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Il Pesce nr. 1, 2017

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 116)

Non solo per istinto

Uno studio svedese dimostra un nesso tra le attivitĂ  umane e la propensione alla migrazione dei salmoni, con importanti risvolti ecologici ed economici

La migrazione, sia essa per aria, terra o acqua, riguarda migliaia di specie animali sulla Terra, è un fenomeno innato che spinge gli individui a muoversi allo scopo di trovare migliori condizioni per la sopravvivenza della specie, dal pun­to di vista sia alimentare sia ripro­duttivo. Il salmone atlantico (Salmo salar) è una delle più importanti tra le specie di interesse ecologico e contemporaneamente economico a mostrare questo comportamento, tanto noto da essere divenuto culturalmente paradigmatico dell’andare controcorrente, con riferimento al percorso degli adulti.
Sinora molti studi hanno indagato gli aspetti ecologici della migrazione mentre quelli neuro-biologici sono rimasti sostanzialmente inesplorati. A contribuire a colmare questo buco ci ha pensato un gruppo di ricer­catori del Dipartimento di Ecologia e Scienze Ambientali dell’Università di Umeå, una città nel nord della Svezia affacciata sul Golfo di Botnia, i quali hanno voluto comprendere cosa influenzi il fenomeno migratorio al di là dei già conosciuti impulsi innati di natura ambientale e genetica, per giungere ad una visione a tutto tondo della migrazione che possa consentire una migliore conservazione delle popolazioni del salmone selvatico.
Grande attenzione è stata posta agli aspetti motivazionali che spingono alla migrazione, lasciando un ambiente noto per realizzare un lungo percorso nel quale le condizioni sono certamente più avverse e possono anche essere letali: la paura è un freno psicologico ed istintivo altrettanto forte rispetto alla tendenza geneticamente inscritta a spostarsi.
Il controllo dell’ansia nei vertebrati può essere realizzato con l’attivazione del recettore GABAA nel sistema nervoso centrale, sia tramite il neuro-trasmettitore endogeno acido gamma-amminobutirrico (GABA) sia tramite altre molecole ad azione agonistica; infatti farmaci ad attività ansiolitica usati dall’uomo sono efficaci anche in altre specie animali: nei pesci tali farmaci sono utili per capire gli aspetti cognitivi e comportamentali di fronte a situazioni di pericolo, come quelli che avvengono durante il processo migratorio, ed è proprio quello che i ricercatori svedesi hanno messo in pratica.
Lo studio si è basato sulla com­parazione di due gruppi di giovani salmoni, uno osservato in un am­biente trattato con oxazepam — principio attivo di molti farmaci ansiolitici, modulatore del recettore GABAA — l’altro in acque non trattate; per dare maggiore rilevanza lo studio è stato replicato sia in un ambiente naturale (un torrente tributario del fiume Ume) sia in un ambiente artificiale di laboratorio. Si è potuto constatare in entrambi i casi che la velocità della migrazione era significativamente incrementata nei salmoni cresciuti nelle acque trattate con il farmaco, per diminuire nel tempo oltre le sessanta ore dall’esposizione, momento nel quale il farmaco si ritiene sia stato in gran parte metabolizzato e quindi non più attivo.
L’assimilazione del farmaco ha infatti ridotto la paura dei giovani salmoni di uno e due anni di età usati nell’esperimento ad affrontare il viaggio verso l’ignoto, stac­candosi dall’ambiente sicuro e conosciuto nel quale erano sinora stati allevati.
Le conseguenze ecologiche sono di primaria importanza, poiché già studi precedenti avevano dimostrato che acque con contenuti anche modesti di farmaci ansiolitici — gli stessi livelli che sono stati di proposito testati nello studio in oggetto — possono influenzare la migrazione dei pesci, per di più l’incremento previsto nell’uso di farmaci ansiolitici a livello mondiale si stima potrebbe far raddoppiare le attuali con­centrazioni nelle acque vicine alle aree urbanizzate.
Dal punto di vista economico tale studio consente di avere uno strumento in più negli allevamenti per favorire la migrazione delle popolazioni selvatiche verso il mare, fino al doppio dell’intensità naturale, decisamente più efficace delle tecniche basate sulla variazione del regime dietetico o altre utilizzate sinora con scarsi risultati: se si considera che una bassa intensità di migrazione comporta una accresciuta esposizione ai fattori avversi quali la predazione, la conferma che questa ricerca porta alla possibilità di avere una gestione controllata della migrazione dei salmoni è di notevole importanza.


Roberto Villa



Nota

Per maggiori informazioni sul­l’ar­ticolo:
www.nature.com/articles/ncomms13460
Hellström G. et al., GABAergic anxiolytic drug in water increases migration behaviour in salmon, Nat. Commun. 7, 13460, Doi: 10.1038/ncomms13460 (2016).

Il Pesce
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