Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 3, 1998

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di De Luise G.
(Articolo di pagina 84)

Schede tecniche sulle principali specie ittiche

 

 

 

Presentazione dell’autore

Laureato in Scienze della produzione animale, è specializzato in Acquacoltura e Ittiopatologia. Consulente di enti e organismi pubblici e privati, docente in corsi di perfezionamento e specializzazione promossi da università e organismi pubblici, autore di oltre 50 pubblicazioni, tre libri monografici, relazioni e interventi su riviste specializzate italiane ed estere e relatore in convegni nazionali e internazionali.

 

Prosegue la pubblicazione di una serie di schede tecniche sulle principali specie ittiche ritrovabili nelle acque interne italiane, ivi comprese quelle di risalita.

La seguente classificazione, ideata ed elaborata, con un preciso scopo didattico, attraverso immagini, tabelle e brevi note, vuole essere un ulteriore ausilio alla bibliografia esistente sullo specifico argomento. La trattazione delle singole specie ittiche è preceduta dalla identificazione delle principali caratteristiche della famiglia di appartenenza, seguita dalla descrizione delle relative caratteristiche biologiche.

Lo stesso schema è stato adottato anche per singoli pesci, integrandolo ulteriormente con altre due schede tipo: nella prima scheda vengono così evidenziate le principali caratteristiche della specie, corredate oltre che dalla silhouette, anche da alcune immagini utili alla individuazione rapida del pesce.

La seconda scheda, invece, riunisce e sintetizza, attraverso una tabella, alcuni caratteri biologici generali, evidenziando quelli propri della specie e integrandoli con informazioni sulla eventuale tutela ai fini alieutici, con particolare riguardo alle normative vigenti nel Friuli-Venezia Giulia.

La presentazione della specie si continua con l’immagine del pesce seguita da brevi notizie sulle sue principali caratteristiche biologiche, concludendo con l’identificazione dell’area di diffusione sul territorio nazionale.

Di seguito viene presa in esame la famiglia dei Centrarchidi con le due specie presenti nelle nostre acque: il persico trota e il persico sole.

Le precedenti schede sugli Storioni ladano, cobice e comune sono state pubblicate sui nn. 4, 6/1995, 6/1996; quelle relative alla famiglia degli Anguillidi sul n. 5/1997.

 

 

Persico trota

Micropterus salmoides

(Lacépède, 1802)

 

Principali caratteristiche biologiche

 

Il persico trota è una specie originaria del Nord America (459) da dove fu importato prima in Europa e successivamente, alla fine del secolo scorso, anche in Italia (la prima introduzione ufficiale risale infatti al 1898 in alcuni laghi del nord della penisola).

Il boccalone, questo è anche il nome con cui questo pesce viene comunemente chiamato, predilige le acque stagnanti, o comunque a bassa velocità di corrente, a fondo molle, con abbondante vegetazione sommersa e demersa, dove ama sostare nelle aree litorali ricche di canneti, o "sonnecchiare" sotto le larghe foglie delle ninfee che solitamente popolano questi siti.

Specie tipicamente predatrice, a partire dalla lunghezza di circa 5 cm, diventa pure ittiofaga, non escludendo dalla propria dieta anche individui più piccoli della stessa specie; sembra che attacchi pure il pesce gatto disdegnato anche dal luccio. Da adulto aggredisce qualsiasi cosa che si muova in acqua: dai lombrichi alle rane, ai topi, dagli insetti ai piccoli serpenti acquatici; quasi sempre condivide il proprio areale con i ciprinidi dei quali è un efficiente predatore e di cui rappresenta un valido fattore di regolamentazione.

Il persico trota raggiunge il massimo dell’attività durante l’estate, trascorrendo invece l’inverno nei fondali profondi in stato di torpore. Anche per questa specie sono interessanti e peculiari alcuni aspetti della sua biologia come, ad esempio, il comportamento riproduttivo.

Il maschio, che in questo periodo si mostra più aggressivo, provvede alla costruzione del nido (buca, questa, che arriva fino a 90 cm di diametro e 20 cm di profondità), che scava nella sabbia o nel ghiaino di fondo e dove, dopo "vivaci" giochi nunziali, la femmina depone le gialle e piccole uova che aderiscono al substrato del fondo. A deposizione avvenuta è sempre il maschio che si occupa delle cure parentali sia nei riguardi delle uova che degli avannotti, che vigila fino alla quarta settimana di vita.

Per le sue doti combattive e il vigore con cui si difende dalla cattura, questo pesce ha incontrato l’unanime favore dei pescatori per i quali costituisce un’apprezzata preda; anche perché le sue carni sono gustose.

Attualmente questa specie è ben presente in tutte le acque della pianura padana, nonché in parecchie località della nostra penisola dove si è ben acclimatata, estendendo il suo areale anche in cave dismesse e nei canali d’irrigazione. Laddove condivide il territorio (simpatria) con il luccio, si è osservato un calo delle presenze di quest’ultimo. Tale fenomeno, particolarmente evidente nei bacini lacustri, è da attribuirsi alla competizione tra le due specie che, come già detto, non esclude la predazione degli stadi giovanili del luccio da parte del persico trota.

Sulla base di analoghe esperienze americane, anche nel nostro paese questo pesce è oggetto di allevamento. Negli stagni appositamente attrezzati il persico trota viene allevato in estensivo e accresciuto con ripetute immissioni di pesce "foraggio". Il boccalone è pure oggetto di riproduzione artificiale a scopi di ripopolamento.

 

 

Persico sole

Lepomis gibbosus

(Linnaeus, 1758)

 

Principali caratteristiche biologiche

 

Questa specie, originaria dell’America settentrionale, fu importata alla fine del 1800 in Europa dove si propagò con notevole rapidità, giungendo anche in Italia. Nella nostra penisola il persico sole venne introdotto per la prima volta all’inizio del 1900 (la prima immissione documentata avvenne nel lago di Varano) diffondendosi in breve tempo in moltissime acque di pianura e di collina soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, a causa della sua spiccata adattabilità ambientale e l’estrema facilità e velocità a colonizzare i corsi d’acqua.

Specie carnivora e predatrice, il persico sole si nutre principalmente di invertebrati di fondo e, quando capita, anche di uova e avannotti di altri pesci, ed è proprio per questo motivo che la specie è ritenuta particolarmente dannosa. Nonostante l’apertura boccale sia piccola, il sole attacca anche bocconi grandi che provvede a tranciare in più parti prima di deglutirli. Questa tecnica viene solitamente messa in atto quando assale piccoli pesci; a titolo di curiosità, con il primo morso stacca la pinna caudale della malcapitata preda impedendone così la fuga, quindi con attacchi successivi la uccide e la sminuzza divorandola con tutto comodo. Pur carnivoro, il sole viene predato da altri pesci ittiofagi, luccio e persico trota in particolare.

La sua indole combattiva fa sì che spesse volte riesca a mettere in fuga pesci più grossi di lui che tentino di violare il suo territorio.

Questa specie si riproduce con temperatura dell’acqua variabile da 20 a 26°C; curioso è il comportamento che assume il maschio durante questa fase: è lui infatti che prepara il nido scavando una depressione di 10-40 cm circa dove attira più femmine con vivaci giochi nuziali; queste depongono le loro piccole uova adesive color ambra, successivamente custodite gelosamente dal maschio, che vigila i piccoli dopo la loro nascita.

Per il suo comportamento il persico sole rappresenta una preda di proverbiale facilità adatta anche ai neofiti. È estremamente semplice, infatti, pescare questo pesce che, per la sua nota "fiducia" alle esche offertegli, abbocca facilmente, ingerendo il boccone con caratteristica voracità.

Il Pesce
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Il Pesce:
Annuario del Pesce e della Pesca
La banca dati che con cadenza annuale costituisce un prezioso strumento di lavoro per gli operatori del settore ittico e acquacoltura.