Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: Acquacoltura
Articolo di Ruol G. , Fabbro E. , Donati F. ,
(Articolo di pagina 29)

Analisi di sensitività nella gestione aziendale dell’acquacoltura marina con gabbie

Un caso studio nelle acque del Mediterraneo

Introduzione

Negli ultimi anni si registra un crescente interesse da parte degli allevatori italiani verso la piscicoltura in gabbie a mare, in quanto sussistono alcuni vantaggi:

• i costi di investimento per unità di output sono più contenuti rispetto ad allevamenti a terra, per i quali tra l’altro mancano aree idonee;

• l’indice di accrescimento è più elevato (migliore rapporto output/input);

• il prodotto allevato a mare gode di un’immagine migliore presso il consumatore.

Nell’area del Mediterraneo, questo tipo di allevamento ha conosciuto nell’ultimo decennio una vera e propria esplosione produttiva: gli allevatori, soprattutto di Grecia e Turchia, hanno saputo decuplicare il volume produttivo, pur in presenza di un trend al ribasso dei prezzi di mercato.

 


Una delle splendide vedute del Mediterraneo.

 

L’Italia rappresenta il terzo produttore mediterraneo di specie marine con 14.000 t all’anno di cui solo il 17% proviene da attività di maricoltura intensiva in gabbie. L’acquacoltura marina permetterebbe invece, in linea con le recenti direttive comunitarie, di diminuire lo sforzo di pesca e di creare una sorta di integrazione tra le attività di acquacoltura e quelle tradizionali di pesca con il vantaggio di non richiedere spazi a terra.

Il lavoro presenta un’analisi di sensitività degli indici di efficienza aziendali nell’allevamento intensivo con gabbie a mare, al fine di indirizzare i produttori nelle scelte gestionali.

1. Analisi di sensitività

Partendo dai parametri tecnico-economici di un’azienda di acquacoltura marina con l’utilizzo di gabbie galleggianti, sono stati analizzati gli indici di efficienza aziendale e la loro sensitività al variare dei suddetti parametri.

 

 

Tale analisi permette di testare la risposta di un indice alla variazione di alcuni parametri ed il peso di questi ultimi nelle scelte manageriali dell’azienda. Si è proceduto facendo variare percentualmente alcuni parametri di costo e studiando la sensibilità relativa degli indici di efficienza.

È stata individuata un’azienda pilota localizzata nel mezzogiorno d’Italia appartenente a una realtà legata all’attività tradizionale della pesca, a conduzione diretta, che dispone di un’ampia area in concessione a circa due miglia dalla costa.

 

 

Gli impianti sono costituiti da sei gabbie, per un totale di circa 21.000 mc di volume di allevamento.

La specie allevata è la spigola; con un ciclo di circa 24 mesi raggiunge un peso medio alla vendita che si aggira sui 300 g.

Nell’analisi ed elaborazione dei dati economico-gestionali sono stati considerati 14.500 mc produttivi aziendali, in quanto una delle gabbie risultava non operativa all’inizio dell’indagine.

2. Sensitività della Produzione Lorda Vendibile

Partendo dai dati rilevati è stata ricostruita l’incidenza dei costi unitari di produzione sulla Produzione Lorda Vendibile (PLV), calcolata in base a un prezzo medio del prodotto pari a 4,5 e/kg. È interessante notare come il costo dei mangimi rappresenti la spesa più consistente a livello aziendale (41% della PLV). Tale osservazione ha orientato le ipotesi di sensitività di seguito esposte.

 

 

Sono state costruite due matrici che analizzano la sensitività dei dati di ricavo e di costo aziendale alla variazione percentuale dei parametri economici di maggior peso ed in particolare:

• il prezzo di vendita del prodotto;

• il costo unitario del mangime.

 

 

Nella prima matrice è stata presa in considerazione la variazione di prezzo del prodotto spigola da +5% a -20%, in modo da avere il campo di variabilità della PLV in un quadro che rispecchi l’andamento del mercato di tale specie, soggetto a fluttuazioni periodiche dovute, soprattutto, alla presenza di prodotti di importazione competitivi come quelli di provenienza greca.

 

 

I diversi prezzi di vendita di cui alla tabella 1 sono associabili a differenti livelli di qualità del prodotto. Nell’analisi della variazione percentuale del prezzo, il valore base, ovvero 4,50 e/kg, si riferisce allo scenario di mercato più diffuso e ad una qualità media del prodotto.

L’aumento del 5% di tale prezzo (4,73 e/kg) può essere giustificato da sistemi di produzione a più elevato livello di sostenibilità igienico-ambientale e quindi serve a delineare un prodotto di qualità medio-alta.

Al contrario, ipotizzando uno scostamento del prezzo pari a -10% si identifica, nell’attuale sistema di produzione italiana, un prodotto di qualità inferiore.

La simulazione ha ipotizzato anche un prezzo di vendita di 3,60 e/kg (-20%) per comparare la situazione italiana a quella del mercato greco il quale, per le proprie caratteristiche di organizzazione del lavoro e dei sistemi di produzione, può offrire il prodotto a prezzi inferiori. Nella seconda matrice (tabella 2) è stato ipotizzato un aumento dei costi del mangime da +15% a +35%. La prima ipotesi di incremento (+15%) si può attribuire ad un possibile aumento del costo della materia prima a parità di qualità della stessa; per gli altri casi (+25% e +30%) l’aumento di costo si associa ad una maggiore qualità di processo e di conseguenza ad una più alta qualità del prodotto ittico (ad esempio l’utilizzo di mangimi "biologici").

Sottraendo dalla PLV, calcolata nella prima matrice, la sommatoria dei costi operativi, sono stati calcolati i principali indicatori di redditività della gestione, tenendo contemporaneamente costanti le restanti voci di costo (semina, lavoro, ammortamenti, management e spese varie e generali).

3. Analisi di sensitività del Reddito da Capitale Proprio

Il Reddito Netto da Capitale Proprio (RCP) rappresenta il compenso dell’imprenditore che partecipa alla gestione anche apportando capitali propri. Tale reddito è stato calcolato come segue:

RCP = PLVI — [Costi operativi +

+  Ammortamenti + Management]

dove:

• PLVI = PLV nell’ipotesi di simulazione di prezzo pari a 4,5 e/kg;

• costi operativi = costi di semina + mangimi + lavoro + interessi passivi + spese varie e generali

È stata analizzata la sensitività di questo indice aziendale (RCP) in relazione a diverse situazioni:

 

 

— di indebitamento (dal 16 al 60%); il grado di indebitamento è stato valutato sui debiti a breve termine come le spese di semina e di mangime, in quanto queste sono le voci principali di esposizione finanziaria per un’azienda acquicola;

— di costo del mangime (aumenti da 0 a 35%);

— di prezzo di vendita del prodotto finale (incrementi fino a 5% e decrementi fino al 20%).

I valori limite per le situazioni analizzate sono:

-305.962 e per un grado di indebitamento del 60%, un incremento del 35% del costo mangime e per un prezzo di vendita di 3,6 e/kg;

+155.399 e per un grado di indebitamento del 16%, senza variazioni di spesa per il mangime e per un prezzo di vendita delle spigole pari a 4,5 e/kg.

Il grafico 2, per una maggiore chiarezza di lettura, rappresenta la sensitività del reddito da capitale proprio per situazioni di indebitamento pari al 16 e al 60%.

 

 

Il livello di indebitamento più basso rappresenta in acquacoltura una situazione plausibile in quanto spesso le spese di produzione possono essere dilazionate nel tempo.

La tabella 3 riassume gli incrementi di costo del mangime in corrispondenza dei quali si verifica, per ogni prezzo ipotizzato, la situazione di annullamento (break even point) del reddito da capitale proprio (RCP = 0), il tutto per livelli di indebitamento pari al 16%. In virtù dei dati esposti nella tabella 3 è possibile evidenziare i seguenti aspetti:

• in condizioni normali di prezzo del prodotto (4,5 e/kg), il reddito da capitale proprio raggiunge livelli negativi nel caso in cui il costo del mangime aumenti del 30,3%;

• nel caso di un prodotto di alta qualità, venduto a prezzi incrementati del 5%, l’azienda può sopportare anche aumenti considerevoli di costo del mangime (il reddito da capitale proprio si annulla per aumenti del 42,5%);

• se il prezzo di vendita della spigola dovesse essere allineato a quello del concorrente prodotto greco (-20%), il reddito da capitale proprio risulterebbe sempre negativo, anche perché le rimanenti voci di costo in queste simulazioni rimangono costanti. (Il basso prezzo del prodotto greco è verosimilmente dovuto a inferiori costi del lavoro.)

 

 

L’analisi di sensitività permette quindi di rilevare che l’applicazione di politiche di qualità che comportino aumenti dei costi di produzione possono essere giustificate solo con incrementi del prezzo del prodotto alla vendita a partire dal 5%.

4. Analisi di sensitività dell’indice Return on Equity (ROE)

Il ROE indica il tasso di redditività del capitale proprio ed è calcolato come rapporto tra reddito interno (RCP)e capitale netto. Viene utilizzato per esprimere un giudizio sulla redditività aziendale.

Nella simulazione il ROE è stato calcolato con vari indici di indebitamento e con un interesse sui capitali esterni pari al 7%; tale ipotesi tiene conto di una combinazione di capitali fissi e capitali finanziari a livello aziendale.

Volendo schematizzare il grafico 3, si traggono le considerazioni che seguono:

• in condizioni normali di prezzo (4,50 e/kg) il ROE diventa negativo solo con un aumento di costo del mangime pari al 32,3%;

• con aumenti del 5% (4,73 e/kg) l’indice rimane sempre positivo;

• con diminuzioni del 10% (4,05 e/kg) è sufficiente un aumento del 7,8% del costo del mangime perché il ROE diventi negativo;

• con diminuzioni del 20% l’indice è sempre negativo.

Il grafico 4 mostra l’entità del ROE in base a diversi livelli di indebitamento (16%, 37% e 60%) e di costo del mangime. Per un prezzo standard del prodotto, pari a 4,50 e/kg il ROE migliora all’aumentare dell’indebitamento; tuttavia un aumento del costo del mangime a partire dal 25% si ripercuote con effetti negativi sulla gestione aziendale.

5. Analisi di sensitività del Profitto (π)

Le simulazioni di cui ai precedenti paragrafi sono state applicate anche al profitto aziendale, sottraendo da RCPil compenso ombra attribuito al valore dei capitali propri immessi nella gestione e mantenendo costanti le rimanenti voci di costo relative a semina, lavoro, ammortamenti, management e spese varie. I risultati sono schematizzati nel grafico 5.

Con un indice di indebitamento del 16% il profitto si annulla, quando il prezzo del mangime raggiunge un aumento di circa il 30%.

Considerando un prezzo di vendita della spigola pari a 4,73 e/kg (+5% rispetto al prezzo base), è possibile assorbire aumenti anche considerevoli di costo del mangime (per l’aumento +35% il profitto non si annulla). Un deprezzamento del prodotto (-10% o addirittura -20%) comporta in ogni caso profitti negativi.

Considerazioni conclusive

Dalle analisi di sensitività sopra esposte risulta che gli indicatori del reddito da capitale proprio (RCP), del profitto (π) e di redditività aziendale (ROE) si dimostrano fortemente sensibili alle variazioni di prezzo del prodotto finale.

È emerso quindi che una remunerazione delle attività di acquacoltura marina in gabbie potrebbe aversi attraverso una gestione attenta nei confronti della qualità di processo e di prodotto; tali politiche di qualità, pur comportando dei costi di produzione superiori, risultano sostenibili già ad incrementi di prezzo di vendita della spigola pari al 5%.

Tale incremento potrebbe essere ulteriormente sostenuto da politiche di promozione e di marketing, vista la crescente attenzione del consumatore verso gli aspetti qualitativi dell’ambiente e dei suoi prodotti. In ultima istanza, nelle attività di acquacoltura marina in gabbie, non si può pensare di attuare politiche di abbassamento dei prezzi di vendita del prodotto anche ipotizzando bassi indici di indebitamento.

F. Donati

E. Fabbro

G. Ruol

Dipartimento di Biologia

ed Economia Agroindustriale

Laboratorio di Economia della

Pesca e dell’Acquacoltura

Università degli Studi di Udine

L’articolo è frutto del lavoro congiunto degli autori, tuttavia sono da attribuire a F. Donati la supervisione del lavoro, con introduzione, conclusioni e par. 1; a E. Fabbro i par. 4 e 5; a G. Ruol i par. 2 e 3.

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