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Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: Pesca
Articolo di Kallianiotis A. , Cingolani N. , Alvares F. ,
(Articolo di pagina 57)

Piccoli pelagici: gestione futura delle risorse condivise in Mediterraneo

Introduzione

Le specie dei piccoli pelagici come l’Acciuga e la Sardina costituiscono più di un terzo della pesca marina complessiva, il che le porta ad essere annoverate in una categoria di notevole importanza nell’ambito dell’industria della pesca in generale e dell’industria conserviera internazionale operante nel settore del pesce.

 


Acciughe finite in rete.

 

Nel Mediterraneo, sei principali specie di piccoli pelagici si dividono questo particolare ambito, evidenziando popolamenti densi ma altamente fluttuanti.

Quattro di esse, ovverossia l’acciuga, la sardina, l’alaccia e lo spratto sono per lo più considerate alla stregua di pelagici, a differenza di altre, come lo sgombro, il lacerto, la boga e il suro, che evidenziano delle fasi biologiche più o meno lunghe con un comportamento pelagico.

Benché la sardina costituisca la quota più cospicua della pesca dei piccoli pelagici nel Mediterraneo, l’acciuga ottiene i prezzi più elevati e rappresenta una delle più importanti risorse nell’ambito dell’industria della pesca.

La pressione della pesca è quindi assai più elevata per quanto attiene all’acciuga del Mediterraneo, in tutte le aree marine dove vive stagionalmente. Le specie dei piccoli pelagici costituiscono inoltre la preda più ambita per tutta una serie di altre risorse ittiche, come ad esempio il tonno e altri tunnidi, il merluzzo, lo sgombro, ecc… Pertanto, il crollo o comunque il notevole calo di questi stock influisce in modo massiccio su altri stock e sull’industria della pesca ad esse connessa.

Caratteristiche dei principali stock

Le condizioni ambientali del mare svolgono un’azione diretta sulle specie dei piccoli pelagici. I processi fisico-chimici e oceanografici influiscono pesantemente sulla deposizione delle uova, sul loro reclutamento e post-reclutamento, determinando il successo di ciascuna classe di età. Data la breve vita di queste specie, le fluttuazioni anno per anno in termini di abbondanza sono elevate e maggiormente evidenti rispetto a quanto accade in altre categorie di pesci.

Attrezzature per la pesca nel Mediterraneo

Le specie dei piccoli pelagici vengono catturate con reti a circuizione, per lo più costituite da ciancioli e da reti da traino pelagiche. Le reti cianciolo che utilizzano le luci rappresentano il tradizionale metodo in uso nel Mediterraneo, che trova un’applicazione in numerose aree marine.

Queste catturano il pesce pelagico durante la notte, quando i banchi sono distribuiti in prossimità della superficie; a tale scopo, si avvalgono di luci per attirarli e concentrarli. La volante a coppia è una tecnica di pesca utilizzata principalmente nel Mediterraneo Occidentale e nell’Adriatico.

Due imbarcazioni, equipaggiate per la ricerca e la cattura del pesce, trainano una grande rete a sacco in grado di catturare diverse specie, a seconda della stagione e della zona di profondità in cui avviene la pesca. Le notevoli dimensioni della rete e la velocità sostenuta del traino garantiscono l’affidabilità di questa tecnica.

Specie target

I più importanti stock di pesce vivono lungo la costa europea del Mediterraneo. Due specie, la sardina e l’acciuga, condividono la zona pelagica, dalla costa al limitare della piattaforma continentale, la prima più in prossimità della costa e la seconda al largo.

Nelle regioni meridionali del Mediterraneo, la boga e l’alaccia sono molto diffuse, e rappresentano le principali catture della pesca con i ciancioli. Altre specie come lo sgombro, il lacerto e il suro (tre specie presenti nel Mediterraneo) non dimostrano appieno il comportamento pelagico e, in alcune fasi del loro ciclo biologico, vivono più vicine al fondo o manifestano atteggiamenti semipelagici.

Il gruppo di lavoro Cgpm che opera sui piccoli pelagici con la supervisione del sottocomitato per la valutazione degli stock, annovera cinque specie nell’elenco delle priorità relativo agli stock dei piccoli pelagici.

Nell’elenco dello scorso anno, è stata inserita la specie Boops boops, riconoscendo la sua importanza per i Paesi del Mediterraneo occidentale. Sarebbe opportuno aggiungere all’elenco altre specie come lo Scomber colias japonicus, tenendo conto di criteri preferenziali, quali il valore commerciale delle specie, la percentuale pescata e lo sfruttamento condiviso dello stock.

Ciclo biologico dell’acciuga e della sardina e la loro correlazione con la dinamica di flotta

L’acciuga costituisce la principale specie target delle reti cianciolo e della pesca a traino pelagica nel Mediterraneo. L’incremento e lo sviluppo di questa attività sono legati all’interesse che i consumatori locali dimostrano verso i prodotti marini a basso costo e alla crescente richiesta di queste specie da parte di altri Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo.

L’acciuga vive nella piattaforma continentale del Mar Mediterraneo settentrionale, dove le popolazioni depongono le uova e si nutrono. Un’altra specie target è la sardina europea, una specie che vive per lo più lungo le coste del Mediterraneo europeo e nella regione attigua a Gibilterra, catturata in vaste quantità in zone poco profonde con un’elevata produttività primaria.

Le due specie sono caratterizzate da un ciclo biologico e da un comportamento in termini di deposizione delle uova e di nutrimento che presentano notevoli affinità.

Anche lo schema di sfruttamento presenta delle analogie, pur se l’acciuga è soggetta ad una maggior pressione di pesca ascrivibile ad una più massiccia richiesta di queste specie da parte del mercato.

Aree di studio

Nel corso degli ultimi tre anni, la ricerca scientifica e lo sforzo teso a produrre nuove valutazioni degli stock si sono concentrati su zone specifiche del Mediterraneo. Muovendosi da ovest verso est, le zone sono costituite dal Mare di Alboran, dalla costa settentrionale della Spagna, dal Golfo del Leone, dal Mare Adriatico, dallo stretto di Sicilia e dal Mar Egeo.

Serie storiche dei dati sullo sbarcato sono disponibili in corrispondenza della costa mediterranea spagnola, del Golfo del Leone e del Mare Adriatico. Nelle stesse zone, sono stati compiuti degli scandagli acustici abbinati a Depm finalizzati alla valutazione della biomassa degli stock. Altri stock parzialmente monitorati, specie nell’ambito dei progetti europei, sono stati le popolazioni di acciughe e sardine che vivono nello Stretto di Sicilia, nel Mar Egeo e lungo la costa greca del Mar Ionio.

Durante gli ultimi anni, alcuni stock condivisi, sono stati oggetto di studio nell’ambito di progetti internazionali. Si tratta nella fattispecie degli stock di acciughe nel Golfo del Leone e degli stock di sardine e acciughe nel Mare Adriatico. Per quanto attiene alla maggior parte degli stock distribuiti lungo la costa meridionale del Mediterraneo, si dispone solo di informazioni di base.

Casi studiati

Zone di pesca dei piccoli pelagici nel Mediterraneo Nordoccidentale

Le acciughe e le sardine rappresentano le specie su cui si concentra maggiormente l’attenzione delle zone di pesca situate nel Mediterraneo Nordoccidentale. La sardina è la specie con il più elevato quantitativo di esemplari catturati, pur se l’acciuga è la più ricercata in virtù del suo valore economico. Queste zone di pesca prevedono l’uso di due attrezzature: la rete cianciolo e la rete da traino. I ciancioli pescano di notte, vanno alla ricerca dei banchi avvalendosi di ecosonde e concentrano gli stock con l’ausilio delle luci.

Due tipi essenziali di reti da traino, da fondo e pelagiche, sono utilizzate per la cattura delle acciughe. La rete a traino di fondo è una versione modificata della rete a strascico che presenta una maggiore apertura verticale, e opera in quelle zone con acque relativamente basse. La rete presenta lunghe ali laterali, e dispone di galleggianti plastici e pesanti zavorre per garantire la massima apertura della bocca della rete. Le reti a traino pelagiche pescano a mezz’acqua e possono essere trainate da una o due imbarcazioni.

Nelle acque spagnole del Mediterraneo, l’acciuga viene per lo più catturata dalle reti cianciolo. La flotta: ha un comportamento spiccatamente mobile, e le navi fanno normalmente rotta verso le zone di pesca in cui vi è abbondanza di acciughe nella stagione primaverile-estiva, specie nell’area del Golfo del Leone. Contrariamente alla flotta delle reti cianciolo, le reti a traino pelagiche non si allontanano dalle loro marinerie di origine. Nel 2001, la Spagna Settentrionale poteva contare su una flotta di 191 reti cianciolo, pari al 12% in meno rispetto all’anno precedente.

In questa zona, un numero elevato di navi si concentra nei porti settentrionali della Catalogna nel corso della stagione primaverile-estiva; parte della sua attività si sviluppa nell’area del Golfo del Leone, dove la zona di pesca viene condivisa con la flotta francese. Lo stesso spostamento viene effettuato anche dalle reti cianciolo nelle aree meridionali della Spagna, da quando, negli anni Ottanta, si è registrato un brusco calo dello sbarcato di acciughe nel mare di Alboran e lungo le coste di Valencia.

Di solito, i pesci pelagici non costituiscono l’obiettivo delle reti a strascico da fondo spagnole, ma, in alcune aree, cospicui quantitativi di acciughe vengono catturati con simili modalità, specie nella Catalogna meridionale e a Castellón. Lungo la costa mediterranea della Spagna, è vietato l’uso della rete da traino pelagica. Per quanto concerne il prodotto sbarcato nella Spagna Settentrionale, nel 1994 è stato registrato un picco pari a circa 22000 t di acciughe, che tuttavia sarebbe sceso ad un valore complessivo di 6000 nell’anno 2000. Si tratta del valore più basso degli ultimi 15 anni. Questi dati costituiscono mediamente l’80% del totale di acciughe sbarcate sulla costa spagnola del Mediterraneo.

Secondo la FAO (1996) la Francia disponeva di 29 reti cianciolo e di 167 traini pelagici. Fino al 1986, la flotta di reti cianciolo pescava il 60-70% del totale di acciughe. In quell’anno, è prevalso l’uso delle reti da traino pelagiche.

In Francia, fino al 1993, le reti a traino pelagiche erano proibite; da allora, comunque, e in seguito alla sottoscrizione di uno speciale accordo, alle reti a traino pelagiche è consentito pescare con un’apposita licenza. Nella zona del Golfo del Leone, quasi ogni tipo di pesca viene effettuata, per lo più nel porto di Sête, mediante l’impiego della flotta a traino pelagico.

Attualmente, non si segnalano conflitti nella zona di pesca condivisa per le acciughe nel Golfo del Leone fra le reti cianciolo spagnole che operano durante la notte e le reti a traino francesi che pescano durante il giorno. Dal 1997, con l’apertura del mercato ittico europeo, la pesca delle acciughe è subordinata alla domanda e all’offerta. Infatti, quando le condizioni meteorologiche in mare aperto sono buone, le reti cianciolo spagnole possono operare, e il prezzo dell’acciuga all’ingrosso nel Golfo del Leone si presenta basso.

Al contrario, quando in Spagna la pesca è sospesa, a causa della stagione chiusa o del maltempo, il prezzo sale e le reti a traino prendono di mira questa specie. Ciò potrebbe spiegare l’opposta tendenza registrata negli ultimi anni nell’ambito del prodotto sbarcato dai francesi e spagnoli, e nello sbarcato complessivo nel Golfo del Leone e in Catalogna.

Zone di pesca dei piccoli pelagici nel Mare Adriatico

Con una superficie di 138.000 km2, pari a circa un ventesimo del Mar Mediterraneo, l’Adriatico può contare su un’elevata pescosità. Per esempio, il 50% circa di tutto il pesce catturato in Italia proviene dall’Adriatico. L’Adriatico Settentrionale e Centrale sono caratterizzati da una zona di acque basse e da una vasta piattaforma continentale. Questa condizione, unita all’elevata portata del Po e di altri fiumi che fanno confluire un notevole quantitativo di sostanze nutritive nella catena alimentare, dà origine all’elevata produttività della pesca nell’Adriatico.

Le specie dei piccoli pelagici sono di vitale importanza per le zone di pesca dell’Adriatico. Esse rappresentano circa l’85% della pesca dei piccoli pelagici sul territorio italiano, l’85% del totale di pesce catturato in Croazia, ed una consistente percentuale della pesca effettuata in Slovenia (percentuali raccolte nell’ambito del progetto di ricerca Adriamed-SP — vedi nota). In Albania, la pesca dei piccoli pelagici ha il potenziale per intensificarsi.

La pesca dei piccoli pelagici si è sviluppata sui due versanti dell’Adriatico; tuttavia, oltre il 90% delle acciughe pescate vengono scaricate dalla flotta italiana, mentre le flotte pelagiche di Slovenia, Croazia e Albania si sono essenzialmente concentrate sulle sardine. Infatti, il quantitativo di sardine pescate sull’Adriatico orientale è pressoché uguale al quantitativo dell’Adriatico italiano (Morso Ribarstvo, 1975 - 1995).

Le acciughe e le sardine costituiscono le specie più importanti degli stock dei piccoli pelagici: in Italia e in Croazia, lo spratto e l’alaccia sono quasi del tutto assenti dalle tipologie di pesce catturato, mentre lo sgombro rappresenta circa il 4-5% del totale delle acciughe e delle sardine pescate.

In Slovenia, le sardine rappresentano più del 90% del pesce pescato a livello nazionale. Gli spratti vengono pescati nell’Adriatico settentrionale, mentre la zona di pesca dell’alaccia si trova nel settore meridionale.

In Italia, in termini di prezzo di mercato, le acciughe sono nettamente più pregiate rispetto alle sardine. Nel 1991, il valore delle acciughe pescate nell’Adriatico è stato valutato da STCF (STCF, 1991, intorno ai 14 milioni di $ USA. Un’attuale stima del valore della quantità di acciughe pescate nell’Adriatico potrebbe aggirarsi sui 32 milioni di $ USA. In Slovenia e in Croazia, le sardine sono più richieste delle acciughe.

Nel 1981, il quantitativo di sardine pescate nell’Adriatico italiano ha raggiunto il valore massimo (59.000 tonnellate), per poi diminuire negli anni successivi; i quantitativi attualmente pescati si aggirano sulle 13.000 tonnellate.

Nel 1983, il quantitativo di sardine slovene pescate era pari a 6.600 tonnellate, mentre gli attuali quantitativi si aggirano sulle 1.600 tonnellate. I quantitativi di sardine croate hanno raggiunto il tetto massimo nel 1983 (44.793 tonnellate) e nel 1986 (41.415 tonnellate). Dopo il 1990, si sono riscontrate delle notevoli flessioni nei quantitativi pescati. Gli attuali quantitativi croati si aggirano sulle 12.000 tonnellate. In passato (prima degli anni Novanta), le sardine albanesi costituivano circa il 90% del pesce catturato. Attualmente, 11 imbarcazioni sono impegnate nella pesca dei piccoli pelagici. Gli attuali quantitativi di sardine pescate nell’Adriatico si aggirano sulle 30.000 tonnellate. Un’elevata percentuale di sardine è diretta all’industria della pesca.

I quantitativi di acciughe pescate in Italia hanno raggiunto un valore massimo nel 1980 (60.000 tonnellate) seguito da un rapido declino negli anni successivi fino al tracollo del 1987 (3.000 tonnellate).

I quantitativi di acciughe pescate in Croazia hanno raggiunto un valore massimo nel 1985 (4.300 tonnellate), seguito da una fase calante (percentuali raccolte nell’ambito del progetto di ricerca Adriamed-SP). Nel corso degli ultimi anni, la popolazione di acciughe ha dato segni di ripresa. Gli attuali quantitativi di acciughe pescate nell’Adriatico si aggirano sulle 22.000 tonnellate.

Nell’Adriatico si utilizzano due tipi di attrezzature per la pesca: volante a coppia per pelagici di media profondità e reti cianciolo munite di richiamo luminoso (lampara). La flotta pelagica italiana è distribuita lungo il litorale italiano da Trieste nel nord a Molfetta nel sud, e lungo il litorale croato da Umag a Dubrovnik. La maggior parte dei piccoli pelagici vengono pescati nell’Adriatico Settentrionale e Centrale: sul versante occidentale da Trieste a Vieste, mentre, sul versante orientale, vengono per lo più pescati dall’Istria alle isole della Dalmazia centrale.

La pesca dei piccoli pelagici è molto importante nelle zone di pesca adriatiche (specie per quanto attiene alle acciughe e alle sardine) per motivi economici (valore complessivo del pesce pescato) e sociali (numero di pescatori coinvolti).

Le preferenze del mercato ittico (le acciughe vengono apprezzate sulla costa occidentale, mentre le sardine sono apprezzate sulla costa orientale) dovrebbero favorire lo sfruttamento congiunto dei piccoli pelagici. Ciò potrebbe evitare la pratica del rigetto in mare delle sardine, una pratica alquanto diffusa in Italia, a causa del prezzo molto contenuto di questi pesci.

Gli stock dei piccoli pelagici più importanti a livello economico sono: acciuga (Engraulis encrasicolus), sardina (Sardina pilchardus), sgombro (Scomber scombrus), spratto (Sprattus sprattus) e alaccia (Sardinella aurita).

Zone di pesca dei piccoli pelagici nel Mar Egeo

La rete cianciolo costituisce il metodo di pesca più tradizionale del Mediterraneo, finalizzato alla pesca di cospicui banchi di specie di piccoli pelagici. In passato, la rete cianciolo greca utilizzava reti da circuizione con due imbarcazioni composte da un’imbarcazione madre, un’imbarcazione a remi provvista di rete e diverse lampare di piccole dimensioni. Negli anni Ottanta, il sistema ha assunto una connotazione più moderna, con attrezzature azionate a motore, mentre le lampare sono state sostituite spesso e volentieri da gommoni provvisti di luci.

Nel Mar Egeo, la flotta di reti cianciolo è principalmente distribuita lungo la costa orientale della penisola Ellenica. Lungo la costa macedone e della Tracia operano più di 140 imbarcazioni che si avvalgono esclusivamente di reti cianciolo. Esiste un’altra categoria di imbarcazioni che, grazie ad una licenza combinata, possono pescare utilizzando reti da traino oppure reti cianciolo in stagioni successive.

Nel corso degli ultimi 15 anni, le quantità di acciughe pescate nei mari greci sono incrementate in maniera costante, passando dalle 9.550 tonnellate dell’82 alle 24.648 del 1987, assestandosi oltre le 15.000 tonnellate fra il 1989 e il 1991.

Negli anni Ottanta si è assistito al finanziamento volto alla costruzione di nuove barche; di conseguenza, si è trattato di un periodo contrassegnato da un maggior impegno nel settore della pesca.

Dopo il 1988, l’amministrazione greca delibera la limitazione del numero di licenze, come provvedimento finalizzato ad una riduzione dello sforzo di pesca. La limitazione è sfociata in una stabilizzazione della produzione ma non dello sforzo, considerando che nello stesso periodo le ore di pesca si sono incrementate quasi nell’ordine del 100%.

Tenendo conto solo dei dati relativi agli approdi registrati lungo la costa della Grecia settentrionale (giornali di bordo dei porti di Kavala, Salonicco e Alexandroupolis), la produzione basata sullo sfruttamento dello stock locale di acciughe ha subito una flessione costante nel corso degli ultimi dieci anni. La pesca dei piccoli pelagici si potrebbe quindi considerare in declino.

Uno dei punti di approdo più caratteristici è rappresentato dal porto di pesca di Kavala, situato nel cuore della costa settentrionale del Mar Egeo, dove è localizzata la principale zona di pesca della Grecia.

Il porto di pesca di Alexandroupoli, dove la locale flotta di pescherecci scarica il pesce pescato, è situato all’estremità orientale della stessa zona. Le zone di pesca delle due flotte non sembrano sovrapporsi, poiché la flotta di Alexandroupoli pesca essenzialmente alla frontiera orientale del Mar Egeo. La flotta di Kavala alterna l’utilizzo del porto di Porto Lagos a quello di Keramoti, da cui il carico confluisce sui moli di Kavala per essere venduto all’incanto. La flotta è composta da 15 reti cianciolo, 3 delle quali sono autorizzate ad avvalersi sia dello strascico da fondo che delle reti cianciolo.

Ogni anno, sei o settemila tonnellate di pesce confluiscono nel porto di attracco di Kavala, laddove la quota maggiore (quasi il 60%) è costituita dalle specie di piccoli pelagici (acciughe e sardine). Di solito, le reti cianciolo locali evitano di allontanarsi dalla terraferma o dal più vicino porto, giacché preferiscono raggiungere il mercato del pesce in tempo per ottenere dei buoni prezzi, nonché per far sì che il pescato giunga al mercato locale in buone condizioni. Le principali specie pescate dalle reti cianciolo sono le sardine e le acciughe europee. Soprattutto queste ultime, con le fluttuazioni stagionali dello stock di pesce disponibili, determinano la situazione finanziaria della flotta, nonché la materia prima disponibile per le industrie di trasformazione della zona.

Il principale problema economico delle reti cianciolo è ravvisabile nell’incremento delle spese di gestione delle imbarcazioni, il che ha spinto il settore a rivolgere l’attenzione agli stranieri, gran parte dei quali provengono dall’Egitto.

I recenti investimenti verso imbarcazioni sempre più grandi mirano a consentire alle imbarcazioni di operare in zone lontane e in condizioni meteorologiche alquanto difficili. Una grossa imbarcazione opera più giorni nel corso dell’anno, nondimeno, le sue spese sono maggiori e, sostanzialmente, ricava un utile solo quando può vendere nei periodi in cui i prezzi sono elevati in relazione alla carenza di pesce pescato o all’incapacità di altre imbarcazioni di portare del pesce al mercato. Una piccola imbarcazione opera con dei costi relativamente contenuti, approfittando della zona costiera. Una piccola imbarcazione risente maggiormente delle condizioni atmosferiche, incontra delle difficoltà navigando lontano dalla riva e non è favorita dai nuovi provvedimenti tecnici che solitamente impongono restrizioni delle zone costiere sfruttabili. Tuttavia la maggior disponibilità e catture di pesce nelle zone costiere compensano — per quanto attiene all’introito — le scarse opportunità di pescare nei mesi invernali e neutralizzano in qualche modo il divario economico fra imbarcazioni di piccole e di più grandi dimensioni.

Raccomandazioni scientifiche

1. Tenendo conto dei risultati sugli stock dei piccoli pelagici sfruttate nelle tre Regioni del Mediterraneo, si direbbe che sussiste una grave preoccupazione riguardo allo stato degli stock di acciughe mediterranee. Gli stock di piccoli pesci pelagici, ad esempio sardine e acciughe, sono notoriamente variabili in termini di abbondanza e inclini a soccombere sotto la pressione della pesca. Si raccomanda pertanto di condurre una stima sulla biomassa allo scopo di ottenere un quadro ben preciso del loro stato. Sarebbe opportuno notare che solo per alcune regioni (Mare di Alboran, Spagna settentrionale, Golfo del Leone e Adriatico settentrionale), sono disponibili delle sequenze di dati cronologici ai fini della valutazione degli stock. La sequenza cronologica di valutazione per le piccole specie pelagiche del Mediterraneo è di grande priorità ed è necessaria per ogni raccomandazione gestionale.

2. L’effetto dei mutamenti climatici sui piccoli pesci pelagici poco longevi come le acciughe (Engraulis sp.) e le sardine (Sardina sp., Sardinella sp.) è così evidente che i programmi internazionali come Spacc (Small Pelagic Fishes and Climate Change — Piccoli Pesci Pelagici e Mutamenti Climatici) sono stati istituiti al fine di comprendere e, in ultima analisi, di prevedere i mutamenti indotti dal clima nei piccoli pesci pelagici. Questi processi fisico-chimici, congiuntamente ai processi biochimici (comportamento predatorio, competizione), agiscono sul reclutamento e sul post-reclutamento delle specie dei piccoli pelagici. Attualmente, gli stock di acciughe del Mediterraneo e dell’Atlantico Orientale (47) consistono per lo più di pesci piccoli e giovani (1 anno), e sono particolarmente vulnerabili alle sollecitazioni ambientali, in quanto potrebbero non essere in grado di riprendersi da successivi insuccessi legati alla categoria anni. La comprensione dell’impatto dei processi di matrice fisico-chimica e biologica che agiscono sul reclutamento e sul post-reclutamento dei piccoli pesci pelagici costituisce un requisito essenziale ai fini di una corretta gestione degli stock.

3. I piccoli pesci pelagici popolano vasti ecosistemi marini in tutto il mondo e rappresentano la preda maggiormente ambita da un buon numero di altri pesci importantissimi per l’industria della pesca, come il tonno, il merluzzo, lo sgombro, ecc… Di conseguenza, il crollo degli stock di acciughe avrebbe enormi ripercussioni non solo nell’ambito della pesca e dell’inscatolamento, ma anche su altre importanti industrie della pesca come quella del tonno. Urgono nuove opzioni gestionali onde scongiurare questo scenario allarmante.

4. Nel Mediterraneo, la sardina (Sardina pilchardus) e l’acciuga (Engraulis encrasicolus L.) sono i due clupeidi più abbondanti. Benché la sardina costituisca la quota più cospicua della pesca dei piccoli pelagici, l’acciuga ottiene i prezzi più alti e rappresenta una delle principali risorse ittiche di quella regione. La pressione della pesca è quindi molto più massiccia sull’acciuga, in tutte le zone di pesca in cui si concentra la presenza di questo pesce, che diviene così una categoria importantissima per l’industria della pesca del Mediterraneo e per l’industria conserviera locale, oltre che un elemento che contribuisce non poco all’economia della pesca nel Mediterraneo. Gli studi intrapresi fino ad oggi e lo sforzo profuso per la gestione di questi stock non sono commisurati alla loro importanza.

5. Quantunque nel Mediterraneo l’industria specializzata nella produzione di farine o di olio a base di piccole specie pelagiche occupi un ruolo marginale, si raccomanda di evitare l’utilizzo di queste specie per motivi che esulano dal consumo da parte dell’uomo. Il loro contenuto di acidi grassi polinsaturi li rende un alimento prezioso per chi vive nella zona del Mediterraneo.

6. La cooperazione internazionale nel Mediterraneo dovrebbe essere rivolta alla valutazione delle risorse e alla gestione delle zone di pesca degli stock condivisi dei piccoli pelagici. La cooperazione scientifica nell’ambito della Gfgm o di progetti internazionali come i Progetti Regionali della Fao (CopeMed, AdriaMed, MedSudMed) dovrebbe essere incoraggiata, poiché favorisce la cooperazione fra tutti i Paesi del Mediterraneo.

Federico Alvares

Nando Cingolani

Argyris Kallianiotis

(Relazione presentata alla

Conferenza Internazionale sulla

Pesca Mediterranea di Napoli)

Nota

Nell’ambito e con il supporto del Progetto Regionale FAO "Cooperazione Scientifica tesa al Supporto di Zone di Pesca Responsabili nel Mare Adriatico" (ADRIAMED) il programma di ricerca intitolato "Raccolta di Dati e Sistema di Campionatura Biologica su Piccoli Pelagici nel Mare Adriatico (ADRIAMED-SP)" ha avuto inizio il 1° giugno 2001 con la partecipazione dei seguenti istituti di ricerca nazionali: Istituto di Ricerca sulle Zone di Pesca, FRI — Durazzo (Albania), Istituto di Oceanografia e Zone di Pesca, IOR — Split (Croazia), Istituto di Ricerca per le Zone di Pesca Marina, IRPEM — Ancona (Italia), Laboratorio di Biologia Marina — Bari (Italia), Istituto Nazionale di Biologia, NIB — Lubiana (Slovenia). Il programma è imperniato sulla pesca commerciale e sulla raccolta di dati per specie/attrezzatura intorno alla costa adriatica con annessa sottocampionatura biologica su siti di approdo selezionati (principali basi portuali) che estende il sistema di raccolta dei dati ai piccoli pelagici istituita in Italia da IRPEM a partire dal 1975. La Sezione Dinamica della Popolazione di IRPEM coordina il programma di ricerca Adriamed-SP.

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