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Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Stella S. , Cozzi M. , Magnani C. , Cantoni C. ,
(Articolo di pagina 123)

Atlante dei principali microrganismi Gram negativi ritrovati in filetti di trota

 


Carlo Cantoni

 

In questo lavoro riportiamo le specie microbiche di maggiore interesse che si possono ritrovare in trote allo stato fresco, intere o lavorate (filetti).

Mentre alcune specie sono molto diffuse e ben conosciute, altre sono ancora poco studiate in campo alimentare, e verranno perciò descritte più dettagliatamente.

Burkholderia cepacia

Al genere Burkholderia appartengono 20 specie; B. cepacia è stata inserita nel genere, insieme ad altri 7 microrganismi tutti precedentemente appartenenti al genere Pseudomonas.

È stata scoperta nel 1949 da Walter Burkholder all’università di Cornell nelle cipolle avariate. È un bastoncello Gram negativo, lungo da 1,6 a 3,2 µm, con un unico flagello polare o, se mobile, un ciuffo di flagelli polari. Catalasi e ossidasi positivo.

La B. cepacia è un organismo aerobio stretto e chemoorganotrofo, non fermentativo, con un optimum di temperatura tra i 30-35°C. Lo si ritrova nel suolo, nelle acque e sulle piante ed è in grado di sopravvivere a lungo sia in ambienti umidi che secchi.

È unico per la sua versatilità nelle abitudini, è patogeno per le piante e per gli esseri umani; è stato inoltre utilizzato come agente di biocontrollo poiché è in grado di produrre molti antibiotici attivi contro i funghi patogeni per le piante; non essendo un fungicida tossico inoltre non inquina le acque od il suolo.

Burkholderia cepacia ha la capacità di metabolizzare pressoché qualunque substrato sia disponibile, anche idrocarburi clorinati, che si trovano comunemente negli erbicidi e nei pesticidi.

È, infatti, possibile aggiungere questo batterio alle zone contaminate da queste tossine e risanificare l’ambiente.

Sfortunatamente, il batterio ha degli aspetti negativi come la resistenza naturale verso diversi antibiotici (ad esempio la penicillina) e la tendenza ad acquisire facilmente l’antibioticoresistenza.

Nei primi anni ‘70 è stato considerato un patogeno opportunista, ritrovato negli ospedali e causa di lievi malattie respiratorie ed infezioni del tratto urinario, ma negli anni ‘80 è stato la causa di infezioni polmonari in pazienti con fibrosi cistica, dando complicazioni con una mortalità dell’80%.

Janthinobacterium lividum

Al genere Janthinobacterium appartengono 2 specie, J. agaricidamnosus e J. lividum, che è la specie tipo. J. lividum è stato isolato la prima volta nel 1891 da Eisenberg che lo nominò Bacillus lividum.

Successivamente Bergey lo classificò come Chromobacterium lividum per essere, infine, inserito nel genere Janthinobacterium da De Ley, Segers, e Gillis nel 1978, per distinguerlo da un altro batterio produttore di pigmento violaceo, il Chromobacterium violaceum, con cui ha una grande affinità.

I batteri appartenenti al genere Janthinobacterium sono bastoncelli con estremità tonde, lunghi 2,5-6,0 µm e larghi 0,8-1,2 µm, mobili per mezzo di un flagello polare e spesso di un secondo flagello subpolare o laterale.

Le colonie si presentano poco convesse, rotonde e violacee su terreni solidi; inoculati in brodo nutriente formano un anello violetto attorno alla colonia.

L’optimum di temperatura è attorno ai 25°C, con un minimo di 2°C e un massimo di 32°C; i valori ottimali di pH per la crescita sono di 7-8, mentre non sono in grado di crescere con un pH inferiore a 5 o in presenza del 6% o più di NaCl.

Questi microrganismi sono chemorganotrofi, strettamente aerobi (l’ossigeno è l’accettore finale di elettroni), ossidasi e catalasi positivi, capaci di ridurre nitrati e nitriti a volte con produzione di gas.

Per lo sviluppo sui terreni colturali non sono richiesti particolari fattori di crescita.

Il contenuto G+C del DNA è 61-67%.

Empedobacter brevis

Precedentemente questo microrganismo veniva classificato nel genere Flavobacterium.

La nuova classificazione indica il nuovo genere Empedobacter, di cui E. brevis costituisce la specie tipo e, ad oggi, l’unica conosciuta.

Si tratta di un microrganismo Gram negativo, non sporigeno, immobile, di forma bastoncellare con lati paralleli e estremità arrotondate; solitamente la cellula è larga 0,5 µm e lunga da 1 a 2 µm.

Sono assenti granuli di poli-ß-idrossi-butirrato. Tutti i ceppi crescono a 30°C, molti a 37°C; le colonie sono circolari, poco convesse, lisce e brillanti, con bordo continuo, di colore giallo chiaro.

E. brevis è aerobio, con un metabolismo strettamente respiratorio, chemoorganotrofo, ossidasi-, catalasi- e fosfatasi-positivo; produce indolo, ossida diversi carboidrati ma non glicerolo e trealosio.

Possiede una forte attività proteolitica, ma non idrolizza l’esculina o l’agar.

È resistente ad un vasto numero di antimicrobici. Questa specie è stata isolata da campioni d’acqua e materiale clinico.

La composizione in basi del DNA varia dal 31 al 33 % di G+C. La descrizione dell’Empedobacter brevis (basonym, F. breve Holmes e Owen 1982 ex Bergey, Harrison, Breed, Hammer, and Huntoon, 1923) è la stessa data precedentemente per Flavobacterium brevis.

Weeksella virosa

Al genere Weeksella appartengono 2 specie: W. virosa, che è la specie tipo, e Weeksella zoohelcum, precedentemente classificata come Bergeyella zoohelcum.

Sono microrganismi Gram negativi, immobili, di forma bastoncellare, con lati paralleli e ed estremità arrotondate, lunghi dai 2 ai 3 µm.

Le colonie cresciute su agar arricchito, dopo 24 ore, sono circolari, poco convesse, con un diametro di circa 2 mm, lisce, luccicanti, intere, mucoidi, non pigmentate né fluorescenti.

La maggior parte dei ceppi produce un pigmento marrone su agar-tiroxina.

I ceppi, strettamente aerobi, crescono a temperatura ambiente, a 37°C, e a 42°C, ma non riescono a svilupparsi a 5°C. W. virosa digerisce la caseina, produce catalasi, citocromo ossidasi, fosfatasi e indolo (come rilevato dall’uso del reagente di Ehrlich); è in grado di idrolizzare la gelatina e il Tween 20, ma non possiede attività emolitica.

Non cresce su agar acetrimide, non riduce nitrati, nitriti o selenite. Il contenuto in G+C di DNA è del 36-38%.

Brevundimonas vesicularis

Al genere Brevundimonas appartengono 8 specie: B. alba, B. auriantica, B. bacteroides, B. diminuta (specie tipo), B. intermedia, B. subvibrioides, B. variabilis e B. vesicularis, precedentemente classificato come Pseudomonas vesicularis (Busing, Doll e Freitag 1953).

I membri del genere Brevundimonas differiscono dal genere Pseudomonas al quale appartenevano precedentemente, per avere flagelli polari corti e ondulati, ristrette attività biochimiche, diversi ubichinone e poliamina ed una differente composizione di acidi grassi.

Sono microrganismi Gram negativi, bastocellari, non molto allungati, delle dimensioni di 1-4 x 0,5 µm, mobili per mezzo di un flagello polare. B. vesicularis è ossidasi e catalasi positivo, non forma indolo e richiede pantotenato, biotina e cianocobalamina come fattori di crescita; idrolizza l’esculina, dà attività positiva per l’¶-glucosidasi e negativa per la chimotripsina.

Il suo metabolismo, non fermentativo, è di tipo respiratorio aerobico (il Q10 è il trasportatore intermedio di elettroni). Cresce su terreno con sangue a 30°C e a 37°C, ma non a 4°C, né possiede una crescita autotrofa in presenza di H2.

Accumula riserve di poli-ß-idrossi-butirrato, ma non lo idrolizza al di fuori della cellula; non produce lecitinasi e lipasi, e non è in grado di liquefare la gelatina, ma alcuni ceppi producono acido dagli alcoli primari.

Lo spettro nutrizionale è molto ristretto: solo DL-ß-idrossibutirrato, piruvato, L-glutammato e L-prolina sono utilizzati da più del 90% dei ceppi come fonti di carbonio ed energia.

Il contenuto in G+C va dal 66 al 68 %.

Stenotrophomonas maltophilia

Al genere Stenotrophomonas appartengono 5 specie S. acidaminiphila, S. africana, S. maltophilia, S. nitritireducens, S. rhizophila.

Sono microrganismi Gram negativi, non sporigeni, lunghi da 0,5 a 1,5 µm, mobili con numerosi flagelli polari.

Sono in grado di produrre fimbrie. Non accumulano granuli di poli-b- idrossi-butirrato e non idrolizzano polimeri esogeni. Le colonie sono lisce, brillanti, con bordo continuo, di colore bianco, grigiastro, o giallo pallido.

La temperatura ottimale di crescita è di 35°C; molti ceppi necessitano di metionina per lo sviluppo. Riducono il nitrato, ma non lo usano come fonte di azoto, non hanno attività denitrificante ma possiedono capacità lipolitiche e gelatinolitiche.

Lo spettro nutrizionale è ristretto. Sono stati isolati da diversi materiali naturali, da infezioni umane e da materiale clinico e sono le Pseudomonadacee più frequentemente isolate, dopo P. aeruginosa, nei laboratori clinici.

Serratia fonticola

Al genere Serratia appartengono 14 specie Il nome Serratia fonticola è stato proposto per una nuova specie di batteri, molti dei quali sono stati isolati da acque e sorgenti. Il ceppo 11 (atcc 29844) è il ceppo tipo della specie.

Sono microrganismi Gram negativi, con cellule a forma di bastoncino (da 0,5 a 3,0 µm), mobili e peritrichi. La crescita avviene su agar arricchito a 4°C, a 30°C e a 37°C, ma non a 41°C.

Tutti i ceppi utilizzano il citrato (Simmons), il malonato e il tartrato (Jordan), riducono i nitrati a nitriti, producono lisina e ornitina, sono fermentanti e usano una grande quantità di composti come fonte di carbonio.

Carlo Cantoni

Carlo Romano Magnani

Massimo Cozzi

Simone Stella

Dipartimento di Scienze

e Tecnologie Veterinarie

per la Sicurezza Alimentare

via Celoria 10 — 20133 Milano

E-mail: carlo.cantoni@unimi.it

La bibliografia utilizzata è disponibile presso gli autori.

Il Pesce
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