Il Pesce nr. 4, 2010

Il “Boops boops” detto anche boga

Pesci poveri: impariamo a conoscerli. Lo chiamano boba, boma, buba, bopa, vuopa, vopi, opa, opareddu, opa de mazza… Ottimo in umido con il vino bianco e verdurine

Rubrica: Pesca

Articolo di Manicardi N.

(Articolo di pagina 55)

Boops boops… sembra un personaggio dei fumetti o dei cartoni animati. Invece è un pesce, uno dei tanti “pesci poveri” di cui si ignora o quasi l’esistenza, benché sia molto diffuso, poco costoso e piuttosto nutriente. Ci proponiamo adesso di farli conoscere maggiormente, partendo proprio dal Boops boops (Linneo, 1758) che, in alternativa, risponde anche ai nomi di boga, boba, boma, buba, bopa, vuopa, vopi, opa, opareddu, opa de mazza… D’ora in poi noi lo chiameremo boga. La boga è un pesce comune nel Mediterraneo, nell’Adriatico, nel Mar Nero, nell’Atlantico orientale e nella Manica. Occasionalmente può comparire anche dalla Norvegia all’Angola. È un pesce demersale, che vive cioè nei pressi del fondo. Comunissimo nei nostri mari, dove non si spinge oltre i 250 metri di profondità, si riunisce in branchi in zone sabbiose, lungo la costa rocciosa ma più frequentemente su fondi ricchi di vegetazione, dove può arrivare anche a soli 2 metri di profondità. È soprattutto di notte che preferisce la prossimità della superficie. Ha corpo slanciato, coperto da squame piccole e sottili, con muso breve e occhi grandi (da cui il nome che, dal greco, significa “occhio di bove”); la bocca è piccola e obliqua, rivolta verso l’alto e con una serie di denti acuti.

boops
Il Boops boops o boga è uno dei tanti “pesci poveri” di cui la stragrande maggioranza dei consumatori ignora l’esistenza, benché sia molto diffuso, poco costoso e piuttosto nutriente.

Il dorso è verde olivastro, con la linea laterale color bruno scuro. Sui lati del corpo si possono notare quattro strisce gialle, mentre una piccola macchia nera si trova sulla parte alta della base delle pinne pettorali. Le pinne invece sono bianche. Quella dorsale è continua e composta da circa 30 raggi, metà spiniformi e metà molli. Piuttosto piccole quelle ventrali e anali, composte rispettivamente da 1 e da 3 raggi spiniformi e da raggi molli. La boga è una specie gregaria dal comportamento semipelagico; si nutre di plancton, crostacei, alghe e piccoli pesci. Si riproduce da febbraio ad aprile nel Mediterraneo orientale e da aprile a maggio nel Mediterraneo occidentale. La riproduzione avviene in prossimità della costa e le uova, di diametro inferiore al millimetro, fluttuano nelle acque. Come molti altri Sparidi è un pesce ermafrodita, il che significa che in genere prima è femmina, poi diventa maschio. Raggiunge la maturità a circa 12 cm di lunghezza. Può arrivare al massimo a 36 cm ma è comune tra 10 e 25 cm. Il peso è di circa mezzo chilo. L’individuo giovane ha un caratteristico colore rosa salmone. Calcolando il possibile arco di vita di un pesce, la sua età massima può raggiungere i 15 anni. La boga ha carni discrete ed è regolarmente presente sui mercati; viene venduta fresca, ma più spesso viene utilizzata non come alimento per l’uomo bensì come esca. Eppure, anche dal punto di vista dell’alimentazione umana, è un animale niente affatto disprezzabile, dati i valori nutrizionali riportati in Tabella 1. Notevoli appaiono l’elevato contenuto di proteine e l’altissima concentrazione di ferro, soprattutto se paragonata a quella di altre carni di animali di terra, per cui abbiamo un contenuto di ferro, per 100 grammi di parte edibile, pari a 4 mg per la boga, 3,9 mg per il cavallo, 2 mg per il vitello e 1,3 mg per il maiale. Perciò, se ne consiglia il consumo particolarmente nei casi di aumentato fabbisogno di ferro (anemia, età adolescenziale, ecc…). Bassissimo, inoltre, è il contenuto di colesterolo rispetto a quello di altri pesci (circa 20 mg/100 g). Ma le sue carni, lo ripetiamo, non sono particolarmente apprezzate, per cui hanno uno scarso valore economico e, per di più, è bene consumarle prima possibile, il che le rende poco idonee alla commercializzazione moderna.

Eppure è possibile fare piatti prelibati, come la “boga al vino bianco”, in cui le boghe, dopo essere state bagnate con il vino, vengono cotte in umido con cipolla, carota, aglio, sedano, sale e pepe e servite ricoperte da una salsina preparata con uvetta e burro (sbattuta con la frusta per renderla più spumosa). La boga è invece, questo sì, uno dei pesci più amati dai pescatori italiani: facile da far abboccare, è però anche in grado, grazie a un’insospettata potenza, di riprendersi la libertà svolazzando sulla superficie dell’acqua con salti da record… Essendo un pesce di branco, tuttavia, una volta avvistato quest’ultimo la pesca è garantita e continua. La boga la s’incontra soprattutto di notte. Può essere insidiata con la canna da punta o con la bolognese, che si rivela essere l’attrezzatura più adatta e può variare da una lunghezza dai 3 ai 5 metri. Il calamento sarà definito da un filo da 0,20 che porterà un galleggiante del tipo luminoso e, come finale, due braccioli lunghi circa 50 cm con un diametro di 0,18 e ami del 12/14. Conviene premunirsi di braccioli di riserva in quanto le possibilità di rottura (grazie ai loro famigerati denti) sono frequenti. Come esca, oltre a tutti i vermi in vendita che danno sempre ottimi risultati, si può usare della polpa bianca: di scampo o di sarda oppure filetti di totano. Con il calar della notte le boghe si accostano numerose ai bassi fondali e le catture si susseguiranno a ritmi incredibili. Le parti esterne delle dighe dei porti sono il luogo più indicato per pescarle. Attenzione, però, perché esse posseggono anche abilissime doti di nuotatori e si guadagnano, grazie alle loro fughe, il nominativo di “boghe da corsa”. Si tratta comunque di pesci che risentono della gara; infatti in pastura le boghe abboccano con una facilità estrema, mentre durante la competizione le abboccate diminuiscono così come l’accanimento dei pesci. I garisti, dato che questi pesci sono presenti un po’ ovunque, mettono in atto delle pasture e delle tecniche sempre nuove e raffinate in modo da poter pescare boghe in gran numero. Vi sono due tipi di pasture: una sfarinata ed una a base di sarde. Quella sfarinata (costituita di farina di carne, di pesce, di gambero e altri elementi simili) si adotta generalmente quando la taglia dei pesci è piccola o medio-piccola mentre, in presenza di pesci medi o grandi, si preferisce impiegare quella a base di sarde, molto più invitante. La pesca alle boghe è considerata una delle più difficili e complesse ma allo stesso tempo permette ai campioni o a coloro che sono più attrezzati di avere la meglio sugli avversari.

Comunque è un peccato, ripetiamo, che questo pesce sia protagonista soltanto della pesca sportiva e non rientri a pieno titolo nell’alimentazione quotidiana. Probabilmente oggi depone a sfavore il fatto che dimori così vicino ai porti, con effetto poco rassicurante da un punto di vista igienico, anche se certamente suggestivo come ben dimostra la seguente testimonianza, raccolta dal sito www.pescaonline.it: «Da noi a Trieste, quando è periodo, le boghe si riuniscono tutte sul fianco di un molo particolare. Non si pescano in nessun altro punto del porto. Per questo motivo la loro pesca è praticata da tutti, dato che vedi questo enorme branco che nuota sotto il molo». Meno suggestivo (per i pescatori sicuramente!) è il fatto che la povera boga, una volta catturata, per cercare di liberarsi emetta un cattivo odore e, soprattutto, svuoti il proprio intestino nelle mani di chi la tiene stretta!

Nunzia Manicardi

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