Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: Commercializzazione
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 77)

Il commercio sulle aree pubbliche dei prodotti ittici: requisiti igienico-sanitari e autorizzazioni

 

 

Premessa

La vendita dei prodotti della pesca sulle aree pubbliche costituisce in Italia un’attività tradizionale, molto importante non solo per lo sviluppo di pittoreschi mercati, alcuni dei quali di antica origine, che consentono un’ampia scelta al consumatore e un contenimento dei prezzi, ma anche perché ha costituito negli ultimi decenni, ad opera soprattutto degli "ambulanti itineranti", il principale mezzo di diffusione nell’entroterra degli alimenti freschi provenienti dal mare, con aspetti rivoluzionari per la dieta e le salute della popolazione.

Il settore ha sempre visto, accanto ad operatori "regolari", numerosi venditori abusivi, la cui presenza viene purtroppo ancor oggi rilevata seppur in misura sempre minore, ed una difficoltà oggettiva da parte degli organi di controllo nel verificare la sussistenza dei requisiti igienico-sanitari (che nel passato erano estremamente semplici, generalmente dettati dai regolamenti locali d’igiene o da ordinanze sindacali e in parte riferibili alla normativa generale in materia di igiene degli alimenti), a causa della dispersione sul territorio delle attività oggetto di vigilanza, in larga parte rappresentate proprio da quelle itineranti.

Tale commercio è oggi consentito e regolamentato, sotto l’aspetto igienico-sanitario, dall’Ordinanza del Ministro della Salute del 3 aprile 2002 (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n° 114 del 17/05/2002), emessa ai sensi dell’art. 28, comma 8, del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n° 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio).

Il provvedimento ha sostituito la precedente O. M. 2 marzo 2000, i cui termini di applicazione (diciotto mesi dall’entrata in vigore) circa i requisiti delle strutture e delle attrezzature erano stati prorogati al 31 marzo 2002 per effetto dell’O. M. 21 settembre 2001 e che, quindi, è risultata praticamente inapplicata, avendo avuto vigenza in ogni sua parte solamente per pochi giorni: la stessa Ordinanza 3 aprile 2002 cita, in premessa, le difficoltà di applicazione del precedente provvedimento, segnalate sia dalle associazioni di categoria che dalle Aziende Sanitarie Locali e da altre amministrazioni pubbliche. Si ricordi che un’Ordinanza sullo stesso argomento, datata 26 giugno 1995, era collegata alla vecchia normativa sul commercio nelle aree pubbliche (Legge 28 marzo 1991, n° 112, abrogata e sostituita dal D.L.vo n° 114/1998), ed era precedente anche al D.L.vo n° 155/1997 in materia di autocontrollo; dopo aver subito numerose proroghe dei termini applicativi era stata sostituita, con forte ritardo, dall’O.M. 2 marzo 2000.

È in corso in questi mesi un vasto dibattito sull’applicazione dell’Ordinanza, da cui emergono dubbi, difficoltà e diverse interpretazioni. L’obiettivo di questo scritto è di tentare un’analisi dell’argomento, partendo da alcune regole generali per giungere alla specifica materia dei prodotti ittici, mettendo a fuoco gli aspetti considerati di maggior rilievo.

Il commercio sulle aree pubbliche dei prodotti alimentari

Per "commercio sulle aree pubbliche dei prodotti alimentari" si intendono le attività di vendita al dettaglio, di preparazione, di trasformazione e di somministrazione degli alimenti e delle bevande sulle aree pubbliche comunali, su quelle del demanio marittimo e su quelle private delle quali il Comune abbia la disponibilità. Tali aree possono essere o non essere attrezzate ed avere o non avere copertura; il commercio può essere effettuato nei mercati in sede propria, nei posteggi dei mercati su strada e in forma itinerante; la vendita può avvenire nelle costruzioni stabili (chioschi isolati o riuniti in mercati), nei negozi mobili, nei banchi temporanei.

Requisiti generali delle costruzioni stabili

La costruzione stabile è "posta permanentemente sull’area nell’intero periodo di tempo nel quale accoglie l’attività commerciale alla quale è destinata"; deve avere un’altezza interna di almeno metri 2,70, essere sufficientemente ampia e ventilata e coperta singolarmente, se trattasi di struttura isolata (chiosco), o dalla copertura di un mercato in sede propria di cui fa parte; deve essere delimitata da pareti, con infissi dotati di serratura di sicurezza allo scopo di impedire l’accesso durante l’inattività, e garantire un’adeguata protezione degli alimenti dalle contaminazioni esterne. I criteri di costruzione devono consentire la conservazione, l’esposizione e la vendita degli alimenti in "modo igienicamente corretto", permettendo un’adeguata pulizia ed evitando l’accumulo di sporcizia e la contaminazione.

Il pavimento deve essere di materiale antiscivolo, facilmente lavabile e disinfettabile, con pendenze idonee e dotato di chiusini sifonati per lo scarico delle acque di lavaggio; le pareti devono essere impermeabili, lavabili e disinfettabili fino ad almeno metri 2 di altezza ed essere raccordate al pavimento "con sagoma curva"; eventuali pedane devono essere anch’esse antiscivolo, lavabili e disinfettabili, e consentire il deflusso dei liquidi verso i chiusini. La costruzione stabile deve essere allacciata alla fognatura (mediante chiusino sifonato) e alla rete idrica potabile, ed essere dotata di contenitore, con apertura e chiusura non manuale, nel quale sia collocato un sacco per i rifiuti, di plastica a perdere e a tenuta di liquidi. Per la vendita di prodotti deperibili, inoltre, la costruzione stabile deve essere allacciata alla rete elettrica, essere dotata di idonei frigoriferi (vedere anche art. 6, "Prescrizioni particolari", di cui sopra) di capacità adeguata, con possibilità di mantenere la catena del freddo nel rispetto delle temperature previste e di separare nettamente i prodotti igienicamente incompatibili; deve altresì avere un lavello con erogatore automatico (fotocellula) o a pedale di acqua calda e fredda e distributori di sapone liquido o in polvere e asciugamani non riutilizzabili. I banchi espositori, con esclusione per la vendita di alimenti non deperibili (confezionati e non) ed ortofrutticoli, e quindi anche nel caso dei prodotti ittici, devono essere muniti di protezione (schermatura) di almeno centimetri 30 in verticale e altrettanti in orizzontale (sopra agli alimenti), ed essere idonei sotto l’aspetto igienico-sanitario in base ai prodotti esposti.

I requisiti qui elencati, che sono stati per quanto possibile sintetizzati rispetto al testo dell’Ordinanza, in parte coincidono con quelli già previsti dal D.P.R. n° 327/1980 (laboratori di produzione) e dall’Allegato al D.L.vo n° 155/1997. Le dimensioni definite dall’Ordinanza, relative all’altezza interna delle costruzioni stabili (metri 2,70), all’ altezza minima della parte lavabile e disinfettabile delle pareti (metri 2) ed alla protezione dei banchi (cm 30 in verticale e cm 30 in orizzontale), vengono tuttavia applicate solamente alle strutture installate successivamente all’entrata in vigore dell’Ordinanza stessa: chi scrive ritiene che sarebbe giusto e opportuno adeguare anche le strutture preesistenti, almeno per quanto riguarda la lavabilità delle pareti e la schermatura dei banchi, definendo congrui tempi di esecuzione, dato che tali elementi costruttivi, a differenza dell’altezza della struttura, sono facilmente modificabili e vanno ad influire direttamente sull’igiene delle operazioni svolte e dell’esposizione al pubblico. Tale adeguamento dovrebbe essere imposto con atti delle autorità sanitarie (Ministero, Regioni, Sindaci) o, in sede di vigilanza, con prescrizioni ai sensi del Decreto Legislativo n° 155/1997 in riferimento all’Allegato.

Requisiti generali dei negozi mobili

Il "negozio mobile" è un veicolo, immatricolato secondo il codice della strada come veicolo speciale uso negozio.

Esso deve avere i requisiti previsti dal capitolo III dell’Allegato al Decreto Legislativo n° 155/1997 e dall’Ordinanza, che riuniti e sintetizzati possono essere di seguito elencati, in riferimento ai prodotti deperibili (e quindi anche ai prodotti ittici, fatti salvi, come vedremo, i requisiti specifici).

• La struttura deve essere "tecnicamente adeguata", di materiali resistenti, inalterabili e facilmente lavabili e disinfettabili, ed essere in grado di garantire l’igiene e la buona conservazione e protezione degli alimenti; il vano interno deve essere alto almeno metri 2 e il piano di vendita deve essere rialzato almeno metri 1,30 dal piano di calpestio esterno (solamente per i veicoli immatricolati dopo l’entrata in vigore dell’Ordinanza).

• La parete laterale mobile deve essere munita di dispositivo atto a coprire e proteggere i banchi e le altre apparecchiature eventualmente esposte.

• L’impianto idraulico deve poter attingere acqua potabile alternativamente dalla rete idrica (predisposta in un mercato) o da un serbatoio autonomo di capacità adeguata alle esigenze dell’attività, ed essere dotato di lavello con erogatore ad azionamento automatico o a pedale di acqua calda e fredda, con dispensatore di sapone liquido o in polvere.

• Lo scarico delle acque reflue deve essere collegabile alla fognatura (predisposta in un mercato) o, in alternativa, a un serbatoio a circuito chiuso, avente capacità corrispondente almeno a quella del serbatoio dell’acqua potabile presente sul negozio mobile, con dispositivo che addizioni disinfettante biodegradabile alle acque reflue stesse; si ritiene utile aggiungere che tale serbatoio dovrà, ovviamente, essere svuotato nella fognatura presso il luogo di ricovero del negozio mobile, e che tale pratica dovrebbe essere indicata al momento di richiesta dell’autorizzazione allo scopo di consentire una valutazione di merito sulle modalità di scarico.

• L’impianto elettrico, in grado di garantire idonee condizioni di vendita degli alimenti e bevande e di conservazione nei frigoriferi, deve essere, come già visto, allacciato alla rete di fornitura predisposta in un mercato o alimentato da un sistema autonomo di erogazione (generatore). Tale sistema deve essere insonorizzato e collocato in modo da non contaminare o danneggiare gli alimenti e l’ambiente circostante, e deve comunque essere presente ed azionato, anche nel caso di attività svolta in un mercato dotato di allacciamento, durante il viaggio dal ricovero al mercato e viceversa.

• I frigoriferi devono consentire una separazione netta dei prodotti igienicamente incompatibili e il rispetto della catena del freddo in riferimento alle temperature previste per i diversi prodotti; ciò deve valere anche per le "limitate quantità" di prodotti invenduti, che l’Ordinanza consente di conservare all’interno dei negozi mobili.

• I banchi devono essere idonei sotto l’aspetto igienico-sanitario, in relazione agli alimenti esposti, ed essere dotati di protezione, sui lati rivolti ai clienti, di almeno cm 30 in verticale e cm 30 in orizzontale sopra agli alimenti.

• Deve essere collocato, in modo da evitare qualsiasi contaminazione, un contenitore ad apertura e chiusura non manuale, che possa contenere "un sacco di plastica a tenuta di liquidi e a perdere" per la raccolta dei rifiuti solidi.

• Tutta la struttura deve essere progettata, costruita e sottoposta a manutenzione in modo da evitare rischi di contaminazione degli alimenti e di annidamento di agenti nocivi; le superfici a contatto con gli alimenti devono essere di materiali lisci, lavabili ed atossici; devono essere previste adeguate procedure per la pulizia e la disinfezione degli strumenti di lavoro e degli impianti, nonché per la pulitura degli alimenti; devono essere disponibili le attrezzature necessarie per un’adeguata igiene personale. A proposito di queste ultime prescrizioni, il D.L.vo n° 155/1997, nell’allegato relativo a chioschi, banchi autotrasportati ecc., parla, oltre che di impianti igienici per lavarsi e asciugarsi le mani (già trattati in precedenza), anche di "attrezzature igienico-sanitarie" e di "locali adibiti a spogliatoi": elementi non ribaditi dall’Ordinanza, ma in mancanza dei quali si ritiene debbano essere adottate adeguate procedure igieniche, compatibilmente con le caratteristiche del negozio mobile, adeguatamente gestite nell’ambito dell’autocontrollo, come l’uso dei servizi collettivi presenti nei mercati e l’utilizzo di sopravesti da cambiare ogni giorno, riponendo quelle sporche in apposito sacco plastico o contenitore e quelle pulite in spazio protetto a bordo del negozio mobile, o meglio ancora di abbigliamento da lavoro monouso da indossare sopra agli abiti personali (evitando così il disagio di cambiarsi in spazio non dotato di spogliatoio e l’inconveniente igienico creato da capi di abbigliamento sparsi o appoggiati sulle attrezzature).

Requisiti generali dei banchi temporanei

I banchi temporanei, secondo l’art. 5 dell’Ordinanza, devono essere installati in modo da assicurarne la stabilità durante l’attività, utilizzando materiali igienicamente idonei al contatto con gli alimenti. Devono avere piani rialzati da terra per almeno un metro e banchi di esposizione di materiale facilmente lavabile e disinfettabile, con adeguati sistemi di protezione degli alimenti da eventuali contaminazioni esterne.

I requisiti specifici per il commercio dei prodotti ittici

Costruzioni stabili e negozi mobili

L’art. 3 ("Caratteristiche delle costruzioni stabili"), comma 4, e l’art. 4 ("Caratteristiche dei negozi mobili"), comma 4, stabiliscono che l’autorizzazione al commercio dei prodotti della pesca e dei molluschi bivalvi vivi "è subordinata alla verifica della sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 6"; articolo che al comma 1, lettera c ("Prescrizioni particolari"), li elenca. Tentiamo di descrivere tali requisiti, accompagnandoli con alcune considerazioni.

• In tutte le fasi (vendita, trasporto, conservazione) i prodotti della pesca devono essere mantenuti in regime di freddo: condizione che può realizzarsi anche per mezzo di ghiaccio prodotto con acqua potabile. A tal proposito, ricordiamo che nella fase di trasporto dei prodotti della pesca freschi il D.P.R. 26 marzo 1980, n° 327 (Allegato B), prevede il mantenimento ad una temperatura da 0° C a +4° C e "sempre sotto ghiaccio", mentre per quelli congelati la temperatura prevista è di -18° C; per le fasi di vendita e di deposito degli alimenti, invece, la regola generale (art. 31 del D.P.R. n° 327/1980) prevede che "gli spacci di vendita ed i banchi di generi alimentari debbono essere forniti, sia nelle mostre che negli eventuali depositi, di mezzi idonei ad una adeguata conservazione delle sostanze alimentari, in rapporto alla loro natura e alle loro caratteristiche": condizione che si concretizza, per i prodotti della pesca, nel mantenimento ad adeguata temperatura (si consideri tale la stessa prevista per il trasporto) e nella protezione da inquinamenti esterni. La perplessità che sorge in chi ha esperienza di controllo igienico-sanitario nel settore ittico è relativa all’adeguatezza della refrigerazione con il solo ausilio del ghiaccio, non tanto nella fase di trasporto (che avviene comunque in veicoli isotermici, con ridotta superficie di esposizione del prodotto, ancora contenuto nelle cassette, e generalmente per brevi percorsi trattandosi di commercio al dettaglio) ma soprattutto nella fase espositiva per la vendita (nella quale si accerta, in particolare nei mesi caldi, l’insufficienza di tale sistema se non integrato da un dispositivo che limiti il rapido scioglimento del ghiaccio) e nella fase di conservazione in deposito della merce invenduta (nella quale, a causa del lungo tempo di permanenza, è indispensabile un frigorifero). La presenza costante di ghiaccio in lento scioglimento evita peraltro la disidratazione superficiale dei prodotti: fattore molto importante non solo per la buona conservazione, ma anche per il gradimento "estetico" dei consumatori dato che il pesce si presenta umido e brillante, con evidenti caratteristiche di freschezza.

• I banchi espositori devono essere di materiali impermeabili e facilmente lavabili e disinfettabili; devono consentire lo scolo dell’acqua di fusione del ghiaccio in apposito serbatoio (nel caso di vendita con negozio mobile in forma itinerante o in mercato di strada senza possibilità di collegamento alla rete fognaria) o direttamente nella fognatura (in caso di mercato in sede propria o di mercato di strada con possibilità di scarico).

Banchi temporanei

I banchi temporanei da utilizzare per la vendita dei prodotti della pesca, oltre ai requisiti generali devono avere, secondo l’art. 5, comma 2, dell’Ordinanza, che rinvia per alcuni aspetti all’art. 6, comma 1, lettera c, punti 1, 2, 3 e 6: un idoneo sistema refrigerante per la conservazione in regime di freddo, un serbatoio per contenere un’idonea quantità di acqua potabile, un lavello con erogatore automatico di acqua, un serbatoio per le acque reflue di capacità almeno uguale a quella del serbatoio dell’acqua potabile, un adeguato piano di lavoro, una superficie di esposizione di materiale impermeabile, lavabile e disinfettabile con adeguata inclinazione per consentire lo scolo dell’acqua di fusione del ghiaccio. Anche nel caso dei banchi temporanei, dato il rinvio all’art. 6 sopra citato, lo stato di refrigerazione può essere garantito con il ghiaccio (non solo nella fase di vendita, ma anche in quelle di trasporto e di conservazione connesse con la vendita) e lo scolo delle acque reflue può avvenire, in alternativa al serbatoio, mediante lo scarico diretto nella rete fognaria.

Molluschi bivalvi vivi

Secondo l’art. 6, comma 6, lettera d, dell’Ordinanza, i molluschi bivalvi vivi possono essere venduti nelle strutture stabili, nel negozi mobili e nei banchi temporanei, purché questi siano dotati di banchi di esposizione di materiali impermeabili, lavabili e disinfettabili, con dispositivi di raccolta e smaltimento dell’acqua intravalvare percolante dai molluschi stessi, idoneo impianto atto ad assicurare temperature adeguate al loro mantenimento in vita, comparti separati per evitare il loro inquinamento a causa del contatto con gli altri prodotti o con i liquidi da essi percolanti. Da ciò discende la necessità di una specifica vetrina refrigerata, con griglia rialzata sul fondo e regolare scarico.

Prodotti della pesca e dell’acquacoltura vivi

La vendita di questi prodotti è consentita solamente nelle costruzioni stabili, purché siano attrezzate in modo esclusivo per quest’attività o siano dotate di un locale nettamente separato dalla vendita degli alimenti.

Gli acquari devono essere a tenuta stagna e dotati delle attrezzature necessarie al mantenimento di idonee condizioni di vita. La macellazione e l’eviscerazione devono essere effettuate nel rispetto delle disposizioni vigenti.

Preparazione dei prodotti della pesca

La preparazione dei prodotti della pesca è vietata sulle aree pubbliche. Sono consentite solamente le operazioni di decapitazione, eviscerazione e sfilettatura, sia nelle costruzioni stabili che nei negozi mobili e nei banchi temporanei, purché finalizzate alla vendita diretta ed effettuate al momento su richiesta dell’acquirente (art. 6, comma 1, lettera c, punto 6; art. 5, comma 6).

Si ritiene che per "preparazione" debba intendersi, oltre alle operazioni sopra elencate qualora non siano effettuate in presenza del cliente e siano seguite dall’esposizione per la vendita al pubblico di filetti o trance, anche una elaborazione più complessa, con assemblaggio di prodotti ittici diversi ed eventuale utilizzo di altri ingredienti per la produzione, ad esempio, di spiedini di pesce, filetti impanati pronti alla cottura, ecc…

Frittura dei prodotti della pesca

È ammessa la frittura dei prodotti della pesca, purché la costruzione stabile o il negozio mobile abbiano, all’interno del loro perimetro, un settore separato con spazio sufficiente al regolare svolgimento dei flussi operativi e adeguato anche sotto l’aspetto quantitativo (secondo la capacità commerciale dell’attività): tale settore deve essere dotato di cappa aspirante o a dispersione automatica dei vapori e avere una parte del banco caldo in acciaio inox e a tenuta stagna.

Per l’attività di frittura è prevista l’autorizzazione sanitaria, ai sensi dell’art. 2 della Legge 30 aprile 1962, n° 283, per il cui rilascio deve essere tenuto conto dell’ubicazione dell’attività e accertato che l’emissione dei fumi non crei molestia.

Deroga per sagre e fiere

Secondo l’ art. 6, comma 5, in deroga a quanto già esposto e previsto dal comma 1, lettera c, dello stesso articolo, possono essere effettuate la elaborazione e la cottura di prodotti della pesca "anche in un settore separato posto nel perimetro di un negozio mobile o di un banco temporaneo avente le opportune caratteristiche indicate dall’art. 5, per la sola durata della manifestazione".

Tale possibilità, limitata alle sagre, fiere e "simili", è subordinata, oltre al rispetto di quanto prescritto per le attrezzature, alla garanzia della prevenzione della contaminazione microbica (che potrà realizzarsi, secondo chi scrive, solamente con l’adeguata applicazione di un sistema di autocontrollo).

Dato che la lettera c del comma 1 prevede, come già osservato, l’autorizzazione sanitaria ai sensi dell’art. 2 della Legge n° 283/1962, e che il comma 5 detta esplicitamente una deroga allo stesso, si ritiene che l’attività di elaborazione e cottura di cui trattasi possa essere effettuata, nel rispetto dei limiti sopra enunciati, senza essere in possesso di tale atto autorizzativo.

Autorizzazioni e nullaosta sanitario

L’art. 3, comma 4, e l’art. 4, comma 4, dell’Ordinanza, in riferimento rispettivamente alle costruzioni stabili e ai negozi mobili, subordinano l’autorizzazione al commercio dei prodotti della pesca alla verifica dei requisiti previsti dall’art. 6, di cui al capitolo precedente.

Per la semplice vendita dei prodotti ittici non è richiesta dalla normativa vigente alcuna autorizzazione sanitaria.

Tuttavia, per quanto riguarda i negozi mobili non dev’essere trascurata la possibilità che, data l’associazione dell’attività di vendita con quella di trasporto, l’autorità sanitaria intenda rilasciare proprio l’autorizzazione sanitaria per il trasporto dei prodotti della pesca, prevista dall’art. 44 del D.P.R. 26 marzo 1980, n° 327: sarebbe a tal proposito molto utile un chiarimento da parte del Ministero della Salute, per evitare dubbi e diverse interpretazioni.

L’art. 8 dell’Ordinanza stabilisce comunque, in via generale, che, oltre ai casi soggetti all’autorizzazione sanitaria ai sensi dell’art. 2 della Legge n° 283/1962 ("attività di preparazione e trasformazione di alimenti e bevande" in generale, fra cui la frittura dei prodotti della pesca di cui al citato art. 6, lettera c), anche per il rilascio dell’autorizzazione amministrativa al commercio prevista dall’art. 28 del D.L.vo n° 114/1998 è necessario l’accertamento della sussistenza dei requisiti igienico-sanitari da parte dell’autorità sanitaria territorialmente competente, con rilascio di un nullaosta sanitario in riferimento anche alle modalità di conservazione degli alimenti nei periodi di inattività commerciale e al luogo di ricovero del negozio mobile o del banco temporaneo.

Sanzioni

• Le violazioni consistenti nello svolgimento dell’attività commerciale sulle aree pubbliche senza l’autorizzazione amministrativa comunale, e quindi senza il nullaosta sanitario, oppure fuori dal territorio previsto dall’autorizzazione stessa (art. 28 del D.L.vo n° 114/1998), sono punite con la sanzione amministrativa del pagamento della somma da E 2.582,00 a E 15.493,00 (pagamento in misura ridotta: E 5.164,00) e con la confisca delle attrezzature e della merce. In caso di violazione dei divieti e limiti stabiliti dal Comune, la sanzione è pari ad una somma da E 516 a Euro 3.098,00 (in misura ridotta: E 1.032,00). In caso di particolare gravità o di recidiva (stessa violazione per due volte in un anno, anche se l’interessato ha proceduto al pagamento in misura ridotta) può essere disposta dal Sindaco la sospensione dell’attività fino a venti giorni; in altri casi, può essere revocata l’autorizzazione. L’autorità competente è il Sindaco del Comune in cui è stata commessa la violazione.

• La violazione consistente nell’attivazione di un laboratorio di frittura di prodotti della pesca in assenza dell’autorizzazione sanitaria (art. 2 della Legge n° 283/1962) è punita, a seguito della depenalizzazione operata con il Decreto legislativo 30 dicembre 1999, n° 507, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da E 258,00 a E 774,00 (pagamento in misura ridotta: E 258,00). Si ritiene che tale violazione sia ravvisabile anche nel caso di preparazione di prodotti della pesca, comunque vietata sulle aree pubbliche. L’autorità competente è l’organo della Regione o Provincia autonoma all’uopo individuato.

• La violazione dell’art. 2, comma 5, del D.L.vo n° 155/1997, in riferimento all’Allegato in materia di requisiti, è punita con la sanzione amministrativa del pagamento della somma da E 1.549,00 a E 9.296,00 (pagamento in misura ridotta: E 3.098,00). Si ricordi che tale sanzione viene applicata dagli organi di controllo solamente dopo aver impartito per iscritto una prescrizione con un termine di esecuzione di almeno 120 giorni e qualora all’atto della verifica venga riscontrata l’inottemperanza alla prescrizione stessa. Anche in questo caso, l’autorità compatente è l’organo della Regione o Provincia autonoma.

Conclusioni

L’applicazione dell’Ordinanza rimane molto problematica, soprattutto in rapporto all’effettiva realtà commerciale sulle aree pubbliche italiane. L’attività viene infatti esercitata da molti con negozi mobili regolamentari o facilmente regolarizzabili, ma numerosi sono gli operatori "ambulanti" che ancora utilizzano veicoli o banchi inadeguati: si consideri che fino a pochissimi anni fa era diffusa, nel settore ittico, la vendita con carri a trazione umana, con biciclette o "a braccia", e che persistono sacche di abusivismo.

Ciò ha comportato complessivamente notevoli ritardi e resistenze all’innovazione fra gli operatori, costretti a decisioni comportanti elevati investimenti, con una conseguente selezione ancora in atto. Le stesse aree mercatali in molti casi non sono, ad oggi, idoneamente attrezzate, poiché mancanti di servizi igienici e dei previsti allacciamenti (acqua, elettricità, fognature), rivelando ritardi ed inadempienze anche da parte di numerosi Comuni.

È ormai indispensabile ed inderogabile che tutti i soggetti interessati facciano quanto loro compete per adeguare la situazione alla normativa, senza dover ancora sperare nella tolleranza (certamente non dovuta) degli organi che esercitano il controllo e la vigilanza igienica.

In ogni caso, anche se l’autorizzazione al commercio in loro possesso fosse preesistente all’Ordinanza, si consiglia agli operatori di richiedere al servizio veterinario dell’A.S.L. competente il nullaosta sanitario, adeguando se necessario, secondo le prescrizioni impartite, le proprie attrezzature alle disposizioni ministeriali.

Marco Cappelli

Tecnico della Prevenzione

U. O. Igiene degli Alimenti di Origine Animale

A.U.S.L. n° 5 — La Spezia

Riferimenti legislativi

— Ordinanza del Ministro della Salute del 03/04/2002: Requisiti igienico-sanitari per il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche (G.U. n° 114 del 17/05/2002).

— Decreto Legislativo n° 114 del 31/03/1998: Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n° 59 (S.O.G.U. n° 95 del 24/04/1998).

— Ordinanza del Ministro della Sanità del 02/03/2000: Requisiti igienico-sanitari per il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche (G.U. n° 56 del 08/03/2000).

— Ordinanza del Ministro della Sanità del 26/06/1995: Requisiti igienico-sanitari richiesti per la vendita e la somministrazione su aree pubbliche di prodotti alimentari (G.U. n° 203 del 31/08/1995).

— Legge n° 112 del 28/03/1991: Norme in materia di commercio su aree pubbliche (G.U. n° 82 del 08/04/1991).

— Decreto legislativo n° 155 del 26/05/1997: Attuazione delle direttive 93/43 e 96/3 concernenti l’igiene dei prodotti alimentari (S.O.G.U. n° 136 del 13/06/1997); modificato dal D.L. n° 182 del 15/06/1998 (G.U. n° 138 del 16/06/1998) convertito nella Legge n° 276 del 03/08/1998: Modifiche alla normativa in materia di accertamenti sulla produzione lattiera e disposizioni sull’igiene dei prodotti alimentari (G.U. n° 187 del 12/08/1998), e dall’art. 10 della Legge n° 526 del 21/12/1999: Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee — Legge comunitaria 1999 (S.O.G.U. n° 13 del 18/01/2000).

— Circolare n° 11 del 07/08/1998 del Ministero della Sanità: Applicazione del decreto legislativo 26 maggio 1997, n° 155, riguardante l’igiene dei prodotti alimentari (G.U. n° 191 del 18/08/1998).

— Legge n° 283 del 30/04/1962: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (G.U. n° 139 del 04/06/1962), modificata dalla Legge n° 441 del 26/02/1963 (G.U. n° 98 del 11/04/1963), dalla Legge n° 1367 del 06/12/1965 (G.U. n° 317 del 21/12/1965), dal D.P.R. n° 777 del 23/08/1982 (G.U. n° 298 del 28/10/1982), dall’art. 57 della Legge n° 142 del 19/02/1992 e dall’art. 6 della Legge n° 514 del 19/11/1997 (G.U. n° 60 del 13/03/1998).

— D.P.R. n° 327 del 26/03/1980: Regolamento di esecuzione della Legge n° 283 del 30/04/1962 (G.U. n° 193 del 16/07/1980), modificato dall’art. 6 della Legge n° 514 del 19/11/1997, dall’art. 11 del Decreto n° 254 del 08/05/1985, dal Decreto n° 178 del 01/04/1988 del Ministro della Sanità (G.U. n° 129 del 03/06/1988).

— Decreto legislativo n° 507 del 30/12/1999: Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell’art. 1 della Legge n° 205 del 25/06/1999 (S.O.G.U. n° 306 del 31/12/1999; ripubblicazione con note su S.O.G.U. n° 22 del 28/01/2000).

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