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Il Pesce nr. 3, 1998

Rubrica: Acquacoltura
Articolo di Negroni G.
(Articolo di pagina 47)

L’acquacoltura in Romania

 

 

Introduzione

La produzione e il commercio del pesce sia marino che d’acqua dolce sta sempre di più globalizzandosi; geograficamente i paesi dell’Est europeo sono avvantaggiati fra quelli che possono influenzare il mercato ittico al consumo dell’Unione europea. La Romania ha forti potenzialità nel settore dell’acquacoltura finora inespresse e limitate al mercato interno per l’organizzazione politica del paese. In questi ultimi mesi nuove leggi sulla privatizzazione del settore ittico sono state approvate e presto saranno esecutive. L’interesse degli investitori europei nel settore dell’acquacoltura in Romania è fuori di dubbio; queste brevi note possono servire come introduzione agli interessati.

 

Descrizione dell’acquacoltura in Romania

Il potenziale produttivo rumeno in acquacoltura è fra i più grandi d’Europa e ha, attraverso il tempo, soddisfatto una parte dei bisogni alimentari del paese.

Negli anni ’30 il prosciugamento di numerose zone umide nel delta del Danubio portò al crollo delle produzioni ittiche e lo Stato incentivò la costruzione di aziende di acquacoltura. Attualmente vi sono 100.000 ha di stagni utilizzati in acquacoltura, 60 dei quali sono allevamenti per troticoltura.

 

La produzione

La produzione totale derivante dall’acquacoltura era nel 1996 di circa 26.000 t suddivise nel 14% di carpe comuni (Cyprinus carpio), 53% di differenti specie di carpe asiatiche (Ctenopharyngodon idella, Hypophthalmichthys molitrix, Aristichthys nobilis e altre) e 33% di altre specie prevalentemente d’acqua dolce (ricordiamo il Carassius carassius).

Il sistema produttivo viene organizzato con cicli di 2-3 anni per l’ingrasso in sistemi estensivi e semintensivi ove vi sia disponibilità d’alimento. Il sistema era basato sull’immissione di un’alta percentuale di carpe cinesi poiché si nutrono del fitoplancton presente nelle ricche acque rumene. Ora si sta cercando di aumentare le percentuali di predatori, storioni e carpe comuni che permettono una maggiore redditività.

Attualmente le aziende di acquacoltura sono formate da grandi stagni (150 fino a 500 ha) di difficile gestione e destinati a sistemi estensivi. Le produzioni sono minori degli anni precedenti alla caduta del muro di Berlino per la mancanza di organizzazione e di fonti finanziarie in cui il settore langue negli ultimi anni.

 

Il delta del Danubio

Il delta del Danubio merita alcune righe per le ampie possibilità e la somiglianza alle zone umide del delta del Po. Infatti anche nel delta del Danubio si sono effettuate ampie bonifiche e si possono trovare aziende simili inserite in schemi di tipo vallivo in cui si cerca di utilizzare la montata del novellame per poi ricatturare il pesce presso le bocche della valle.

Attualmente vi sono 49.000 ha di stagni nel delta di cui 5.000 abbandonati (ma si pensa che sia un numero ben maggiore) e 8.000 periodicamente inondati durante le piene. La taglia degli stagni del delta è generalmente molto grande, anche fino a 2.000 ha; si possono immaginare le difficoltà di gestione.

Gli stagni sono abitualmente inseminati con avannotti lasciati crescere fino alla taglia adatta alla vendita. La taglia degli avannotti immessi dipende dal tipo di gestione e dalle zone. In acque con alta percentuale di uccelli ittiofagi e di predatori, gli avannotti sono immessi a due o più anni d’età. In altri avannotti dell’annata sono lasciati svernare per poi venire selezionati e riimmessi in altri stagni. Molti stagni gelano e si presenta perciò il problema di un’elevata percentuale di mortalità.

Numerose avannotterie producono gli avannotti delle differenti specie di carpe, altre specie locali quali il persico vengono riprodotte in stagni Dubisch per poi recuperarne gli avannotti. L’alimentazione è scarsa o addirittura assente per la mancanza di fondi adeguati, questo accade specialmente negli ultimi anni. La raccolta avviene generalmente da settembre ad aprile tramite reti generalmente con maglia di 80 mm.

La produzione degli stagni del delta è generalmente bassa: mediamente dai 30 ai 60 kg/ha/anno per stagni senza alimentazione, fino ai 195-279 kg/ha/anno per quelli alimentati. Seguendo i risultati di studi effettuati sui costi medi di produzione e sulla media dei prezzi di mercato, la minima produzione per coprire i costi era di 100 e 500 kg/ha/anno rispettivamente per i due tipi di stagni. Si nota come molte aziende erano in perdita o compensavano con altre attività nel settore peschiero. Infatti molte aziende dipendono completamente dallo sfruttamento dell’ecosistema e pescano solo quello che la natura offre, sfruttando solo la produttività naturale degli stagni.

L’acquacoltura marina è praticamente assente anche se avrebbe opportunità di sviluppo per le ampie zone vocate e i bassi costi della manodopera.

 

Esportazioni

Negli ultimi anni le esportazioni sono in forte calo fino a quasi azzerarsi per l’abbandono del settore da parte dello Stato, tutte le aziende erano, fino al 1997, statali. Le esportazioni riguardavano principalmente storioni, caviale, lucci, persici e carpe che andavano in Francia, Austria, Olanda, Regno Unito, Repubblica Moldava e altri paesi.

 

Aspetti legali e organizzativi

Attualmente tutte le aziende di acquacoltura sono statali, ma nel 1998 dovrebbe iniziare il processo di privatizzazione secondo la nuova legislazione. Nuove leggi sulla conservazione delle aree umide, le acque, la conservazione dei sistemi acquatici sono in approvazione per meglio regolamentare il settore. Il Ministero dell’Agricoltura è quello da cui dipende il settore ittico. La maggioranza delle attività della pesca e acquacoltura sono organizzate in 36 stock company che si occupano di pesca, acquacoltura e commercializzazione come aziende integrate verticalmente. Un altro articolo più specifico spiegherà la strategia delle privatizzazioni per le compagnie di pesca in Romania. Lo scrivente partecipa a programmi della Comunità europea per meglio sviluppare la privatizzazione delle sopracitate società rumene.

 

Conclusione

Il patrimonio romeno delle aziende di acquacoltura d’acqua dolce, salata e salmastra si presenta particolarmente interessante, al seguito dello studio effettuato dallo scrivente e dopo periodi di permanenza in Romania.

Nelle attuali condizioni del mercato locale ed europeo si prospettano favorevoli occasioni per lo sviluppo del settore. Investitori, tecnici, costruttori di equipaggiamenti e collaboratori di altre nazioni europee potrebbero contribuire alla rinascita dell’acquacoltura in Romania.

Dott. Gianluigi Negroni

Cooperativa Alveo

Via Erbosa 20/2 — 40129 Bologna

Fax 051/352194

E-mail:sig1564@iperbole.bologna.it

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