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Acquacoltura Med 2009
Due giornate di incontri dall’innovazione al mercato per nuove opportunità di business. Per dare risposte concrete a queste e ad altre domande del mercato e per aiutare a migliorare l’efficienza produttiva in chiave di sostenibilità ambientale
Rubrica: Fiere
(Articolo di pagina 87)
La crescente pressione demografica nei Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale, la necessità di razionalizzare lo sfruttamento delle risorse ittiche, nonché la concorrenza di prodotti extramediterranei competitivi in termini di prezzo ma non sempre di qualità, rappresentano alcune delle dinamiche che hanno contribuito e contribuiscono a mutare lo scenario di mercato della moderna acquacoltura mediterranea. Il 95% del totale di prodotto ittico da acquacoltura è oggi proveniente da sei Paesi, nell’ordine: Egitto, Italia, Turchia, Grecia, Spagna e Francia. Di ciò e di molto altro si è discusso lo scorso ottobre a Verona, nel corso della prima edizione di Acquacoltura Med. Nelle giornate del 22 e del 23 il PalaExpo di VeronaFiere è stato capitale mondiale dell’acquacoltura, con focus scientifico-divulgativi e dibattiti. L’obiettivo: la ricerca di un giusto equilibrio di mercato fra produttori e Grande Distribuzione, come avviene in altri segmenti dell’agroalimentare, perché l’acquacoltura ha un futuro sicuramente in crescita e sempre più importante per l’alimentazione della popolazione del pianeta. I dati, del resto, parlano chiaro: secondo gli esperti del settore l’incremento a livello mondiale è del 10% l’anno.
L’allevamento del pesce è destinato a soppiantare la pesca naturale - Questo è il quadro emerso a Verona. All’iniziativa scientifica hanno preso parte 353 iscritti provenienti da 17 Paesi oltre all’Italia: Cipro, Grecia, Croazia, Israele, Germania, Belgio, Danimarca, Stati Uniti, Francia, Norvegia, Uganda, Zimbabwe, Tunisia, Malawi, Turchia, Ghana ed Egitto. Studiosi da Europa, Medio Oriente ed Africa, che per due giorni hanno analizzato e approfondito dal punto di vista tecnico-scientifico problemi e prospettive di un comparto che in Italia, ha ricordato il presidente di VeronaFiere Ettore Riello, «vale oltre 600 milioni di euro e occupa più di 15.000 addetti». Il futuro dei “coltivatori dell’acqua”, come li ha definiti Pier Antonio Salvador, presidente di API (l’Associazione Piscicoltori Italiani, aderente a Confagricoltura), sembra piuttosto roseo. Anche perché, almeno a livello comunitario, le risorse non mancano per sostenere lo sviluppo dell’acquacoltura.
«Dalla ricerca scientifica alla piccola e media impresa — ha dichiarato Stamatios Varsamos, funzionario della Commissione europea, Direzione generale per la ricerca e lo sviluppo tecnologico — fino ai rapporti di cooperazione internazionale, attualmente sono attivi 11 progetti sul settore dell’allevamento ittico, per un importo di 18 milioni di euro». E, a quanto pare, di 60 milioni di euro stanziati fra il 2007 e il 2009 per l’acquacoltura, nemmeno tutte le risorse sono state utilizzate. L’asticella, ha proseguito Varsamos, «si ferma a 50 milioni». Ad ogni modo, la direzione da prendere, ha raccomandato Salvador, «è quella della sostenibilità ambientale e di una sempre maggiore attenzione verso i consumatori e gli stessi metodi di produzione. E il ruolo dell’Italia dovrà essere di esportatore non soltanto di tecnologia, ma anche di know how intellettuale sulle tecniche di allevamento, trasformazione, conservazione del pesce». Quel che è certo è che i siti produttivi di acquacoltura italiani ricevono la benedizione del WWF, dopo un sopralluogo che ha promosso gli impianti di troticoltura della Penisola, secondo i primi parametri individuati dall’associazione mondiale a tutela degli animali, parametri in fase di ulteriore condivisione fra gli stakeholder della piscicoltura. «Sono fra i migliori al mondo — ha spiegato Cristoph Mathiesen, delegato danese sui progetti di acquacoltura — almeno nell’ottica della sostenibilità ambientale, per il WWF un paletto non negoziabile». Acquacoltura Med è diventata così anche lo scenario per prove di dialogo fra l’Associazione Piscicoltori Italiani e il WWF. «Approfondiremo diversi aspetti — ha assicurato Salvador — perché produrre rispettando i parametri suggeriti dal WWF diventa un valore aggiunto nei rapporti con la Grande Distribuzione Organizzata».
Il Governo cerca di mettere un freno al pesce straniero - All’interno di Acquacoltura Med anche il sottosegretario alle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio, ha partecipato ad un incontro con gli operatori del settore pesca e acquacoltura. «In Italia un pesce su due è importato dall’estero; bisogna cominciare a valorizzare la produzione ittica italiana, nei circuiti delle mense, delle caserme, degli ospedali», ha dichiarato Buonfiglio. Nessuna imposizione di dazi e gabelle, «perché poi si corre il rischio che da altri Stati arrivino quelli che con una battuta possiamo definire “contro-dazi”, misure cioè che potrebbero minare l’export agroalimentare italiano, che ha raggiunto un valore complessivo di oltre 24 miliardi di euro e che costituisce un canale importantissimo per le aziende» ha osservato il sottosegretario. La lotta al pangasio allevato in Vietnam e nel Sud-Est asiatico e ad altre specie ittiche di importazione non passerà attraverso imposizioni daziarie alle frontiere. «Piuttosto — ha proseguito Buonfiglio — sarà necessario osservare paletti di sicurezza alimentare, che costituiscono una garanzia per i consumatori e che trovano una applicazione concreta nel decreto sulla tracciabilità e l’etichettatura varato lo scorso luglio».
Il Mipaaf ha infatti recentemente siglato con le associazioni di categoria un protocollo d’intesa per la modernizzazione del settore della pesca e dell’acquacoltura. «Puntiamo a creare un sistema integrato per la pesca e l’acquacoltura, per l’esatto pagamento delle risorse comunitarie e raggiungere una programmazione territoriale sia relativa alla produzione che al censimento delle aziende di piscicoltura», ha ribadito il sottosegretario ai presenti. In questo quadro si inseriscono tutte le misure di regolamentazione dell’acquacoltura biologica, che per l’Italia risultano essere più stringenti rispetto ad altri Paesi comunitari. «Certo che ad un maggiore controllo, che si traduce anche in maggiori oneri per i produttori — specifica il sottosegretario — dovranno corrispondere vantaggi economici superiori per le aziende di acquacoltura». Altro punto fondamentale del protocollo d’intesa riguarda la gestione dei fondi. «D’accordo gestire a livello regionale le risorse — ha detto Buonfiglio — ma ritengo indispensabile una cabina di regia a livello centrale».
Acquacoltura Med diventa annuale e itinerante, da Verona al Mediterraneo - È stata la Tunisia il Paese ospite della prima edizione di Acquacoltura Med. Uno step che lancia un evento di notevole rilevanza nell’ambito delle manifestazioni fieristiche dedicate al settore primario. Acquacoltura Med diventa infatti un evento annuale, caratterizzato da un coinvolgimento continuativo e reale dei Paesi del bacino del Mediterraneo. Negli anni dispari l’appuntamento sarà a Veronafiere, mentre negli anni pari Acquacoltura Med verrà ospitato ogni volta in un Paese diverso dell’area mediterranea. Nel 2010 il Paese ospitante sarà la Tunisia. Proprio la Tunisia ha avuto un ruolo determinante già nell’edizione 2009. «Una scelta ben ponderata — ha affermato il presidente di VeronaFiere, Ettore Riello — dal momento che da qualche anno sono molto stretti i rapporti fra Italia e Tunisia, non soltanto in un’ottica di rapporti commerciali consolidati, ma anche di progetto di crescita in partenariato. Non dimentichiamo che, proprio sul fronte dell’acquacoltura, è in corso dal 2008 un progetto di cooperazione allo sviluppo di oltre un milione di euro promosso da Cospe (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, dal Ministero dell’Agricoltura e delle Risorse Idriche tunisino e da enti locali italiani. D’altronde, il settore dell’acquacoltura in Italia può vantare delle eccellenze nelle tecniche di allevamento del pesce che ci rende leader a livello internazionale e contemporaneamente le potenzialità della Tunisia sono notevoli, tenuto conto che il 15% dei prodotti della pesca è destinato all’export, in particolare verso l’Europa, e che l’incidenza dell’acquacoltura sulla produzione ittica totale è di poco superiore al 3%, pari a 3.400 tonnellate».
Sotto la lente degli esperti e dei relatori al meeting internazionale di Acquacoltura Med, il progetto — fra gli altri — relativo alla “Tutela e valorizzazione socioeconomica delle risorse ambientali della regione del Nord-Ovest della Tunisia”. La regione che fa capo al polo di Tabarka e che vede impegnato in prima fila, quale coordinatore Cospe del progetto, l’italiano Stefano Mason. È stato proprio Mason ad anticipare alcuni dettagli dell’intervento italo-tunisino, ideata nel 2001, ma entrata nella fase operativa solamente dallo scorso anno e fino a tutto il 2011. Innanzitutto, gli obiettivi. «Sono di due ordini — ha spiegato Mason — e riguardano contemporaneamente un programma specifico di acquacoltura, tale da rafforzare l’incidenza della pesca da acquacoltura nelle aree di acqua dolce. In questo modo la Tunisia potrà produrre autonomamente gli avannotti per l’allevamento e non depauperare gli stock marini. Inoltre, la realizzazione di una stazione pilota di acquacoltura consentirà alla regione rurale del nord-ovest della Tunisia di svilupparsi a livello economico e di migliorare gli aspetti legati alla nutrizione della popolazione che vive all’interno del Paese».
Fra gli obiettivi specifici da raggiungere entro la fine del 2011, oltre appunto alla creazione e alla gestione di una stazione pilota per l’acquacoltura («dove verranno allevati principalmente cefali, varietà di pesce estremamente apprezzata in Tunisia e in tutto il Maghreb, facile da allevare per l’elevato indice di conversione in fase di accrescimento», specifica Mason), la formazione di 150 pescatori, chiamati a gestire sia la fase di pesca che di lavorazione e conservazione del pesce. E poi, la creazione di attività specifiche ecocompatibili, connesse all’acquacoltura di acqua dolce, il rafforzamento delle competenze di enti tecnici e istituzioni preposti alla salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali, corsi specifici per la gestione degli impianti di acquacultura. «Una volta portato a termine il progetto — ha proseguito Mason — saranno coinvolte quasi seimila persone complessivamente, fra attività diretta, lavorazione e sensibilizzazione alle buone pratiche ambientali in tutta l’area rurale». I partner internazionali Cospe e GIPP promuovono quindi «un approccio integrato, fortemente radicato sul territorio e partecipato dalla popolazione» in continuità al percorso di sviluppo del settore acquacoltura intrapreso dalla Tunisia negli anni più recenti e testimoniato dalla creazione di due istituti di formazione per allevatori-pescatori, già attivi sul territorio.
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