Il Pesce nr. 4, 2010

Sull’importazione dei pesci nelle acque comunitarie in rapporto alla prevenzione delle malattie cosiddette esotiche: necrosi ematopoietica epizootica

Rubrica: Legislazione

Articolo di Schiavo A.

(Articolo di pagina 17)

Introduzione - La recente normativa comunitaria ha riesaminato le valutazioni sulla prevenzione delle malattie che attraverso l’importazione possono colpire gli animali d’acquacoltura ed ha concentrato in un unico corpo le rispettive regole di attuazione. Più in particolare, dette nuove regole si applicano ai casi in cui gli animali acquatici debbano essere importati ed immessi sul mercato a scopo di allevamento o di ripopolamento oppure nelle zone di stabulazione comunitarie fino al momento che precede la trasformazione negli impianti di lavorazione. In questo medesimo problema sono state coinvolte le specie considerate sensibili o vettrici delle stesse determinate malattie, a loro volta incluse in uno specifico elenco suscettibile di aggiornamento4. Intanto, per specie sensibili va intesa qualsiasi specie acquatica in cui sia stato evidenziato un contagio ad opera di un agente patogeno, sia per causa naturale, sia a mezzo di un’infezione realizzata in via sperimentale e che, perciò, può affiancarsi a quello provocato da cause naturali; va, invece, definita specie vettrice quella specie che non risulta sensibile ad una determinata malattia, ma che, sulla base di dati scientifici o della pratica acquisita, può diffonderla trasmettendo gli agenti causali da una specie all’altra4,6,7. Questa stessa normativa, in dipendenza dell’eventuale comparsa o maggiore pericolosità di una data malattia oppure della necessità di eradicarla laddove presente, ha previsto specifici modelli di prevenzione e di lotta includendo le infezioni oggetto di attenzione in un primo gruppo riconosciute come esotiche (comprensive di possibili malattie emergenti clinicamente evidenti e non) ed in un secondo ristretto elenco che racchiude quelle classificate come non esotiche1,2,3. In questa sede vengono esaminate le linee essenziali di una delle due malattie previste nel primo gruppo, segnalando subito che va considerata esotica un’infezione non diagnosticata nell’acquacoltura della Comunità europea (CE) e il cui corrispondente agente causale venga ritenuto unanimamente assente nelle acque dell’intera Unione. Per malattia emergente, invece, deve intendersi un’infezione eventualmente individuata recentemente come malattia grave in un qualsiasi Stato Membro, la cui causa si è potuta o non si è potuta ancora stabilire. Essa, al pari di ogni altra seria infezione, ha possibilità di diffondersi nella popolazione acquatica oppure da una popolazione ad un’altra tramite le attività commerciali o attraverso i relativi prodotti. Questa, infine, può significare una malattia individuata in una nuova specie ospite non ancora inclusa nell’apposito elenco sopracitato e pubblicato dalla CE2,3,4,5. In proposito, va brevemente sottolineato che ogni spostamento di animali destinati all’allevamento tra Stati Membri può avvenire soltanto previa informazione all’autorità sanitaria competente dello Stato Membro di destinazione e, fra l’altro, tramite apposita certificazione sanitaria di cui si è detto in precedenti articoli4,5,7. Sta di fatto che l’eventuale introduzione nella CE di una malattia esotica o la comparsa di un’infezione emergente può certamente provocare incalcolabili perdite di profitto, legate tanto all’abbattimento e distruzione degli acquatici interessati, quanto al blocco degli scambi commerciali ed al fermo dell’industria interessata. In più, esse possono pericolosamente coinvolgere le specie acquatiche selvatiche recettive, le quali, fra l’altro, rappresentano un importante patrimonio da salvaguardare sempre. Intanto, questo lavoro si riallaccia a principi già espressi riguardanti l’importazione in Italia degli animali acquatici ornamentali diretti verso i cosiddetti impianti ornamentali aperti7. A conferma, comunque, della molteplicità di un’accorta vigilanza sugli animali acquatici in arrivo dall’estero si riporta — fra i più recenti ed a solo titolo di esempio — l’ultimo provvedimento comunitario riguardante l’offerta di accesso al mercato della CE per gli Stati d’Africa, dei Caraibi e del Pacifico nell’ambito degli accordi di partenariato economico. L’offerta consiste nell’esenzione dei dazi doganali e dei contingenti per vari prodotti tra cui quelli della pesca e, fra questi, (con il numero 0301 della nomenclatura combinata) anche i pesci vivi10.

Ruolo dell’informazione e dell’applicazione delle conoscenze in tema di malattie esotiche - Nei confronti della patologia delle nuove malattie esotiche — come di quelle classificate come non esotiche il Consiglio — della CE nell’ultimo triennio, fra l’altro, a proposito di un’auspicabile maggiore sviluppo dell’acquacoltura intracomunitaria, ha inteso sensibilizzare e preparare non solo i responsabili o gestori delle specifiche aziende, ma anche le varie autorità sanitarie competenti nei confronti della prevenzione e lotta alle infezioni. Al riguardo si è insistito esplicitamente sul maggiore accesso possibile alla conoscenza delle tecnologie più moderne da applicare nel settore dell’analisi del rischio e delle loro modalità di trasmissione, se si considera che gli obblighi comunitari assegnati ai singoli Stati interessano soprattutto la sorveglianza intesa come analisi del rischio in rapporto all’attuazione delle regole sanitarie. Ne consegue la necessità di dover attribuire la massima attenzione alla profilassi piuttosto che alla lotta all’infezione conclamata. D’altra parte, anche in Asia, ove l’acquacoltura è notoriamente in fortissima ascesa, è in atto un’elevata concentrazione di interesse nei confronti della prevenzione delle malattie, al punto che vi risultano attive ben quattro Società professionali coinvolte nella sola sanità degli acquatici. In particolare, una di esse, la Fish Health Section of the Asian Fisheries Society ha come scopi non solo la promozione di un’interazione efficace e di cooperazione fra studiosi che si interessano della ricerca scientifica nei pesci ma anche l’incoraggiamento e la promozione dell’indagine sui profitti delle conoscenze della patologia ittica. Altre motivazioni statutarie vanno viste nella focalizzazione dell’attenzione sui problemi della sanità in acquacoltura attraverso una disseminazione delle conoscenze sulle tecniche diagnostiche e di altre informazioni sui vari aspetti della salute degli stessi molluschi e crostacei in concomitanza con le pratiche di prevenzione. L’apposito Comitato esecutivo, indipendentemente o in rapporto con altre organizzazioni e progetti d’avanguardia internazionali — a parte il triennale Simposio sulle malattie dell’acquacoltura asiatica —, organizza pure altri seminari scientifici o workshops di interesse principale per i vari Paesi Membri22.

Laboratori diagnostici comunitari - Nell’ambito dei provvedimenti CE in materia di lotta alle malattie è stato posto il punto anche sul ruolo essenziale che debbono assumersi i laboratori diagnostici regionali e di riferimento comunitario ai fini dell’adozione di risultati uniformi e di qualità, derivanti, oltre che dall’organizzazione di prove comparative, pure dall’attuazione di corsi di formazione dello stesso personale che vi opera. Tutto ciò sulla base di considerazioni di norme europee ed internazionali relative al funzionamento ed al riconoscimento dei vari laboratori, compresi i metodi seguiti e l’accreditamento degli organismi di controllo: EN ISO/IEC 17025 – EN 45002 ed EN 45003. In alternativa ad eventuali difficoltà legate all’attuazione del primo criterio generale sopracitato va assicurata l’operatività in base ad un sistema di garanzia della qualità conforme alle linee-guida di cui ad ISO 90011. Fra le competenze ed i compiti dei laboratori di riferimento nazionali, la più recente Direttiva CE ha previsto, per esempio, insieme alla disponibilità scontata di qualifiche tecniche, anche quella di personale formato ad impegnarsi in eventuali situazioni di emergenza, nonché il possesso, oltre che di una soddisfacente infrastruttura amministrativa, pure di una conoscenza adeguata delle norme e delle prassi internazionali. In più, questi stessi laboratori nazionali debbono provvedere ed agevolare non solo l’aggiornamento professionale degli esperti in diagnosi di laboratorio (allo scopo — come già segnalato — di armonizzare le tecniche nell’intero territorio), ma anche tenere vivo un dialogo regolare ed esplicito con la competente autorità. Secondo il Codice dell’Ufficio Internazionale delle Epizoozie (OIE), la competente autorità va individuata nei Servizi Veterinari o in un’altra autorità dello Stato Membro avente la responsabilità e la competenza per assicurare, nel nostro caso, la salute degli animali acquatici, oltre che gli altri standard con nessi previsti13.

Malattie esotiche riconosciute dalla legislazione comunitaria ed interna di recepimento - Limitatamente ai pesci e con riferimento alle specie d’acquacoltura sensibili ad esse (dettagliatamente trattate in una Nota già pubblicata4), le malattie esotiche del primo gruppo, comprensivo dei molluschi e dei crostacei, sono rappresentate rispettivamente dalla Necrosi Ematoroietica Epizootica e dalla Sindrome Ulcerativa Epizootica.

Necrosi Ematopoietica Epizootica - Questa malattia, in sede internazionale, viene classificata con le lettere EHN che, in inglese, indicano appunto la Epizootic Haematopoietic Necrosis. Trattasi di un’infezione sistemica a carattere necrotico ematopoietico caratterizzata da un andamento subclinico oppure da un quadro clinico acuto provocato da un iridovirus compreso nel genere Ranavirus. In linea generale può affermarsi che la trasmissione del virus in oggetto presenta ancora qualche aspetto non completamente chiarito e che il relativo controllo viene complicato dalla sua sopravvivenza nell’ambiente, considerata anche la buona resistenza ai disinfettanti. A tutt’oggi non esiste alcuna indicazione che questo agente patogeno possa interessare la salute umana14. Di seguito viene fornito un contributo di conoscenze sui principali caratteri che interessano questa malattia esotica, a cominciare dal l’eziologia per finire alla sintomatologia tralasciando, invece, gli elementi che interessano, in particolare, la diagnosi di laboratorio, coerentemente affidata ai compiti ed alle competenze del Laboratorio Nazionale di Riferimento e dei vari Laboratori degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali operanti nel Paese. Viene tralasciata, inoltre, la trattazione della parte che interessa la prevenzione e la lotta alla malattia in quanto entrambe rientranti nell’oggetto di altre Note pubblicate (o in corso di pubblicazione) su questo specifico aspetto riferito anche alle malattie cosiddette “non esotiche”4,6,7.

Eziologia - L’infezione viene causata dal virus EHN classificato come EHNV; intanto, nella patologia ittica sono stati isolati anche altri due agenti patogeni correlati al precedente, rispettivamente l’European Sheatfish Virus o ESV e l’European Catfish Virus o ECV entrambi però diversi dal primo17,18,19. Da soli oppure insieme questi agenti, a partire dal 1968, sono stati isolati in America, in Asia, in Australia ed in Europa, oltre che nei pesci, anche in piccole specie di animali sani od ammalati come salamandre, rettili e rane24. Essi posseggono antigeni comuni dei quali la maggior parte viene individuata dall’ELISA o con altre metodologie senza, però che siano stati prodotti anticorpi neutralizzanti capaci di effettuare identificazione o rivelazione15,16,23. I virus ECV ed ESV sono stati trovati solo in Europa e sebbene producessero malattie simili nei loro rispettivi ospiti, EHNV – ECV ed ESV sono agenti causali distinti e rilevabili tramite tecniche molecolari13,17. La malattia causata da tutti e tre questi iridovirus è caratterizzata da mortalità dovuta a necrosi nel fegato, milza, tessuto ematopoietico del rene ed in altri tessuti. Contagi sperimentali hanno dimostrato che la trota iridea può risultare infetta con ECV ed ESV senza mostrare, tuttavia, morbilità e mortalità8,9.

Specie ospiti colpite - In natura l’EHNV è stato riportato solo nella perca fluviale o redfin perch (Perca fluviatilis) e nella trota iridea o rainbow trout (Oncorhyncus mykis). Le specie, invece, sensibili all’infezione sperimentale sono il pesce persico Macquarte (Macquaria australasica), il pesce moschito (Gambusia affinis), la perca argentata (Bidyanus bidyanus), la Mountain galaxias (Galaxias olidus) ed il salmone atlantico (Salmo salar) senza, tuttavia, aver mai riscontrato in esse l’infezione di tipo naturale. Quanto alle malattie prodotte dagli altri due virus sopra citati, si riporta a solo titolo esemplificativo che la specie sensibile all’ESV è il Silurus Gianis, mentre al secondo risultano sensibili l’Ictalurus punctatus, l’Ictalurus melas, il Carassius auratus e l’Anguilla australis; in quest’ultimo caso, all’inoculazione per via intraperitoneale. Fra le specie colpite figura pure il rombo (Scophthalmus maximus) segnalato in passato in Danimarca. Il fatto che da questi altri virus similari possano essere colpite anche specie di pesci ornamentali spiega l’attualità delle norme riguardanti l’importazione di questi particolari acquatici alle quali si rimanda, essendo esse già state trattate in due precedenti Note6,7.

Capacità di diffusione e di trasmissione - Non tutti gli aspetti relativi a questo argomento risultano pienamente chiariti; sta di fatto che i pesci possono assumere l’EHNV attraverso l’acqua infetta. Ne consegue che è certa la trasmissione per via orale, attesa anche la presenza nei soggetti colpiti di lesioni gastrointestinali. Sono molti, inoltre, i ricercatori che hanno, in particolare, avanzata la possibilità che l’infezione si trasmetta attraverso eventuali lesioni esterne della cute o attraverso le branchie. L’infezione è stata descritta pure in pesci ammalati ma senza alcuna sintomatologia e ciò confermerebbe la caratteristica del portatore. Secondo altri esperti, alla scarsa presenza di anticorpi nelle trote colpite da malattia naturale corrisponderebbe una prevalenza altrettanto bassa di portatori. Nella bibliografia consultata risulta che il virus non si trasmette per via verticale in associazione all’uovo. È stato ampiamente dimostrato, invece, che gli attrezzi contaminati, anche se in leggero strato, rappresentano una fonte certa di contagio e questo medesimo ruolo sarebbe anche svolto dai volatili in qualità di vettori meccanici. D’altra parte, il virus è stato ritrovato, sia pure entro poche ore, tanto nel tratto digerente di questi animali, quanto sulle penne, becco e zampe e lo stesso cibo rigurgitato sarebbe risultato infettante per i pesci recettivi. Qui può aggiungersi brevemente che nelle aree colpite endemicamente uno degli elementi che può portare al sospetto di malattia a livello aziendale è rappresentato, appunto, dall’elevata confluenza di uccelli sull’acqua dell’allevamento. Tra il 1994 ed il 1999 sono state compiute almeno tre ricerche che avrebbero attribuito un ruolo di contagio all’acqua di trasporto ed agli stessi nuovi nati nel caso in cui, durante il viaggio, alcuni soggetti della partita potevano presentare segni clinici più o meno scarsi. D’altra parte, per esempio, la debole prevalenza dell’infezione nella trota iridea può voler dire che l’avvenuta infezione potrebbe non essere notata, venendo così facilitato il contagio anche attraverso gli spostamenti11.

Resistenza del virus - Il virus EHN risulta particolarmente resistente fuori dell’ospite. In condizioni ambientali naturali, questo agente patogeno sopravvive a lungo all’essiccamento e per mesi nell’acqua; da questo punto di vista risultano, perciò, pericolosi tanto gli attrezzi contaminati e, più in generale, l’allevamento colpito, quanto l’acqua e gli stessi sedimenti. Più dettagliatamente, nell’acqua esso risulta infettante fino a circa 97 giorni e come minimo per 113 giorni nelle carni di pesci essiccati. In una ricerca svolta nel 1996 il virus ha resistito almeno per un anno in carcasse di pesci congelati; altri autori ritengono che in queste stesse condizioni l’agente eziologico possa sopravvivere ancora più a lungo. Esso, ancora, può resistere oltre trecento giorni nelle colture cellulari se conservate a 4°C e per circa due anni nei tessuti di pesci colpiti se conservati a –20°C. Molti ricercatori, infine, ritengono che i pesci sopravvissuti restino portatori per tutta la loro vita da quando hanno contratto l’infezione. Circa la sua stabilità, l’EHNV può resistere solo per un quarto d’ora alla temperatura di 60°C, mentre è sensibile all’etanolo al 70% che abbia agito per due ore11. Quest’ultimo disinfettante va applicato dopo aver raschiato e spazzolato le superfici degli attrezzi dell’azienda. D’altra parte, le superfici essiccate di questi stessi attrezzi o pareti non raschiate sono rimaste infettabili dopo applicazione di ipoclorito di sodio. Infine, il calore a 60°C per una quindicina di minuti distrugge il virus in argomento. In aggiunta, qui può segnalarsi che i campioni prelevati per gli accertamenti diagnostici vanno comunque tenuti alla temperatura di 4°C, ma non congelati. Se il tempo previsto di viaggio è superiore a 12 ore, allo scopo di stabilizzare il virus, è preferibile aggiungere siero o albumina al 5-10%. C’è accordo nel ritenere che l’isolamento del virus dovrebbe concretizzarsi entro le 24 ore dal campionamento dei pesci colpiti o sospetti di essere stati infettati.

Periodo d’incubazione - In generale può affermarsi che il periodo di incubazione della malattia è relativamente breve; più in particolare, nel pesce persico infettato sperimentalmente è oscillato tra i 10 e gli 11 giorni alla temperatura dell’acqua di 19-21°C e tra i 10 ed i 12 giorni alla t^ di 12-18°C20,11. Nel caso della trota iridea, anche qui infettata sperimentalmente, il periodo d’incubazione è variato da tre a 10 giorni nell’acqua alla t^ di 8-10°C18.

Possibili cause della comparsa della malattia - I focolai di malattia naturale sono frequentemente collegabili ad alimentazione impropria, a ricambio insufficiente di acqua, a carenze generali di gestione e a sovrappopolamento. Una possibile via di entrata del virus è ovviamente rappresentata da eventuali lesioni della cute di qualche pesce o delle branchie oppure dall’eventuale perdita delle pinne. Viene anche attribuita molta importanza al possibile ruolo svolto dai sedimenti contaminati da pregresse infezioni. Per lo scoppio del focolaio, intanto, appare importante la t^  dell’acqua che incide severamente quando i gradi centigradi oscillano tra 11 e 20, determinando anche la riduzione del periodo d’incubazione. Ne con segue che la malattia naturale, soprattutto nella Perca fluviatilis, può presentarsi maggiormente in estate.

Lesioni prodotte dal virus - Gli organi nei quali si concentra il virus sono rappresentati dal rene, dal fegato, dalla milza e da altri tessuti parenchimatosi, mentre le gonadi ed il liquido ovarico ne restano privi e, perciò, non utilizzabili per gli esami nella prole. I pesci colpiti possono mostrare in un numero ridotto di campioni alterazioni macroscopiche all’esame autoptico; queste consistono in un aumento di volume degli organi interni e, soprattutto, di fegato, rene e milza. In particolare nel fegato possono osservarsi alterazioni o piccole aree necrotiche, il cui colore oscilla dal bianco al giallognolo11.

Possibili modalità di raccolta e di spedizione dei campioni da analizzare - Qui, a solo titolo esemplificativo, si riportano le indicazioni dell’OIE riguardanti le modalità di raccolta e di spedizione dei campioni pubblicate in un apposito manuale, nel caso anche di solo sospetto della malattia trattata in questa sede. Gli organi da prelevare includono il fegato, il rene, la milza ed altri tessuti ematopoietici, ma non il fluido ovarico o il tessuto delle gonadi poiché, come già riferito, non è certo che questi elementi contengano il virus12,13. Nel caso di pesci con sintomi, questi si possono raccogliere interi e che siano di lunghezza uguale o inferiore a 4 cm; da pesci più lunghi, da 4 a 6 cm si possono spedire le viscere, compreso il rene, mentre da pesci più grandi il rene, la milza ed il fegato. Possono raccogliersi campioni anche da animali senza sintomi apparenti — rene, fegato, milza e cuore — tenuto presente che il virus dell’EHN in argomento può isolarsi solo da pesci con  fortemente sospetti e da pesci che sono effettivamente morti per questa malattia. I campioni dovrebbero derivare da non oltre cinque pesci ammalati e combinati allo scopo di formare un insieme di un paio di grammi circa e spediti eventualmente come fluidi da contenere in fiale sterili. La spedizione può avvenire anche con terreno di cellule di coltura o con liquido di Hanks bilanciato con soluzione fisiologica ed antibiotico.

Sintomi clinici e possibilità di diagnosi clinica

I sintomi clinici nei pesci colpiti non sono strettamente specifici e, comunque, sono legati anche alla specie interessata. Nel pesce persico l’infezione si manifesta con una forte mortalità diffusiva e colpisce i soggetti di qualsiasi età, a cominciare dai piccoli per finire ai giovani ed agli adulti. In linea più generale può affermarsi, comunque, che l’infezione anche nella trota iridea, pur decorrendo indipendentemente dall’età e dalle fasi dello sviluppo, è più severa soprattutto quando i pesci sono piccoli, inferiori a 25-125 m di lunghezza o giovanili inferiori a 10 cm. Da parte loro, le trote iridee moribonde appaiono di colore scuro, mostrano mancanza di appetito e, talvolta, mancanza di coordinazione dei movimenti volontari o perdita di equilibrio. Altri ricercatori hanno osservato una sorte di letargo o eritema attorno alle narici o, ancora, emorragie alle branchie ed alla base degli organi di movimento. Almeno in parte, questi sintomi possono essere ascritti anche a germi di irruzione secondaria, soprattutto laddove l’acqua è di scarsa qualità. La EHNV, in particolare nella trota in argomento, poiché provoca inizialmente una media di mortalità molto bassa, diventa difficile da identificareI7. In ogni caso, la situazione — riferita ovviamente ai pesci adulti — può apparire certamente più grave nei casi in cui un allevamento venga colpito per la prima volta. Ancora in questa specie, mentre l’infezione naturale è stata osservata in acque con temperatura fra gli 11 ed i 17°C, quella sperimentale ha attecchito alla temperatura oscillante fra gli 8 ed i 21°C. Questa malattia, oltre ai segni già citati, può presentare distensione addominale. Per quanto riguarda la possibilità di avanzare un primo sospetto di malattia oppure di pensare ad una diagnosi basata sui sintomi — indipendentemente dai previsti comportamenti da seguire subito e già sottolineati nelle Note precedenti — qui va segnalata innanzitutto la diversità dell’approccio alla malattia nelle due specie interessate. Nel caso della Perca fluviatilis l’epidemia è caratterizzata da un’improvvisa alta percentuale di mortalità, mentre nel caso di un allevamento di trota iride a la malattia — a meno che non si tratti di un’azienda mai interessata prima — esordisce con pochi casi di mortalità tanto da far pensare alle perdite che, talvolta, si riscontrano in una qualsiasi normale azienda per cause aspecifiche.

 

prof. Aldo Schiavo

Bibliografia

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