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Il Pesce nr. 1, 2018

Rubrica: Interviste
(Articolo di pagina 62)

Quattro domande al sottosegretario Castiglione

Per il futuro vedrei una sempre maggiore integrazione della pesca nell’economia marittima e, soprattutto, una maggiore sussidiarietà, nel senso di maggiore delega nelle misure a livello regionale, poiché le necessità cambiano a seconda delle diverse realtà

Quale futuro per le forme di pesca tradizionali, svolte con attrezzi di fatto di minor impatto ambientale rispetto alle grandi navi da pesca con attrezzi da traino?

«Il futuro della pesca va in due direzioni: da un lato una pesca commerciale efficiente, con mentalità imprenditoriale, mirata soprattutto alle specie di maggiore interesse e valore per il mercato; dall’altro una pesca a basso impatto, che abbia un valore per il tessuto socioeconomico locale, ma che costituisca anche la base di una “economia blu” di più ampio respiro. La pesca tradizionale e di basso impatto è sicuramente una delle attività che hanno futuro se vengono integrate nelle economie locali. In particolare, a mio avviso, è fondamentale che tutte le componenti dell’economia marittima siano integrate, a partire dal livello locale, per una vera “crescita blu”».

 

Si può incentivare la sostenibilità ambientale e produttiva della pesca, e come si rapporta alle altre forme di utilizzo del mare e della costa?

«L’incentivo è soprattutto alle attività selettive. Esso può essere di tipo finanziario, come avviene attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), oppure di carattere gestionale. E proprio su quest’ultimo aspetto, il nostro decreto sulla pesca artigianale conferisce ai consorzi la possibilità di regolamentazione locale. Come detto prima, l’integrazione di tutte le componenti dell’economia blu (pesca, trasporti, energia, biodiversità, turismo), e quindi dell’utilizzo coordinato del mare e della costa, è fondamentale per la crescita economica a partire dai livelli locali».

 

Quali sono l’entità e l’impatto dell’inquinamento marino e le prospettive di recupero ambientale?

«Purtroppo l’inquinamento è uno dei principali fattori di danneggiamento non solo degli ecosistemi, ma anche delle attività economiche ad essi collegate, a partire dalla pesca. Strumenti come il FEAMP aiutano su certi temi, come i siti protetti o tutelati, o la raccolta dei rifiuti. Purtroppo c’è ancora molto da fare per i grandi inquinanti chimici o per le plastiche. È un compito al quale nessuno deve sottrarsi».

 

Risorse esigue? L’entità e l’impatto dei programmi comunitari di settore rispetto alla scarsa disponibilità finanziaria dello Stato.

«Sicuramente andiamo verso una sempre minore disponibilità di risorse finanziarie a livello nazionale e una maggiore disponibilità a livello sovranazionale, quindi europeo. Non dimentichiamo che nella Unione Europea l’Italia è un contribuente netto e ha il diritto/dovere di far sentire la sua voce. L’impatto dei programmi dipende però anche dalle capacità attuative sul territorio e quindi dal grado di organizzazione delle strutture nelle varie regioni. Per il futuro vedrei una sempre maggiore integrazione della pesca nell’economia marittima e, soprattutto, una maggiore sussidiarietà, nel senso di maggiore delega nelle misure a livello regionale, poiché le necessità cambiano a seconda delle diverse realtà.

In linea con in principi, gli obiettivi e le Linee guida della nuova PCP, ha senso parlare di sostenibilità della Pesca e dell’Acquacoltura nell’intero Mediterraneo e risulta quindi fondamentale e imprescindibile approcciare con una visione regionale alle dinamiche legate al mondo della Pesca e dell’Acquacoltura.

Importante è individuare le peculiarità di ciascuna regione e usarle come strumento di gestione. La regionalizzazione, infatti, semplifica la gestione di vaste aree, con una riduzioni dei costi e una maggiore efficacia nell’utilizzo delle risorse impiegate.

Inoltre si favorirebbe la programmazione delle attività, promuovendo la collaborazione degli operatori coinvolti e sostenendone le performance. Si andrebbe soprattutto a semplificare la gestione delle aree più grandi e dei bacini».

Gian Omar Bison

 

>> Link: www.politicheagricole.it

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