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Il Pesce nr. 4, 2017

Rubrica: La Qualità
Articolo di Lucchetti A.
(Articolo di pagina 68)

Non chiamatelo cozza o mitilo, è il mosciolo selvatico di Portonovo!

Mentre la quasi totalità dei mitili in commercio in Italia proviene da allevamento, il mosciolo di Portonovo attecchisce e cresce spontaneamente sulle rocce sommerse di questo tratto di costa medio-adriatica, lungo circa 18 chilometri. Qualcosa di unico

Il nome scientifico è Mytilus galloprovincialis, il nome italiano della specie è cozza o mitilo, ma non ditelo agli anconetani. Per loro esiste solo il mosciolo, che cresce spontaneamente sugli scogli del promontorio del Conero. In alcune regioni italiane il mitilo è conosciuto come muscolo e in molte lingue europee le parole utilizzate per indicare i mitili hanno la stessa radice di “muscoli”: muscheln in tedesco, mussels in inglese, moules in francese, musclos in catalano, mosselen in olandese, muslinger in danese, musslor in svedese. Quindi la versione dialettale anconetana (mosciolo, per l’appunto), rispetto al nome italiano dato alla specie (cozza o mitilo) ha di sicuro un respiro più internazionale.
Il mitilo è forse il mollusco più conosciuto in Italia perché facilmente reperibile su tutti i mercati e ampiamente distribuito in tutte le zone caratterizzate dalla presenza di substrati duri. È un bivalve sessile che vive attaccato a substrati duri mediante il bisso, che è un secreto filamentoso a base di cheratina che coagula a contatto con l’acqua ed è prodotto a più riprese nel corso della vita dalla ghiandola del bisso, situata in prossimità del piede. In mari ricchi di seston (particellato in sospensione) come l’Adriatico centro-settentrionale, i mitili riescono ad attecchire facilmente a qualsiasi substrato duro. I mitili sono efficientissimi filtratori (si nutrono di plancton e particelle organiche in sospensione) e hanno sviluppato allo scopo un complesso apparato. La branchia, da semplice organo per la respirazione, si è trasformata in una struttura particolare, dotata di lamelle cigliate (da cui deriva il nome di lamellibranchi con cui vengono identificati i bivalvi), con la funzione di filtrare l’acqua e trattenere le particelle alimentari.

Il metabolismo di M. galloprovincialis è molto attivo e infatti ogni esemplare riesce a filtrare oltre 100 litri d’acqua al giorno. Queste caratteristiche ecologiche e ambientali hanno favorito la grande espansione in centro-nord Adriatico di impianti di maricoltura sospesa. Questo tipo di allevamento viene considerato di tipo estensivo, poiché il mollusco non viene nutrito con mangimi, ma trae il cibo direttamente dall’ambiente in cui vive e l’intervento dell’allevatore è mirato esclusivamente a creare le migliori condizioni perché l’animale si sviluppi nel più breve tempo possibile.
Ma il mosciolo, e in particolare quello che cresce nella Baia di Portonovo, è qualcosa di diverso. Mentre la quasi totalità dei mitili in commercio in Italia proviene da allevamento, il mosciolo di Portonovo attecchisce e cresce spontaneamente sulle rocce sommerse di questo tratto di costa medio-adriatica, lungo circa 18 km (Figura 1). Lo scoglio del Trave (Figura 2), largo non più di 5 m, si estende a pelo d’acqua per almeno un chilometro a nord di Mezzavalle; dalla forma sorprendentemente rettilinea, tanto da sembrare artificiale, il Trave limita a nord la baia stessa e storicamente ha sempre rappresentato il principale sito di prelievo. Infatti, oltre ad essere un polmone continuo di larve di mitilo, rappresenta una sorta di sbarramento naturale che, deviando le correnti dominanti, è in grado di reimmettere le larve di mitilo all’interno della Baia, creando un habitat del tutto peculiare e ideale per l’attecchimento del mitilo in quest’area.

Fino al secondo dopoguerra la pesca, effettuata con l’ausilio di barche a remi, rappresentava un’integrazione al reddito per i lavoratori del porto di Ancona e per i contadini delle frazioni sovrastanti (Poggio, Varano, Massignano, Pietralacroce, Sirolo), tanto che uno dei primi attrezzi per il prelievo dei moscioli è rappresentato dal classico forcone usato per il fieno. Negli anni ‘50-60, le prime trattorie sorte a Portonovo cucinavano prevalentemente prodotti della terra, ma pian piano cominciarono a offrire ai propri clienti anche moscioli e da quel momento la pesca di questi molluschi subì un netto incremento.
Al suo apice la pesca dei moscioli poteva contare in tutta l’area (da Ancona a Numana) su circa 80 imbarcazioni, 20 delle quali operanti nell’area di Portonovo. Molti si dedicavano alla pesca del mosciolo come secondo lavoro. Ma lo sforzo di pesca era così elevato da mettere a rischio la conservazione stessa della specie nell’area. Inoltre la raccolta dei moscioli era molto dura e presupponeva l’impiego di barche e il supporto di subacquei. Pertanto, le difficoltà connesse alle pratiche di pesca, unite alla crescente concorrenza del prodotto di allevamento, hanno fatto sì che, intorno agli ‘70, la pesca dei moscioli in quest’area entrasse in una fase di profonda crisi. Il ritorno economico non particolarmente remunerativo, la difficoltà di ricambio generazionale nella ormai sparuta schiera di pescatori della zona, facevano concretamente temere l’estinzione di questo tipo di pesca. Invece, la tenacia dell’intera comunità di Portonovo, fatta di pescatori, di operatori della ristorazione e di commercianti, ha dato nuova linfa al settore.
Nel 1976 nacque la Cooperativa fra Pescatori di Portonovo e successivamente la Portonovo Pesca Srl, una delle prime a partecipazione popolare dell’area anconetana, composta da 32 soci che, con passione e lungimiranza, sono riusciti a mantenere viva un’attività di pesca vecchia di quasi un secolo e a valorizzare un prodotto di elevatissima qualità, tanto che ora questa piccola realtà e il mosciolo di Portonovo sono un fiore all’occhiello per la gastronomia marchigiana.

L’attività di pesca per prelevare il mosciolo dall’ambiente naturale è quanto di più selettivo e di basso impatto si possa pensare. La pesca viene infatti praticata da subacquei professionali che, a 5-10 metri di profondità, prelevano manualmente i moscioli dagli scogli del Conero con il solo ausilio di rampini di ferro, evitando di staccare gli esemplari più piccoli (Figura 3). Una piccola quantità di prodotto viene inoltre prelevata in un’area caratterizzata dalla presenza di moduli sommersi ai fini di ripopolamento, realizzata in collaborazione con il CNR-ISMAR di Ancona, che da oltre 30 anni conduce attività di ricerca in quest’area. L’attività di pesca, condotta da aprile fino a ottobre per un totale di circa 80 giornate di pesca, inizia all’alba e si protrae per 4-5 ore fino a che il quantitativo prelevato (in genere 4-6 quintali) soddisfa le richieste di mercato. Massimo e Paolo, che ogni giorno portano a termine un lavoro massacrante, sono probabilmente gli ultimi pescatori subacquei di mitili in Italia (Figura 4). Con un gioco di parole verrebbe da dire che sono gli ultimi dei “cozzari neri”, per via delle mute subacquee, ma ovviamente i due si offenderebbero.
Al momento sono 5 le imbarcazioni da pesca attive nella raccolta di moscioli in tutta l’area. Uno sforzo di pesca ragionevole, che consente di gestire la risorsa in maniera razionale. La Cooperativa Portonovo Pesca effettua quindi una pesca stagionale e limitata nei quantitativi per assicurare l’attecchimento e la riproduzione naturali della specie e salvaguardare così la sopravvivenza dei moscioli in quest’area.

Il prodotto, proveniente da acque di categoria A, non necessita di stabulazione e, una volta portato a terra, viene immediatamente lavorato sotto stretto controllo sanitario nel piccolo ma funzionale impianto della Cooperativa e spedito alla vendita entro una-due ore dalla cattura (Figura 5).
Il marchio, l’indicazione della data e del luogo di pesca, la vendita in sacchetti sigillati assicurano il rispetto rigoroso della filiera dal momento della pesca a quello della vendita al consumatore. La Cooperativa ha quindi lavorato molto sull’intera filiera del mosciolo selvatico di Portonovo, in modo da garantire sia la provenienza dei molluschi dalle zone di pesca previste che la tracciabilità del prodotto lungo tutta la catena distributiva.
Il consumo di moscioli, pescati anche in maniera amatoriale da pescatori sportivi in apnea, rappresenta una tradizione profondamente radicata nel territorio anconetano. Si potrebbe dire che, come il mosciolo si attacca alle rocce con il bisso, così gli anconetani sono attaccati al mosciolo. Il mosciolo “selvatico” ha insediamento peculiare nella costa alle pendici del Monte Conero e il legame con gli anconetani è particolarmente sentito, tanto da diventare protagonista di una sorta di inno: “c’avemo i moscioli e ce piace el vì”, cantano i tifosi allo stadio.
Il prodotto catturato è di qualità elevata; il profumo e il gusto conferiti ai moscioli dall’ambiente in cui crescono sono unici e inconfondibili con un prodotto di allevamento, tanto che nel 2004 il prodotto ha ottenuto il riconoscimento di presidio Slow Food del Mosciolo selvatico di Portonovo. Il riconoscimento si è basato sulla qualità organolettica del prodotto, sullo stato di conservazione del mollusco selvatico, pescato in maniera sostenibile, ma anche sul sostentamento economico che questa attività ha garantito alla comunità che ancora oggi si dedica alla sua pesca e commercializzazione.
Ma il Presidio Slow Food è stato assegnato anche per il carattere fortemente rappresentativo del mosciolo per l’intera comunità anconetana. Ormai da diversi anni, a fine giugno, il mosciolo viene celebrato in una manifestazione di grande successo, Mosciolando (Figura 6). Si tratta quindi di un prodotto tipico in cui tradizione, storia, cultura, natura e gusto si intrecciano stabilendo un profondo legame con il territorio.

In conclusione, nelle Marche e in particolare a Portonovo, si sta realizzando un piccolo miracolo commerciale e gestionale, con la valorizzazione dell’attività svolta dalla piccola pesca costiera da un lato e la gestione sostenibile della risorsa dall’altro. La sfida futura sarà quella di far fronte alle emergenze ambientali che minacciano la conservazione e la commercializzazione del prodotto: surriscaldamento delle acque, fioriture algali e riduzione dei nutrienti (oligotrofia) con conseguente diminuzione della pro­duttività sono argomenti che destano preoccupazione e che potrebbero essere alla base della riduzione dei quantitativi pescati negli ultimi anni.
Aiutare le attività sostenibili di pesca su piccola scala è uno dei principali obiettivi rinnovati dalla Commissione europea anche nel 2017, con la Dichiarazione MedFish4Ever di Malta. Va da sé che ai proclami debbano poi seguire i fatti, e i fatti dicono che realtà virtuose come quella creata a Portonovo andrebbero sostenute e incentivate per garantire un ricambio generazionale e creare basi solide per uno sviluppo futuro; basi solide fatte di strumentazioni innovative, ma anche di procedure burocratiche semplificate che possano accompagnare realtà come quella di Portonovo in un processo di crescita con la realizzazione di strutture operative più ampie e funzionali, con incentivi allo sviluppo di attività satellite come il pescaturismo e attività alternative come l’ostricoltura.


Alessandro Lucchetti

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