Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: Consumi
Articolo di Dell'Agnello M.
(Articolo di pagina 154)

Tra terra e mare i pescatori di Fucecchio e San Vincenzo a confronto

Come si allenano i “pescivori” del domani? Le proposte e le iniziative dei circoli sociali Coop

 

 

Già in altre occasioni ci siamo interrogati su come venga percepito il prodotto pesce tra mare e terra e su come certe aziende della grande distribuzione si organizzino per cercare di sviluppare i consumi, abituando i consumatori ai nuovi prodotti. Un’opera paziente, che risponde a precise strategie e che si sviluppa su diversi piani, utilizzando supporti cartacei con i messaggi pubblicitari e le riviste che vengono inviate a casa dei clienti, informatici con i siti web appositamente predisposti dalle compagnie di distribuzione, fino a coinvolgere direttamente gli addetti del settore che vengono a giocare l’importante e al tempo stesso delicato compito di rimuovere i pregiudizi dei consumatori nei confronti di certi alimenti. Che questa strategia stia dando i suoi frutti, si vede dal fatto che, soprattutto nelle grandi città dell’entroterra, è difficile pensare all’apertura di un nuovo negozio della grande distribuzione o alla ristrutturazione di uno esistente, senza la presenza del banco della pescheria.

A qualche anno dall’uscita di un’indagine specifica relativa alla percezione del prodotto pesce tra le zone di terra e quelle di mare, si può provare a trarre qualche considerazione su come si è modificato il modo di avvicinarsi al pesce da parte del cliente. Per far ciò prendiamo a riferimento l’indagine dell’Istituto Sinetica riferita agli anni ’90, con i dati espressi dai clienti intervistati circa dieci anni dopo in due negozi della COOP. In particolare i due campioni di clienti provengono dal negozio della COOP Toscana Lazio di San Vincenzo, città del litorale toscano, e da quello della UNICOOP Firenze di Fucecchio, importante area del Valdarno inferiore.

 


Una cena organizzata dalla Coop.

 

Ebbene, analizzando le risposte dei due raggruppamenti di clienti, messe in relazione, dove possibile, con i dati Sinetica, si rileva innanzitutto che la tipologia dei consumi riferita al pesce fresco, viene maggiormente apprezzata rispetto agli anni ’90 e che la differenza tra le zone di terra e quelle di mare, sembra ormai essersi molto ridotta. Oggi infatti l’84% del campione sanvincenzino consuma pesce fresco rispetto al 74% del campione fucecchiese, evidente riscontro di come questa categoria commerciale ittica sia comunemente apprezzata in entrambi i territori. Rimane tuttavia una certa prevalenza della città di mare, con ancora un margine di miglioramento per l’area di Fucecchio che per altro è in forte recupero rispetto al raggruppamento delle aree di terra dell’indagine Sinetica (74% vs 49%).

Se consideriamo invece la frequenza di consumo, possiamo dire che negli anni ‘90 le città di mare manifestavano un apprezzamento significativo per la periodicità di consumo riferita alle 3-4 volte alla settimana (19% vs 8%). Minori differenze risultavano invece per le altre categorie di frequenza. Oggi il campione di S. Vincenzo sembra invertire questa tendenza e preferire massivamente dei consumi meno frequenti del tipo di 1-2 volte a settimana, raggruppamento nel quale si trova la maggior parte dei clienti (61%), mentre significativamente incrementato è il riferimento ai consumi di 3-4 volte a settimana per l’area fucecchiese (35%), manifestando un momento particolarmente felice per il frequente consumo di pesce. In particolare Fucecchio ha superato anche il raggruppamento delle città di mare dell’indagine Sinetica.

Se le “occasioni di consumo” non manifestano particolari differenze tra i campioni considerati, evidenziando per entrambi una sostanziale uguaglianza nell’approccio all’alimento pesce rispetto ad altri tipi di alimento, come dire che "non c’è un’occasione particolare per mangiare pesce", maggiori differenze si trovano invece su “come consumarlo”. Nel caso di San Vincenzo la preferenza viene rivolta verso la casa propria, segnalando così una certa consuetudine a comprare pesce per un "consumo familiare". Tale comportamento sembra essere meno diffuso a Fucecchio, dove almeno una parte del campione cerca "l’occasione" per consumare pesce a casa di altri o al ristorante.

Una netta differenza si evidenzia anche sulle motivazioni espresse in relazione al “perché consumarlo”, che per Fucecchio si esprime nell’individuazione dell’elevato valore nutritivo, mentre per S. Vincenzo in una più generica affidabilità delle carni. Chissà quanto in queste risposte ha giocato l’effetto mucca pazza e quanto le campagne informative sugli alimenti che hanno visto i prodotti ittici protagonisti in questi ultimi anni. Certamente le risposte fornite mostrano una generale maturità del consumatore di Fucecchio e di San Vincenzo, che sembra comunque conoscere compiutamente le caratteristiche nutrizionali dei prodotti ittici.

Più diversificate sono invece le percentuali espresse attorno ai “motivi di non consumo”, cioè a quelle "riserve" che ancora allontanano il consumatore da una certa familiarità con l’alimento pesce. Considerando le motivazioni apportate nella ricerca Sinetica, si denotano distinte spiegazioni che per le città di terra, meno abituate, ai consumi ittici, si potevano principalmente riassumere nel “troppo tempo di preparazione” e nella presunta “non igienicità del prodotto”, mentre per le città di mare, evidentemente più abituate all’alimento, si concretizzavano nella “minore praticità”. Oggi pur rimanendo una qualche insofferenza per i “lunghi tempi di preparazione” nel campione fucecchese e una singolare difficoltà nel “riconoscere la freschezza” del campione san vincenzino, l’elemento nuovo rispetto agli anni ‘90 è il “costo” o “prezzo di vendita”. Si conferma infatti in entrambi i campioni l’attenzione all’elemento “costo” o “prezzo”, un aspetto che se da un lato denuncia la "mancanza" o la ridotta percezione di politiche di prezzo messe in campo dai rispettivi gruppi commerciali, dall’altro non tiene conto di quanto siano cambiate le forme di commercializzazione dei prodotti ittici in questi ultimi anni e di come, a volte, dietro un prezzo più alto, ci sia oggi un marchio che è una garanzia e che rappresenta quel valore aggiunto in più che non si aveva qualche anno fa quando il pesce giungeva sul mercato e quindi sui banchi di vendita come prodotto indifferenziato di cui il consumatore non era "degno" di conoscere né provenienza, né storia. Ma le cose per fortuna sono cambiate, o per lo meno stanno orientandosi al cambiamento, tant’è vero che il cliente di San Vincenzo, così come quello di Fucecchio, considera l’etichettatura dei prodotti ittici una cosa “necessaria”, e le grandi catene distributive sono sempre più attente a ciò che il consumatore viene a richiedere.

A conclusione di questo singolare certame fra “pescivori” si può senza dubbio affermare che ormai quella differenza tra aree costiere e quelle dell’entroterra, si sia andata progressivamente colmando e che il prodotto pesce viene oggi percepito sostanzialmente allo stesso modo come dimostrato nei campioni di S. Vincenzo e Fucecchio anche se, per certi aspetti, rimangono sensibili differenze. L’abitudine a consumare pesce fa parte di una certa familiarità acquisita anche in seguito ai sempre più pressanti messaggi pubblicitari e inviti che spingono con maggiore insistenza al suo utilizzo. Il recupero della tradizione, quello dell’antica cucina tipica e le sagre fanno poi il resto, stimolando ulteriormente il consumatore. Quello che rimane al fondo di tutto è però la certezza della produzione e la sua qualità, un aspetto che il cliente va cercando con sempre maggiore insistenza e che chi produce o chi vende ancora forse non tiene in debito conto. La qualità va fatta vedere, va trasmessa alle persone con un’opera che impegna chi produce in un processo di differenziazione dagli altri, utile principalmente a se stessi, ma che vincola anche chi vende, che ha evidentemente tutto l’interesse a presentare l’offerta più amplia possibile, certificandola in modo da dare al cliente quelle certezze che magari può trovare anche in altri prodotti.

La differenziazione della produzione e la chiarezza nella comunicazione di questa differenza, sono due aspetti che devono essere ben messi a fuoco da chi produce e da chi vende. Su queste partite infatti si giocherà gran parte delle sfide dei prossimi anni nella filiera ittica, sfide in cui il consumatore sarà l’arbitro severo che deciderà dove e su quali prodotti indirizzare i propri acquisti. Una ragione in più per prepararlo e educarlo al consumo consapevole.

Maurizio Dell’Agnello

Come si allenano i “pescivori” del domani?

Le proposte e le iniziative dei circoli sociali COOP

L’educazione al consumo ed in particolare a quello di pesce, fa parte di una recente acquisizione dei consumatori che bombardati da "mucche pazze" da una parte e esigenze salutista dall’altra, si scoprono sempre più interessanti a conoscere da vicino che cosa acquistano e di che cosa si cibano. Questa esigenza trova una naturale soddisfazione quando i le grandi catene commerciali di vendita dispongono di strutture che prevedono la partecipazione dei soci ad iniziative che vengono ad avere un certo impatto sulla società. È il caso dei circoli sociali della Coop che grazie ad un’efficiente organizzazione, lavorano su tematiche per le quali il momento di acquisto passa i secondo piano rispetto agli opportuni approfondimenti che da esso possono scaturire. Ecco quindi che il fenomeno pesce e la sua amplia offerta, hanno indotto a sviluppare diverse iniziative legate al consumo consapevole.

In particolare Luciano Menichetti, Presidente della Sezione Soci della Unicoop di Fucecchio, ci ricorda i numerosi progetti sviluppati sul pesce in questi ultimi anni. I corsi di cucina, le visite agli impianti di acquacoltura, i momenti di approfondimento sulle caratteristiche nutrizionali del prodotto e sulle modalità di commercializzazione e consumo, gli assaggi dei prodotti a marchio Coop confrontati con quelli più venduti sul mercato, tutti aspetti che hanno coinvolto i soci in prima persona con momenti di riflessione, di analisi e di confronto che hanno contributo indubbiamente ad avvicinare molti consumatori ai prodotti ittici ed alla loro filiera produttiva e ad abbattere molti pregiudizi. Per il futuro dei "pescivori" fucecchiesi si sta pensando alla rivalutazione del pesce di acqua dolce perché sempre più spesso si acquistano prodotti ittici provenienti da altri paesi anche esteri, a dispetto del nostro pesce, soprattutto quello che magari cresce nelle acque limpide dei fiumi di montagna, una caratteristica, questa, che meriterebbe un maggiore riconoscibilità da parte del consumatore, magari con un apposito marchio.

Il Presidente della Sezione Soci della Coop Toscana Lazio di S. Vincenzo, Gloria Bigongiali, entusiasta delle iniziative che hanno coinvolto la sua struttura, ci ricorda che il lavoro realizzato si è svolto nell’ambito della locale manifestazione de "La Palamita" e ha riguardato il recupero delle antiche tradizioni, mirando a promuovere il consumo di prodotti poveri dalle pregiate caratteristiche nutrizionali come il pesce azzurro. Particolarmente importante è stato il momento dedicato ai giovani che ha consentito di farli avvicinare alla pesca e ai vecchi mestieri di un tempo di cui pochi conoscono ancora storia e tradizione. In questa ottica sono anche state riscoperte vecchie ricette di pesce che in un zona famosa per la pesca del pesce azzurro non potevano mancare. Ma interessante è stato anche scoprire quali siano le caratteristiche di consumo dei prodotti ittici dei san vincenzini ed il loro rapporto con questo alimento che in fondo rappresenta pur sempre uno dei prodotti più apprezzati di questo territorio. Un lavoro di recupero e di promozione che certamente darà i suoi frutti anche in futuro.

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