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Lettere alla Redazione
Rubrica: Lettere alla Redazione
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 11)
Commercio al dettaglio
Gentile dott Cappelli, le scrivo per avere chiarimenti in merito al cap. VII del Reg. CE 853/04. In particolare, vorrei sapere se un ristorante che acquista una confezione singola di mitili per la vendita al minuto sia obbligato a conservare l’etichetta della confezione per 60 giorni, come indicato dalla succitata norma. Inoltre, vorrei avere un parere in merito alla definizione di vendita al minuto: un ristorante può ritenersi un rivenditore al minuto di alimenti? La ringrazio per la sua risposta e le auguro buon lavoro.
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La risposta al quesito
La definizione di “commercio al dettaglio” dei prodotti alimentari è riportata nell’Art. 3, punto 7, del Reg. (CE) n. 178/2002: “la movimentazione e/o trasformazione degli alimenti e il loro stoccaggio nel punto di vendita o di consegna al consumatore finale, compresi i terminali di distribuzione, gli esercizi di ristorazione, le mense di aziende e istituzioni, i ristoranti e altre strutture di ristorazione analoghe, i negozi, i centri di distribuzione per supermercati e i punti vendita all’ingrosso”. Pertanto, un esercizio di ristorazione è senza dubbio classificato come rivenditore “al dettaglio” (terminologia da ritenersi equivalente a “al minuto”). La normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, rappresentata dal Decreto Legislativo n. 109/1992, tuttora vigente ma avente diverso oggetto ed obiettivo, inseriva invece i ristoranti tra i “consumatori”, esentandoli di fatto dall’obbligo di etichettare gli alimenti. Per quanto riguarda il primo quesito, il Regolamento (CE) n. 853/2004, all’Allegato II, Sezione VII, Capitolo VI, afferma che “i colli per la vendita al minuto di molluschi bivalvi vivi devono essere e restare chiusi da quando lasciano il centro di spedizione fino alla presentazione per la vendita al consumatore finale”. Il ristoratore, com’è noto, utilizza i molluschi per trasformarli e/o per somministrarli al consumatore finale: ritengo che debba aprire le confezioni al momento di tale utilizzazione, lasciandoli, durante tutta la precedente fase di stoccaggio, nelle confezioni originali, conservandoli “ad una temperatura che non pregiudichi la sicurezza alimentare e la loro vitalità” (indicata in etichetta), evitando contaminazioni e senza immergerli in acqua o aspergerli d’acqua (Capitolo VIII). Infine, il Capitolo VII così recita: “una volta che ne abbia frazionato il contenuto, il venditore al dettaglio deve conservare per almeno 60 giorni l’etichetta apposta su ogni imballaggio di molluschi bivalvi vivi che non siano imballati in colli per la vendita al minuto”. Ciò si presta a diverse interpretazioni e sarebbe pertanto opportuno un chiarimento da parte degli organi preposti. Sembrerebbe vigere l’obbligo della conservazione delle etichette solamente per quei colli, di dimensioni considerevoli, non predisposti per la vendita al dettaglio ma destinati per loro natura al frazionamento (generalmente, secondo la prassi comune, di circa 5-10 kg), escludendo da tale obbligo quei colli di più piccole dimensioni (in genere 1 o 2 kg) la cui vendita avviene quasi sempre in stato di integrità da parte dei rivenditori i quali consegnano ovviamente all’acquirente anche l’etichetta. I ristoratori, com’è noto, aprono sempre le confezioni indipendentemente dalle loro dimensioni. Al fine di evitare le possibili conseguenze di interpretazioni diverse da parte degli organi di controllo, ritengo sia consigliabile conservare comunque le etichette di tutte le confezioni aperte per la vendita frazionata o per l’utilizzazione.
Marco Cappelli
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