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Il Pesce nr. 4, 2017

Rubrica: Specie ittiche
Articolo di Del Grammastro L.
(Articolo di pagina 76)

Le attitudini della carpa

La carpa (Cyprinus carpio), della famiglia dei Ciprinidi (Cyprinidae), è una delle specie più importanti per la pescicoltura d’acqua dolce, anche se negli ultimi decenni è diminuito notevolmente l’uso alimentare di questo pesce, un tempo molto sfruttato come fonte di proteine dalle popolazioni rurali di pianura come ad esempio quelle della Pianura Padana. La diffusione della carpa in Italia risale ad epoca romana mentre, in Cina, la carpicoltura risale addirittura al V secolo a.C.
È un pesce d’acqua dolce originario dell’Europa ma ormai diffusissimo nelle acque dolci praticamente di tutto il mondo, tranne nelle zone più fredde (Poli ed Asia settentrionale). È stato introdotto come pesce commestibile grazie anche alla sua capacità di vivere senza problemi in acque povere di ossigeno e stagnanti. Può diventare davvero enorme se trova un habitat ideale: la lunghezza media si aggira infatti dai 30 ai 60 cm, con un peso medio di 0,5-4 kg, ma non è raro per la carpa comune raggiungere i 15-20 kg.
La carpa è sprovvista di denti, al loro posto ha due placche ossee poste nella gola e chiamate “ossa faringee” che hanno il compito di frantumare il cibo dopo che è stato ingoiato (in pratica lo masticano mentre scende lungo la gola). Non possiede nemmeno stomaco per cui il cibo passa direttamente nell’intestino, dal quale vengono estratte le sostanze nutritive. Una particolarità della carpa è la vescica natatoria (la sacca che nei pesci è ripiena di gas e serve per l’assetto e la spinta idrostatica) particolarmente grande. Su entrambi i lati delle labbra crescono due paia di filamenti di pelle chiamati barbigli che servono ad individuare e riconoscere il cibo nel fondo melmoso.
È una specie polimorfa, in allevamento si hanno di solito individui col corpo proporzionatamente più breve e alto, ossia col dorso molto arcuato. Il dimorfismo sessuale è presente solo durante il periodo riproduttivo, quando i maschi si ricoprono di piccoli tubercoli nuziali sul capo e sulle pinne pettorali. I maschi hanno generalmente dimensioni minori rispetto alle femmine.
Si tratta di una specie gregaria, soprattutto in età giovanile, che si muove solitamente in piccoli branchi. Via via che la carpa cresce, tende ad isolarsi e, da adulta, conduce vita solitaria. Il luogo abituale scelto da una carpa adulta sarà soltanto suo; altri pesci saranno fatti girare alla larga o allontanati con autorità.

È un pesce molto timido e se si trova vicino alla superficie dell’acqua ed avverte dei rumori, scappa via rapidamente. Un motivo per il quale sale in superficie è dovuto al sole: infatti nei giorni caldi la carpa ama emergere per stare al sole.
È tanto timida quanto curiosa e infatti deve sempre controllare ed analizzare ogni cosa che trova.
Non è un pesce migratorio e tende a rimanere nella zona di nascita per tutta la vita. Secondo la stagione e il clima, la carpa si sposta dal suo abituale ricovero quel tanto che basta per raggiungere il cibo e, nei suoi brevi spostamenti, percorre sempre lo stesso tratto d’acqua.
I luoghi ideali per la carpa sono i tratti d’acqua dolce calmi e con ricca vegetazione (indispensabile per la riproduzione). Preferisce i fondali profondi, melmosi, con vegetazione sommersa ed emergente in superficie o fondali cosparsi di detriti ingombranti, aventi tronchi d’alberi abbarbicati o depositati sul fondo. Si adatta facilmente ad acque con basso tenore di ossigeno, non ha necessità di grandi spazi e quindi la si troverà facilmente in piccoli laghetti o addirittura in pozze. Vive bene anche nelle acque paludose e nelle risaie, dove spesso viene allevata con ottimi risultati. L’habitat normale è sempre un ambiente silenzioso, possibilmente distante dai disturbi causati dalle abitazioni; preferisce trattenersi e fissare la sua dimora in luoghi non discosti dalla riva, specialmente quando questa è argillosa e scende a picco verso l’acqua, creando anfratti e buche più o meno profonde dove il ciprinide resta appartato per lunghi periodi e durante la stagione fredda.

È una specie onnivora che ricerca il cibo sulla superficie e nella compagine dei sedimenti del fondo, più attivamente durante la notte, si alimenta filtrando sostanza organica e microrganismi acquatici.
La maturità sessuale è raggiunta a 2-4 anni d’età, i maschi solitamente maturano un anno prima delle femmine. La riproduzione avviene da metà maggio a tutto giugno e può protrarsi anche nel mese di luglio, a seconda delle località.
Abbastanza rapidi sono sia lo sviluppo che la crescita; a tre anni di età una carpa è già atta alla riproduzione ed ha già acquistato rispettabili dimensioni, per quanto vi siano sempre tra soggetto e soggetto notevoli differenze dovute all’ambiente in cui il pesce va crescendo.
Le piccole carpe, per tutto il primo anno di vita, servono da cibo a tutti i carnivori acquatici, ma quando la carpa è cresciuta non ha più nemici da temere; negli allevamenti di carpe in paludi o risaie, i nemici più temibili sono uccelli di specie particolari come gli aironi, le cicogne, le anatre, ecc…
Questo pesce ha oggi un’importanza economica non trascurabile nell’Europa meridionale e orientale, ma viene largamente pescato anche in tutto il resto del mondo. Le carni della carpa sono variamente apprezzate, ma esso viene comunque allevato su larga scala.
Piuttosto tenere e grasse, le carni dei soggetti appena pescati hanno solitamente sapore di fango; è possibile ovviare a tale inconveniente tenendo il pesce vivo per alcuni giorni in acque pulite o, da esanime, per alcune ore in acqua ed aceto. Viene messa in commercio viva, fresca, refrigerata, congelata (intera o in filetti), marinata, in conserva ed inscatolata.
In generale si può affermare che la carpa normalmente venga vista come un pesce fastidioso e nocivo perché tende a peggiorare la qualità delle acque, sia perché la intorbidisce con il continuo fregare nei fondali alla ricerca di cibo (quindi riducendo la visibilità e la possibilità della luce di arrivare a maggiori profondità precludendo la vita vegetale), e vi immette i propri escrementi, sia perché, data la grande prolificità, esaurisce il fitoplancton.


Dott. Luca del Grammastro
Controllo Qualità e Sicurezza Alimentare

 

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