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Il Pesce nr. 6, 2012

Rubrica: Attualità
Articolo di Gibellini S.
(Articolo di pagina 33)

Allarme “oro blu”: sempre meno acciughe e sardine

Lo rivela un’inchiesta realizzata da Greenpeace focalizzata su Chioggia che, insieme a Porto Tolle, è uno dei porti più importanti in Italia e tra i primi in Mediterraneo. Tra le cause la pesca con mezzi illegali

C’era una volta il pesce azzurro in Adriatico. Oggi persino acciughe e sardine cominciano a scarseggiare. Lo rivela un’inchiesta realizzata da Greenpeace, “Blu gold in Italy”, focalizzata su Chioggia che, insieme al vicino porto di Pila di Porto Tolle, è uno dei porti più importanti in Italia e tra i primi nel Mediterraneo per la pesca di pesce azzurro, con una notevole quota della produzione nazionale immessa sul mercato italiano ma anche, in parte, esportata. Colpa della “volante a coppia”, principale metodo di cattura utilizzato, che consiste in una rete sospesa a mezz’acqua trainata contemporaneamente da due imbarcazioni “gemelle”. Sono lontani i tempi della “lampara”, che utilizzava una forte luce per concentrare i banchi di pesce azzurro poi catturati dalla rete che circondava il banco.
 I dati scientifici degli ultimi quarant’anni mostrano un declino delle popolazioni di acciughe e sardine in Adriatico e il rapporto di Greenpeace punta il dito sul Governo italiano che, nel corso degli anni, ha di fatto promosso un incremento della pressione di pesca su queste popolazioni, permettendo un aumento del numero delle imbarcazioni autorizzate, anche grazie all’artificio delle licenze di “pesca sperimentale”.
«Tutto ciò ha messo a rischio la salvaguardia dei popolamenti ittici e la redditività del settore — sottolinea il rapporto — mentre il sovrasfruttamento di alici e sardine ha innescato un circolo vizioso, la diminuzione del prodotto ha causato un aumento dei prezzi di mercato stimolando l’incremento della pressione di pesca». Così, dopo i segnali d’allarme lanciati per il salmone, il branzino, il merluzzo e il tonno, anche i popolari pesciolini azzurri rischieranno di scarseggiare nelle nostre tavole.

Cattura selvaggia
Il rapporto evidenzia che uno dei problemi maggiori che affligge i nostri mari è rappresentato dai pescherecci che esercitano la pesca “pirata”. Lo stesso problema si registra nel canale di Sicilia, dove pure operano “volanti a coppia” che, secondo l’Organizzazione dei Produttori della Pesca della Sicilia Occidentale, godono di un’autorizzazione sperimentale rinnovata ormai da vent’anni pescando praticamente tutto l’anno acciughe sotto taglia e compromettendo quindi la capacità riproduttiva della specie. Greenpeace ha documentato anche il rigetto in mare di acciughe e sardine, soprattutto durante il periodo estivo, quando il prezzo di mercato delle specie non è conveniente. L’Italia, a fronte di una flotta di pesca tra le maggiori in Europa, è nota per la sua riluttanza ad applicare i regolamenti di pesca dell’UE. La storia delle reti pelagiche derivanti d’altura, le cosiddette “spadare”, lo dimostra: per tale vicenda l’Italia condivide con Panama il poco onorevole primato di essere elencata nei rapporti del dipartimento del commercio Usa tra gli Stati i cui pescherecci esercitano pesca pirata.
Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace, lancia l’allarme collasso per il pesce azzurro nell’Adriatico: «La Commissione europea chiarisca qual è il ruolo della “pesca sperimentale” nel nostro e negli altri Paesi comunitari, perché si tratta di un vero e proprio sommerso delle attività di pesca, che mina ogni piano di recupero degli stock».
«Problemi come questi —
spiega Giannì — non sono limitati all’Italia e devono essere risolti dalla riforma, in corso, della politica comune della pesca. Per questo Greenpeace chiede ai governi dell’Ue e al Parlamento Europeo di concordare nuove leggi per arrivare a una pesca sostenibile».
A rinforzare la tesi di Greenpea­ce, anche i dati della FAO che stimano che il 75% circa delle popolazioni ittiche del pianeta è ai limiti, o oltre i limiti, di un ragionevole sfruttamento. Oltre agli effetti sulle risorse, proseguono gli esperti, c’è da temere per la stabilità dello stesso ecosistema, come confermano i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) e del Piano Ambientale dell’ONU.


Silvia Gibellini

Il Pesce
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