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Il Pesce nr. 3, 1998

Rubrica: Produzione
Articolo di Murzi M.
(Articolo di pagina 51)

Pesce indiano? Ottimo e conveniente da eterne acque limpide a puliti impianti moderni

 

 

Bombay — Luogo dove l’aspetto dinamico ed efficiente dei burocrati convive con quello antico e modellato dalle intemperie dei pescatori, Bombay ci accoglie con il suo traffico intenso di auto, spesso ingentilito dal tintinnio di carrozze e cavalli; con il sorriso o il broncio di vecchi e bimbi; con la processione anche di tanti giovani indaffarati, a spasso svelto in ogni direzione, pensosi ma pronti al riso; con gli animali di cui si rispetta il girovagare in mezzo alla strada: non fanno perdere tempo, ma frenano la fretta nemica della prudenza e portatrice di danno. Gli indiani suggeriscono più di altri l’idea di un popolo in cammino, capace di trovare proprio nel travaglio gli stimoli intellettuali e le riflessioni spirituali che possono aiutare a vivere.

All’aeroporto ci ha ricevuto, con la cordialità e la premura che già altre volte abbiamo sperimentato, il signor Ashok Naidu, direttore delegato dell’Ente ministeriale per lo sviluppo e l’esportazione dei prodotti marini indiani, il quale ci sarà guida e assistenza durante il soggiorno nella urbs prima in Indis.

Occorre un’ora di macchina per raggiungere uno degli stabilimenti della "Castlerock Fisheries Ltd — Crown Frozen Foods" che di recente ha ricevuto l’approvazione della Comunità europea. Si trova a Taloja, nella periferia di Bombay. La zona è ben curata: piante e fiori la rallegrano, il monte Haji Malan, dove ha sede un importante centro islamico religioso, la domina con aria protettiva.

La compagnia Castlerock ha altri stabilimenti, dà lavoro a circa 2.000 persone, esporta l’80% del suo prodotto verso i paesi europei. Di recente ha investito due milioni circa di dollari americani per il rinnovamento totale delle sue strutture.

Facciamo conoscenza con il proprietario e direttore Chicky Mahtani e il direttore A. Akthar Sait, i quali ci accompagnano in una visita ai vari reparti. Dove si manipolano soprattutto gamberi e cefalopodi. Il luogo è lontano dalla riva del mare. I motopescherecci, che di solito restano in alto mare per tre o quattro giorni, hanno come punto di attracco, e quindi di sbarco della merce, Kasara Dock. Il pesce, acquistato per il tramite di agenti intermediari (la Castlerock ne ha cinque o sei sul posto), arriva allo stabilimento con camion frigoriferi di recente fabbricazione dopo un viaggio di circa due ore. Sistemato in cassoni di plastica e ricoperto di ghiaccio già sulle barche appena pescato, entra nella fabbrica per una porta bassa. La quale ha le dimensioni degli stessi cassoni e un sistema di apertura e chiusura rapido, tanto che neanche una mosca riuscirebbe a entrare. Dunque, per le regole dettate dalla Comunità europea, il percorso all’interno dei vari reparti è costituito da anticamere e spogliatoi, separati per uomini e donne, rigorosamente controllati e attrezzati. Gli operai si tolgono calzature e indumenti, fanno la doccia e poi indossano soltanto indumenti e stivaloni sterilizzati nella lavanderia della ditta stessa che a ognuno fornisce tre cambi. Come loro anche noi indossiamo un grembiule, calziamo gli stivaloni, mettiamo sulla testa un copricapo a bustina e davanti alla bocca una mascherina. Più volte ci si lavano le mani, più volte capita di attraversare piccole anticamere affondando i piedi in vasche a pozzanghera, di marmo o cemento, dove circola acqua corrente. A proposito, riscontriamo che tutta l’acqua usata per la lavorazione passa per filtri depuratori; contenuta in tanche e disinfettata con pochissimo cloro, anche prima di essere trasformata in "ghiaccio a scaglie" con macchinari di recente ideazione. Non si usa quindi il ghiaccio tradizionale.

Nello stabilimento, che ha una capacità di 80 tonnellate giornaliere ma al momento sfrutta solo per 20, lavorano 300 operai, di cui 250 sono donne. Con due turni di lavoro che includono la ricezione del prodotto e pulizia dello stesso fissati dalle 9 alle 11,30 antimeridiane e dall’1 alle 4,30 della mattina presto. La pulizia dei locali viene fatta a lago d’acqua ogni due ore.

Seguiamo la lavorazione di gamberetti e calamari, poi il lavoro di congelamento individuale dei gamberetti alla temperatura di 40 gradi sottozero, il loro confezionamento in pacchi da 2 chili con il marchio della Cee. Seguiamo anche il ciclo di lavorazione e confezione dei calamari, in anelli o in cilindri… Partono poi per Italia, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone… L’anno scorso la Castlerock ha venduto per un totale di 75 milioni di dollari americani. I suoi prezzi sono convenienti.

Non lontano, nella stessa area industriale, si erge un altro stabilimento, che visitiamo. Ben rifinito, organizzato anch’esso con razionalità ed efficienza, appartiene alla "Amalgam Eterprises" (sede centrale a Cochin, altre dodici strutture in varie parti dell’India) e si chiama "Innovative Marine Foods Ltd.". Si estende su un terreno di 1.600 mq. Anche qui sono rispettate le norme d’igiene e di controllo sanitario emanate dalla Comunità europea, e con un rigore che lascia stupiti.

Incontriamo il vicepresidente Rajiv P. Pande, specializzato in tecnologia dei cibi, e il direttore T. Satish, esperto per il pesce. Quest’ultimo ci mostra un filmato, attirando la nostra attenzione sulle varie strutture della compagnia, e persino sugli schemi delle suppellettili in uso nei vari stabilimenti. Il tutto veramente all’avanguardia. Quindi macchinari moderni, molti importati dalla Danimarca. La capacità di congelamento del pesce è di 600 chili all’ora; la capacità di lavorazione è di 75 tonnellate di pesce al giorno. La concezione dei vari reparti è ancora la stessa ed evitiamo di ripeterci. Possiamo affermare che il prodotto è di altissima qualità e testimonia l’impegno che gli indiani hanno messo e mettono nel porsi all’altezza della domanda commerciale.

Manrico Murzi

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