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Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: Eventi
Articolo di Scaglioni C.
(Articolo di pagina 91)

Dalle trasvolate di Italo Balbo alle regate di “Luna Rossa”: Punta Ala e il suo mare a 5 stelle

 

 

Da alcuni anni, complice la barca Luna Rossa che ha partecipato all’America’s Cup, la gara di vela più famosa del mondo e nella quale nell’anno 2000 si è piazzata al secondo posto, Punta Ala, con il suo porto "campo base" dal quale le barche con le enormi e colorate vele gonfiate dal vento uscivano e si posizionavano per allenarsi e prepararsi al grande momento della disfida, nel tratto di mare di fronte all’isola d’Elba, è diventata, per gli appassionati di vela ed anche per i curiosi, una meta ed un luogo da visitare.

La località di cui si parla, che si trova in provincia di Grosseto, è nella terra di Maremma, un tempo zona di malaria e di miseria per antonomasia; ma da alcuni anni ormai si è guadagnata, giustamente, la fama di località turistica di livello internazionale per il suo mare a 5 stelle, che si trova nel comune di Castiglione della Pescaia, per la tranquillità, perché adatta a chi cerca silenzio e solitudine e per la gioia dei tanti bambini che possono godere di un’acqua pulita e sicura e di un’ampia spiaggia di sabbia finissima a ridosso della pineta.

È stato Italo Balbo nel 1931 a volere acquistare, dopo averlo sorvolato varie volte con il suo aereo, quel promontorio verde che si allargava nel mare; vedendolo dall’alto se ne sentiva attratto perché gli pareva un paradiso terrestre. La proprietà, causa un lascito, era dell’istituto Cottolengo di Torino dal 1921 e comprendeva l’attuale Punta Ala, esclusa una piccola porzione di terreno, ed i due monumenti simbolo che da secoli l’hanno caratterizzata: il castello che guarda il mare aperto verso la Corsica e la torre Hidalgo, che si affaccia sul golfo di Piombino verso Follonica. La località che al tempo dell’acquisto di Balbo era conosciuta come "Punta Troia", in quanto pare che sulla scogliera una scrofa si fosse gettata in mare con i suoi porcellini, fu chiamata dal nuovo proprietario "Punta Ala" perché tale nome risultava più consono alla sua posizione ed all’alta carica che ricopriva nel partito fascista e perché, vista dall’alto del suo aereo, gli sembrava avesse proprio la forma dell’ala di un gabbiano.

Il castello, edificato nel 1562 da Eleonora di Toledo de’ Medici, moglie del duca di Firenze Cosimo I, con la precisa funzione di farne una torre di avvistamento "per scoprire i corsari ed i barbareschi" che infestavano con le loro scorribande sul mare anche quelle coste, nei pochissimi anni in cui Balbo ha potuto godere di questa proprietà, da lui tanto profondamente amata, era diventato, dopo averlo in parte ristrutturato e quando il tempo libero gli consentiva di soggiornarvi, la sua casa e l’aveva arredato con mobili ed oggetti a lui cari. Ma Balbo muore nel 1940 e nel suo castello, requisito durante la guerra, vi si insediano i tedeschi che quando si ritirano lo spogliano di tutte quelle suppellettili raccolte con tanta passione dal suo proprietario e lo lasciano completamente e tristemente vuoto.

Finito il conflitto si apre una lunga diatriba tra lo Stato che sequestra la proprietà dei beni di Balbo, ritenendola profitto di regime, e gli eredi; ma la causa terminata nel 1954 dà la piena disponibilità del tutto a questi ultimi, che nel 1959 ne vendono una parte. Inizia da questo momento l’avventura di Punta Ala che, grazie alla meravigliosa natura ed alla lungimiranza di vari imprenditori coraggiosi che la vogliono lanciare come località turistica per la sua bellezza, vedrà sorgere sul suo territorio, nel giro di pochissimi anni, un porto tra i più prestigiosi ed organizzati del Mediterraneo, un campo da golf con un tappeto erboso duro e fitto come una spazzola di nailon ma perfetto per tale sport e la cui semenza viene fatta arrivare appositamente dalla Corea, degli alberghi di lusso, un campo di polo, una chiesa simile ad una tenda che invita alla preghiera, un complesso residenziale disegnato dall’architetto Ludovico Quaroni, tra i più quotati del momento, ideato con una serie di comparti nei quali rispettare al massimo la privacy dei proprietari delle ville e degli appartamenti che si sarebbero costruiti.

 


Una vista panoramica di Punta Ala (Grosseto).

 

Sono ormai passati più di quaranta anni da quando la Punta Ala sognata da quei pochi coraggiosi pionieri ha preso il via e si può certamente dire che quanto è stato costruito ha seguito sempre o quasi i parametri che si erano imposti coloro che la volevano lanciare: anche le tante case immerse completamente nel verde sono in grado di offrire, a chi vi si trova in vacanza, un soggiorno all’insegna del relax più completo. È evidente che accanto agli alberghi ed alle abitazioni si sono aperti degli ottimi ristoranti ed il più noto è stato, già dai primi anni della nascita di Punta Ala, "La Pagoda" del lussuoso hotel Gallia che si trova nella pineta a ridosso della sua spiaggia privata. La colazione del mezzogiorno viene servita ai clienti in questa struttura per fare apprezzare al massimo la vacanza al mare; chi lo desidera però, pur senza essere ospite dell’hotel, può servirsi del ristorante e godere di un servizio perfetto per gustare le tante buone cose, specialmente alla griglia, in un locale rustico ma di livello. Lo staff della cucina ed i camerieri verso le ore 12 di ogni giorno si spostano dall’hotel con dei piccoli pullman, attrezzati all’uopo, per andare alla Pagoda ed offrire ai clienti, che arrivano da tutto il mondo, le specialità per le quali il ristorante è giustamente famoso, in una cornice unica perché, stando comodamente seduti a tavola al margine della spiaggia, si vede l’Elba ed il golfo di Piombino e si gode di una leggera brezza che arriva dalla pineta.

Altro ristorante molto conosciuto pure da chi arriva a Punta Ala con la barca è "lo Scalino" (il locale più "in" dal tramonto fino a notte inoltrata). È tra i più frequentati da chi vuole "farsi notare", perché si trova sulla piazzetta del porto: luogo di ritrovo per antonomasia e nel quale si danno appuntamento, alla sera, coloro che durante il giorno hanno fatta intensa vita di mare in barca. I piatti sono naturalmente a base di pesce ben cucinato e ben presentato con antipasti caldi e freddi e tante buone specialità. Il ristorante senz’altro più amato e più frequentato è sicuramente il "Galeone" nella zona del Gualdo e che fino ad alcuni anni fa si chiamava "Bernardo", il famosissimo Bernardo: una piccola baracchina-trattoria sulla spiaggia!

Chi conosce la storia del comprensorio dai suoi albori non può non ricordare con nostalgia questo locale perché quando si entrava Bernardo, morto da pochissimi anni, mostrava ai clienti il pescato del giorno e, mentre la moglie in cucina trasformava in delizia del palato il pesce fresco, era facile, specialmente nel mese di giugno, vedere al tramonto, attraverso le vetrate della trattoria, i martin pescatore ed i fenicotteri rosa in riva al mare, visioni ormai irripetibili data la presenza dei molti turisti in ogni mese dell’anno. Altro ristorante di successo è attualmente quello del bagno "La Vela", nel quale il noto chef Giuliano Favretto, apprezzato dai frequentatori di Punta Ala da più di trenta anni, propone le sue specialità in cucina a base di pesce legate comunque alla tradizione del luogo. In collina al Bagno di Gavorrano, nella trattoria "Vecchia Osteria", si può gustare le tipiche specialità della tradizione maremmana "di terra", come la panzanella, l’acqua cotta, la ribollita, la zuppa o di farro o di ceci, la pappa di pomodoro ed una fiorentina da leccarsi i baffi. Non c’è quindi che l’imbarazzo della scelta per passare una serata all’insegna della buona cucina in compagnia di amici, anche perché Punta Ala va amata per come si propone in quanto non vi sono divertimenti: solo una discoteca per giovanissimi, per cui chi non ha più la voglia e l’età per buttarsi nella mischia dei balli moderni come unica risorsa ha quella di andare alla scoperta dei piatti tipici della zona, in trattorie o ristoranti sempre all’altezza delle aspettative.

Clara Scaglioni

Il Pesce
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