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Eurocarni nr. 3, 2021

Rubrica: Attualità
Articolo di Mossini A.
(Articolo di pagina 30)

Giornata del bestiame francese, l’imperativo è rispondere alle esigenze del consumatore

Allevamenti etici, in cui benessere animale e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia, senza dimenticare la tipicità. A monte di tutto, però, occorre strappare la carne bovina italiana dall’anonimato con un marchio che la distingua e che le garantisca la giusta valorizzazione a vantaggio di un incremento dei consumi

Vaccinare i ristalli presso il riproduttore. È questo l’incipit della Giornata del bestiame francese che si è tenuta da remoto il 5 febbraio scorso, nel pieno rispetto delle disposizioni anti-pandemia, promossa come sempre dall’organizzazione interprofessionale francese Interbev e da FranceAgriMer. Il titolo dell’evento non poteva che coinvolgere il difficile momento che stiamo vivendo ed era: “Evoluzione della filiera franco-italiana in un contesto di crisi”.

Tre gli interventi che lo hanno caratterizzato tenuti da Sixte Beaussant di Interbev, da Massimiliano Lazzari di Coop Italia e da Giuliano Marchesin, direttore di Intercarneitalia. Presentazione del capitolato interprofessionale dedicato alla preparazione sanitaria dei ristalli; effetti della crisi sanitaria sui consumi della carne bovina in Italia e relative conseguenze per la filiera franco-italiana; Consorzio Sigillo Italiano, il progetto per la valorizzazione della carne bovina prodotta in Italia anche da ristalli francesi. Sono stati questi gli argomenti approfonditi dai tre relatori. Se il patrimonio dei bovini da carne italiano rappresenta una delle eccellenze dell’agroalimentare nazionale, è altrettanto vero purtroppo che il settore sconta da tempo una serie di problemi che ne pregiudicano la giusta valorizzazione. Ben diverso il discorso in Francia, dove da anni un’attenta politica di promozione ha favorito lo sviluppo del comparto, tant’è vero che nel Paese d’Oltralpe si contano circa 4,3 milioni di vacche nutrici a fronte delle 393.000 presenti in Italia.

Un dato messo in evidenza da Giuliano Marchesin nel suo intervento con una domanda: come rilanciare la zootecnia bovina da carne in Italia? Domanda che, oltre ai numeri legati alle consistenze prima indicati, ha un grande fondamento in quel miliardo di euro/anno che «gli allevatori di bovini da carne italiani portano ogni anno all’estero per acquistare i ristalli da ingrassare» ha sottolineato Marchesin. «Lo confermano ancora i numeri registrati nel 2019 relativamente ai vitelloni e alle scottone: quelli nati in Italia sono stati 445.898, pari al 32,44% del fabbisogno nazionale, quelli acquistati all’estero sono stati il 67,56%, pari a 928.779 capi, che moltiplicati per il valore di 1.100 e/capo, portano a e 1.021.656.900».

 

Un marchio che valorizzi

La soluzione, o meglio l’inversione di questo trend «che — ha puntualizzato ancora Marchesin — non intende certo compromettere gli ottimi rapporti di collaborazione che da sempre abbiamo con i colleghi francesi dai quali invece credo ci sia molto da imparare», è legata all’interprofessione che vede in Intercarneitalia un importante presidio, ma va soprattutto individuata nel riconoscimento di un marchio che identifichi e distingua il prodotto italiano, oggi nell’80% dei casi anonimo e indistinto.

La risposta è racchiusa nel Consorzio Sigillo Italiano, un marchio ombrello riconosciuto dal ministero delle Politiche agricole e approvato dalla UE volto alla valorizzazione delle produzioni certificate degli allevatori italiani, attraverso il quale raggiungere e comunicare al consumatore la qualità di ciò che sta acquistando e che porterà sulla sua tavola. «Oggi, sotto il marchio Consorzio Sigillo Italiano si contano sei disciplinari di produzione di qualità quali il Vitellone allevato ai cereali, la Scottona allevata ai cereali, il Fassone di razza Piemontese, il Bovino Podolico al pascolo, l’Uovo+ qualità ai cereali e l’Acquacoltura sostenibile – ha dichiarato il direttore di Intercarneitalia – ma sono in arrivo altri prodotti della zootecnia italiana che potranno fregiarsi di questo marchio e, se il Mipaaf darà l’OK, prevediamo l’ingresso di altri disciplinari provenienti dalle diverse regioni italiane».

Il marchio dunque. «Da poco più di un anno un’importante catena della Gdo, i supermercati Il Gigante – ha proseguito Marchesin –, vende la carne bovina contrassegnata dal marchio Consorzio Sigillo Italiano e non solo le vendite nei primi tre mesi dall’avvio dell’iniziativa avevano registrato un significativo aumento, ma anche da marzo dello scorso anno, con l’inizio del lockdown, l’incremento ha mantenuto un costante +15%, che testimonia quanto la distintività sia in grado di premiare. Stiamo parlando di un ottimo risultato, ma non lo dobbiamo vedere come punto d’arrivo bensì di partenza, perché una sempre maggior diffusione commerciale di prodotti a marchio Consorzio Sigillo Italiano rappresenta la garanzia di un sistema di allevamento che non solo assicura qualità, ma anche quella sostenibilità a cui oggi si fa sempre più riferimento.

Esiste poi il tema della tracciabilità delle produzioni alimentari, e nel nostro caso della carne bovina, all’interno dei locali dedicati alla ristorazione. Anche in questo la Francia ha molto da insegnarci, visto che dal 2002 ha imposto ai locali l’obbligo di esporre la tracciabilità indicando il Paese di nascita, di allevamento e di macellazione del bovino. Auspico quindi un provvedimento legislativo ad hoc, successivamente al quale, previo accordi tra le parti, sarebbe importante inserire nei menù carne a marchio Consorzio Sigillo Italiano, prevedendo regole precise per evitare contraffazioni.

Oggi la OI Intercarneitalia rappresenta oltre il 50% degli allevatori e dei macellatori di carne bovina nazionale. L’auspicio non può essere che quello, da parte dei decisori, di prendere nella giusta considerazione questo comparto che ha bisogno di promozione e corretta comunicazione. Non dimentichiamo che gli amici francesi, per questo, riescono a spendere ogni anno qualcosa come 40 milioni di euro».

 

Collaborazione ed esempio

La Francia quindi, oltre a essere un partner con cui collaborare, è anche un esempio a cui guardare. E, a questo proposito, di recente la francese Interbev ha introdotto un protocollo volto alla miglior preparazione sanitaria dei ristalli. Parola d’ordine: vaccinazione e nello specifico contro le tre più ricorrenti patologie respiratorie che si registrano nella fase di ingrasso quali il virus respiratorio sinciziale bovino, il virus parainfluenzale di tipo 3 e il batterio Mannheimia haemolytica.

«Attualmente i disturbi respiratori nei centri di ingrasso per giovani bovini colpiscono dal 20 al 30% dei soggetti — ha spiegato Sixte Beaussant nel suo intervento — raggiungendo a volte anche il 70%, soprattutto nel corso dei primi 20-30 giorni, con un’incidenza tra il 75% e l’80% di broncopolmoniti infettive. Storicamente si è sempre fatto ricorso alla profilassi antibiotica, ma oggi la lotta all’antibioticoresistenza ci spinge a trovare soluzioni alternative attraverso trattamenti preventivi o curativi che prevedano gestioni innovative.

La vaccinazione dei ristalli è una di quelle perché non solo favorisce la riduzione degli antibiotici nei centri di ingrasso, ma ne migliora le performance zootecniche. Le nostre indagini hanno dimostrato che la vaccinazione presso il riproduttore riduce sia il numero di animali malati che le spese veterinarie, ottimizzando la crescita dell’animale nell’ordine di un +8% di incremento di peso medio giornaliero.

Interbev sta portando avanti questo progetto con un riscontro molto positivo da parte degli allevatori — ha concluso Beaussant — infatti non solo gli effetti sanitari della vaccinazione sono positivi, ma l’adesione a questo protocollo consente agli allevatori di sostenere costi decisamente inferiori rispetto a interventi di singoli veterinari migliorando lo stato sanitario degli animali».

 

Nella GDO consumi in crescita

La Giornata non poteva eludere l’aspetto economico, soprattutto in un momento di grande crisi, anche dei consumi, come quella che stiamo attraversando. «Nonostante i dati generali che indicano i consumi di carne bovina nel nostro Paese a un –30% — ha spiegato Massimiliano Lazzari di Coop Italia – nel 2020 la nostra catena distributiva ha invece registrato un +10% per il prodotto tal quale e un +15% per i trasformati, equivalenti rispettivamente a vendite per oltre 300 e 120 milioni di euro. Il periodo che ci aspetta, soprattutto in un’ottica post-Covid, ci obbliga a fare delle riflessioni per il futuro e anche per il presente su cosa ne sarà del bovino adulto. Possiamo ipotizzare la diminuzione di consumo nella GDO/DO con una ripresa del canale Ho.re.ca. di carne tal quale; una richiesta di maggiori item e prestazioni del prodotto come l’italianità, la territorialità oltre ad uno sviluppo degli elaborati, crescita che andrebbe a compensare l’erosione del taglio di carne.

Questo scenario ci pone davanti alla necessità di un cambio di paradigma: gli elaborati, infatti, non saranno più una materia prima di recupero ma diventeranno uno degli assi portanti del comparto. Inoltre, se si verificherà questo cambiamento, si modificheranno le modalità di lavoro e di approvvigionamento della carne bovina: in poche parole, avremo sempre meno bisogno di macelli ma di più industrie agroalimentari capaci di offrire servizio e innovazione, favorendo la crescita di questi prodotti attraverso una segmentazione orizzontale e tecnologica volte a soddisfare le esigenze dei consumatori».

Consumatori che oggi non richiedono più e solamente qualità. Ma anche rispetto etico degli animali, un concetto che racchiude benessere, sostenibilità, tipicità. Come ha ricordato a conclusione del webinar Philippe Dumas, presidente del gruppo cooperativo Sicarev, «il nostro rapporto di collaborazione con l’Italia ha sempre funzionato e continuerà su questa scia. Quello che dovremo invece saper fare sarà rispondere alle nuove esigenze del mercato, alle sue aspettative proponendo una segmentazione produttiva verso la quale la filiera della carne bovina francese si è già mobilitata. Vogliamo continuare a creare valore e in questa direzione ci muoveremo intercettando le scelte strategiche necessarie. Dobbiamo farlo insieme, pur nel rispetto delle singole diversità territoriali e produttive».

Anna Mossini

 

Altre notizie

 

Consorzio Sigillo Italiano: il MIPAAF decreta il riconoscimento per il triennio 2021-2023

Grande soddisfazione per il mondo della zootecnia bovina da carne che partecipa al Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia per il riconoscimento triennale (2021-2023) del Consorzio Sigillo Italiano decretato dal Ministero delle politiche agricole. Costituito a settembre 2017 su iniziativa delle Organizzazioni Produttori e Associazioni produttori, Capofiliera dei Disciplinari di produzione approvati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e riconosciuti dalla Commissione europea, in base al Decreto ministeriale 4 marzo 2011 “Sistema Qualità Nazionale Zootecnia” il Consorzio Sigillo Italiano ha ottenuto il primo riconoscimento ministeriale, biennale, il 28 febbraio 2018. Ad oggi sono 6 i Disciplinari di qualità operativi, coordinati dal Consorzio: il Vitellone allevato ai cereali, la Scottona allevata ai cereali, il Fassone di razza Piemontese, il Bovino Podolico al pascolo, l’Uovo+ qualità ai cereali, acquacoltura sostenibile. I primi passi del Consorzio per promuovere il marchio ombrello sono stati mossi partecipando ad un bando Mipaaf/Ismea che ha consentito di organizzare attività di promozione del marchio, riuscendo a coinvolgere i supermercati Il Gigante che hanno inserito la carne a marchio degli allevatori in tutti i loro punti vendita. «È stata una grande soddisfazione vedere il nostro marchio sui banchi della Grande Distribuzione Organizzata — ha detto Fabiano Barbisan, presidente del Consorzio — il sogno di mettere “la carne in bottiglia con un’etichetta” è diventato realtà ed ora bisogna lavorare tutti assieme perché la carne a marchio entri in tutti i supermercati per dare la possibilità ai consumatori di distinguerla facilmente da quella importata che è oltre il 47%».

Gli aderenti al Consorzio Sigillo Italiano sono: Asprocarne Piemonte, OP Azove, Consorzio Carni di Sicilia, OP Scaligera, OP Unicarve, OI Assoavi, Associazione Produttori Zootecnici della Calabria, Consorzio Carni Qualità Piemonte, Consorzio Carni Bovine Italiane CCBI, CCBI, Associazione Produttori Unicarve, Associazione Piscicoltori Italiani (fonte: Consorzio Sigillo Italiano, sigilloitaliano.it).

 

Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale (SQNBA): la presentazione promossa dai Ministeri della Salute e Politiche Agricole in collaborazione con Accredia

Dalla collaborazione tra Accredia e i Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole nasce uno schema base di produzione di carattere nazio­nale per rafforzare la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni di origine animale. La sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni, in particolare di quelle di origine animale, passa inevitabilmente attraverso la riqualificazione delle tecniche di allevamento, da perseguire attuando politiche organiche a cui gli allevatori possano aderire attraverso un processo di miglioramento graduale nel tempo. Un percorso che deve essere guidato e sostenuto definendo specifici Manuali di Buone Pratiche e di corretta gestione degli animali in allevamento e attivando un adeguato pacchetto di misure. E che può essere attuato utilizzando in maniera coordinata gli strumenti disponibili e quelli che saranno messi a disposizione dalla Politica Agricola Comune e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che pongono al centro dell’attenzione il miglioramento della sostenibilità dei vari processi produttivi. Con il DL 34/2020, convertito con modificazioni dalla Legge 77/2020, è stata data concretezza alla possibilità di definire uno schema base di produzione di carattere nazionale, che favorisca un recupero di competitività della fase allevatoriale, migliori la sostenibilità dei processi produttivi, e promuova la trasparenza nei confronti dei consumatori; obiettivi particolarmente importanti in situazioni di emergenza come quella generata dalla pandemia da Covid-19. Da questo percorso nasce il “Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale – SQNBA” presentato dal 15 al 17 febbraio nel corso di quattro incontri on-line riservati ai rappresentanti della società civile, delle Regioni, delle imprese e degli organismi di certificazione. L’iniziativa è promossa dai Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e Accredia. La collaborazione è volta a definire, attraverso un Decreto Interministeriale, uno schema base di produzione di carattere nazionale per rafforzare la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni di origine animale, favorire un recupero di competitività della fase allevatoriale, migliorare la sostenibilità dei processi produttivi e garantire la trasparenza nei confronti dei consumatori. L’evento in videoconferenza “Presentazione del Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale – SQNBA” ha rappresentato una preziosa opportunità di confronto sulle sfide e sulle problematiche a cui va incontro l’allevamento di animali da reddito, così come il resto del comparto agro-zootecnico, le cui condizioni si sono fatte negli anni più complesse e difficili da affrontare. I problemi legati alla produzione e ai rischi sanitari risultano sempre più interconnessi, rendendo di fatto necessario un approccio integrato tra tutti gli attori coinvolti, che Accredia e i Ministeri si sono quindi impegnati a mettere in atto (fonte: Accredia).

 

Didascalia: Capi bovini francesi (photo © Institut de l’Élevage, idele.fr).

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