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Il Pesce nr. 4, 2017

Rubrica: Storia e cultura
Articolo di Dell’Agnello M.
(Articolo di pagina 134)

La lunga marcia del Canado

alvolta le storie di pesce, pesca e pescatori sono alquanto singolari. In tanti anni di collaborazione con la rivista Il Pesce mi è capitato a volte di raccontarne alcune. Del resto le condizioni con cui questo mestiere si faceva, soprattutto in passato, con pochi mezzi e tanto coraggio, affidando i propri destini alle forze divine e naturali che garantissero abbondanti pesche e il ritorno da un mare che non sempre si presentava come il migliore amico dell’uomo, costituivano già di per se le premesse per imprese epiche da raccontare. E poi c’è l’eterna lotta tra predatore e preda e tutti quegli accorgimenti messi in campo per la cattura che a volte hanno dell’incredibile tutto da raccontare. Lo sapeva bene già Ernest Hemingway ed in genere tutti i pescatori sportivi e non che le loro straordinarie storie hanno sempre saputo raccontare.
Quella di cui voglio parlare oggi è una storia veramente particolare, perché parte dal pesce e dalla pesca e finisce con i catamarani, passando per un lungo percorso fatto di rimorchiatori, motoscafi e barche da canottaggio. Già in altre occasioni ho avuto modo di ricordare le vicende storiche della pesca nella Costa degli Etruschi, cioè di quel litorale toscano intorno al territorio di San Vincenzo, e di come tutto ebbe inizio nei primi anni del 900 del secolo scorso. Intorno agli anni ‘20, infatti, la pesca del pesce azzurro, specie di elezione in quella zona, era talmente florida che si avviarono vere e proprie “industrie di pesca e trasformazione ittica”, grazie ad imprenditori illuminati che disponevano di capitali necessari e che ritenevano che questa attività potesse avere interessanti prospettive.
Fra questi vi erano i della Gherardesca, nobile famiglia di origine longobarda, che annovera tra le sue fila alcuni santi e numerosi religiosi, ma anche di coraggiosi cavalieri, legata al feudo agrario ed al latifondo, fin dati tempi in cui fu chiamata ad amministrarlo per effetto del “dono di Rachis”, da cui deriva il nome Donoratico.
Proprio un esponente di questa famiglia, il Conte Gaddo della Gherardesca, particolarmente influen­zato dal fascino del mare, si industriò molto per organizzare, gestire e sviluppare l’industria della pesca e della trasformazione di prodotti ittici per quasi un quarto di secolo, fino al passaggio del fronte della seconda guerra mondiale, quando a causa degli eventi bellici, fu costretto a chiudere l’attività. Ma la passione per il mare rimase forte in lui, tanto che, grazie ai mae­stri d’ascia che avevano costruito i gozzi rivieraschi dei pescatori locali, si dedicò ad organizzare la costruzione delle imbarcazioni da pesca, trasporto e traino, utilizzando il legname dei boschi delle sue tenute.
È quindi con la commessa della Ditta Tito Neri di Livorno, di 5 grandi rimorchiatori in legno, costruiti nell’area adiacente alle splendide ville Margherita ed Emilia, poste a pochi metri di distanza dalla spiaggia di Donoratico, che inizia nel marzo del 1946 l’attività del Cantiere Navale Donoratico (Ca.Na.Do.). Attività che andrà avanti fino alla fine degli anni ‘80, conoscendo numerosi momenti di gloria soprattutto quando, dopo le prime esperienze con le grandi imbarcazioni, il cantiere si dedica alla costruzione delle barche da canottaggio.
Qui si aprono importanti rapporti con la Federazione Italiana Canottaggio e con quelle internazionali, rendendo famoso il cantiere in tutto il mondo per le vittorie olimpiche ed i titoli mondiali conquistati dalle barche Donoratico-della Gherardesca. Il successo delle carene studiate al Ca.Na.Do. fu talmente grande e conclamato che perfino l’equipaggio di Oxford, per la sua classica e tutta britannica sfida universitaria con Cambridge, si affidò alle barche italianissime di Donoratico, conquistando non a caso la vittoria.
Parallelamente al canottaggio, il cantiere di Donoratico produceva anche piccoli motoscafi e barche a vela, le cosiddette “utilitarie del mare”, che negli anni ‘60, in pieno boom economico, rispondevano appieno al bisogno di affermazione e distinzione che la gente andava cercando, lasciandosi alle spalle il difficoltoso periodo postbellico.
Negli anni ‘70 il Cantiere Navale Donoratico abbracciò il mondo delle grandi traversate oceaniche e lo fece nel suo stile, progettando e costruendo imbarcazioni particolari ed innovative, i catamarani, pressoché sconosciuti in Italia, ma immediatamente apprezzati per la velocità e la manovrabilità dai velisti di tutto il mondo. Poi, con il periodo delle circumnavigazioni e delle grandi traversate oceaniche in solitaria, arrivarono i clienti famosi e le grandi imprese come Ambrogio Fogar, che proprio dal Ca.Na.Do. si fece costruire lo suo Spirit of Surprise.
Per celebrare questa gloriosa storia, il 21 aprile, presso il Canado Club Family Village di Donoratico, struttura turistica nata nell’area che fu del cantiere, alla presenza del Conte Gaddo della Gherardesca junior — a rappresentare la famiglia che diede vita a quella epopea e le maestranze che nel cantiere lavorarono per oltre 40 anni —, si è tenuto un incontro in cui si è parlato dell’attività imprenditoriale del Conte Gaddo della Gherardesca, sia per quanto riguarda il settore ittico, sia per quello cantieristico. Ospiti particolarmente graditi, la scuola media G. Borsi di Castagneto Carducci, la Federazione Italiana Canottaggio e la Filippi Boats di Donoratico, che prosegue la costruzione delle barche da canottaggio, riportando a distanza di anni gli stessi successi che furono del Ca.Na.Do.
Riccardo Mariotti, del Canado Club Family Village, ha ricordato le origini della struttura, che oggi ha sì una vocazione turistica, ma che un tempo avviò con coraggio un’attività innovativa, creando numerosi posti di lavoro qualificato nella zona, mentre Gaddo della Gherardesca jr ha descritto il territorio nel quale operò il nonno con le sue imprese, prima ittiche e poi navali. Imprese che, seppur partite con spirito alquanto pionieristico, si svilupparono dando vita ad un know-how unico che gli consentì di diventare leader di settore, rendendo il marchio Ca.Na.Do. famoso in tutto il mondo. La Federazione Italiana Canottaggio, rappresentata dal consigliere Antonio Giuntini, ha portato i saluti del presidente Giuseppe Abbagnale, il quale iniziò la carriera sportiva proprio con una barca Donoratico della Gherardesca.
La giornata si è quindi articolata in due distinti momenti: la presentazione di alcuni video realizzati sulla storia del cantiere Ca.Na.Do. ed una conferenza sulla figura del Conte Gaddo della Gherardesca e sul contesto storico economico nel quale si svilupparono le sue iniziative imprenditoriali legate al mare, con gli interventi di Lorenzo Bientinesi e Enrico Campanella. Il primo ha preso in considerazione il legame storico che legava i territori dei della Gherardesca con la pesca, prima realizzata nelle lagune costiere e poi in mare. Il secondo ha invece ricordato le difficili condizioni in cui si trovarono ad operare gli imprenditori del territorio livornese nell’immediato dopoguerra, a causa dei lunghi tempi di requisizione dei siti industriali che favorì in un certo senso chi riuscì ad inserirsi in processi produttivi nuovi come il Cantiere Navale Donoratico.
Non è mancata occasione per parlare delle industrie ittiche del Conte: la GIPSA o Grande Industria per la Pesca di Sardine e Acciughe del Bambolo (oggi Donoratico), la Conte Gaddo della Gherardesca – F. Pollette, industria lavorazione sardine ed affini di San Vincenzo, meglio nota come Friggera, ma anche le aziende di Porto S. Stefano e Porto Ercole sull’Argentario, già avviate da Federico Pollette e nelle quali il Conte si inserì come socio azionario.
Gianfranco Benedettini, responsabile del Museo della Civiltà del Lavoro di Venturina Terme, ha voluto sottolineare l’importanza e, al contempo, la difficoltà di tramandare i valori della memoria di un luogo, ripercorrendo la vicenda del Museo del Mare, fortemente voluto e pensato da Vinicio Biagi, malacologo e studioso di storie di mare, che, a 13 anni dalla sua scomparsa, ancora non ha trovato né sede né opportuna valorizzazione, nonostante questa attività sia ancora oggi presente nei ricordi di molti.
Dopo il pranzo offerto per l’occasione dalla Unicoop Tirreno e dall’Azienda ittica Il Padule, si è passati alla premiazione, per suggellare degnamente questa giornata trascorsa tra ricordi, riflessioni ed inviti, rivolti soprattutto agli alunni presenti, ad approfondire la conoscenza di questo territorio, ricco di storia di genti passate, ma anche di tanti altri aspetti che vanno studiati e opportunamente valorizzati per guardare con fiducia al domani che verrà.


Maurizio Dell’Agnello



Nota
Per approfondimenti, Maurizio dell’Agnello e Rodolfo Tagliaferri, La lunga marcia del CAntiere NAvale DOnoratico, Interviste e ricordi del cantiere e della sua attività; Leonardo Filaroni e Rodolfo Tagliaferri, Il Cantiere Navale Donoratico, 50 anni di storia. Raccolta di immagini del cantiere, dei processi di lavorazione e delle barche prodotte.

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