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Il Pesce nr. 6, 2012

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Punzo E.
(Articolo di pagina 139)

La vita sul fondo del mare: i molluschi gasteropodi

I gasteropodi (Figura 1), con più di 50.000 specie viventi, rappresentano la più importante classe di molluschi, un phylum molto diversificato, che comprende sia specie con conchiglia che senza (es.: nudibranchi). I gasteropodi occupano ambienti estremamente diversificati: li possiamo trovare sia in ambiente terrestre che acquatico, e nell’ambiente marino sono prevalentemente organismi bentonici. La loro presenza è rilevata sia nelle grandi profondità oceaniche che nelle foreste di mangrovie. Alcuni autori1-2-3 suddividono i gasteropodi in tre sottoclassi:

Prosobranchi: si differenziano per alcune peculiarità, come ad esempio il fatto che le branchie sono situate prima del cuore e la radula è variabile o assente. A questa classe appartengono diversi ordini:

Archeogastropoda,

Mesogastropoda,

Neogastropoda;

Opistobranchi: sono caratterizzati da una sottile, fragile e spesso piccola conchiglia. Le branchie sono collocate dietro il cuore;

Pulmonati: comprende i gasteropodi che meglio hanno colonizzato l’ambiente terrestre, dai deserti alle foreste pluviali. Sono caratterizzati da modificazioni dell’apparato respiratorio, con lo sviluppo di un polmone che comunica all’esterno grazie ad un poro. Molti gruppi hanno secondariamente invaso anche le acque dolci.

 

Altri autori, invece, preferisco-no includere Opistobranchi e Pul-mo-na-ti nella sottoclasse degli Hetero-branchi, criterio adottato ad esempio durante la stesura della checklist della fauna dei mari italiani4Ci sono poi classificazioni più moderne, in parte basate su recenti revisioni, che hanno rivoluzionato i precedenti schemi, ma manca ancora una stabilità di tali classificazioni4. I gasteropodi sono molluschi asimmetrici, caratterizzati da due fenomeni che avvengono precocemente durante la fase larvale: quello della spiralizzazione e della torsione (di 180°) della massa viscerale, del mantello e della conchiglia. Il corpo è generalmente diviso in due regioni principali:

la prima composta da capo e piede;

la seconda costituita da mantello (inclusa la conchiglia), cavità del mantello e massa viscerale5.

 

Nella maggior parte dei gasteropodi il piede rappresenta l’organo locomotore e viene utilizzato anche per strisciare, attaccare o scavare gallerie. Il capo include gli organi di senso, come ad esempio tentacoli e occhi, e in molti gruppi è il sito dove si concentrano i nervi gangliari. La conchiglia, quando è presente, è formata da un solo pezzo e può essere conica o spiralata. Gli organismi dotati di conchiglia spiralata possono rientrare e rinchiudersi completa-mente al suo interno ostruendo l’apertura tramite l’opercolo.

L’avvolgimento della conchiglia è normalmente destrorso e solo in rari casi si ha la torsione in senso contrario, portando a una conchiglia sinistrorsa, molto amata dai collezionisti. Alcune specie sono sinistrorse naturalmente, come ad esempio gli individui appartenenti al genere Triphoris, ma per lo più sono terrestri o di acque dolci. Per riconoscere il senso della torsione basta orientare la conchiglia con l’apice in alto e l’apertura verso l’osservatore: l’apertura risulta quindi a destra negli esemplari destrorsi e a sinistra in quelli sinistrorsi.

Per quanto riguarda la riproduzione, i gasteropodi prosobranchi sono generalmente gonocorici, cioè a sessi separati, mentre gli individui appartenenti agli altri gruppi sono ermafroditi. Le uova, il cui numero è variabile da poche a molti milioni, vengono deposte in involucri gelatinosi. Le capsule ovigere di Bolinus brandaris (Figura 2) si ritrovano spesso spiaggiate e vengono erroneamente scambiate per grosse spugne a causa della loro morfologia (Figura 3). Quasi tutte le specie marine hanno uno sviluppo larvale planctonico. I gasteropodi presentano preferenze alimentari molto diversificate: possono essere predatori, ma anche deposivori, filtratori, erbivori o saprofagi. Inoltre, alcuni gasteropodi sono in grado di perforare superfici dure come altre conchiglie usando la radula5.

Nella checklist della flora e della fauna dei mari italiani, i prosobranchi vengono suddivisi in due superordini, Archaeogastropoda e Caenogastropoda, rispettivamente con 131 e 502 specie4, mentre per gli Opistobranchi vengono riportate 372 specie suddivise in 79 famiglie6.

Per quanto riguarda le specie da proteggere, 13 gasteropodi sono stati inseriti nel Protocollo SPA/BIO (Specially Protected Areas and Biological Diversity in the Mediterranean) della Convenzione di Barcellona 19957: Charonia lampas lampas, Charonia tritonis variegata, Dendropoma petraeum, Erosaria spurca, Gibbula nivosa, Luria lurida, Mitra zonata, Patella ferruginea, Patella nigra, Ranella olearia, Schilderia achatidea, Tonna galea e Zonaria pyrum.

 

Curiosità

Le conchiglie vuote di alcuni gasteropodi possono ospitare esemplari appartenenti ad altri phyla, come ad esempio i paguri (crostacei decapodi; Figura 4) o alcuni sipunculidi come Aspidosiphon muelleri e Phascolion strombi. Alcuni gasteropodi sono piuttosto importanti da un punto di vista commerciale, come ad esempio Nassarius mutabilis (la lumachina di mare), Hexaplex trunculus e Bolinus brandaris (comunemente conosciuti come raguse) e Aporrhais pespelecani (garagolo, piede di pellicano o crocetta).

N. mutabilis (Linnaeus, 1758), un piccolo gasteropode che raggiunge al massimo i 3,5-4 cm, rappresenta un’importante risorsa per la piccola pesca dell’Adriatico centrale e settentrionale8-9, dove risulta particolarmente abbondante. È una specie diffusa nei fondali di tipo sabbioso-fangosi a profondità comprese tra i 2 e 15 metri. La conchiglia appare globosa, con la superficie esterna liscia, di color giallastro con striature irregolari marroncine.

Di giorno vive infossato lasciando sporgere verso l’esterno il sifone e le antenne sensoriali utilizzate per la ricerca del cibo, mentre nelle ore notturne è solito procurarsi il cibo strisciando sul piede. Ha sessi separati e la riproduzione avviene tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera; la fecondazione è interna e le uova, dopo un primo stadio di sviluppo, vengono deposte in capsule ovigere attaccate a un substrato solido come rami sommersi, conchiglie e pietre.

La pesca di questa specie si svolge da inizio autunno a fine primavera e viene effettuata mediante attrezzi da posta fissi, con apposite trappole che prendono il nome di cestini. Sfruttando la biologia del lumachino, che è un animale carnivoro e necrofago, i pescatori sono soliti porre all’interno dei cestini pesce azzurro da utilizzare come esca. I cestini vengono fissati su un cavo a una distanza variabile da 5 a 10 metri l’uno dall’altro, a formare dei filari composti da 20-30 trappole. L’innesco con esca nuova e il controllo per prelevare il pescato avvengono contemporaneamente, di norma ogni 24-48 ore10. Aporrhais pespelecani (Linnaeus, 1758), invece, rappresenta uno dei gasteropodi dalla morfologia più curiosa rinvenibile nei nostri mari. La conchiglia, infatti, è caratterizzata da 3 lunghe appendici digitiformi da cui deriva il nome comune di piede di pellicano. È abbondante e diffusa in tutto il Mediterraneo sui fondi mobili e sui fondi duri secondari; in Adriatico centro-settentrionale è molto frequente tra i 10 e i 40 metri di profondità. La conchiglia raggiunge la dimensione massima di circa 5 cm; la colorazione può essere gialla, crema o marrone. La specie è a sessi separati e i maschi sono dotati di organo copulatore. La riproduzione avviene in luglio-agosto, lo sviluppo è indiretto e porta alla formazione di una larva planctonica. L’alimentazione è detritivora, basandosi prin-cipalmente su residui organici e diatomee bentoniche presenti sui fondali. Si pesca con reti a strascico o ramponi.

Uno dei fenomeni che ha colpito i gasteropodi negli ultimi anni è il cosiddetto imposex, cioè la superimposizione di caratteristiche sessuali maschili su individui femminili che si manifestano con la crescita di uno pseudopene e di un vaso deferente. Questo fenomeno è correlato alla pre-senza di composti organostannici, composti di origine antropogenica costituiti da un atomo di stagno legato covalentemente a sostituenti organici, in numero da 1 a 4. La tossicità di questi composti varia in funzione del numero e del tipo di gruppi organici legati allo stagno e risulta massima per i trisostituiti e diminuisce progressivamente nei di- e monosostituiti11.

Anche se l’esatto meccanismo di induzione è ancora sconosciuto, l’imposex è stato a lungo usato come bioindicatore di inquinamento da composti organostannici12. Di questi composti, quello di gran lunga più noto è il TBT (tributilstagno), che è stato impiegato su vasta scala come biocida all’interno delle vernici antivegetative applicate sulle imbarcazioni per evitare la crescita di epibionti. Sia per gli invertebrati marini che per i mammiferi, i composti organostannici sono tossici anche a livelli di esposizione relativamente bassi ed è stata dimostrata la loro tossicità per il sistema immunitario. A causa dei gravi danni arrecati agli organismi acquatici, l’uso delle vernici antifouling a base di TBT è stato regolamentato prima in Francia nel 1982 e poi dal 2003 è stato proibito in UE tramite il Reg. CE 782/2003 e successiva modifica del 2008 (Reg. CE 536/2008).



Elisa Punzo


Bibliografia

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