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Il Pesce nr. 6, 2012

Rubrica: Osservatorio internazionale
Articolo di Rella M.
(Articolo di pagina 101)

Il mercato del pesce di Karaköy

Con le coste bagnate da tre mari, la Turchia è senza alcun dubbio “terra” di pesce. Dieci i chili consumati pro capite all’anno e un’industria ittica nazionale che continua a crescere. A Istanbul il mercato del pesce di Karaköy è il posto ideale per fare la spesa: freschezza, varietà, qualità, in uno scenario da cartolina

La Turchia siamo abituati ad associarla al kebab, un po’ perché questi negozi di street food sono oramai ovunque nelle città italiane ed europee, rilanciando l’immagine dei turchi ai nostri occhi. Il grande Paese asiatico (e, per una piccola parte, europeo) è però anche “terra” di pesce, poiché le sue lunghe coste sono bagnate da tre mari (un quarto, il Mar di Marmara, è interno): a nord il Mar Nero, a ovest l’Egeo e a sud il Mediterraneo. L’agricoltura e la pesca sono sempre state una risorsa importante per la produzione interna, con un utilizzo e consumo di prodotti ittici concentrati soprattutto nelle regioni costiere.

Per quanto riguarda la pesca marittima le zone principali sono il Mar Nero (acciughe, cefali, tonnetti, sgombri e pesce azzurro), il Mar di Marmara (acciughe, cefali, tonnetti, pesce azzurro, tonni, gamberi), il Mar Egeo (spigole, orate, polpi, seppie, sardine, pesce spada, tonni, squali, tonnetti) ed il Mediterraneo (tonni, sardine, polpi, seppie, calamari, gamberi).

La popolazione turca predilige il consumo di carne, anche se la preferenza verso il pesce sta lentamente aumentando. Oggi, infatti, il consumo di pesce pro capite si attesta sui 10 kg per anno; un numero, questo, destinato a salire e a garantire possibilità di sviluppo per il commercio interno verso le terre lontane dell’Est.

 

Negli ultimi dieci anni boom delle esportazioni

Grazie alle misure attuate dal Ministero dell’Agricoltura turco, nel periodo 2002-2011 l’industria ittica nazionale ha conosciuto un vero e proprio boom, che ha portato le esportazioni a crescere del 264%, fino a raggiungere i 448 milioni di USD. La Turchia è il terzo Paese al mondo a registrare la maggior crescita del settore, con una produzione che nel 2002 ammontava a 61.165 tonnellate, salita nel 2011 a 185.000 (+202%).

Secondo dati FAO, la Turchia controllerebbe il 25% del mercato europeo dell’orata e della spigola e sarebbe prima in Europa per la produzione di trote e quinta a livello mondiale nel settore dell’acquacoltura. Al momento sono funzionanti 1.720 strutture sulla terraferma, con una capacità produttiva di 197.000 tonnellate, e 368 strutture in mare con 174.521 tonnellate di capacità. Ulteriori 279 strutture (con capacità per 59.957 tonnellate) attendono solo le autorizzazioni necessarie all’avvio dell’attività.

 

La Turchia promotrice dello sviluppo dell’Asia centrale

Lo scorso anno l’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha erogato alla Turchia un budget di spesa pari a 10 milioni di dollari, ripetuto nel 2012 per uguale importo, da utilizzare nelle attività di sviluppo dell’agricoltura e della pesca nell’Asia centrale. Questo investimento ha consentito la creazione di 2.000 nuovi posti di lavoro e l’avvio di una trentina di progetti di sviluppo da attuare entro i prossimi cinque anni (G. Negroni, “Il settore ittico in Turchia con particolare riferimento all’acquacoltura”, Il Pesce n. 2/08; Fishery and Aquaculture Country Profiles – Turkey, FAO).

 

Il mercato del pesce di Karaköy

Istanbul è la vetrina ideale del Paese, una città a cavallo su due continenti, divisa tra la parte Europea e quella Asiatica. A Istanbul troviamo una mescolanza di abitudini e stili, dalle giovani donne con il velo a quelle in abiti occidentali, dalle cucine di carne e kebap, più tipiche delle zone interne del Paese, a locali di tendenza e modaioli, spesso di pesce, che presentano ricette all’occidentale, da accompagnare ad ottimi vini internazionali e ai “crescenti” vini turchi.

Una cosa che noteremo andando a Istanbul è la grande attrattiva dei mercati “rionali”, a partire dal Gran Bazar, ai piedi delle famose Moschea Blu e Santa Sofia. Sembra che i turchi amino passeggiare e curiosare tra le bancarelle alla ricerca di buoni affari, anche se il Gran Bazar è più un affare da turisti a caccia di souvenir.

Nei pressi del centralissimo ponte di Galata, quello che ci consente di attraversare le acque del Corno d’Oro verso le principali attrazioni di Istanbul, troviamo un mercato del pesce veramente eccezionale, affiancato da una serie di ristoranti all’aperto che ogni sera servono a centinaia di clienti le specialità del dio Nettuno.

Un mercato del pesce da cartolina, con una quinta scenografica eccezionale: i minareti della Moschea Blu che si intravedono sullo sfondo sull’altra sponda dello stretto. Karaköy era il nome dell’antico Galata, il quartiere commerciale del distretto di BeyoÄ�lu, che si trova a nord del Corno d’Oro sulla riva europea del Bosforo. Istanbul, crocevia tra Oriente e Occidente, un tempo era Costantinopoli, oggi è invece una metropoli cosmopolita con oltre 13 milioni di abitanti.

Nelle strade di Galata, che tra il 1273 e 1453 diedero asilo all’insediamento di numerose colonie genovesi, c’è grande fermento e attività commerciale intorno al ponte che attraversa il Corno d’Oro collegando la città vecchia. E proprio nei pressi del ponte ogni giorno si ripete il rito del mercato del pesce, dall’alba al tramonto, con ampia scelta tra tante specie di ittico fresche, giunte a Karaköy dalle coste della Turchia e destinate a ristoranti, hotel e privati.

Per chi ha la fortuna di fare una vacanza a Istanbul avendo a disposizione un appartamento è il mercato del pesce di Karaköy è il posto ideale per fare la spesa. Qualità, freschezza, varietà e prezzi fantastici: circa il 30-40% in meno rispetto a un qualsiasi mercato rionale italiano.



Massimiliano Rella

 

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