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Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Barkai A. , Bergh M. ,
(Articolo di pagina 105)

Concetti biologici sottostanti la gestione e la bioeconomia delle risorse marine viventi

Parte seconda

Il presente articolo è la continuazione di un precedente (si veda Il Pesce n. 4/3) nel quale ci siamo occupati brevemente di alcuni aspetti della biologia e dell’ecologia attinenti la gestione della pesca. Ribadiamo che, anche se certe informazioni sulla biologia dei pesci e sul loro ciclo vitale sono importanti e di rilievo, altre aree della biologia che sono di interesse per gli scienziati, raramente vengono utilizzate nella gestione dell’attività di pesca.

I ricercatori che si occupano di pesca dovrebbero idealmente non indulgere in studi che, anche se interessanti, sono molto costosi e hanno una rilevanza limitata o inesistente per la gestione della pesca. In Sudafrica, durante una conferenza scientifica importante, si fece notare che, anche se erano stati pubblicati ben 800 lavori scientifici di qualità internazionale sotto gli auspici del programma di ecologia del Benguela (il BEP), solo pochi venivano utilizzati o in qualche modo contribuivano al processo scientifico che conduce alla determinazione delle quote annuali autorizzate di cattura (TAC) e ad altre decisioni in materia di gestione della pesca.

L’intenzione di questa premessa non è di minimizzare l’importanza della ricerca biologica in generale, ma piuttosto di mettere in evidenza l’importanza di avere obiettivi chiari e di scadenzari per la ricerca, basati su propositi di gestione dell’attività di pesca, e di distinguere questa ricerca da similari ricerche di natura accademica.

Mortalità naturale versus mortalità da pesca

Malgrado la disponibilità di numerose fonti di energia nell’ecosistema, tutti gli organismi viventi alla fine muoiono. Si considerano come mortalità naturale tutte le cause di morte degli organismi marini che non sono indotte dall’uomo. Causa di tale mortalità è raramente l’età avanzata; più comunemente è la predazione da parte di altre specie o da membri della stessa popolazione (cannibalismo), malattie, o danni causati da stress meccanico. Il tasso di mortalità naturale della maggior parte degli organismi marini è molto elevato quando essi sono molto giovani e, quindi, vulnerabili per i predatori. Normalmente esso diminuisce man mano che gli organismi invecchiano.

Nella gestione della pesca normalmente il tasso di mortalità naturale viene considerato come una proporzione costante del numero di animali nella popolazione, indipendentemente dalla dimensione della popolazione stessa. Comunque questa proporzione può essere diversa tra le diverse classi di età di una popolazione. Come regola generale l’ipotesi di base è che più è grande il numero di animali più sarà grande il numero che muore per cause naturali.

Tutta la mortalità provocata dalla pesca viene classificata come mortalità da pesca (compresa la morte risultante dalle operazioni di pesca di quei pesci non necessariamente sbarcati e registrati come parte della cattura).

Eppure i tassi di mortalità da pesca e di mortalità naturale non sono due fattori indipendenti fra loro. Il pesce catturato dai pescatori potrebbe altrimenti essere stato ucciso da altri predatori. Quindi, i pescatori possono essere considerati semplicemente come predatori supplementari che competono con i predatori "naturali" per una quantità di cibo limitata. Esempio: una sostanziale quantità di pesci catturati annualmente da parte dei pescatori, sarebbero destinati comunque a morire, anche senza alcuna attività di pesca. Quindi è logico e corretto concludere che bisognerebbe mantenere una elevata mortalità da pesca, per evitare la perdita di potenziale cattura a favore dei predatori.

Tasso di crescita

Come noi, i pesci invecchiando crescono. A differenza dell’uomo, però, la maggior parte delle specie cresce per tutto il proprio ciclo vitale (anche se il tasso di crescita diminuisce con l’età). A parte l’età, altri fattori che determinano il tasso di crescita dei pesci includono il genere, la località, la temperatura dell’acqua, la disponibilità di cibo e le condizioni del mare. Nel caso dell’astice sudafricano, Jasus lalandii, le femmine crescono più lentamente dei maschi dopo aver raggiunto la maturità sessuale. Al contrario la femmina di merluzzo della specie Merluccius capensis raggiunge una taglia maggiore dei rispettivi maschi.

Gli astici non si cibano in condizioni di mare avverse e gli individui che vivono in acque basse e agitate avranno quindi un tasso di crescita più lento di quelli che vivono in condizioni di acque più protette.

 


Una cicala dell’acquario dell’Elba.

 

I molluschi come le cozze sudafricane, che vivono in condizioni marine esposte e agitate, hanno la tendenza a spendere una proporzione maggiore della loro energia nello sviluppo di conchiglie più spesse e del bisso (quella specie di capigliatura che tiene le cozze attaccate alle rocce in condizione di mare avverso) rispetto alle cozze che vivono in condizioni più riparate.

è anche probabile che il tasso di crescita sia sensibile alla densità di popolazione, a causa di fattori come la competizione per il cibo e la ricerca di un riparo o di un substrato adatto.

Anche se gli uomini sono in genere incapaci di avere influenza sui fattori che determinano il tasso di crescita dei pesci, alcuni fattori di essi sono suscettibili di intervento umano e questo ha una conseguenza, per esempio, sul tipo di attrezzo di pesca che viene utilizzato e sulla proporzione della popolazione naturale che è catturata ogni anno.

Il fatto che la maggior parte dei pesci si accresca più rapidamente a densità di popolazione più basse è un fattore che contribuisce alla necessità di smagrire gli stock per stimolarne la produttività (nei futuri articoli parleremo di questo e di argomenti correlati).

Un altro fattore che andrebbe considerato è il possibile effetto delle ferite o degli shocks cui sono sottoposti i pesci che sono catturati e poi scartati (per ragioni che potrebbero comprendere la taglia, la specie sbagliata o il fatto che siano astici in riproduzione) o che sfuggono durante le operazioni di pesca.

Anche se non ci sono statistiche affidabili sulla reale dimensione dell’effetto di questi fattori sul tasso di crescita, è prudente tener conto di un possibile effetto sulle procedure gestionali.

In Sudafrica, ad esempio, quando era vigente (fine anni ‘80) una lunghezza minima del carapace piuttosto grande — 89 mm — per l’astice della costa ovest (Jasus lalandii), si stimava che venissero scartate tra le 10.000 e le 15.000 tonnellate di astici sottomisura all’anno. Molti di questi astici scartati erano feriti, e probabilmente un certo numero non sarebbe sopravvissuto.

Una diminuzione del tasso di crescita misurata con esperimenti di cattura di individui marcati fu attribuita a una scarsità di cibo ma alcuni ricercatori (gli autori) avanzarono la teoria che la continua selezione di individui più grandi rimuovesse gli individui a crescita rapida dalla popolazione, e questo e l’allocazione di energia dedicata alla rigenerazione di arti spezzati accoppiata alla diminuita capacità di cibarsi potrebbe aver causato la diminuzione del tasso di crescita.

All’inizio degli anni ‘90 era poco comune che gli astici venissero catturati con tutti i loro arti intatti. In questo e forse in altri casi similari l’impatto della pesca sul tasso di crescita e sulla mortalità può essere controllato in qualche misura e dovrebbe far parte di ogni programma di cattura.

Quantità versus qualità nella riproduzione (strategie r- e K-)

Tutte le suddivisioni specifiche delle differenti specie potrebbero essere grossolanamente raggruppate in due categorie, rappresentanti le possibili strategie riproduttive:

1) la strategia a selezione r-, in cui gli individui producono un numero di nuovi nati estremamente elevato, molte migliaia o anche milioni per ciclo riproduttivo, ma investono pochissime energia nell’allevarli (esempi di specie che rientrano in questa categoria sono molluschi marini come le cozze che possono apparire improvvisamente in quantità enormi lungo le coste);

2) la strategia a selezione K-, in cui gli individui producono pochi nuovi nati per volta ma investono grande quantità di energia per allevarli. Un esempio di mammifero marino per il quale il tasso di riproduzione pone un tetto rispetto al tasso di crescita della popolazione è rappresentato dalla foca sudafricana (un animale che si sta ancora riprendendo dalla caccia alle foche del 19mo secolo).

I tassi di mortalità dei nati nelle specie a selezione r- è molto alto (spesso muore il 99% prima di raggiungere la maturità) mentre i nati nelle strategie a selezione K- hanno un tasso di sopravvivenza molto più alto. In generale gli organismi a selezione r- sono a vita breve a paragone degli organismi a selezione K- (anche se alcune specie diventano molto longeve dopo aver superato una certa taglia per es. l’astice) e mentre i primi (a selezione r-) sono più adatti a un ambiente dinamico e variabile, i secondi (a selezione K-) sembrano essere più resistenti e migliori utilizzatori di un ambiente più stabile e prevedibile.

La biomassa della popolazione e la sua capacità portante

La dimensione di una popolazione si può esprimere o in termini di numero di individui o in termini di biomassa. La biomassa è la massa di tutti gli individui viventi di una popolazione. è usata più comunemente del numero nel descrivere la dimensione di una popolazione perché le catture vengono espresse in unità di massa (per es. tonnellate, chilogrammi).

La biomassa della popolazione viene calcolata sia dalla massa degli individui che dal loro numero, ed è una quantità molto più significativa a fini gestionali del numero.

La capacità portante di una popolazione è la taglia media che una popolazione non sfruttata raggiunge nel suo habitat in condizioni naturali ed è determinata da una serie di fattori biologici e fisici. Per esempio, la capacità portante per le sule della costa occidentale del Sudafrica è probabilmente determinata da una combinazione della quantità di spazio disponibile per la riproduzione sull’isola, della quantità di cibo, del numero di predatori, del comportamento territoriale, della strategia riproduttiva e della mortalità.

Gli articoli successivi incominceranno a sviluppare questa e altre idee in un contesto quantitativo per dimostrare la loro importanza per la reale gestione delle attività di pesca in mare.

Amos Barkai

Mike Bergh

Olrac — Sud Africa

www.olrac.com

e-mail: olrac@iafrica.com

(traduzione di Dino Levi

Irma-Cnr — Mazara del Vallo

e-mail: levi@irma.pa.cnr.it)

(continua)

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