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Il Pesce nr. 2, 2017

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 72)

Le farine di pesce attraversano un momento di difficoltà

I volumi di produzione sono i più bassi degli ultimi cinque anni eppure il prezzo ristagna

Catture in contrazione in Perù e Cile, tiene l’Islanda
La produzione mondiale delle farine di pesce nel 2016 ha subito un vero e proprio tracollo, con una perdita del 50% circa rispetto all’anno pre­ce­dente, alla quale hanno contri­bui­to sia Perù e Cile, la cui produzione complessiva nella prima metà del 2016 è scesa a 310.000 tonnellate, vale a dire il 61% in meno rispetto al 2015, sia i paesi europei, sebbene con un declino meno marcato. Si tratta, secondo l’Osservatorio Globefish della FAO, dei volumi più bassi riscontrati negli ultimi cinque anni, con una situazione analoga per gli oli di pesce, i cui quantitativi sono scesi del 35%, a meno di 160.000 tonnellate nel periodo intercorso tra gennaio e giugno del 2016.
Sul fronte sudamericano — uno dei principali poli mondiali di produzione — ha gettato scompiglio ne­gli operatori di mercato la doppia decisione del Ministero della Pesca del Perù, il quale ha dapprima deciso di posticipare all’1 luglio l’inizio del­la prima stagione di pesca (che solitamente aveva inizio tra maggio e giugno), per poi decretarne la fine anticipata al 27 luglio, quando solo metà della quota di 1,8 milioni di tonnellate era stata raggiunta. Si trat­­tava, secondo gli esperti, di una quota azzardata, eccessivamente alta a guardare gli indici di riproduzione della biomassa, in base ai quali la stagione non avrebbe dovuto nemmeno essere avviata.
Il 2016 ha chiuso un triennio molto parco sul fronte del pescato, per l’influenza negativa esercitata in maniera pressoché costante dal fenomeno de El Niño, tanto che la seconda stagione di pesca del 2014 fu addirittura soppressa, mentre la prima stagione del 2015 dovette cominciare in anticipo, anche se quell’anno consentì ai pescatori, nel complesso dell’annata, un discreto raccolto.
Le esportazioni hanno fatto registrare cali assai considerevoli rispetto al 2014, con tassi di diminuzione che in Perù sono stati superiori al 57% per gli oli di pesce e pari al 42% per le farine di pesce; situazione non dissimile si è verificata per il vicino Cile. Gli analisti cominciano addirittura a dubitare circa la sostenibilità economica dell’intero sistema peruviano: laddove si ritiene che il complesso industriale abbia bisogno di almeno 4 milioni di tonnellate di pesce da lavorare per raggiungere il pareggio di bilancio, negli ultimi cinque anni solamente nel 2013 tale obiettivo è stato centrato.

Domanda asiatica e nord-europea toniche non sostengono il prezzo
Il principale mercato di sbocco della produzione di origine sudamericana è stata l’Asia. Le esportazioni peruviane sono andate per oltre il 70% in Cina e nel complesso l’Asia ha costituito più dei tre quarti delle esportazioni del paese andino; una quota significativa di prodotti finiti sono partiti anche dal Cile alla volta della sponda opposta del Pacifico.
La Cina ha messo a segno un incremento del 44% rispetto al 2015, la domanda è raddoppiata in Vietnam e Tailandia a motivo principalmente dei consumi legati agli allevamenti di gamberetti. I paesi dell’Europa del Nord sono quelli ove tradizionalmente si concentra l’allevamento di specie ittiche carnivore: la Norvegia ha registrato una salita del 13% nelle importazioni di farine di pesce, che hanno visto come principale fornitore l’Islanda.
Dal punto di vista dei prezzi, dopo una forte salita nella prima metà del 2016 causata dalla scarsità di prodotto sul mercato accompagnata dalla richiesta crescente da parte dei paesi asiatici, nella seconda metà dell’anno il prezzo è stato molto altalenante. Molte società sudamericane operanti nell’industria della trasformazione hanno subito pesanti contraccolpi finanziari per le esigue entrate dell’ultimo triennio, alcune delle più grandi e più indebitate si sono viste costrette a cedere contratti futuri a prezzi di realizzo per ripianare le perdite, con evidenti ripercussioni sul corso di mercato delle farine e degli oli di pesce; ciò spiega perché il prezzo è andato leggermente declinando nella seconda metà del 2016 piuttosto che salire al contrarsi dell’offerta.

Nuovi poli produttivi crescono?
In termini di prospettive, per sottrarsi agli effetti negativi de El Niño sulla produzione dei due paesi andini, il mercato si sta orientando a far crescere poli alternativi quali l’Irlanda e l’Islanda in Europa, diversi paesi dell’Africa occidentale e del Sud-Est dell’Asia: tale situazione, caldeggiata anche da investimenti cinesi nei paesi in via di sviluppo, potrebbe essere in grado di rilanciare la produzione annua di farine, che tra il 2000 e il 2016 è calata approssimativamente di 2,5 milioni di tonnellate.


Roberto Villa

Il Pesce
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