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Il Pesce nr. 1, 2018

Rubrica: Nutrizione
(Articolo di pagina 92)

Lo sgombro: versatile e nutriente, coniuga gusto, salute e risparmio

Particolarmente adatto a bambini, anziani e sportivi, ricco di Omega-3, calcio, ferro e vitamina D, lo sgombro è tra i pesci azzurri più nutrienti.Buono, conveniente e sano, come ci ricorda il prof. Migliaccio, presidente emerito della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione

Il pesce “ruffiano” amico di Plinio

È tra le varietà di pesce azzurro più ricche di Omega-3, calcio, ferro e vitamina D. Stiamo parlando dello sgombro. Gustoso e nutriente, è considerato un vero toccasana per la salute e un alimento versatile in cucina. Il suo sapore forte e deciso, infatti, lo rende utilizzabile in moltissime ricette, un’ottima alternativa a chilometro zero. Da pasto veloce quando si ha poco tempo a ingrediente per ricette elaborate, viene consumato regolarmente tutto l’anno e rappresenta un mercato nettamente in crescita. A dimostrare la passione per questo alimento che presenta numerosi pregi nutrizionali, i dati Gfk e IRI elaborati da ANCIT confermano che le vendite a volume in Italia nel 2016 di sgombro in conserva (salamoia e sottolio) hanno superato le 8.500 tonnellate (+4,8% rispetto all’anno precedente) per un fatturato che supera i 100 milioni di euro. Numeri che posizionano lo sgombro ai primi posti tra i pesci in conserva più amati dagli Italiani. Lo sgombro, pesce osseo che popola il mare Mediterraneo e l’oceano Atlantico, è buono anche solo gustato con un filo di olio e prezzemolo perché le sue carni sono molto saporite. Sgombro, ma anche maccarello (nome molto diffuso a Roma), lacerto e ciortone (nome toscano), tutti termini dall’etimologia curiosa ma incerta. Il nome ufficiale proverrebbe dal greco, dal nome della famiglia Scombridae, e già nel 78 d.C. Plinio lodava lo sgombro di Cetara nel suo Historia naturalis; maccarello invece è un nome che comincia ad apparire nel XVI secolo e proverrebbe dal francese maquereau, che significa “ruffiano”, riferito al fatto che lo sgombro, nelle migrazioni, si riunisce in branchi con aringhe e calamari e ne favorisce la riproduzione. Lacerto, dal latino, indica invece un muscolo guizzante e, infine, ciortone ha l’etimo più divertente ma anche quello più certo: il nome, infatti, è una storpiatura dei pescatori italiani dall’inglese short tuna, come lo chiamavano gli americani presenti nell’immediato dopoguerra nel litorale toscano fra Viareggio e Livorno.

 

Amico di bambini e anziani

Si trova in commercio sotto differenti forme: fresco, surgelato o in scatola. Ed è il migliore amico di anziani e bambini poiché non presenta squame, ha pochissime spine e ha un elevato apporto proteico. Nella sua versione in scatola conserva intatte tutte le proprietà nutritive del pesce fresco, con tutti i benefici che ne conseguono per il cuore e il colesterolo alto. Si va dal prodotto al naturale a quello sottolio extravergine d’oliva, che aumenta ulteriormente l’effetto protettivo nei confronti del cuore e delle arterie. Soprattutto quello sottolio riscuote un gran successo tra i più piccoli, facilitando la strutturazione di una dieta equilibrata per l’infanzia.

 

L’identikit nutrizionale

Lo sgombro è un alimento che appartiene al primo gruppo fondamentale degli alimenti. Fonte nutrizionale di proteine ad alto valore biologico, vitamine e sali minerali specifici, si distingue per il notevole contenuto degli acidi grassi polinsaturi Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) e doco-saesaenoico (DHA), due molecole che contribuiscono allo sviluppo nervoso e oculare dei bambini, alla strutturazione delle membrane cellulari, al mantenimento dei parametri metabolici come la pressione arteriosa e i trigliceridi nel sangue. L’apporto calorico dello sgombro proviene soprattutto dai lipidi, seguiti dai protidi e da tracce di glucidi. Le proteine sono ricche di amminoacidi essenziali e si avvalgono di un maggior potere saziante prestandosi particolarmente alle diete ipocaloriche dimagranti. «Lo sgombro è un alimento importante ed estremamente valido per la salute dell’uomo» afferma il prof. Pietro Migliaccio, presidente emerito della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione. «L’apporto di proteine, di alto valore biologico, è di 19,3 ogni 100 grammi. Non sono presenti carboidrati e i grassi ammontano a 11,1 g, ma si tratta di grassi buoni, composti da Omega-3, protettivi nei confronti del cuore e dei vasi sanguigni. Inoltre, contribuiscono a ridurre il colesterolo totale, aumentando il colesterolo HDL e riducendo quello LDL. È notevole anche l’apporto di calcio (185 mg per 100 g di prodotto), tra i più ricchi dei prodotti ittici. Importante è anche l’apporto nutrizionale dello sgombro all’olio di oliva. Parliamo di 237 kcal per 100 g, 16 g di grassi, di cui 12 g composti da acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Le proteine sono pari a 23,3 g. E sulla presenza di sale, parliamo di meno di 1 g, per un totale di meno di 400 mg di sodio».

Tra le vitamine si apprezza il contenuto della liposolubile calciferolo (vitamina D) e di alcune idrosolubili del gruppo B. La vitamina D è necessaria per la crescita scheletrica e il mantenimento del tessuto osseo. Le vitamine B, tipicamente abbondanti nello sgombro, sono invece dei fattori coenzimatici molto importanti. Tra i sali minerali è apprezzabile il contenuto di iodio, che assicura il mantenimento in salute della ghiandola tiroide, deputata alla regolazione del metabolismo corporeo. Ottimo anche il livello di fosforo e potassio. Lo sgombro si presta a tutti i regimi alimentari, compresi quelli per la cura delle patologie metaboliche. La porzione media di sgombro è di circa 150 g (255 kcal).

 

Alleato di chi fa sport

Lo sgombro è ricco anche di minerali come il magnesio e il fosforo e possedendo anche una cospicua percentuale di proteine, è l’alimento ideale nella dieta degli sportivi. I grassi dello sgombro sono i migliori alleati per l’apparato cardio-circolatorio poiché “puliscono” le arterie e riducono i livelli di colesterolo LDL nel sangue, riducendo così il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari molto gravi. Non solo, sono un valido aiuto contro le infiammazioni dell’apparato digerente e mantengono attive le funzioni cerebrali.

(Fonte: ANCIT – Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare)

 

ANCIT

Costituita nel 1961, ANCIT (Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare) è l’associazione che rappresenta le imprese operanti nel settore delle conserve ittiche, in particolare i produttori di tonno in scatola e di altri prodotti ittici conservati. Tra le 22 aziende associate ad ANCIT, 13 aderiscono al gruppo “Tonno”, in rappresentanza di un settore che conta 1.550 addetti e che, nel 2011, ha registrato una produzione pari a 68.000 tonnellate (+4,6% rispetto al 2010). Numeri che fanno dell’Italia il secondo produttore europeo di tonno in scatola dopo la Spagna. Dal punto di vista dei consumi, nello stesso 2011 gli italiani hanno acquistato 141.000 tonnellate di tonno in scatola (+6% sul 2010) per un valore di 1,070 miliardi di euro. ANCIT aderisce a livello nazionale a Federalimentare e Confindustria, in campo europeo ad AIPCE-CEP (Associazione europea dei trasformatori del pesce) e ad EUROTHON (Comitato europeo interprofessionale del tonno tropicale).

>> Link: ancit.inc-press.com

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