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Il Pesce nr. 5, 2003

Rubrica: Profili
Articolo di Cariglia M.
(Articolo di pagina 7)

Il ruolo delle donne nell’economia ittica: analisi e prospettive

Per la prima volta nella storia dell’UE, la Comm. Agricoltura e Pesca ha indetto una conferenza sul “Ruolo delle Donne nella Pesca”, al fine di verificare lo stato della situazione femminile nel settore ed elaborare nuove strategie di coinvolgimento

Bruxelles — Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, la Commissione Agricoltura e Pesca ha indetto una Conferenza sul "Ruolo delle Donne nella Pesca", al fine di verificare lo stato della situazione femminile nel settore e, insieme agli organi istituzionali, elaborare strategie e documenti che implementino la figura nel settore dell’economia ittica.

Erano presenti oltre 200 partecipanti, di cui 135 operatrici, a più titolo, del settore, provenienti da: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Italia.

Partendo dalla presentazione di uno studio elaborato per conto della Commissione europea, "Il ruolo delle donne nella Pesca", il dibattito della due giorni si è animato ed ha fatto luce, dal vivo, sulle problematiche, le situazioni concrete e le proposte nascenti dalle esperienze delle operatrici nei vari Paesi Europei.

 


La nostra collaboratrice, Michela Cariglia, con il Commissario
Europeo per l’Agricoltura Franz Fischler.

 

Alla Presidenza delle due sessioni di convegno si sono alternate Monique Pariat e Chiara Gariazzo, rispettivamente Capo dell’Unità "Questioni generali nel campo della politica strutturale" e Capo dell’Unità "Comunicazione ed informazione" della Direzione Generale Pesca della Commissione Europea.

La conferenza si è aperta con l’allocuzione del Commissario Europeo per l’Agricoltura e la Pesca Franz Fishler, il quale ha dichiarato che "sebbene il ruolo delle donne nella pesca sia poco conosciuto e valorizzato, è fondamentale la loro presenza nel settore dell’industria della pesca perché il loro contributo si estrinseca anche nel seguire la famiglia mentre i mariti sono in mare".

"Le istituzioni comunitarie — ha proseguito il Commissario Fishler — hanno bisogno di conoscere quali siano i modi e le modalità per incrementare il ruolo femminile e facilitarne l’accesso al mercato del lavoro con l’obiettivo di rafforzare il settore e le comunità costiere. Spero che il dialogo intrapreso oggi, continui, e sia la base per un significativo coinvolgimento nei processi decisionali relativi alla politica comune della pesca".

è stata poi presentata la relazione di Jorgen Holmquist, Direttore Generale della Direzione Generale Pesca della Commissione Europea su le "Poste in gioco nella riforma della Politica Comune della Pesca".

Il direttore Holmquist ha tenuto a precisare che "l’adozione di politiche di lungo periodo per la gestione del comparto pesca comprende piani finanziari pluriennali che includono anche le misure di emergenza; inoltre l’interruzione degli aiuti statali per il rinnovo della flotta sarà attuata dopo un periodo di transizione, per le piccole imbarcazioni, entro la fine del 2004".

L’intero pacchetto di riforma della PCP, dichiara ancora Holmquist, "non può prescindere da due dati fondamentali. Primo: controlli e regole più trasparenti, efficienti e uniformi tra gli Stati membri. Secondo realizzare una maggiore partecipazione dei pescatori nei processi decisionali dei Comitati Consultivi Regionali".

Infine sono stati illustrati, in collaborazione con le competenti Direzioni Generali, tutti i programmi e strumenti finanziari comunitari che rivestono interesse per le donne del settore della pesca: FESR; FEOGA; FSE; EQUAL; Leonardo da Vinci; SFOP; V e VI programma quadro di ricerca; Euro-info centri; Info-Point Europa.

Il ruolo delle donne nell’economia ittica: analisi e prospettive

Gli aspetti fortemente differenziati tra le varie Regioni italiane non forniscono un quadro completo ed esauriente di quelli che sono gli attuali ruoli e impediscono di elaborare una piattaforma di proposte sulle possibilità e le definizioni delle figure professionali femminili. Questo studio offre uno spaccato sul ruolo delle donne nella pesca e si articola su quattro punti: linguaggio; ambiente e mercato, occupazione.

Linguaggio

Perché non pensare alla donna come "operatrice ittica"? L’operatore ittico, per definizione, non si limita alla pesca e alla sua commercializzazione. L’operatore ittico, nell’accezione comune, si occupa di tutti gli aspetti che formano il grande quadro "dell’industria del mare" e non solo della pesca. Si spazia dai servizi, alla trasformazione, al confezionamento, alla commercializzazione tradizionale e telematica, alla ricerca, allo studio delle tecnologie e dei mercati, al turismo alla pescaturismo, all’ittiturismo, all’acquacoltura biologica… al semplice "ripezzamento delle reti". Chi l’ha detto che questi sono lavori riservati solo agli uomini? E allora perché, anche alle donne, non è consentito l’accesso e ove questo è possibile, è limitato?

Le risposte sono molteplici e di matrice sociologica: mentalità, way of life, pregiudizi e tutte conducono ad una soluzione: "inventare" un ruolo. Si pensa alla pesca come un settore "umido, faticoso e virile", ma anche altri settori, per esempio quello militare, sono così. Inventare un ruolo e sostanziarlo non può prescindere, soprattutto nella fase iniziale dal l’intervento istituzionale ed in particolare delle istituzioni comunitarie.

Sia nel Libro Verde, sia durante le conferenze stampa tenute dal Commissario Fishler sulla PCP, non è fatto minimo cenno alla figura della donna ed ad un suo inserimento nell’economia ittica. Mentre la lettura analitica della normativa inerente i fondi strutturali della Comunità Europea pone come obiettivo principale della singola misura proprio l’attuazione della parità. Infatti, i fondi sono quattro: FSE; FEAOG, SFOP, FERS; per l’argomento che qui interessa sono rilevanti i primi tre. In particolare nel regolamento di applicazione del FSE è sancito il principio di trasversalità che recita nel preambolo: "gli Stati membri e la commissione assicurano che le azioni realizzate a titolo dei vari obiettivi rispettino il principio della parità di trattamento tra uomini e donne".

I verbi che caratterizzano il linguaggio del FSE sono: promuovere, formare, qualificare, facilitare, favorire, inserire, riconvertire, rafforzare.

La storia recente, però, deve fare i conti con una cultura di disuguaglianza che fatica ad essere superata. L’inserimento reale delle donne nel mondo della pesca moderna e dell’acquacoltura potrebbe essere un momento di democratizzazione matura dell’Unione Europea, nonché di sviluppo occupazionale ecocompatibile, valorizzando le differenze fisiologiche tra uomo e donna per crescere insieme e realizzare il progresso comunitario. E le donne della pesca e dell’acquacoltura potremo essere di esempio per le altre donne di tutti settori operativi.

Inoltre, sarebbe rispettata la prassi del mainstreaming, quale obiettivo fondamentale del FSE. Nell’economia ittica la politica di mainstreaming comporta un approccio strategico che consiste nell’applicare la pari opportunità orizzontalmente da un lato, e dall’altro trasversalmente, in quanto l’accesso al mercato del lavoro e allo sviluppo delle risorse umane sarebbe realizzato, garantito e rinnovato.

Quando si parla di approccio multivaloriale ci si riferisce al binomio: risorse umane — mercato del lavoro. Tenendo ben presente che l’universo femminile è alquanto variegato e non esiste un solo modello di donna, così come non ci sono criteri rigidi in base ai quali determinare le azioni e le opportunità per le donne. Inoltre esistono percorsi differenziati nella formazione e nel mercato del lavoro e, non solo e non tanto, per area produttiva, ma anche per i servizi e la geografia; necessariamente l’approccio multivaloriale, che ha il suo punto focale nel ruolo della donna, non può prescindere dal territorio, dalle aree di mercato del lavoro, dalla formazione di base, dalle infrastrutture e dalle motivazioni personali.

Occupazione

Lavorare nell’ "industria del mare", rispettando i parametri poc’anzi indicati, è possibile anche per le donne e gli strumenti finanziari devono mirare e comprendere:

1. Informazione, Istruzione e Formazione;

2. Introduzione e determinazione istituzionale del ruolo delle donne nella pesca;

3. Incentivazione della ricerca scientifica;

4. Partecipazione alla filiera integrale;

5. Impiego nell’industria della trasformazione e confezionamento;

6. Impiego nella commercializzazione;

7. Impiego nei servizi per i mercati ittici.

1. In Paesi come la Danimarca, la Finlandia e i Paesi Bassi, prioritarie ai fini dell’attuazione della parità sono le scelte educative, scolastiche e prescolastiche. In questo senso, al momento delle scelte formative, la conoscenza dei settori potenziali può far intraprendere scelte "alternative". Supportando la conoscenza del mercato del lavoro e offrendo a monte una gamma di opportunità, ad opera e cura delle istituzioni, sarebbe più facile, anche a livello di approccio mentale, oltre che educazionale, la scelta di settori "trasversali", o tipicamente maschili, anche attraverso la definizione dei ruoli innovativi (esiste il mammo!).

2. Una volta incentivati i percorsi formativi, sarà possibile introdurre e determinare organicamente il ruolo assunto dalle donne nella grande famiglia dell’economia del mare.

3. Le laureate presso facoltà scientifiche, nel momento in cui esistessero fondi strutturali e finanziamenti specifici nel settore ittico e marino a loro indirizzati, potrebbero più facilmente accedere al mercato del lavoro, seguendo personali inclinazioni e contribuendo, almeno e soprattutto per l’acquacoltura, per esempio, all’implementazione della ricerca di specie innovative o di tecnologie a ridotto impatto ambientale.

4. La filiera integrale in acquicoltura si articola secondo il seguente schema: pre-produzione — produzione — post-produzione.

La pre-produzione si riferisce all’avannotteria, alla scelta mangimistica e le sue quote di produzione, ai rapporti scientifici sulle date di semina e alle formulazioni alimentari direttamente collegate al prelievo di specie bentoniche e alla produzione di avannotti di specie facilmente commerciabili e sperimentali con la dispersione volontaria, da stabilirsi con tabelle nazionali, per contribuire al ripopolamento indiretto delle risorse ittiche selvatiche.

La produzione si riferisce alla fase dell’ingrasso presso gli allevamenti in mare. Periodo che dura da un minimo di 12 ad un massimo di 36 mesi per portare il pesce a taglia commerciale minima

5. La post produzione o trasformazione va dal momento della pesca al momento della lavorazione del prodotto che si articola, generalmente, su cinque linee: fresco, congelato, sfilettato eviscerato ed affumicato. è noto che le tecniche di macellazione e lavorazione del prodotto influiscono sulla qualità finale. L’industria conserviera ittica offre numerosi sbocchi professionali ed occupazionali. Infatti, la domanda di prodotti trasformati, è sensibilmente aumentata perché sono considerati, dal consumatore, più pratici e sicuri di quelli tradizionali.

A questo incremento di domanda non corrisponde un incremento di offerta, realizzabile mediante l’insediamento degli impianti di trasformazione nelle vicinanze degli stabilimenti di produzione, integrando verticalmente la produzione e chiudendo il cerchio sulle scelte produttive proporzionali ai reali livelli di produzione, eliminando così alla radice le crisi di sovrapproduzione e inadeguata distribuzione.

Inoltre, si rafforzerebbero le garanzie a tutela del consumatore sia dal punto di vista qualitativo sia da quello igienico-sanitario.

Infine, la moltiplicazione degli impianti di trasformazione è concatenata all’aumento e alla diversificazione delle produzioni di maricoltura, quindi alla realizzazione degli obiettivi di cui al punto n. 7 del Libro Verde e dell’implementazione scientifica, oltre che all’abbattimento delle esternalità negativa della dipendenza extracomunitaria per l’approvvigionamento delle materie prime.

6. La commercializzazione avviene, oggi, attraverso i mercati ittici, la GDO, in alcuni casi attraverso le OO.PP., e per la maggior parte, purtroppo, il volume di affari si concreta nel mercato parallelo. Le motivazione sono svariate, principalmente l’eccessiva pressione fiscale sugli introiti della pesca. La mancanza di strutture adeguate per il mercato può essere compensata e modellata mediante l’impiego delle donne occupandole verticalmente: dall’operaia semplice alla manager gestionale, passando attraverso tutte le figure che sono necessarie al funzionamento di un canale commerciale. A maggior ragione in questo settore, che consentirebbe alle consorti di pescatori e allevatori, e non solo, di lavorare contemporaneamente ai propri coniugi.

7. I servizi per i mercati ittici sono di varia natura e strutturalmente già definiti rispetto a quelli commerciali in senso lato; si tende ad informatizzarli sempre più capillarmente per penetrare il mercato globale. La formazione e l’impiego delle donne in questa angolazione agevolerebbe certamente anche soggetti in possesso di titoli di studio deboli, previa adeguata formazione professionale, realizzando, anche per la pesca, il telelavoro, se si fa riferimento al problema della lontananza dai luoghi di lavoro o della mancanza, nelle vicinanze dei porti, di infrastrutture adatte all’assistenza dei bambini.

8. Sui modelli dei Paesi del Nord Europa non è impossibile, per esempio, realizzare gli asili nei luoghi di lavoro dei genitori ed impiegare le donne nell’indotto. A cui si accompagna l’impiego nelle strutture di accompagnamento alle donne lavoratrici.

Ambiente

La revisione della politica comunitaria di medio e lungo termine della pesca e dell’acquacoltura sembra concentrare tutta la sua attenzione sulla riduzione dello sforzo di pesca, strettamente collegato ai rapporti sui risultati relativi allo stato delle risorse ittiche (si veda il Libro Verde par. 1 e par. 7). Non è, però, solo questo l’assunto da cui muovere per consentire all’operatore ittico di mantenere un ruolo centrale nell’economia del mare: è necessario ampliare gli orizzonti operativi.

Innanzitutto, comprendere tre punti fondamentali: l’appartenenza alla grande famiglia dell’industria del mare, la consapevolezza di essere entrati nel mercato globale, i prodotti della pesca e dell’acquacoltura, dolce e salata, quali fonte alimentare del futuro.

In secondo luogo la definizione dei ruoli e delle prospettive occupazionali non possono prescindere dal dato del rispetto del mare. Da qualunque punto si guardi all’economia ittica, la salubrità, l’integrità e la sicurezza dell’ecosistema marino sono la piattaforma operativa da cui muovere qualsiasi azione legislativa.

I benefici che gli allevamenti di pesce producono, incidono su cinque aspetti:

1. ambientale: ripopolamento delle risorse ittiche, sperimentazione nell’allevamento di nuove specie, salvaguardia delle coste e dei fondali, razionale sfruttamento delle risorse. Perché:

a) gli specchi acqua costieri nei quali sono insediati gli allevamenti sono effettivamente interdetti alla pesca tradizionale, attuando una sorta di effettivo riposo biologico dell’area marina;

b) nelle immediate adiacenze degli allevamenti marini si riproducono numerose specie che trovano nutrimento aggiuntivo sia dal mangime fisiologicamente disperso, sia dai residui fecali che vengono comunque assimilati dal pesce selvatico. In questo modo, con il correttivo del monitoraggio delle acque si contribuisce al ripopolamento indiretto delle risorse ittiche nel rispetto e in attuazione degli accordi di Tokyo;

2. occupazionale: diversificazione delle professionalità riconvertendo le figure tradizionali mediante:

a. la diversificazione dell’attività di pesca;

b. l’integrazione in un processo di filiera integrale che comprende tutte le fasi: allevamento, pesca, trasformazione, confezionamento, commercializzazione a cui segue una distribuzione del valore aggiunto anche a vantaggio dell’operatore ittico di base;

3. alimentare: la tutela del consumatore viene garantita attraverso i protocolli di qualità e le certificazioni degli enti terzi rispetto ai produttori sono effettive. è sufficiente ricordare che il livello di piombo tollerato nel selvatico è assolutamente vietato nel prodotto allevato;

4. ricerca scientifica e tecnologica:

a) sperimentazione ed introduzione di nuove specie allevabili ad alto rendimento nutrizionale ed economico;

b) tecnologie per la sicurezza, per la riduzione dell’impatto ambientale, per la razionalizzazione dello sfruttamento, per il monitoraggio per il miglioramento della qualità alimentare ed ambientale;

5. mercato:

a) la possibilità di lavorare col sistema delle ordinazioni consente di non abbassare i prezzi perché la produzione non resta invenduta (fix price calcolato con l’interazione delle curve a catino dei costi medi nella duplice impostazione o Kalechi: prezzo che previene l’entrata di potenziali concorrenti in applicazione del codice di condotta antidumping ex Tokio Round e matrice di lavoro per quello europeo. Oppure attraverso il prezzo di esclusione modello S-B-M, con relativa regolamentazione delle quantità da introdurre sul mercato evitando le crisi di sovrapproduzione o fenomeni di dumping selvaggio bilanciando la libertà di iniziativa economica con il diritto al commercio);

b) presentazioni di prodotti di elevata qualità a cui segue, necessariamente la crescita dei consumi di filiera (è lo studio sulle curve engeliane di domanda del consumatore, calcolando la elasticità incrociata della domanda rispetto al prezzo e al reddito disponibile dal microconsumatore con il correttivo della scelta di qualità sulla terza incognita del sistema di cinque equazione che porta alla determinazione del prezzo e della quantità, competitiva sul mercato per la singola azienda in riposta alla domanda i mercato del microconsumatore campionato.

Il denominatore comune, appunto la qualità del sistema, è lo standard qualitativo scelto per la singola tipologia di produzione, quindi l’operatività per il macrosettore è la stessa del moltiplicatore keynesiano, con la differenza che la variabile esogena viene di volta in volta valutatata dalla singola azienda o in da un’associazione di categoria.

Il sistema così sviluppato tiene conto di tre fattori: dotazione dei fattori (es. pesce: iniziale e finale: avannotti e prodotto commerciale), singola tecnologia produttiva (espressione delle singole voci del costo produttivo medio sul prodotto finale comprensivo delle fasi intermedie) dell’azienda e/o del macrosettore considerato, gusti dei consumatori.

Quest’ultimo aspetto è la variabile più difficile da determinare perché il consumatore deve essere educato e condotto con R&S verso il consumo di quel prodotto piuttosto che un altro; ne segue la necessarietà della qualità come moltiplicatore dei consumi, quindi, della domanda;

c) sarebbe possibile, per esempio, mediante le OO.PP. nazionali e comunitarie, concentrare il prodotto dal lato dell’offerta modulandolo sul sistema americano dei cereali. Infatti, la pesca effettuata con il sistema delle prenotazioni impedisce l’accumulo, invenduto, di merci facilmente deteriorabili, immettendo, perciò, sul mercato solo le quantità effettivamente richieste dal lato della domanda, e non solo dalla GDO, ma anche dai commercianti più piccoli;

d) l’aggiustamento dei prezzi e delle quantità sarebbe non smithiano; nessuna mano invisibile, bensì razionalizzazione del mercato comunitario operando con il modello di Baumol. Considerato, infatti, il mercato dei prodotti ittici un mercato strutturalmente oligopolistico, e accettando la legge della domanda, per cui è essa che crea la propria offerta, il punto di equilibrio sarà raggiunto nel momento in cui le imprese presenti, non solo sopravviveranno e produrranno utili opereranno sia dal lato della quantità (ordinazioni dirette a soddisfare la propria domanda), sia da quello del prezzo (mark-up). La condizione di esistenza è data dalla diversificazione e delle produzioni e della qualità: su questa gli operatori ittici, già nel breve periodo devono lavorare;

e) Regole antidumping: OO. PP. comunitarie in una prima fase attuate, per esempio per omogeneità di prodotti, concorrenza leale realizzata attraverso controlli severi da parte di ispettori comunitari sia sui volumi di produzione sia su quelli di vendita, per esempio con un organigramma di questo tipo:

x = avannotti

x + 1 = mangime

X prodotto = Y fatturato

Il calcolo semplificato, senza considerare l’onere di trasformazione, le imposte e le transazioni e il costo dell’indotto, può avvenire su base nazionale oppure, sul numero di imprese aderenti all’OO. PP. comunitaria, qualora si costituisca, e si realizzano tre obiettivi:

1) calcolo e conoscenza delle reali produzioni=determinazione della domanda (infatti D=Y cioè D—Y);

—  stima reale dei fatturati correlata ad una pressione fiscale proporzionale e reale e distribuita sull’intero comparto, con formula Rawlsiana o applicando l’acceleratore Keynesiano, con il correttivo di Coase;

—  programmazione delle produzioni in base alla domanda e non all’offerta che spesso, almeno in Grecia nasce sull’onda lunga dei contributi devoluti per la mancata conoscenza reale della situazione e/o per uno smisurato intervento pubblico in economia privato non motivato e razionale alla luce del Tratto di Roma e successivi;

—  programmazione razionale del ripopolamento attivo e/o indiretto delle risorse ittiche (Accordi di Tokyo, peraltro già recepiti e sottoscritti dall’Italia);

—  applicazione delle regole del Codice di condotta antidumping dell’ OMC (o modello comunitario, se varato) realizzando in questo modo un duplice obiettivo: armonizzazione minima dei sistemi antidumping nazionali, attualmente ancora relegati alle decisioni dei singoli Paesi Membri eliminando gli effetti distorsivi causati da un eccessiva differenziazione degli stessi; predisposizione degli strumenti di controllo per impedire l’uso abusivo, ingiustificato e discriminatorio delle azioni antidumping;

f) Regole trasparenti ed effettive sui mercati telematici.

Stati membri

La Conferenza ha raccolto il contributo di esperienze e proposte di tutti partecipanti e questi, Paese per Paese, sono i punti salienti.

Spagna e Portogallo

La pesca d’altura in Atlantico e i sistemi di allevamento, come ogni risorsa socio-economica collegata alla pesca e al turismo sono state distrutte dal naufragio della petroliera "Prestige" ed è stato formalmente richiesto ulteriore sostegno economico straordinario per superare la crisi. La Spagna è stata oggetto, da parte dell’ UE di due progetti pilota di studio sul ruolo delle donne: il progetto "GAMELA" (sulla gestione di appoggio per la donna nel comprensorio del litorale atlantico, con misure a favore delle mogli dei pescatori della pesca costiera artigianale) e il progetto "MEDAS 21" (Misure contro l’esclusione e l’abbandono delle aree costiere).

Francia

L’associazionismo femminile è presente ed attivo. La delegazione, la più numerosa delle quindici, ha presentato un documento, sottoscritto poi nominalmente da tutte le rappresentanti, in cui si richiede alla Commissione un nuovo studio aggiornato sul ruolo delle donne nella pesca e l’introduzione di misure finanziarie ad hoc, nel prossimo bando SFOP, per incentivare l’associazionismo riconosciuto femminile e per migliorare e uniformare tra gli stai membri le legislazioni fiscali, previdenziali, sanitarie per le donne della pesca attiva e passiva. Ai fini della tutela ambientale sono state poi richieste misure più severe sul traffico marittimo, l’interdizione dei porti alle petroliere e in genere alle navi-carretta e l’uniformazione comunitaria dei codici della navigazione.

Danimarca

è il più grande produttore ittico d’Europa e vanta una rete sindacale e di rappresentanza al femminile di non poco conto. Hanno però lamentato la scarsa partecipazione al processo decisionale-legislativo. L’occupazione femminile è concentrata per la maggior parte nell’industria di trasformazione, la cui competenza è appunto del ministero dell’industria e non è mai stata riconosciuta come agricola e quindi non beneficia di tutte le misure positive.

Grecia

Richiesta di differenziare le misure finanziarie tra Mar del Nord, Atlantico e Mediterraneo. L’associazionismo femminile è del tutto assente sebbene tra pesca e indotto le donne occupate rappresentino ben il 22% .

Germania

Era presente solo una delegazione composta da rappresentanti ministeriali che hanno rivendicato un ruolo nell’ambito del processo decisionale. Hanno inoltre appoggiato la piattaforma rivendicativa francese in merito alla gestione del traffico marittimo.

Gran Bretagna

Il contributo, fornito ad una voce, si riferiva a tutti i servizi collaterali che sono offerti alle donne della pesca per poter partecipare attivamente nel settore attivo e sono state presentate soluzioni che andavano dagli asili alla scuole nelle zone costiere fino alla contemplazione di quelli negli impianti di trasformazione che, sono una delle voci più cospicue del bilancio azzurro. La spaccatura merceologica tra Inghilterra e Galles da una lato (pesca e trasformazione) e Scozia dall’altro (acquacoltura e trasformazione) si è avvertita anche nelle richieste alla Commissione.

Irlanda

L’Irlanda è l’unico paese della Comunità Europea ad avere un ministero della pesca autonomo dall’agricoltura. Tutto ciò ha consentito di gestire al meglio i fondi comunitari ed è per questo che i progetti pilota sulla formazione maschile e femminile sono andati tutti a buon fine ed oggi si sono trasformati in interventi statali di formazione. è stato presentato il report sul progetto di "Formazione nel settore salute e sicurezza in mare per la piccola pesca costiera". In seguito, la formazione per l’industria del mare è diventato uno degli obiettivi primari del Governo irlandese che ha introdotto vere proprie navi scuola che sfornano diplomati in "pesca, acquacoltura e trasformazione" il cui titolo di studio è spendibile anche per l’eventuale accesso all’Università.

La richiesta del BIM alla Commissione è proprio quella di incentivare questo tipo di scuole e sensibilizzare gli altri pescatori all’osservanza delle misure di sicurezza in mare per la serenità di tutti e lo sviluppo sostenibile. Particolare attenzione è stata dimostrata per le esperienze italiane di pescaturismo e ittiturismo, peraltro incluse come richieste alla DG-Pesca.

Norvegia

è stato presentato un documento dell’Università Femminile del Nord in cui si testimonia la partecipazione delle donne e dei lapponi al processo decisionale relativo alle politiche di pesca del Circolo Polare Artico. Sulla scorta di quel modello è stato proposto alla Commissione e alle delegazioni presenti la promozione delle pari opportunità nella partecipazione ai processi decisionali sulla pesca sia a livello di stati membri, sia di paesi extracomunitaria, includendo anche la cooperazione internazionale al fine di elaborare piani e strategie organiche sulle aree comuni di pesca ed in particolare incrementare la ricerca scientifica ed ambientale multinazionale sulle risorse del Circolo Polare Artico.

Michela Cariglia

Il Pesce
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