Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 1, 2017

Rubrica: Sicurezza alimentare
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 118)

Richiamo di alimenti non conformi per la tutela dei consumatori

L’Operatore del Settore Alimentare, vale a dire “la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nell’impresa alimentare posta sotto il suo controllo” (definizione data dall’art. 3 del Regolamento CE n. 178/2002), ha, tra i numerosi obblighi finalizzati alla garanzia della sicurezza alimentare e alla tutela della salute dei consumatori, quelli relativi alla rintracciabilità e al ritiro dal mercato. Questo finché l’alimento si trova nell’ambito della catena commerciale. Grazie alle procedure adottate e alla documentazione commerciale è possibile rintracciare l’alimento, a monte e a valle, procedendo se necessario, in caso di non conformità verificata in autocontrollo da una delle imprese della filiera o durante il controllo ufficiale, al ritiro dal mercato. Importanti indicazioni in merito vengono date dall’Intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome Rep. Atti n. 204/CSR del 13 novembre 2008, recante “Linee guida per la gestione operativa del sistema di allerta per alimenti destinati al consumo umano”, che definisce peraltro il “ritiro dell’alimento: qualsiasi misura volta ad impedire la distribuzione e l’offerta al consumatore di un prodotto non conforme ai requisiti di sicurezza alimentare”. È analoga la definizione di “ritiro del mangime”, in considerazione del fatto che il Reg. 178/2002 accomuna tra loro gli alimenti per uso umano e i mangimi, partendo da un concetto di filiera estesa alle fasi di allevamento finalizzate alla produzione di alimenti di origine animale. Il sistema RASFF – Rapid Alert System for Food and Feed, ormai da anni a regime, grazie alla collaborazione tra le imprese del settore alimentare e le autorità competenti (secondo quanto definito dal DLgs n. 193/2007, Ministero della Salute, Regioni e Province autonome, ASL) consente un efficace sistema di ritiro, sebbene persistano problemi di tempestività solo in parte risolvibili: i tempi delle analisi e delle emissioni dei relativi rapporti di prova, quelli di attivazione del sistema di allerta da parte delle autorità competenti e i “tempi di reazione” degli OSA nell’avviare la procedura di ritiro devono essere il più possibile ottimizzati. Comunque, “l’attività di ritiro è a totale carico dell’operatore, che deve dare preventiva comunicazione a tutti i clienti” (Linee guida citate, punto 6), avendo predisposto la necessaria procedura contenente le azioni e la modulistica utili a operare rapidamente e razionalmente. Per maggiore chiarezza si riporta la prima parte del paragrafo 1 dell’art. 19 del Reg. 178/2002 (Obblighi relativi agli alimenti: operatori del settore alimentare): “Se un operatore del settore alimentare ritiene o ha motivo di ritenere che un alimento da lui importato, prodotto, trasformato, lavorato o distribuito non sia conforme ai requisiti di sicurezza degli alimenti, e l'alimento non si trova più sotto il controllo immediato di tale operatore del settore alimentare, esso deve avviare immediatamente procedure per ritirarlo e informarne le autorità competenti”.
Il Reg. 178/2002 prevede che “gli operatori del settore alimentare e dei mangimi devono disporre di sistemi e procedure per individuare le imprese alle quali hanno fornito i propri prodotti” e che “le informazioni al riguardo sono messe a disposizione delle autorità competenti che lo richiedano” (art. 18, paragrafo 3). Le Linee guida, tra l’altro, riportano (All. C, in riferimento al punto 9 dell’Intesa CSR) uno schema utile alla redazione dell’elenco clienti, riportante per ciascun acquirente: la ragione sociale, l’indirizzo completo (via, località, comune, provincia, regione, nazione), telefono, e-mail, lotto, scadenza/TMC, quantitativo venduto, tipologia delle confezioni, numero delle confezioni, data di consegna, DDT). Tale schema, debitamente compilato, deve essere fornito dall’OSA all’autorità competente territoriale (ASL), che procederà all’attivazione del sistema di allerta nonché alle verifiche e alle necessarie comunicazioni al nodo regionale, intraprendendo eventuali provvedimenti e azioni sostitutive (es. sequestro cautelativo in caso di presenza sul mercato del lotto oggetto di ritiro).

Il “richiamo”
Nel caso in cui l’alimento non si trovi più nella disponibilità di uno degli OSA della filiera, cioè quando è già stato venduto al dettaglio al consumatore, è necessario procedere al “richiamo”, come stabilito dall’ultima parte del paragrafo 1 dell’art. 19 del Reg. 178/2002: “Se il prodotto può essere arrivato al consumatore, l’operatore informa i consumatori, in maniera efficace e accurata, del motivo del ritiro e, se necessario, richiama i prodotti già forniti ai consumatori quando altre misure siano insufficienti a conseguire un livello elevato di tutela della salute”. La necessità di procedere in tal senso dipenderà da un’adeguata valutazione del rischio. Ricordiamo, peraltro, che nella vendita al dettaglio non è previsto l’obbligo di rintracciabilità a valle, non essendo possibile individuare, in assenza di documenti commerciali quali le fatture o documenti di trasporto, i clienti/consumatori finali che hanno acquistato l’alimento. Esenzione che non vale, tuttavia, per le transazioni commerciali tra un venditore al dettaglio e un’altra impresa del settore alimentare (es. un ristorante): transazioni per le quali vige l’obbligo di rintracciabilità e, in caso di non conformità, quello di ritiro dal mercato.
La questione del “richiamo” è oggi meglio specificata dall’Ufficio 8 della Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione del Ministero della Salute con la Circolare prot. n. 0022660-P-31/05/2016. In tale documento, per “richiamo” si intende la “procedura obbligatoria a carico dell’OSA, in conformità a quanto previsto dal citato art. 19 par. 1” del Reg. 178/2002. L’ufficio ministeriale aggiunge in premessa che l’obbligo vige anche per gli operatori economici responsabili della sicurezza di materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (MOCA), di cui al Regolamento (CE) n. 1935/2004, che com’è noto contribuiscono alla sicurezza alimentare fornendo agli OSA materiali (involucri, attrezzature, materiali vari) che non devono cedere agli alimenti sostanze pericolose per la salute.
Innanzitutto vengono elencate le indicazioni minime necessarie per una agevole individuazione da parte del consumatore del prodotto oggetto di richiamo: denominazione di vendita, marchio del prodotto, nome o ragione sociale dell’OSA a nome del quale il prodotto è stato commercializzato, lotto di produzione, marchio di identi­ficazione dello stabilimento ove applicabile (è il caso dei prodotti alimentari di origine animale, che riportano sull’etichetta o sull’imballaggio il “bollo CE”), nome del produttore e sede dello stabilimento, data di scadenza o termine minimo di conservazione, descrizione peso/volume dell’unità di vendita, motivo del richiamo (per tale elemento viene richiesta una descrizione precisa del pericolo determinante il richiamo del prodotto, non essendo ritenuta sufficiente una indicazione generica come “prodotto non conforme”), istruzioni al consumatore per la gestione del prodotto ed eventuali avvertenze (tra cui le mo­dalità per contattare l’assistenza clienti dell’OSA, es. mediante numero verde o e-mail), la fotografia del prodotto.

Modalità operative di richiamo
Secondo la Circolare, l’OSA preposto ad attivare il richiamo è il titolare del marchio del prodotto o il distributore/importatore, essendo responsabile primario della sicurezza alimentare; tale soggetto effettua, garantendo requisiti di efficacia ed accuratezza, una comunicazione di richiamo ai consumatori, contenente le informazioni minime già elencate. Le procedure da seguire per la tutela della salute sono definite a seconda che si sia già riscontrato un grave rischio o che sia ancora necessaria una valutazione del rischio, e sono descritte nell’allegato 1, con un richiamo alla citata Intesa CSR del 13 novembre 2008. I casi di “grave rischio per la salute umana” sono elencati in base agli effetti immediati (acuti) e a lungo termine (cronici); per ciascuna di tali categorie di effetti vengono definite le modalità di comunicazione ai cittadini.

Effetti a breve termine
Si tratta degli effetti nocivi gravi che si manifestano immediatamente o dopo un breve tempo dall’assunzione, anche su specifiche categorie di popolazione come soggetti allergici, immunodepressi, anziani o donne in gravidanza, come nel caso di:
alimenti contenenti sostanze proibite;
alimenti contenenti residui di pesticidi o loro metaboliti o prodotti della loro degradazione per i quali è superata la dose acuta di riferimento (ARfD) per la sostanza;
alimenti contenenti contaminanti biologici (batteri, virus, funghi, prioni, parassiti o loro metaboliti, tossine fungine, batteriche o algali) oltre i limiti fissati dalla normativa in grado di indurre, con elevata probabilità, malattia nell’uomo;
alimenti preconfezionati contenenti allergeni non dichiarati in etichetta.

Modalità di comunicazione:
affissione nei punti vendita interessati, da parte degli OSA (distributori e dettaglianti), di apposita cartellonistica;
comunicazione di richiamo da parte degli OSA (si ritiene limitatamente ai responsabili dell’immissione sul mercato e ai grandi distributori) mediante stampa, ANSA, radio o TV, secondo la distribuzione dell’alimento, e mediante il proprio sito web o social network: in mancanza di queste ultime modalità, mediante comunicato sul portale del Ministero della Salute.

Effetti a lungo termine:
probabili effetti tossici cumulativi sui consumatori e sui loro discendenti, come nel caso di alimenti con residui di pesticidi o loro metaboliti o prodotti della loro degradazione per i quali è superata la dose giornaliera accettabile (ADI) pur non essendo fissata una dose acuta di riferimento;
alimenti contenenti sostanze teratogene, genotossiche o cancerogene che superano i limiti fissati o che, in assenza di limiti, superano la dose giornaliera tollerabile (TDI);
alimenti con livello di contaminazione radioattiva da Cs 134 e Cs 137 superiore ai limiti stabiliti dalla normativa comunitaria (Reg. n. 737/1990 modificato dal Reg. n. 616/2000);
organismi geneticamente modificati (in riferimento al Regolamento CE n. 1829/2003);
nuovi alimenti e nuovi ingredienti alimentari non ancora autorizzati all’immissione in commercio (Novel Food o Nuovi Alimenti, Regolamento CE n. 258/1997).

Modalità di comunicazione:
Affissione nei punti vendita interessati, da parte degli OSA (distributori e dettaglianti), di un’apposita cartellonistica;
comunicazione di richiamo da parte degli OSA (si ritiene limitatamente ai responsabili dell’immissione sul mercato e ai grandi distributori) mediante il proprio sito web o su social network o, in mancanza, mediante comunicato sul portale del Ministero della Salute.

Obblighi del dettagliante
Per l’OSA che effettua il commercio al dettaglio si desume, dall’esame della normativa vigente e della Circolare, l’obbligo di collaborare con i propri fornitori (produttori e distributori) e con l’autorità competente al richiamo, affiggendo presso i propri punti vendita i cartelli forniti, comunicando (anche verbalmente) corrette informazioni ai propri clienti. L’OSA deve ovviamente accettare la restituzione delle confezioni di prodotti alimentari oggetto di richiamo, isolandole e identificandole mediante cartelli (es. “Prodotto richiamato. Non in vendita, da restituire al fornitore”) fino al ritiro materiale da parte del fornitore. Si ritiene che i prodotti richiamati possano essere gestiti insieme a quelli ritirati (eliminati dagli scaffali), pur con identificazione separata.
La consegna al fornitore deve essere tracciata mediante documentazione commerciale (comunemente detta “bolla di reso” o simile).

Valutazione scientifica del rischio
In caso di necessità di una valutazione scientifica volta ad accertare una eventuale situazione di grave rischio, il riferimento è alle Linee Guida sulla Comunicazione del Rischio dell’EFSA. Una volta valutato un rischio elevato si procede come già descritto. In caso, invece, di rischio sconosciuto, in via precauzionale è prevista l’attivazione delle procedure di ritiro dal mercato e di richiamo; quest’ultima viene effettuata mediante almeno l’affissione della cartellonistica nei punti vendita.

Il portale del Ministero della Salute
Allo scopo di consentire ai consumatori di accedere tempestivamente alle informazioni, sarà attivato un sistema di pubblicazione dei richiami sul sito web del Ministero della Salute. L’OSA, in caso di richiamo, deve compilare il modello di cui all’allegato 2 della Circolare con tutte le informazioni previste e trasmetterlo alla ASL competente; questa effettua una valutazione di appropriatezza e trasmette il modello alla Regione per la pubblicazione sulla sezione NSIS–Nuovo Sistema Informativo Sanitario del sito del Ministero, oppure, se delegata dalla Regione, provvede direttamente alla pubblicazione, che deve avvenire “tempestivamente o comunque non oltre le 48 ore”. La Regione può anche effettuare la pubblicazione sul proprio sito. L’OSA, in caso di esito favorevole dell’analisi di revisione, potrà predisporre, con la stessa procedura, un comunicato di smentita, da pubblicare sul sito del Ministero della Salute. L’alimento già oggetto di ritiro e di richiamo potrà così essere “riabilitato” e potrà essere cessata l’attuazione delle procedure intraprese.

Verifiche da parte dell’ASL
Analogamente a quanto previsto per il ritiro dal mercato dalle Linee guida del 13 novembre 2008, l’ASL, in quanto autorità competente, effettua verifiche sull’effettiva e corretta gestione del richiamo, verificando l’avvenuta comunicazione, la documentazione prodotta dall’OSA, gli alimenti riconsegnati dai consumatori, il ritiro da parte dei fornitori e ogni altro elemento utile.

Provvedimenti
Qualora l’OSA non adempia all’obbligo del richiamo, l’ASL adotta un provvedimento a tutela della salute pubblica, imponendo all’OSA di effettuare il richiamo; inoltre, contesta allo stesso OSA la violazione amministrativa delle disposizioni dell’art. 19 del Reg. n. 178/2002, sanzionata dall’art. 4 del DLgs n. 190/2006 (sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 12.000 euro, con possibilità di pagamento in misura ridotta della somma di 4.000 euro per l’estinzione del procedimento). Se l’OSA non provvede entro 24 ore dal provvedimento ad attivare il richiamo, l’ASL subentra con attività sostitutiva, effettuando direttamente il richiamo e addebitando le spese all’OSA; inoltre, le ASL “valutano l’eventuale informativa all’autorità giudiziaria”.
A tal fine, si ritiene corretto indicare preventivamente sul provvedimento impositivo del richiamo, da notificare all’OSA con le modalità previste per la notificazione degli atti amministrativi e giudiziari, che l’inottemperanza comporterà la violazione dell’art. 650 del Codice Penale (“Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 206”).

Avvisi di sicurezza
La Circolare introduce la definizione di “avviso di sicurezza: forma di comunicazione diversa rispetto al richiamo dell’OSA, utilizzata dal Ministero della Salute recante informazioni basate su fonti ufficiali, divulgata a scopo precauzionale e a fini di tutela della salute pubblica ….. diramato sotto forma di pagina web e/o di comunicato stampa”. Ma già le Linee guida del 2008 citate, nel punto 7 (Competenze della Regione – Nodo regionale) e nel punto 8 (Competenze del punto di contatto nazionale), prevedevano la possibilità per gli stessi nodi regionali e nazionale, in caso di particolari rischi sanitari (e quindi in presenza di situazioni di pericolo per la salute), di effettuare comunicazioni ai cittadini, tramite i mezzi di informazione a diffusione, rispettivamente, regionale o nazionale. Un avviso di sicurezza non esime comunque dall’attivare la procedura di richiamo l’OSA, che mantiene i suoi obblighi. La prerogativa di predisporre tali avvisi, in via sussidiaria, per effettuare una corretta informazione dei cittadini, viene riservata al Ministero della Salute “in caso di malattia a trasmissione alimentare ove sia stata accertata la correlazione almeno epidemiologica con un alimento”, nei casi di crisi ed emergenze o in attesa di individuare gli OSA distributori di prodotti extra-nazionali a rischio.

Le “fonti ufficiali”
Le “fonti ufficiali”, vale a dire i soggetti che forniscono al Ministero della Salute le informazioni utili alla predisposizione degli avvisi di sicurezza, sono elencate nella Circolare:

  • i sistemi informativi quali RASFF – Rapid Alert System for Food and Feed (Sistema rapido di allerta per alimenti e mangimi), EWRS – European Weed Research Society (Società Europea di Ricerca sulle Erbe infestanti), INFOSAN – International Food Safety Authorities Network (presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità);
  • autorità quali le Regioni e le ASL (che, ricordiamo, sono individuate come autorità competenti per la sicurezza alimentare), ma anche il Comando Carabinieri per la tutela della salute (NAS) e l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

La Circolare, inoltre, elenca altri soggetti che possono essere fonte di informazioni:
forze di Polizia e Istituzioni partecipanti a vario titolo al Piano Nazionale Integrato dei controlli;
laboratori ufficiali (Istituto Superiore di Sanità, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, ARPA, laboratori di prevenzione e di Sanità pubblica).
Si riterrebbe opportuno che anche le informazioni pervenute dagli OSA mediante il modulo Allegato 2 fossero utilizzate, secondo valutazione del Ministero, per eventuali avvisi di sicurezza, soprattutto se provenienti da Laboratori che svolgono analisi in autocontrollo accreditati e iscritti agli elenchi regionali ai sensi della Legge n. 88/2009 e delle Linee guida di cui all’Accordo 78/CSR/2010, come più recentemente ribadito dalle Linee guida di cui all’Accordo n. 84/CSR/ del 7 maggio 2015.

Conclusioni
La procedura per il richiamo degli alimenti non conformi, emanata dalla DGSAN del Ministero della Salute, costituisce uno strumento sia per le autorità competenti sia per gli Operatori del Settore Alimen­tare, utile alla tutela della salute dei consumatori, integrando la normativa vigente e gli atti amministrativi disponibili (Linee Guida CSR) per aspetti precedentemente non dettagliati. Si rafforza nelle nuove regole il concetto di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, sia nelle imprese alimentari che nelle autorità sanitarie e organi di controllo, con il fine unitario della garanzia della sicurezza alimentare a vantaggio della collettività. È particolarmente importante il concetto di “trasparenza” nella comunicazione, dovendo essere evitati messaggi generici che non indicano con chiarezza la causa del richiamo dei prodotti. A tal fine tutti gli OSA devono superare la tentazione di una comunicazione solo parziale, dettata da un atteggiamento di presunta autodifesa commerciale. Alla trasparenza potrà contribuire la disponibilità sul portale del Ministero dei dati relativi ai prodotti oggetto di “richiamo” e delle eventuali “smentite”.


Marco Cappelli
Tecnico della Prevenzione ASL n. 5 – La Spezia



Riferimenti normativi
Reg.(CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GUCE n. L 371 del 01/02/2002), modificato dal Reg. (CE) n. 1642/2003 (GUCE n. L 245 del 29/09/2003).
Intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome Rep. Atti n. 204/CSR del 13 novembre 2008, recante “Linee guida per la gestione operativa del sistema di allerta per alimenti destinati al consumo umano” (GURI n. 287 del 09/12/2008).
Decreto legislativo 6 novembre 2007 n. 193, “Attuazione della direttiva 2004/41/CE relativa ai controlli in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore” (GURI n. 261 del 09/11/2007 – SO n. 228).
Circolare del Ministero della Salute, Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli alimenti e la Nutrizione Uff. 8, 0022660-P-31/05/2016.
Reg. (CE) n. 1935/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 ottobre 2004 riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari e che abroga le direttive 80/590/CEE e 89/109/CEE (GUUE L 338 del 13/11/2004).
Reg. n. 737/1990 del Consiglio, del 22 marzo 1990, relativo alle condizioni di impor­tazione di prodotti agricoli originari dei Paesi Terzi a seguito dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl (GUCE n. L 82 del 29/03/1990).
Regolamento (CE) n. 616/2000 del Consiglio, del 20 marzo 2000, che modifica il Regolamento (CEE) n. 737/90 relativo alle condizioni d’importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl  (GUCE n. L 075 del 24/03/2000).
Reg. (CE) n. 1829/2003 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 settembre 2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (GUUE L 268 18/10/2003).
Regolamento (CE) n. 258/1997 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 gennaio 1997 sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari (GUCE L 43 del 14/02/1997).
EFSA (2015), “Linee guida per la comunicazione del rischio”, www.efsa.europa.eu/sites/default/files/corporate_publications/files/riskcommguidelines150210it.pdf
Decreto legislativo 5 aprile 2006 n. 190, “Disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n. 178/2002 che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel settore della sicurezza alimentare” (GURI  n. 118 del 23/05/2006).
Regio Decreto 19 ottobre 1930 n. 1398, Codice penale (SOGURDI n. 253 del 28/10/1930) e successive modificazioni.
Legge  7 luglio 2009 n. 88, Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee, Legge comunitaria 2008 (GURI Serie Generale n. 161 del 14/07/2009 SO n. 110).
Accordo ai sensi dell’articolo 40, comma 3, della legge 7 luglio 2009 n. 88, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sul documento relativo alle “Modalità operative di iscrizione, aggiornamento, cancellazione dagli elenchi regionali di laboratori e modalità per l’effettuazione di verifiche ispettive uniformi per la valutazione della conformità dei laboratori”, Rep. Atti n. 78/CSR del 08/07/2010.
Accordo, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del DLgs 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sul documento recante “Linee guida per il controllo ufficiale dei laboratori che eseguono le analisi nell’ambito dell’autocontrollo delle imprese alimentari”, ai sensi dell’articolo 6, comma 2 dell’Accordo Rep. n. 78/CSR/2010.  Rep. Atti n. 84/CSR del 07/05/2015.

Il Pesce
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Il Pesce:
Annuario del Pesce e della Pesca
La banca dati che con cadenza annuale costituisce un prezioso strumento di lavoro per gli operatori del settore ittico e acquacoltura.