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Il Pesce nr. 4, 2000

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di De Maddalena A.
(Articolo di pagina 64)

Un programma di ricerca sugli squali bianchi delle nostre acque

Per raccogliere ed analizzare adeguatamente tutte le informazioni disponibili riguardo agli squali bianchi (Carcharodon carcharias) che abitano il Mare Mediterraneo, è stato creato un apposito programma di raccolta dati denominato "Banca Dati Italiana Squalo Bianco".

Lo squalo bianco è una specie facilmente riconoscibile. Il corpo è massiccio, il muso ha forma conica, l’occhio è nero, i denti, bene esposti alla vista nella mascella inferiore anche quando lo squalo ha la bocca chiusa, sono grandi e triangolari, e presentano i bordi seghettati. Le fessure branchiali, in numero di cinque come in quasi tutti gli squali, sono ben sviluppate. Le pinne pettorali sono ampie e allungate. La pinna caudale è grande, e ha i lobi superiore ed inferiore di dimensioni simili. Il peduncolo caudale è depresso in senso dorso-ventrale, in modo da formare due carene sui lati. Il colore ventralmente è bianco, mentre dorsalmente è variabile tra nero, grigio, marrone, blu; sulla faccia inferiore delle pinne pettorali, all’apice, vi è una macchia nera; un’altra macchia nera, più grande ma poco visibile a causa della posizione, è solitamente presente in corrispondenza dell’ascella delle pinne pettorali.

Lo squalo bianco arriva a 6 metri di lunghezza e forse anche a dimensioni maggiori. La maturità sessuale è raggiunta a 3,8 metri di lunghezza nei maschi e tra 4,5 e 5 metri nelle femmine.

La specie è vivipara aplacentale, con presenza di oofagia (gli embrioni si nutrono delle uova fecondate nell’utero materno), e il parto avviene tra primavera ed estate, la gestazione durando probabilmente all’incirca un anno. Nel Mediterraneo la zona di riproduzione della specie è quella includente Sicilia, Malta e Tunisia, in cui sono stati segnalati il maggior numero di esemplari giovani. Il parto avviene tra primavera ed estate. I piccoli alla nascita hanno taglia compresa tra 1,2 e 1,5 metri e hanno i denti dotati di minute cupsidi laterali, gli inferiori talora coi bordi lisci anziché seghettati.

Nelle nostre acque gli squali bianchi si nutrono principalmente di delfini, tonni, tartarughe marine, altre specie di squali, pesci spada, mentre in altre parti del mondo una parte importante nella loro dieta è rappresentata dai pinnipedi. Lo squalo bianco è specie di acque continentali e insulari, praticamente cosmopolita, ma più propria delle acque comprese tra le fasce fredda e caldo-temperata.

Questo pesce ha carni discrete, di qualità e sapore ravvicinabili a quelle del palombo (Mustelus), e col nome di quest’ultimo viene talora venduto al pubblico. La sua importanza per la pesca è tuttavia trascurabile, trattandosi di specie ovunque poco comune o rara. Lungo le nostre coste capita di tanto in tanto che un esemplare rimanga impigliato nelle reti qualche tonnara.

Specie di squali delle nostre acque che gli sono morfologicamente ravvicinabili sono quelle più strettamente imparentate: lo smeriglio (Lamna nasus) e il mako dalle pinne corte (Isurus oxyrinchus), ma entrambi hanno stazza inferiore e forma dei denti differente, in entrambi con bordo liscio, inoltre più piccoli e con cuspidi laterali nello smeriglio e lunghi, stretti e ricurvi nel mako.

Attualmente la banca dati include 326 segnalazioni, corrispondenti a circa 377 esemplari. La zona nella quale è stato registrato un maggior numero di casi è quella che comprende Sicilia, Egadi, Pantelleria, Pelagie, Malta e Tunisia (105 esemplari), segue il Mar Adriatico, includendo le acque Italiane, Slovene e Croate (83 esemplari), il Mare Tirreno (38 esemplari) e il Mare Ligure, includendo le acque Italiane e Francesi (28 esemplari); i casi registrati in altre zone del Mediterraneo rimangono ancora pochi.

Tra le segnalazioni più recenti raccolte nel corso della ricerca, ve ne sono alcune verificatisi durante il 1999 lungo le coste italiane. Vediamole in dettaglio.

Il 26 Settembre 1999, al largo di Giulianova, in Adriatico, un pescatore, Elvio Mazzagufo, ha catturato alcuni tonni allorquando compare un grosso squalo, la cui lunghezza viene stimata dal testimone attorno ai 6 metri. Lo squalo si avvicina alla barca e comincia a mangiare uno dei tonni pescati; Mazzagufo issa allora a bordo i tonni, e lo squalo addenta lo scafo. La specie viene riconosciuta senz’ombra di dubbio come Carcharodon carcharias, grazie alle nitide ed ottime fotografie che vengono scattate. I mass-media, con eccessiva leggerezza come si verifica sovente, riportano l’accaduto parlando di un attacco, ma a quanto pare la reazione dello squalo contro la barca non sarebbe stata tale da poter considerare che si sia realmente trattato di un caso di attacco.

Ancora nel Settembre 1999, ad Alghero, in Sardegna, un surfista si trova presso una spiaggia, in acque profonde soltanto un metro e mezzo o poco più. Sono circa le ore 18, e in acqua ci sono diversi bagnanti. Ad un tratto l’uomo scorge uno squalo, di colore grigio, lungo circa 4 metri (la taglia viene stimata dal testimone per confronto con quella della tavola da surf), passargli accanto, il dorso sporgente fuor d’acqua, e sorpassarlo. Il testimone riconosce la specie con sicurezza per un Carcharodon carcharias. L’animale si allontana subito, rapidamente come è apparso, lasciando nell’uomo una sensazione di incredulità.

Il 24 Ottobre 1999 a Camogli, Mar Ligure, si verifica un avvistamento di un grosso squalo in condizioni del tutto inusuali. Un elicottero della Marina Militare si trova a 7 miglia a sud di Punta Chiappa, per le operazioni di recupero dei resti di un piccolo aereo precipitato in mare. In quel punto il mare è profondo 570-580 metri. Il capitano Celona scorge un grande squalo nuotare presso la superficie, di colore grigio dorsalmente e bianco ventralmente, lungo all’incirca 7 metri. Se le dimensioni riportate sono corrette, si possono considerare solamente due specie di squali: lo squalo bianco ed il cetorino (Cetorhinus maximus); tuttavia quest’ultimo dovrebbe essere escluso, in considerazione del fatto che presenta una colorazione grigio-bruna che si estende ampiamente anche alle parti inferiori dell’animale: nei giovani vi è una zona ventrale nettamente bianca (che spesso scompare quasi del tutto nell’adulto), ma è di dimensioni assai limitate, ed appare improbabile che abbia potuto essere visibile dall’osservatore che si trovava in posizione soprelevata. Al contrario, nello squalo bianco la zona bianca occupa quasi totalmente la parte inferiore dell’animale ed anche buona parte dei fianchi, e pertanto risulta visibile anche dall’alto. A sostegno dell’ipotesi che si sia trattato proprio di un Carcharodon carcharias, va detto che gli squali predatori vengono talora attratti nei luoghi in cui si verificano disastri aerei, cosa che ovviamente non accade con una specie quale il cetorino, che è un innocuo filtratore di plancton. Il 2 Novembre 1999, nelle acque di Augusta, in Sicilia, nel tratto di mare tra Villa Marina e Faro Santa Croce, Giovanni Zito è a pesca subacquea su di un fondale di 25 metri, a 700 metri dalla costa. Sono le ore 13 quando il sub, dopo avere fiocinato una cernia, nota che i pesci piccoli che si trovano nelle vicinanze appaiono impauriti da qualcosa, muovendosi nervosamente, a scatti. Improvvisi mutamenti nel comportamento dei pesci possono talora essere il segnale d’allarme che avverte dell’approssimarsi di un grande predatore, ed è consigliabile prestarvi attenzione. Ed ecco sopraggiungere un grande squalo. Zito lo riconosce per un Carcharodon carcharias, di circa 5 metri di lunghezza, e si affretta ad uscire dall’acqua. Vista la notevole esperienza del testimone nel campo attività subacquee, la sua testimonianza è da considerarsi senz’altro attendibile.

Come appare anche dai casi appena riportati, non è affatto detto che un incontro con uno squalo bianco debba concludersi tragicamente. E’ ormai noto che nella maggior parte dei casi anche lo squalo più pericoloso indugia ad attaccare. Alcune raccomandazioni sono comunque importanti per ridurre al minimo le possibilità di un attacco da parte del predatore, nel caso, peraltro assai remoto, di un incontro con un esemplare di questa specie. Si tenga sempre bene a mente che si tratta di un predatore formidabile, quindi non lo si sottovaluti, non si tenti di colpirlo e di ferirlo. Non si resti in acqua se si hanno ferite o se si è appena fiocinato un pesce, perché, come è noto, la presenza di sangue nell’acqua aumenta le possibilità di un attacco. Si cerchi di rimanere calmi, e quindi non ci si muova in maniera scomposta e si tenga sempre bene d’occhio lo squalo.

La "Banca Dati Italiana Squalo Bianco" è un programma di ricerca condotto privatamente e, sino ad oggi, non ha ricevuto alcun appoggio economico esterno. Chiunque sia interessato ad appoggiare questa ricerca può contattare l’autore all’indirizzo riportato in chiusura dell’articolo. La raccolta dei dati viene svolta attraverso differenti metodi d’indagine: per mezzo di un’ampia ricerca di tipo bibliografico ed emerografico, attraverso lo studio dei reperti conservati presso musei di Storia Naturale, effettuando una ricerca presso i mercati ittici, e grazie alla preziosa collaborazione di altri ricercatori e di privati. I primi risultati della ricerca verranno esposti in versione completa nel libro "Lo squalo bianco nel Mare Mediterraneo", in pubblicazione presso l’Editore Ugo Mursia.

Tutti coloro che ne hanno occasione possono collaborare alla raccolta dei dati per questo programma di ricerca. Le segnalazioni dovranno essere riportate con quanti più particolari sarà possibile. Sarà importante indicare il luogo, la data e l’ora dell’incontro, indicando la distanza dalla costa e la profondità del fondale, quindi le dimensioni, il peso ed il sesso dell’esemplare. Per quanto riguarda la lunghezza dell’animale, deve essere rilevata in linea retta, dalla punta del muso all’apice del lobo superiore della pinna caudale. Il sesso, come in tutti gli Elasmobranchi (squali e razze), è facilmente individuabile da un’osservazione della parte ventrale dell’animale, ove i maschi presentano due appendici che si dipartono dalle pinne pelviche, gli pterigopodi, ossia gli organi copulatori, tanto più grossi e visibili quanto più l’esemplare è maturo. Si faccia un resoconto dell’incontro, con particolare attenzione al comportamento dello squalo. Se ne ha l’occasione, si esamini il contenuto stomacale dell’esemplare. Si faccia attenzione alle femmine gravide: la cattura di queste costituisce una vera rarità, e per questo motivo le segnalazioni in merito sono di particolare rilevanza; si raccomanda quindi di conservare almeno gli embrioni. Se non è possibile conservare alcuna altra parte dello squalo, si cerchi di preservarne almeno la dentatura e una porzione di tessuto che consentirà di effettuare l’analisi del DNA. Le documentazioni fotografiche e filmate sono particolarmente importanti, in quanto permettono il riconoscimento della specie al di là di ogni dubbio. Le informazioni raccolte ed il materiale possono essere inviate all’autore, che è inoltre a disposizione per qualsiasi eventuale ulteriore chiarimento.

Alessandro De Maddalena

Curatore Banca Dati Italiana Squalo Bianco Ricercatore

associato alla Civica Stazione dell’Axquario di Milano


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