendita per il consumatore finale un miscuglio di specie identiche ma con metodi di produzione diversi, deve essere indicato il metodo per ciascuna frazione. Se invece viene posto in vendita un miscuglio di specie identiche ma con zone di cattura o di allevamento diverse, deve essere indicata la zona di cattura o il paese di allevamento della frazione prevalente, sottolineando che le altre frazioni provengono da zone diverse di cattura.

 

Zone FAO

Per i prodotti della pesca catturati in mare deve essere indicata la denominazione della zona FAO espressa in termini comprensibili per il consumatore. Fanno eccezione la zona FAO 27 e la zona FAO 37. Così ad esempio può essere indicata (Figura 1):

  • la zona FAO 18 Mare Artico;
  • la zona FAO 51 Oceano Indiano occidentale;
  • la zona FAO 67 Pacifico Nord-est
  • ecc… 

Per la zona FAO 27 e la zona FAO 37 le indicazioni devono essere espresse in due livelli:

  • la denominazione della sottozona e/o della divisione FAO;
  • una definizione dell’area in termini comprensibili per il consumatore o un pittogramma che indichi tale zona di pesca.

La zona FAO 37 (Figura 2) si divide in 4 sottozone:

  • sottozona 37.1: Mar Mediterraneo occidentale, che comprende tre divisioni:
  1. divisione 37.1.1: Baleari;
  2. divisione 37.1.2: Golfo di Leone;
  3. divisione 37.1.3: Mare di Sardegna;
  • sottozona 37.2: Mar Mediterraneo centrale, che comprende due divisioni:
  1. divisione 37.2.1: Mare Adriatico;
  2. divisione 37.2.2: Mare Ionio;
  • sottozona 37.3: Mar Mediterraneo orientale, che comprende due divisioni:
  1. divisione 37.3.1: Mare Egeo;
  2. divisione 37.3.2: Mare di Levante;
  • sottozona 37.4: Mar Nero, che comprende tre divisioni:
  1. divisione 37.4.1: Mare di Marmara;
  2. divisione 37.4.2: Mar Nero;
  3. divisione 37.4.3: Mare di Azov.

 

Alcuni esempi

1)    Pesce pescato al largo di Chioggia

    Sottozona: Mar Mediterraneo centrale

    oppure

    Divisione: Mare Adriatico

2)    Pesce pescato al largo di Gallipoli

    Sottozona: Mar Mediterraneo centrale

    oppure

    Divisione: Mare Ionio

3)    Pesce pescato al largo di Sestri Levante

    Sottozona: Mar Mediterraneo occidentale

    Ulteriore definizione: Mar Ligure

 

Vallicoltura

I prodotti ittici allevati o pescati in acque salmastre (vallicoltura) devono riportare in etichetta il metodo di produzione (cioè se pescato o allevato), il paese d’origine e un’ulteriore definizione del corpo idrico. Così, ad esempio, per le vongole allevate in laguna di Venezia: “Italia – Laguna di Venezia”. Per i prodotti ittici pescati nelle valli l’indicazione dell’attrezzo da pesca non è necessaria nei seguenti casi:

  • prodotti allevati;
  • prodotti pescati con imbarcazioni non munite di licenza e numero UE.

Per i prodotti di acquacoltura deve essere indicato il Paese dove il prodotto è stato allevato. Nel caso dei pesci, per poter assegnare il nome del Paese è necessario che gli stessi abbiano raggiunto più della metà del loro peso nell’allevamento di quel Paese, oppure devono aver trascorso in quel sito più della metà del periodo di allevamento. I molluschi e i crostacei, invece, devono aver trascorso l’ultimo periodo di allevamento, che comunque deve essere superiore ai sei mesi, in quel Paese. I prodotti ittici catturati in acque dolci devono riportare in etichetta la denominazione del Paese e la menzione del corpo idrico dove sono stati catturati: “Italia – Lago di Garda”.

 

Deroga all’applicazione dell’art. 58, paragrafo 5, lettere a-f

Esistono alcune deroghe all’applicazione delle disposizioni dell’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09, che possono così essere riassunte:

  • ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura che non rientrano nel campo di applicazione del certificato di cattura;
  • ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura catturati o allevati in acque dolci;
  • ai pesci, ai crostacei e ai molluschi ornamentali;
  • ai piccoli quantitativi ceduti direttamente dal pescatore al consumatore finale.

Questa deroga si applica anche alle voci tariffarie 1604 e 1605 della nomenclatura combinata, nello specifico:

  • 1604: preparazioni e conserve di pesce;
  • 1605: crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici preparati o conservati.

Dall’analisi di queste due voci, anche se non molto chiare e precise sotto l’aspetto scientifico e spesso oggetto di interpretazioni contrastanti, emerge che le preparazioni di pesce e le conserve di pesce nonché i crostacei, i molluschi e altri invertebrati acquatici variamente preparati derogano dall’applicazione dell’art. 58 del Reg. CE n. 1224/09.

 

Obbligo di registrazione presso il Ministero delle Politiche Agricole

Sono obbligati ad effettuare la registrazione presso il Ministero delle Politiche Agricole:

  • i soggetti che prendono in carico il prodotto dal pescatore per effettuare la commercializzazione;
  • tutti gli acquirenti in prima vendita.

Sono esonerati gli acquirenti che acquistano quantitativi non superiori a 30 kg e il prodotto è destinato ad uso privato. I soggetti di cui sopra devono trasmettere i dati previsti dalla normativa entro 24 ore dalla data di assunzione in carico o dalla data di vendita. Gli operatori che hanno un fatturato inferiore ai 200.000 euro possono compilare i modelli cartacei (allegato B e C del Decreto n. 155/11) e trasmetterlo entro 48 ore all’autorità marittima competente.

 

Conclusioni

Dall’analisi della normativa in materia di etichettatura nella fase di produzione primaria e nelle fasi immediatamente successive emerge che gli obblighi imposti dal legislatore comunitario sono molto stringenti e a volte di difficile applicazione (come ad esempio mantenere le informazioni relative alla partita, alla data di pesca, agli attrezzi, ecc… specie quando due o più partite vengono mescolate assieme). Tutte le informazioni che scaturiscono nella produzione primaria devono essere rese disponibili lungo la filiera produttiva fino alla fase precedente alla vendita al consumatore finale; quest’ultimo, invece, deve avere accesso solo a quelle previste dal Reg. CE n. 1379/13. Sempre più frequentemente le Capitanerie, durante i controlli in fase di distribuzione, chiedono l’origine dei prodotti con specifico riferimento all’imbarcazione che ha effettuato la cattura, alla data di pesca e di sbarco, al numero della partita, agli attrezzi da pesca, ecc…

L’OSA, se i dati non sono riportati in etichetta o sui documenti di accompagnamento, deve essere in grado di fornirli in tempi brevi con relativa documentazione di supporto. Può risultare molto utile agli operatori che acquistano il prodotto dalla produzione primaria o dai mercati all’ingrosso, per reincassettarlo e rietichettarlo prima della commercializzazione, creare un collegamento informatizzato tra l’etichetta e il documento del prodotto in arrivo e quella del prodotto in uscita.

Alcune ditte hanno risolto il problema creando un archivio fotografico delle etichette del prodotto in ingresso. Le soluzioni possono essere diverse a seconda del tipo di attività commerciale svolta; risulta comunque fondamentale disporre in qualsiasi momento delle informazioni che sono imposte dalla normativa.

Dott. Luciano Boffo

Medico Veterinario – Consulente Sicurezza Alimentare

 

Note

In foto, fig. 1 e fig. 2.

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