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Il Pesce nr. 3, 2002

Rubrica: Acquacoltura
Articolo di Ferrari F.
(Articolo di pagina 37)

Trote di sorgente

Acqua limpida e qualità totale negli allevamenti dei F.lli Salvador. A breve, un marchio a tutela dell’acquacoltura nazionale. L’iniziativa è portata avanti dall’Api, l’associazione di categoria di cui è presidente Pier Antonio Salvador

 

 

“La trota è un prodotto prezioso, ricco di proprietà, di valori nutrizionali, alla portata di tutti. Finora però non è stata considerata, esaltata, a sufficienza. Meriterebbe maggior attenzione, tanto più che gli italiani sono i migliori produttori d’Europa… se non del mondo”.

Parlano così i fratelli Salvador, Pier Antonio e Claudio, presentandoci i loro allevamenti dislocati sulle prime colline tra Veneto e Friuli, in una natura dolce, verde, dove polle e sorgenti di acque purissime, prima di finire tra le sponde del fiume Livenza, li alimentano come meglio non si potrebbe.

Ed è proprio quest’acqua che sgorga limpida, praticamente potabile, a garantire linfa vitale agli avannotti, alle trotelline e alle trote che crescono e guizzano nel susseguirsi delle vasche.

C’è un motto che i fratelli Salvador amano ripetere a chi chiede quale sia il segreto per ottenere un prodotto di altissimo livello: acqua, acqua, acqua e qualità, qualità, qualità rispondono sempre, senza esitazione, intendendo per qualità, e lo precisano, alimenti selezionati, igiene, pulizia massima degli impianti e passione, tanta passione, ad esempio “alzarsi presto il mattino per osservare, controllare che tutto proceda nel verso giusto”.

Siamo a Sacile, in provincia di Pordenone, da dove partiamo in compagnia di Pier Antonio, che tra l’altro è presidente dell’Api, l’Associazione Piscicoltori Italiani con sede a Verona, per un breve giro tra gli allevamenti di famiglia che si trovano in zona, sparsi tra Pieve di Porcia, Fontanafredda, Polcenigo, Vigonovo, San Quirino e Santissima: tutte località immerse in una natura rigogliosa ai piedi delle Prealpi venete e accanto a paesini tranquilli che conservano bellissime testimonianze di architetture veneziane.

Diede inizio a questa fortunata attività lo zio Bortolo negli anni ’50 nel Trevigiano, seguito poco dopo dal fratello Luigi che con occhio attento e intelligente scoprì qui attorno siti ideali alla bisogna, ricchi cioè di fonti spontanee, dove via via si sistemò a partire dagli anni ’60 e dove tuttora continuano con grande convinzione imprenditoriale, e diciamo con successo, i figli Pier Antonio e Claudio che col tempo hanno allargato e specializzato l’Azienda trasferendone le fasi di macellazione a Manerba del Garda alla Coldfish, una società di lavorazione, confezionamento e commercializzazione.

La Coldfish, sempre da Manerba, colloca circa il 50 per cento della produzione Salvador, sia viva che lavorata, oltre ad altre specialità ittiche; il restante viene venduto direttamente a commercianti e privati.

Il mercato è ricettivo, domanda e offerta sono in equilibrio e così è più o meno lo status del comparto a livello nazionale. Qualche preoccupazione tuttavia non manca.

Accanto alla nemica siccità anche il consumo presenta ogni tanto squilibri e scivolate di quantità che alterano i ritmi mercantili. Le cause possono essere congiunturali, ma spesso dovute a negative e illusorie aperture a concorrenze di basso costo e di basso livello qualitativo.

Anche per questo, ci spiega Pier Antonio, in sede associativa ci siamo mossi con determinazione per arrivare quanto prima a marchiare il prodotto, l’offerta cioè della nostra acquacoltura.

L’Api sta infatti operando da tempo per una certificazione di prodotto controllata ed entro l’anno contiamo di far partire le linee guida che ci porteranno presto al riconoscimento che il nostro qualificato comparto merita senz’ombra di dubbio.

 


Un operaio intento al lavoro, in una delle vasche
nello stabilimento d’acquacoltura dei fratelli Salvador.

 

“L’obiettivo — precisa Pier Antonio — è la piena tutela e la garanzia anzitutto del lavoro del produttore, ma pure del pesce, dell’ambiente, del prodotto finale e quindi del consumatore”.

“Così facendo — aggiunge Claudio — riusciamo a dare risalto alla qualità di ogni passaggio della filiera. Noi italiani siamo capaci di produrre bene, meglio anche degli americani e degli australiani. Occorre però farci conoscere di più, anche all’estero, con un marchio che distingui la produzione nazionale sia dolce che salata, continentale e del mare”.

E in particolare, per rimanere in tema, varrebbe la pena pubblicizzare con maggior continuità ed efficacia proprio la trota made in Italy, con le sue peculiarità organolettiche e dietetiche, il suo sapore e la sua digeribilità. Come del resto, e ci sia consentita la citazione, fa da tempo la nostra Editrice con la rivista Il Pesce.

Pier Antonio non ha dubbi e comprensibilmente insiste. Bisogna valorizzare come si deve l’acquacoltura italiana, sia essa di acqua dolce che salata, voce qualificante dell’economia italiana e il marchio, dal canto suo, darà più stima e trasparenza a chi lavora bene.

Un concetto questo, del presidente, largamente condiviso dagli associati dell’API, che raggruppa tutte le tipologie di acquacoltura, in acqua dolce, marina e salmastra, che forse non è un caso rappresentano oltre il 90 per cento della produzione.

Franco Ferrari

Il Pesce
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