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Il Pesce nr. 4, 2017

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 82)

Il mercato dei cefalopodi nel 2016

Calamari: penuria di offerta e prezzi alle stelle. Giappone e Spagna aumentano l’import
Secondo il rapporto Globefish FAO, il 2016 è stato un anno segnato in quasi tutte le aree produttive da un calo del pescato per i cefalopodi, in particolare per le varie specie di calamari che ne rappresentano la tipologia più importante. La costa pacifica dell’America meridionale è stata flagellata dal fenomeno climatico de El Niño, il quale ha portato ad una drastica riduzione del volume raccolto, con punte del 70% inferiori al 2015 in Perù. Ciò ha portato da un lato a minori esportazioni di prodotto congelato, dall’altro all’incremento della quota di calamari destinati alla lavorazione da parte dell’industria locale (porzionatura, cottura) per recuperare con il maggiore valore aggiunto una quota utile a coprire gli scarsi volumi disponibili.
Sul fronte dell’Estremo Oriente, la Corea del Sud ha ulteriormente diminuito il proprio pescato, sceso attorno alle 73.000 tonnellate in linea con la diminuzione in atto dal 2013, tuttavia è notevolmente aumentato il volume dei cefalopodi pescati dalla flotta mercantile cinese nelle acque territoriali della repubblica coreana: si tratta di una flotta passata da 140 ad oltre 2000 unità in un decennio la quale, sebbene regolarmente denunciata dalle autorità di Pechino che versa i diritti previsti alla Corea del Sud, sta generando malumori negli imprenditori della tigre asiatica.
L’industria cinese dei prodotti ittici è in sofferenza a causa della pesante riduzione delle importazioni, scesa dell’80%, e dei prezzi conseguentemente troppo elevati per consentire una adeguata remuneratività sul mercato interno. Il daruma, un prodotto del Perù costituito da filetti di calamaro privati della pelle e cotti, è triplicato tra il 2015 ed il 2016 schizzando da 1,50 a 4,30- 5,00 dollari USA al chilo.
Pur nella difficile situazione di mercato, il Giappone ha aumentato le importazioni di calamari (+3,6% sul 2015), in provenienza per il 44% dalla Cina, seguita dal Cile — che, nonostante il calo della produzione, sebbene più limitato rispetto al Perù, ha aumentato del 50% le esportazioni verso il ricco mercato nipponico, per un volume di 11.400 tonnellate — e dalla Corea del Sud, salita da 600 tonnellate a ben 4.500 nel 2016.
Anche la Spagna ha mostrato volumi oggetto di importazione in salita del 15%, per un totale di 72.500 tonnellate, con la conferma dei tre principali mercati di origine (Isole Falkland, Marocco e India), sebbene le Falkland abbiano perso terreno rispetto alle altre due; seguono volumi minori da Cina, Stati Uniti e Nuova Zelanda.
Le importazioni di calamari negli Stati Uniti sono risultate in leggera contrazione nei primi nove mesi del 2016 (52.200 tonnellate rispetto alle 53.800 tonnellate del medesimo periodo dell’anno precedente), con la Cina primo fornitore responsabile di oltre il 60% del volume totale.

Seppie e polpi senza troppi scossoni
Per quanto riguarda le seppie, il mercato è rimasto stabile a livello mondiale. Nei primi nove mesi del 2016 il Giappone ha importato 8.800 t contro le 9.100 dell’analogo periodo del 2015, prevalentemente da Tailandia e Marocco, mentre la Spagna ha visto importazioni in leggero rialzo, cioè 23.900 t rispetto alle 22.500 dei primi tre trimestri dell’anno precedente, fornite in gran parte da Marocco e Francia. I polpi sono cresciuti leggermente nel 2016, con i principali esportatori (Marocco, Mauritania e Messico) saldamente in testa alla classifica mentre Spagna (con l’eccezione della costa atlantica di Galizia e Paesi Baschi), Portogallo e Corea del Sud hanno registrato leggeri cali nei volumi pescati. Il Giappone ha importato 24.500 t nei primi sei mesi del 2016 (–15% rispetto al primo semestre del 2015), con una contrazione dei principali fornitori, Marocco e Mauritania, a favore della Cina che ha segnato un +23% degli invii verso il vicino nipponico.

L’influenza dei cambiamenti climatici sulla disponibilità di cefalopodi
Se il fenomeno de El Niño è noto già da tempo, prima ancora che si iniziasse a parlare di cambiamenti climatici, le variazioni in atto hanno un’influenza sicuramente non trascurabile sulla disponibilità di alcune specie ittiche oggetto di pesca, come i cefalopodi. La mutazione in corso del clima in molte aree del pianeta, oltre ad esacerbare fenomeni come El Niño, sta conducendo a modificazioni sostanziali nella composizione dell’ittiofauna: uno studio dell’Istituto di ricerca marina spagnola ha messo in luce che l’innalzamento delle temperature del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico ha portato molte specie di predatori dei cefalopodi verso acque più fredde, consentendo così una proliferazione della biomassa locale; questo studio rende ragione dell’incredibile raccolto di polpi fatto sulla costa della Galizia nel 2016, un record mai raggiunto dal 2010.


Roberto Villa

Il Pesce
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