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Il Pesce nr. 1, 2017

Rubrica: Commercializzazione
(Articolo di pagina 32)

Crostacei e benessere animale

Il recente pronunciamento di inammissibilità di un ricorso della Corte di Cassazione con conseguente conferma della condanna di un ristoratore per la detenzione di astici e aragoste in un frigorifero con le chele legate, riporta all’attenzione del pubblico e degli esperti i problemi legati alla commercializzazione di prodotti ittici vivi. Restano infatti diffuse, seppure con una distribuzione diversa a seconda dei Paesi e delle aree geografiche, abitudini alimentari che prevedono l’acquisto di prodotti ittici vivi e, in alcuni casi, la loro diretta cottura a garanzia della sicurezza e della qualità del prodotto. È uso comune, nelle città costiere, l’acquisto diretto di diverse specie di pesci ancora in vita presso i mercati di primo sbarco. Alcune specie, grazie alla resistenza fuori dall’acqua e alla rapidità dei trasporti, sono in grado di arrivare vive sui mercati, anche dopo voli intercontinentali. I crostacei esposti vivi sul banco ai fini della vendita, a livello normativo, vengono considerati prodotti della pesca mantenuti vivi, e quindi già “alimento” e non più “animali”, ai sensi dell’art. 2, lettera b, del Regolamento CE n. 178/2002 (“Animali vivi … preparati per l’immissione sul mercato ai fini del consumo umano”). Le indicazioni specifiche in materia di igiene per gli alimenti d’origine animale previste dal Reg. CE n. 853/2004 prevedono che, durante lo stoccaggio e il trasporto, i prodotti della pesca mantenuti vivi “devono essere mantenuti a una temperatura e in condizioni che non pregiudichino la sicurezza alimentare o la loro vitalità” (All. III, sezione VIII, cap. VII, punto 3, del Reg. CE n. 853/2004), mentre i prodotti della pesca freschi devono essere mantenuti a una “temperatura vicina a quella del ghiaccio in fusione” (cap. VII e VIII, punto 1, del Reg. CE n. 853/2004). Fatto salvo l’obiettivo generale “in materia di igiene per gli alimenti di origine animale”, sempre ai sensi del Reg. CE n. 853/2004, gli operatori del settore alimentare devono inoltre rispettare i “requisiti relativi al benessere degli animali (…)”.
Attualmente non esiste una normativa vigente che disciplini e garantisca il benessere dei prodotti della pesca mantenuti vivi. Il Reg. CE n. 1099/2009 relativo alla “protezione degli animali durante l’abbattimento” non si applica agli animali invertebrati e, per quanto riguarda i pesci, si applica soltanto in parte (art. 3, paragrafo 1 “…durante l’abbattimento e le operazioni correlate sono risparmiati agli animali dolori, ansia o sofferenze evitabili”). L’assenza di una posizione univoca da parte delle autorità competenti lascia spazio a interpretazioni basate su sensibilità o valutazioni scientifiche da parte di singoli che, oltre a creare condizioni diverse per le imprese, finiscono con l’orientare anche le sentenze sui singoli casi da parte dei Tribunali. La Regione Piemonte nel 2004, con un provvedimento legato alle aree mercatali, aveva previsto la possibilità di esposizione su ghiaccio dei crostacei nelle fasi di vendita. Una recente revisione della letteratura da parte del Ce.I.R.S.A. (Centro Interdipartimentale di Ricerca e Documentazione sulla Sicurezza Alimentare – ASL TO 5), effettuata anche al fine di rispondere a richieste da parte dell’autorità giudiziaria, non ha consentito di evidenziare vantaggi significativi, rispetto agli obiettivi di garantire la sicurezza alimentare e il benessere animale, tra la esposizione su ghiaccio e l’impiego di acquari.

(Fonte: www.ceirsa.org)

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