Il Pesce nr. 1, 2010

Ipotesi di frode in commercio

Identificazione di specie attraverso la valutazione morfologica di novellame trasformato

Rubrica: Indagini

Articolo di Castiglione F., Barbera G., Cusimano M., Costa F., Ferrantelli V., Vicari D.,

(Articolo di pagina 115)

Introduzione

Il novellame destinato al consumo - La cattura di novellame destinato al consumo umano rappresenta un importante comparto del settore pesca in relazione all’elevato valore di mercato che caratterizza tale prodotto ittico. Con il termine di “novellame” vengono indicati gli stadi giovanili inferiori ai 7 centimetri di lunghezza1 di diverse specie ittiche2. In relazione però all’attività di pesca, con tale vocabolo si identificano i giovanili di specie ittiche appartenenti quasi unicamente alle famiglie Clupeidae ed Engraulidae. A tale riguardo la principale specie oggetto di cattura è rappresentata dai giovanili di Sardina pilchardus (Walbaum, 1792), la cui denominazione ufficiale in lingua italiana, così come espresso dalla normativa cogente3, è bianchetto. Oltre alla pesca del novellame di Sardina pilchardus, con medesimi fini commerciali, viene effettuata anche la cattura di giovanili e adulti di Aphia minuta (Risso, 1810) la cui denominazione ufficiale in lingua italiana è rossetto4. La crescente richiesta del mercato dei suddetti prodotti della pesca ha comportato negli ultimi anni una profonda riduzione degli stock ittici con conseguente utilizzo di specie ittiche totalmente differenti, generalmente di importazione, per la realizzazione di preparazioni gastronomiche tendenzialmente simili a quelle realizzate con bianchetto o rossetto (Ismea, 2007; CNEL, 2004). Tali ragioni commerciali hanno contribuito alla nascita di nuove frodi nell’esercizio del commercio ascrivibili alla vendita di aliud pro alio5.

Excursus normativo - La base normativa su cui si fonda la più recente regolamentazione della pesca del novellame è rappresentata dalla Legge 14 Luglio 1965 n. 9636 dove, all’articolo 15, lettera c, ai fini della tutela delle risorse biologiche, viene fatto esplicito divieto di “pescare, detenere, trasportare o commerciare il novellame di qualunque specie vivente marina senza la preventiva autorizzazione dell’autorità competente”. Bisognerà attendere la promulgazione del Decreto del Presidente della Repubblica del 2 ottobre 1969 n. 16397 per avere la definizione giuridica di novellame nonché le modalità di autorizzazione alla pesca8. Successivamente, nel 1996, con Decreto Ministeriale9 viene meglio specificato quali specie ittiche possono essere oggetto di cattura comprendendo oltre al novellame di sarda anche quello di alaccia e alice nonché il rossetto (Aphia minuta)10. Ad oggi è ammessa unicamente la pesca del novellame di Sardina pilchardus e di Aphia minuta con modalità e tempi previsti da annuale emanazione di Decreti del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Specie ittiche oggetto di cattura

Sardina pilchardus - La Sardina pilchardus (Figura 1)appartiene alla famiglia Clupeidae i cui rappresentanti sono caratterizzati da dimensioni medio-piccole e corpo generalmente fusiforme e subcilindrico anche se a volte particolarmente compresso lateralmente. La carena può apparire tutta o in parte denticolata. La pinna dorsale è unica e la ventrale appare in posizione addominale, la pettorale è inserita molto in basso ed infine la caudale è biforcuta (Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992; Mer Méditerranée et Mer Noir, 1987). Carattere distintivo di Sardina pilchardus è la carena denticolata solo anteriormente alle pinne ventrali. Negli adulti il colore è azzurro bluastro sul dorso ed argentato sui fianchi e sul ventre. In prossimità dell’opercolo può essere presente una macchiolina nerastra seguita in direzione caudale da altre macchie sempre di colore nerastro. Da adulta può raggiungere dimensioni di 15-20 cm (Mer Méditerranée et Mer Noir, 1987; Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992; Costa Francesco, 2003; Conci Cesare et Torchio Menico, 2004; Tortonese Enrico, 1993). È distribuita nell’Oceano Atlantico orientale dal Senegal al mar del Nord ed in tutto il mar Mediterraneo ed il mar Nero (Figura 2). È una specie migratoria pelagica costiera che può vivere sino ai 180 metri di profondità, anche se durante il giorno vive in un range compreso tra i 25 ed i 55 metri mentre di notte tra i 15 ed i 35 metri. Durante la fregola, che si protrae nel mar Mediterraneo da settembre a giugno, tende ad avvicinarsi alla costa dove le femmine mature emettono uova pelagiche di forma sferica del diametro di 1,4-1,7 mm (Costa Francesco, 1999; Costa Francesco, 2003; FAO Species Catalogue, 1985; Mer Méditerranée et Mer Noir, 1987). Le forme giovanili sino ai 40-45 mm di lunghezza non presentano le caratteristiche proprie degli adulti. Le pinne ventrali infatti, costituite da 6-8 raggi11, appaiono impiantate anteriormente alla dorsale. Durante lo sviluppo si assiste ad un avanzamento della pinna dorsale che finisce con il localizzarsi in corrispondenza delle ventrali. La pinna anale, invece, già sviluppata nei giovanili, è costituita da 20 raggi. L’apertura buccale, che si estende sino a metà del diametro oculare, si presenta provvista superiormente, nell’area mascellare, di una porzione laminare a margini seghettati (Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992; Costa Francesco, 1999).

Aphia minuta - Tale specie ittica appartiene alla famiglia Gobiidae, i cui rappresentanti hanno dimensioni generalmente inferiori ai 10 cm di lunghezza. È la famiglia che contiene il più elevato numero di specie, oltre 2000, e alla quale appartiene il più piccolo pesce ad oggi conosciuto: Pandaka pygmaea (Herre, 1927), le cui dimensioni da adulto non superano l’1,5 cm di lunghezza totale. I pesci appartenenti a tale famiglia presentano corpo moderatamente allungato subcilindrico, leggermente compresso posteriormente. Testa larga, depressa, con occhi in posizione dorso-laterale e bocca leggermente obliqua, linea laterale generalmente poco visibile (Mer Méditerranée et Mer Noir, 1987; Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992). Aphia minuta (Figura 4) presenta corpo allungato particolarmente compresso lateralmente. Nella suddetta specie è evidente anche uno spiccato dimorfismo sessuale, con maschio avente corpo e peduncolo caudale più alti, mentre la femmina appare più slanciata e con peduncolo caudale più sottile. I soggetti possiedono 2 pinne dorsali separate, di cui la prima di piccole dimensioni provvista di 5 raggi. Le pinne ventrali sono in posizione toracica e possiedono 12 raggi. La pinna anale, speculare alla seconda dorsale, è costituita da 12-15 raggi. Il colore in entrambi i sessi tende al bianco traslucido, con sfumature rosacee. Gli opercoli appaiono rossastri. Presenti anche cromatofori neri ai lati della linea mediana ventrale. Da adulta può raggiungere dimensioni massime di circa 6 cm (Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992; Costa Francesco, 2003; Mer Méditerranée et Mer Noir, 1987). È distribuita nell’Oceano Atlantico orientale, dalla Norvegia al Marocco, ed in tutto il Mar Mediterraneo ed il Mar Nero (Figura 5). È una specie costiera e pelagica che vive a profondità non superiori agli 80 metri su fondali sabbiosi, fangosi o ricoperti di alghe e piante. Tende a formare grossi banchi e spesso si ritrova in superficie insieme ai banchi di giovanili di Clupeiformi. Bentonica, nel periodo della fregola, tra dicembre e maggio, si riproduce nel Mar Mediterraneo e raggiunge la maturità sessuale ad un anno. Dopo l’ovodeposizione i pesci vanno incontro a morte (Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992; Costa Francesco, 2003; Mer Méditerranée et Mer Noir, 1987). I giovanili presentano caratteristiche sovrapponibili agli esemplari adulti e il riconoscimento tramite stereomicroscopio non presenta difficoltà alcuna in quanto appaiono perfettamente visibili le due pinne dorsali e le 27 vertebre che rappresentano caratteri diagnostici per il riconoscimento di specie. Nel contempo è possibile identificare la vescica natatoria che, sita in posizione caudale, è carattere differenziale rispetto agli altri Gobidi (Palese Leonardo et Palese Annibale, 1992; Costa Francesco, 1999).

Tecniche di pesca

Cenni storici - La pesca ed il consumo di novellame vanta tradizioni antichissime. Già nella Grecia antica il consumo di giovanili rappresentava una pietanza particolarmente apprezzata al punto da essere oggetto di descrizione in opere letterarie come l’“Hedypatheia” di Archestrato di Gela12, frammenti della quale sono stati tramandati da Ateneo di Naucrati13 attraverso la sua opera simposiale “I sofisti a banchetto”14 (Salza Prina Ricotti Eugenia, 2005). Anche in età moderna si hanno riscontri storiografici circa la pesca indiscriminata di novellame e rossetto al punto che Fulvio Astalli, cardinale preposto al governo della Romagna, emanò nel 1697 un decreto contenente disposizioni sulla pesca di Aphia minuta (Costa Francesco, 1999). La pesca del novellame destinato al consumo e del rossetto viene effettuata unicamente con l’utilizzo di reti da circuizione, a strascico e di sciabiche a maglie fittissime, così come disposto dalla normativa cogente15. Di seguito una breve descrizione delle diverse modalità di cattura.

Reti da circuizione - L’utilizzo di reti da circuizione rappresenta una buona tecnica di pesca per la cattura del bianchetto e rossetto. Infatti le caratteristiche comportamentali proprie di tali specie generano la creazione di grandi banchi mono o plurispecifici di agevole cattura attraverso la messa in opera di tale tecnica (Costa Francesco, 2003; Prado J., 2001). L’identificazione dei banchi avviene attraverso l’utilizzo di diverse tecniche che vanno dal semplice avvistamento dei pesci all’utilizzo di ecoscandagli. Una volta identificato, l’imbarcazione, coadiuvata spesso da piccoli natanti che hanno il compito di evitare l’allontanamento dei pesci, inizia a calare rapidamente la rete attorno al banco. Non appena circondato, la rete viene immediatamente recuperata e si procede al trasbordo del pescato. Le reti da circuizione utilizzate per la cattura dei tali specie ittiche non presentano la chiusura, sono sprovviste quindi del cavo di acciaio che scorre all’interno di anelli uniti alla lima dei piombi mediante bretelle, inoltre le maglie non possono avere dimensione inferiori ai 5 mm di diametro (Prado J., 2001).

Reti a strascico - Le reti a strascico operano una pesca di tipo attivo a seguito dell’avanzare della rete stessa. La rete costituita da maglie di diverso diametro è suddivisibile in tre parti quali la bocca mantenuta aperta orizzontalmente da appositi bracci, le pareti convergenti posteriormente ed il sacco in cui si concentra la cattura. Viene collegata e trainata da motopescherecci che viaggiano a velocità sostenuta al fine di catturare durante il loro avanzamento gli organismi marini che incontrano. Le reti da traino utilizzate per la pesca del bianchetto e del rossetto ai fini normativi devono essere prive di denti, catene o qualsiasi altro artificio atto a consentire la loro penetrazione nel sedimento16 e come nelle altre tecniche di pesca non presentare maglie con diametro inferiore ai 5 mm.

Sciabiche - Sono reti similari alle reti da circuizione con chiusura manuale. La cala avviene su fondali poco profondi e la cattura si realizza durante la fase di recupero. Per tale ragione la pesca con sciabica può essere considerata una tecnica ibrida in quanto condivide la medesima modalità di cala delle reti da circuizione mentre il recupero è proprio della pesca con reti a strascico. È possibile effettuare una distinzione in seno al sistema di cala in sciabica da natante, qualora messa in mare e recupero avvengono a mezzo di imbarcazione, e sciabica da spiaggia, nel caso in cui la cala avvenga con ausilio di natante e il recupero da riva17. La rete appare costituita da due lunghi cavi, denominati calamenti o reste, uniti al corpo della stessa rete le cui maglie tendono a diminuire di diametro in direzione del sacco sino a raggiungere valori minimi di 5 mm. La lima dei piombi è sempre in contatto col fondo mentre la rete è mantenuta in verticale grazie alla presenza di galleggianti sulla lima di sughero (Prado J., 2001).

Le frodi in commercio nel settore pesca - La globalizzazione del mercato, l’elevatissimo numero di specie ittiche e le innumerevoli modalità di preparazione e vendita rendono il settore della pesca uno dei più soggetti alla realizzazione di frodi nell’esercizio del commercio. L’articolo 640 del Codice Penale18 definisce la frode, o truffa “l’azione atta ad indurre taluno in errore, con artifizi e raggiri, al fine di ottenere ingiusto profitto con altrui danno”. Da quanto espresso si evince che tale reato delitto postula in sé il concetto di dolo, inteso come azione volontaria e cosciente nella consapevolezza dell’illecito che viene attuato (Simone, 2005; Romboli Bruno et Mantovani Giovanni, 1989). Nel settore alimentare i reati che vengono più comunemente perpetrati sono riconducibili all’adulterazione ed alla sofisticazione. In relazione poi alle caratteristiche proprie del singolo reato, nella commercializzazione dei prodotti ittici, è possibile effettuare distinzioni tra frodi sanitarie, annonarie e commerciali a seconda del danno recato al consumatore (Romboli Bruno et Mantovani Giovanni, 1989). Sicuramente le frodi sanitarie rappresentano un maggiore rischio per il consumatore in quanto interessano la salute pubblica. A tale proposito infatti il legislatore nell’Articolo 440 del Codice Penale19 infligge la pena della reclusione da tre a dieci anni a “chiunque corrompe o adultera acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, rendendole pericolose alla salute pubblica e a chi contraffà, in modo pericoloso alla salute pubblica, sostanze alimentari destinate al commercio” (Simone, 2005). Sempre per i medesimi motivi a seguito dell’emanazione del Decreto Legislativo 30 dicembre 1999 n. 507 sulla depenalizzazione dei reati minori, in relazione alla riforma del sistema sanzionatorio in materia di alimenti20, non si assiste ad una trasformazione in illeciti amministrativi dei reati previsti dal Codice Penale e dagli articoli 5, 6 e 12 della Legge 30 aprile 1962 n. 28321. Per quanto concerne il novellame destinato al consumo ed il rossetto, tali prodotti ittici si prestano con grande facilità alla realizzazione di attività fraudolente legate alla commercializzazione. Infatti la crescente richiesta del mercato ha portato, come precedentemente espresso22, alla vendita di prodotti della pesca, o di preparazioni gastronomiche a base delle suddette specie ittiche, non rispondenti a quanto dichiarato in etichetta. Il tipo di reato commesso è ascrivibile nella quasi totalità dei casi a frodi ti tipo annonario. A tale riguardo si attua una vera e propria contraffazione con sostituzione di bianchetto con rossetto o con novellame di altri pesci o ancora con specie ittiche di importazione asiatica come Neosalanx spp.e Protosalanx spp.23. Se nel prodotto fresco l’analisi microscopica e la possibilità di utilizzare tecniche biomolecolari per l’identificazione di specie risultano abbastanza agevoli, nei prodotti trasformati tali metodologie presentano non poche difficoltà a causa della perdita totale o parziale delle caratteristiche anatomiche ed all’eventuale denaturazione proteica dovuta al trattamento di trasformazione subito.

Analisi di un campione di “Bianchetti piccanti” oggetto di identificazione

Premessa - La Capitaneria di Porto di Trapani, in seno alle operazioni di vigilanza sulla pesca e sui prodotti da essa derivati24, ha effettuato un sequestro preventivo di un campione costituito da una confezione in vetro ermeticamente chiusa la cui denominazione di vendita indicata era “Bianchetti piccanti”. Il sequestro è stato effettuato al fine di accertare la rispondenza del contenuto della confezione rispetto a quanto espresso in etichetta, visto che si ipotizzava il reato di frode in commercio secondo quanto disposto dall’articolo 515 del Codice Penale. In tale occasione sono stati conferiti all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “Adelmo Mirri” i campioni sospetti di frode per effettuare l’identificazione di specie del prodotto ittico che costituiva la conserva.

Materiali e metodi - Al fine di identificare la specie ittica contenuta all’interno del recipiente si è proceduto ad un delicato lavaggio dei pesci grazie all’utilizzo di un setaccio ed evitando che il getto d’acqua danneggiasse il campione. Successivamente si è proseguito attraverso l’osservazione degli stessi a mezzo di stereomicroscopio e alla concomitante realizzazione di un rapporto fotografico. A seguire si è realizzato il fissaggio dei soggetti così isolati in alcool al 70%. A causa del trattamento di trasformazione, cioè cottura attraverso frittura, cui era stato sottoposto il novellame oggetto di studio, le prime osservazioni allo stereomicroscopio, e le stesse immagini fotografiche, non permettevano di visualizzare i giovanili nella loro integrità, né erano evidenziabili le pinne dorsali e anali o le eventuali incisure del loro impianto. La stessa apertura buccale non appariva definita così come la pinna caudale, anche se quest’ultima non rappresenta un importante carattere diagnostico. L’unica porzione anatomica definita era data dagli occhi (Figure 7 e 8). Da quanto detto, tra tutti i giovanili o adulti di piccole dimensioni di cui si era fatta precedente esperienza, dalle immagini osservate si supponeva che gli esemplari potessero essere riconducibili unicamente a quattro specie: Sardinella aurita25  (Valenciennes, 1847), Sardina pilchardus (Walbaum, 1792), Engraulis encrasicolus26 (Linnaeus, 1758) e Aphia minuta (Risso, 1810). Utile, ai fini di una più sicura identificazione, sarebbe stata la corretta valutazione della disposizione delle mascelle e dell’impianto delle pinne. In particolare sia nell’alaccia che nella sardina le mascelle presentano la medesima lunghezza, mentre in relazione alla disposizione anatomica della pinna dorsale, in Sardinella aurita è sita quasi in corrispondenza delle pinne ventrali, diversamente da Sardina pilchardus, dove la pinna dorsale è in posizione arretrata rispetto le ventrali. Per quanto concerne l’acciuga la mascella inferiore si presenta di dimensioni minori rispetto alla mascella superiore, non raggiungendone il margine craniale, al contrario del rossetto, dove la mascella inferiore oltrepassa il margine craniale della superiore e le pinne dorsali ed anali, praticamente speculari, si trovano collocate agli inizi della seconda metà posteriore del corpo. Successivamente, a causa della scarsa utilità del quadro anatomico disponibile ai fini di una corretta identificazione di specie, si è cercato di isolare esemplari che avessero conservato intatta la propria integrità anatomica. Da tale attività ne è scaturito l’isolamento di un soggetto avente integri tutti i caratteri utili ai fini diagnostici. Dalla minuziosa osservazione allo stereomicroscopio di tale esemplare si sono potuti valutare i seguenti caratteri:

  • mascelle di medesima lunghezza;
  • unica pinna dorsale impiantata agli inizi della metà posteriore;
  • pinna anale particolarmente arretrata rispetto alla dorsale ed impiantata nella porzione terminale della metà posteriore;
  • pinna ventrale impiantata anteriormente alla dorsale.

Identificazione di specie - Da quanto precedentemente esposto si può giungere ad una corretta identificazione di specie con elevata probabilità di certezza. Ai fini dell’identificazione è infatti da escludere il rossetto in quanto negli esemplari esaminati è assente la seconda pinna dorsale (Figura 9). Improbabile appare inoltre l’identificazione con l’acciuga visto che in quest’ultima la pinna dorsale è inserita a metà della lunghezza del pesce e la pinna anale è situata caudalmente rispetto alla dorsale. Le ventrali, poi, nei giovanili, quando ripiegate caudalmente, giungono sino all’impianto della dorsale (Figura 11). Infine è da escludere l’alaccia in cui, così come nell’acciuga, la pinna dorsale è inserita a metà della lunghezza del pesce e l’anale è posta in posizione più arretrata rispetto alla dorsale. Le ventrali, però, come negli adulti sono inserite in corrispondenza della porzione mediana della pinna dorsale (Figura 10). Da quanto sopra, la specie ittica oggetto di analisi è riconducibile a Sardina pilchardus, in quanto la pinna dorsale è inserita in posizione caudale rispetto alla metà della lunghezza del pesce e la pinna anale appare a sua volta sita caudalmente alla dorsale. Infine, le pinne ventrali negli stadi giovanili della sardina sono poste cranialmente rispetto all’impianto della pinna dorsale, così come appare nel caso oggetto di studio. Si può affermare con elevata certezza che la specie ittica oggetto di trasformazione e venduta come bianchetto è riconducibile a novellame di Sardina pilchardus, anche se non è possibile escludere specie appartenenti alla medesima famiglia, presentanti quindi gli stessi caratteri morfologici, di provenienza oceanica e venduti illegalmente come prodotti nostrani.

Conclusioni - L’elevatissimo numero di specie ittiche presenti sul mercato e la sempre più facile reperibilità di prodotti della pesca provenienti da ogni parte del mondo rendono la vigilanza ed il controllo del pescato, e dei relativi prodotti di trasformazione da esso derivati, un’azione di non semplice attuazione. L’ispezione poi di prodotti della pesca trasformati a mezzo del calore riduce notevolmente le possibilità offerte dalle nuove biotecnologie molecolari a causa della termolabilità della componente proteica. Ad oggi, infatti, non risulta possibile utilizzare in tali tipologie di prodotti tecniche quali la isoelettrofocalizzazione (IEF) o l’eluizione cromatografica a causa della suddetta denaturazione proteica (Campagna et al., 2008). Appare invece possibile l’utilizzo di tecniche volte all’amplificazione di frammenti di acidi nucleici quali la Polymerase Chain Reaction (PCR), realizzabile nelle sue diverse forme, grazie alla parziale termostabilità della struttura genomica. Non sono assenti, però, anche in tale circostanza, problemi legati alla presenza di altre matrici utilizzate ai fini della trasformazione e conservazione, quali olio, grassi o additivi, che possono impedire l’amplificazione del DNA e per tale ragioni definiti inibitori della PCR. Infine è da considerare la necessità di disporre di primer specifici per la determinata specie ittica oggetto di valutazione. Da quanto sopra si evince che il ricorso alla sola osservazione microscopica, in talune circostanze, può rappresentare un metodo utile ed economico al fine di giungere all’identificazione di una specie ittica. Chiaramente l’impiego di tale metodologia non è scevro da problematiche inerenti la preparazione del campione e la necessità di dover effettuare un’analisi differenziale tra le diverse specie ittiche che, soprattutto negli stadi giovanili, possono presentare non poche affinità.

Francesco Castiglione
Maria Cusimano
Vincenzo Ferrantelli
Domenico Vicari
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia

Giuseppe Barbera
Med. Vet libero Professionista specialista in Ispezione alimenti di O.A.

Francesco Costa
Biologo Marino, professore a contratto Università di Messina

Note

  1. Decreto del Presidente della Repubblica del 2 ottobre 1968 n. 1639: Titolo III Della disciplina della pesca, Capo I Disposizioni generali, artt. 86, 87, 88, 93.
  2. Tale criterio chiaramente non viene applicato in prodotti della pesca le cui dimensioni da adulto siano inferiori o di poco superiori a tale parametro.
  3. Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali 25 luglio 2005: “Modifiche ed integrazioni all’elenco delle denominazioni commerciali dei prodotti ittici, allegato al Decreto Ministeriale 14 Gennaio 2005”; vedi anche riferimenti normativi.
  4. Vedi nota 2.
  5. Letteralmente “qualcosa per qualcos’altro”. In diritto indica la totale difformità del bene consegnato rispetto a quello pattuito.
  6. Vedi anche riferimenti normativi.
  7. Regolamento per l’esecuzione della Legge 14 luglio 1965, n. 963, concernente la disciplina della pesca marittima; vedi anche Riferimenti normativi.
  8. D.P.R. del 2 ottobre 1968 n. 1639: Decreto Titolo III Della disciplina della pesca, Capo III Delle pesche speciali, Sezione II Della pesca del novellame, Art. 126 Novellame per consumo. Il periodo di pesca è compreso tra il 1° dicembre ed il 30 aprile di ciascun anno per un tempo massimo di 2 mesi. Si noti come nella norma vengono sottoposti a regolamentazione giuridica il novellame di anguilla (ceca) e di sarda (bianchetto); vedi anche riferimenti normativi.
  9. Decreto Ministeriale 28 Agosto 1996: “Disciplina della pesca del novellame da consumo e del rossetto”; vedi anche riferimenti normativi.
  10. Decreto Ministeriale 28 Agosto 1996: Art. 1, comma 1.
  11. Il numero dei raggi rappresenta carattere distintivo nei confronti di Sardinella aurita (Valenciennes, 1847) che assai simile presenta invece 9 raggi.
  12. Poeta greco antico siceliota nato e vissuto a Gela nel IV secolo a.C.
  13. Scrittore greco antico vissuto tra il II ed il III secolo d.C. originario della città egizia di Naucrati.
  14. … Disprezza tutto quell’insieme di pesciolini appena nati eccetto quelli di Atene, voglio dire il gonos che gli ioni chiamano schiuma ed accettali soltanto quando sono stati pescati nelle sacre braccia di mare della bella baia di Falero. Quelli che si trovano nell’isola di Rodi bagnata dalle acque del mare sono buoni se sono del posto. E se li vuoi gustare devi comprare insieme a loro qualche attinia, anemoni di mare coronati da tentacoli piumati. Li devi poi mischiare e cuocerli in una teglia dopo aver fatto una salsa con trito di erbette ed olio …”, Archestrato di Gela in Ateneo, VII. 285.d.
  15. Decreto Ministeriale 28 Agosto 1996, “Disciplina della pesca del novellame da consumo e del rossetto”: art. 2, comma 1.
  16. Decreto Ministeriale 28 Agosto 1996, “Disciplina della pesca del novellame da consumo e del rossetto”: art. 2, comma 1.
  17. L’utilizzo della sciabica da spiaggia è stato vietato a decorrere dal 1° gennaio 2002 da Regolamento (CE) n. 1626 del 27 giugno 1994, art. 2, punto 3; vedi anche riferimenti normativi.
  18. Codice Penale: Libro I Dei reati in generale, Titolo XIII Dei delitti contro il patrimonio, Capo II Dei delitti contro il patrimonio mediante frode, art. 640 Truffa.
  19. Codice Penale: Libro I Dei reati in generale, Titolo VI Dei delitti contro l’incolumità pubblica, Capo II Dei delitti di comune pericolo mediante frode, Art. 440 Adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari.
  20. Decreto Legislativo 30 Dicembre 1999 n. 507, “Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell’Art. 1 della Legge 25 Giugno 1999, n. 205”: Titolo I Riforma del sistema sanzionatorio in materia di alimenti, Capo I Trasformazione dei reati in illeciti amministrativi, Art. 1 Depenalizzazione; vedi anche riferimenti normativi.
  21. Legge 30 Aprile 1962 n. 283 “Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”; vedi anche riferimenti normativi.
  22. Vedi Introduzione.
  23. Tali specie ittiche appartengono all’Ordine Osmeriformes, Famiglia Salangidae. Sono pesci principalmente d’acqua dolce, alcuni dei quali anadromi, distribuiti nel sud-est asiatico. Presentano corpo trasparente o traslucido, testa depressa, unica pinna dorsale particolarmente arretrata con pinne ventrali in posizione addominale. Lo scheletro presenta da 48 a 79 vertebre scarsamente ossificate. Hanno lunghezza massima di 15 cm ma le specie maggiormente utilizzate allo stadio adulto non superano i 7 cm (fonte Fishbase). Tali specie ittiche ai sensi della normativa cogente presentano come denominazione ufficiale in lingua italiana: pesce ghiaccio.
  24. Legge 14 luglio 1965 n. 963: “Disciplina della pesca marittima”, art. 21 Persone incaricate della vigilanza; vedi anche Riferimenti normativi.
  25. Denominazione ufficiale in lingua italiana: Alaccia ai sensi del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali 25 luglio 2005: “Modifiche ed integrazioni all’elenco delle denominazioni commerciali dei prodotti ittici, allegato al Decreto Ministeriale 14 Gennaio 2005”; vedi anche riferimenti normativi.
  26. Denominazione ufficiale in lingua italiana: Acciuga o Alice ai sensi del Decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali 25 luglio 2005: “Modifiche ed integrazioni all’elenco delle denominazioni commerciali dei prodotti ittici, allegato al Decreto Ministeriale 14 Gennaio 2005”; vedi anche riferimenti normativi.

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  • Tortonese E., voce “Sardina” in Grande Dizionario Enciclopedico, Torino, UTET, Vol. XVIII: pp. 138-139.

Sitografia (disponibili presso la Redazione di "Il Pesce")

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    Pesce
  • 08/02/2012
    Convegno "Seafood Made in Italy: creare valore per vincere la crisi" domenica 26 febbraio a MSE Rimini 2012
    [continua]
  • 08/02/2012
    Caro gasolio pesca: Damanaki a Europeche, consumate meno
    [continua]
  • 08/02/2012
    Pesca: Federcoopesca, seminario con DG pesca per far luce su normativa controlli filiera
    [continua]
  • 06/02/2012
    Alessandro De Maddalena all'EUDISHOW di Milano
    [continua]
  • 02/02/2012
    Il ministro Catania inaugura la 110a Fieragricola, un messaggio anche ai pescatori
    [continua]
  • 30/01/2012
    Aumento della CO2, pesci a rischio
    [continua]
  • 27/01/2012
    Lavorare per passare dall'emergenza ad un nuovo assetto della filiera ittica
    [continua]
  • 25/01/2012
    Cooperazione, ampia disponibilità UDC ad affrontare crisi settore in 9 mosse
    [continua]
  • 24/01/2012
    Pesca, Catania: 6 milioni di euro per sviluppo del settore, convenzioni, assistenza tecnica e agevolazioni per l'accesso al credito
    [continua]
  • 23/01/2012
    Occorrono proposte concrete che rispondano a tensioni marinerie. L’impegno dell’Alleanza delle Cooperative per affrontare la crisi
    [continua]
  • 19/01/2012
    Pesca: Federcoopesca; bene attenzione Commissione Agricoltura Senato su pesche speciali
    [continua]
  • 16/01/2012
    Cites: controlli in tutta Italia sul commercio delle anguille
    [continua]
  • 16/01/2012
    USA: FDA approva tecnica genetica contro frodi nel pesce
    [continua]
  • 11/01/2012
    La cooperazione chiede al Ministro Catania di correggere il tiro
    [continua]
  • 08/01/2012
    Pesca: approvato provvedimento per maggiore tutela dei pescatori e dei consumatori
    [continua]
  • 08/01/2012
    "Cuore di Mare", il calendario 2012 della Guardia Costiera
    [continua]
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