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Il Pesce nr. 6, 2012

Rubrica: Fiere
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 118)

I cibi che cambiano il mondo invadono Torino

Salone del Gusto e Terra Madre edizione 2012

Altro che 50 sfumature di grigio, o di rosso, o di nero o, come direbbe Luciana Littizzetto, piemontese Doc, di un tristissimo “marron”… Il Salone del Gusto di Torino edizione 2012, svoltosi dal 25 al 29 ottobre in contemporanea con il congresso Terra Madre, la rete internazionale delle comunità del cibo, è apparso agli occhi degli oltre 220.000 visitatori come un bellissimo arcobaleno o, ancora meglio, una grande tavolozza su cui hanno trovato posto tutti i colori esistenti, quelli della terra e dei suoi frutti, quelli degli agricoltori vestiti a festa e dei produttori, dei piccoli artigiani e degli allevatori. «Slow Food ha parlato al mondo e il mondo ha parlato a Slow Food» ha dichiarato Carlo Petrini, deus ex machina del salone e di tutto quello che vi gira intorno. Recentemente rieletto all’unanimità alla presidenza dell’associazione della chiocciolina, abbiamo più volte incontrato Carlin che si aggirava orgoglioso tra gli espositori chiedendo, interessato, delle novità, delle problematiche, dei successi e dei progetti futuri. Un salone ricco, ricchissimo di culture differenti, storie, racconti, tradizioni da preservare, custodire gelosamente perché non vadano perse ma anche da divulgare, far conoscere, perché anche le nuove generazioni ne possano godere. A cominciare da quegli 8.000 studenti e i 3.700 bambini che hanno preso parte alle attività educative organizzate durante le cinque giornate della rassegna, affrontando temi importanti quali l’acqua, la salute e l’ambiente.


Per non parlare dei 650 delegati provenienti da 95 Paesi che hanno partecipato al VI Congresso Internazionale di Slow Food discutendo di clima, sicurezza alimentare e biodiversità. «La fusione tra Salone del Gusto e Terra Madre ha reso questa edizione la più bella di sempre, permettendo uno scambio continuo tra i Paesi, mescolando profumi e nazionalità, in cui è stata notevole la partecipazione dei giovani, produttori, delegati e semplici visitatori» ha dichiarato Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. 
«Nonostante il difficile periodo che stiamo attraversando, molti prodotti erano esauriti nel Mercato già domenica sera, denotando una sempre maggiore attenzione del pubblico ai cibi di alta qualità. È infatti tempo che lo stato di salute del comparto agroalimentare diventi la cartina di tornasole per comprendere la condizione del Paese».

Tra i padiglioni di Lingotto Fiere e l’Oval erano 80.000 i metri qua-drati di questo grande mercato, dove, oltre ai profumi di formaggi e salumi, salsicce e cotechini, oli e mieli, caffè e biscotti, gelati, hamburger speciali, piatti della tradizione offerti nelle gettonatissime baracchine dei cibi di strada e proposte più esotiche, si poteva passeggiare tra gli orti (quello africano era un vero spettacolo per gli occhi, tra banani, fiori di ibisco e alberi di papaia, realizzato per ricordare ai visitatori, meglio che con qualsiasi depliant illustrativo, il progetto “Mille orti in Africa”) o annusare le cassettine in legno colme di delicate piantine aromatiche posizionate ai lati dei corridoi.

L’impressione che se ne ricava alla fine, comunque, è quella di una grande fiera commerciale (ferman-dosi anche solo pochi minuti agli stand è stato difficile non notare la grande quantità di vendite, anche piccole, realizzate dagli espositori, i quali mi hanno confermato la generale soddisfazione per la partecipazione) che, nelle parole dei suoi organizzatori, «a dispetto dello scetticismo di chi, nel 1996, guardava al recupero del  patrimonio alimentare tradizionale come ad un capriccio di nicchia destinato a scomparire, ha dimostrato che il nostro patrimonio enogastronomico può creare sviluppo ed economia». 
Non a caso, all’inaugurazione era presente un parterre importante che vedeva in prima fila il ministro delle Politiche Agricole Mario Catania, il sindaco di Torino Piero Fassino e il presidente della Regione Roberto Cota. Una fiera, dunque, che sembra unire persino gli animi politici, condannando lo spreco e le “telegeniche opulenze alimentari, la tv dove l’alimentazione diventa pornografia” — ha detto qualche tempo fa Carlo Petrini — sostenendo la salvaguardia del territorio e delle piccole comunità locali, educando ai valori positivi del cibo come “energia della vita” e, nello stesso tempo, come “piacere”, del palato sì ma anche dello stare insieme, della convivialità come condivisione di valori.

«È qui — continua Burdese — che si vede la luce in fondo al tunnel di questa crisi, è qui che si trovano gli stimoli per ripensare il modello produttivo». Che dire? Speriamo che funzioni. Per il momento, appuntamento al 2014 per un’altra edizione del Salone del Gusto e di Terra Madre memorabile.


Gaia Borghi


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