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Il Pesce nr. 2, 2017

Rubrica: Osservatorio internazionale
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 54)

Il mercato delle aragoste nel 2016

Prezzo ai massimi dell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Nell’UE continua la discussione sul possibile bando dell’aragosta americana viva

La diatriba scientifica tra l’Unione Europea e i produttori nordamericani
Nel marzo del 2016, a seguito del ritrovamento di alcune decine di esemplari vivi nelle proprie acque superficiali, la Svezia ha promosso una petizione all’Unione Europea affinché venga istituito un bando per l’importazione di aragoste giganti vive da Stati Uniti e Canada, per il timore che questa specie, nota anche come astice atlantico (Homarus americanus), possa rimpiazzare l’aragosta indigena in breve tempo o costituire una fonte di malattie per la specie europea. Numerose sono state sinora le prese di posizione della comunità scientifica, con punti di vista diversificati sull’effettivo rischio di una tale evenienza.
Sulla sponda atlantica emergono già posizioni agguerrite, addirit­tura viene ventilato il ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio, mentre il Canada Lobster Council ha espresso forte disappunto ed ha richiesto l’avvio di negoziati con l’UE e con la Svezia. Il forum scientifico sulle specie invasive dell’Unione Europea ha confermato in settembre la validità della valutazione del rischio condotta dagli esperti svedesi.
Nei primi sei mesi del 2016 l’Unione ha importato 8.600 tonnellate di aragoste in tutte le forme, incluse quelle vive, delle quali 2.600 dagli Stati Uniti, con un incremento del 19% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente; uguale volume di 2.600 tonnellate è stato importato nel primo semestre dal Canada, in questo caso l’incremento è stato del 30% sul primo semestre del 2015.

La stagione scarsa fa impennare i prezzi
La stagione di pesca primaverile del 2016 sull’isola di Prince Edward (Canada) è stata piuttosto scarsa, con un volume di appena 10.700 tonnellate rispetto alle 12.100 della stagione precedente, tuttavia il buon prezzo ha consentito un aumento del valore a 148 milioni di dollari canadesi, corrispondenti a 114 milioni di dollari USA.
Situazione simile nel Maine (USA), dove un calo del 50% delle quantità pescate rispetto all’anno prima ha fatto salire i prezzi a 6,50 dollari per libbra (pari a 14,3 USD/kg). Giova ricordare che i due paesi nordamericani sono i principali produttori mondiali, che hanno fatto segnare un notevole sviluppo del mercato: se nel 2007 avevano pescato 86.000 tonnellate, nel 2015 si è arrivati a circa 150.000 tonnellate.
Secondo i dati diffusi dall’osservatorio Globefish della FAO, le importazioni a livello mondiale si sono attestate a 58.000 tonnellate nel primo semestre del 2016, in aumento del 3% sul corrispondente periodo del 2015.
La Cina ha fatto un balzo del 26% sino a toccare la soglia delle 10.000 tonnellate, al contrario gli Stati Uniti hanno registrato un calo dell’11% per un volume di merce importata pari a 24.900 tonnellate, calo dovuto quasi unicamente alla riduzione delle esportazioni dal Canada.
Negli Stati Uniti il prezzo della polpa di aragosta è andato crescendo costantemente nei primi due trimestri del 2016, per stabilizzarsi solamente in luglio. Il prezzo dell’aragosta è ai massimi dell’ultimo decennio e la domanda in continua crescita non accenna a farne calare il valore di scambio, sulla costa orientale il prezzo al dettaglio in settembre dell’aragosta viva era compreso tra i 9 e gli 11 dollari per libbra, rispettivamente 19,8 e 24,2 USD/kg.

Aragosta solo per ricchi? Non più, ora è anche da McDonald
Sul fronte dei consumi, l’aragosta sta uscendo dalla nicchia per benestanti in cui era tradizionalmente relegata per divenire un cibo alla moda, specialmente nel Regno Unito ma anche negli Stati Uniti, dove i cuochi, nonostante il prezzo molto alto, non rinunciano ad inserire nel menù l’aragosta sebbene in qualche caso riducendone la quantità tra gli ingredienti.
Nei menu dei ristoranti McDonald spopolano i lobster rolls introdotti nel 2015 mentre l’interesse dell’industria nello sviluppare piatti pronti a base di aragosta sarà un ulteriore elemento per tenere alti i costi di questo crostaceo nei prossimi anni nelle principali economie sviluppate.
Il mercato cinese, che ha visto una vera e propria esplosione di consumi nel 2016 con prezzi in forte salita, potrebbe risentire del rallentamento della crescita economica prevista per il 2017 e per l’anno successivo, situazione che dovrebbe far diminuire tanto il prezzo sul mercato interno quanto i volumi delle importazioni dall’estero.


Roberto Villa

Il Pesce
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