Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 2021

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 36)

Italia acceleri sul Recovery Fund

Il 2021 ha portato subito le prime nubi sulla crescita del nostro Paese, a forte rischio di azzerarsi se l’emergenza sanitaria dovesse proseguire oltre la prima metà dell’anno. La stima della Banca d’Italia, contenuta nel Bollettino economico, riprende quella formulata a dicembre, di cui avevamo dato notizia nel precedente numero della Rivista, forse con qualche preoccupazione in più, visto che, nell’ultimo scorcio del 2020, si sono concretizzati i timori di un ulteriore peggioramento della situazione. L’analisi presuppone infatti una progressiva attenuazione dell’epidemia, che tornerebbe sotto controllo entro giugno, per poi essere superata nel 2022, ma anche un forte sostegno dell’Europa, sia attraverso i fondi del Next Generation EU, sia sul fronte monetario, attraverso la BCE. Inoltre, si dà per scontata una buona crescita degli scambi internazionali a beneficio del nostro export. Se tutto ciò si verificasse, dopo il –9,2 del 2020, il PIL si riprenderà con un incremento del 3,5% quest’anno, del 3,8 il successivo e del 2,3 nel 2023. Ciò detto, è ovvio che i Paesi debbano raccogliere l’invito ed il monito della UE che spinge tutti ad operare e non stare a perdere tempo in inutili diversivi.

Accelerare è diventata la parola d’ordine in Europa: dal via libera ad altri vaccini, quando possibile, alla campagna per crearli a ritmi forzati, al sostegno dei settori economici più colpiti dalla crisi, all’uso dei fondi europei che saranno raccolti prossimamente con la più grande operazione finanziaria targata UE, un prestito obbligatorio comune di 750 miliardi per sovvenzioni e prestiti anti-crisi agli Stati. Detta operazione, detta Next Generation EU, intende anche esercitare pressione politica sui governi e rassicurare l’opinione pubblica: tutti sanno che i primi fondi non potranno essere sborsati ai vari Paesi prima di giugno-luglio, ma l’obiettivo della Commissione UE è quello di erogarli entro la fine dell’attuale presidenza portoghese, che scadrà il 30 giugno 2021.

Per l’Italia sono in ballo poco più di 27 miliardi, che costituiscono la prima tranche, pari a 13%, dei 209 miliardi spettanti, il cosiddetto pre-finanziamento, che verrà dato una volta ottenuto il via libera al piano nazionale di ripresa e resilienza per investimenti e riforme. E qui cominciano a sorgere i primi problemi per il nostro Paese, poiché mentre si inaspriscono i dati della pandemia e le varianti del virus, le istituzioni europee cercano di accelerare il passo delle vaccinazioni e delle relative misure per la ripresa.

Undici Paesi — Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia, Croazia e perfino Grecia —, hanno già presentato a Bruxelles una versione, se pur non definitiva, dei rispettivi Recovery Plans. L’Italia, solo a fine gennaio, ha depositato in sede UE una bozza del proprio Piano di ripresa, ma, purtroppo, essa appare incerta nella puntuale definizione della strategia per affrontare i nodi strutturali emersi con maggior forza dopo l’esplosione della pandemia e che, dopo la concessione della flessibilità dei tempi per la consegna del Piano generale, non deve diventare comunque un nuovo alibi, tenuto conto della grave perdita di tempo speso nello sterile dibattito politico tuttora in corso.

Perciò negli ultimi tempi, e fino al momento in cui scriviamo, si sono susseguiti i moniti delle autorità comunitarie al nostro Paese affinché si produca uno sforzo per sanare la incompleta e disorganizzata descrizione degli obiettivi finali ed intermedi, nonché le obiettive valutazioni e costi per rispondere, in modo esatto e non bizantino, alle raccomandazioni dell’Unione Europea.

Peraltro, con uno spirito di forte collaborazione, è da citare anche la posizione della presidente della BCE, Christine Lagarde, la quale si è detta pronta a ricalibrare l’acquisto dei titoli pandemici (PEEPP) per mantenere le condizioni di finanziamento favorevoli almeno fino a marzo 2022, ma sottolineando la necessità di una operatività senza indugi del Next Generation EU, di fronte al pericolo di una doppia recessione dell’Eurozona.

In tale situazione, complicata e mutevole, il piano italiano è ancora privo delle coerenze impegnative verso un programma di rilancio della crescita ed è caratterizzato da tante criticità che ne possono ostacolare la qualità e la tempistica.

L’indicazione delle riforme appare vaga ed onnicomprensiva, quasi a voler includere tutti i disegni mancati in questi anni, mentre occorrerebbero interventi mirati e dettagliati, strettamente connessi all’oggetto prioritario dell’iniziativa: gli investimenti.

Ancora i progetti non ultimati — e frutto finora della selezione di centinaia di proposte disorganiche —, presuppongono un indirizzo unitario e devono distinguersi per una spesa volta a lungo periodo, superando un’ottica meramente redistributiva e di breve termine. Anche la scelta della struttura di gestione è rinviata ad un atto successivo, pur essendo essa un elemento determinante per l’approvazione del documento.

Stante dette criticità occorrerebbe, perciò, un impegnativo slancio che dia luogo alla definizione di un nuovo programma, perché il primo è già apparso rabberciato e, soprattutto, “fare presto” per non subire il blocco delle risorse europee.

Al di là di quanto detto, la condizione dell’Italia richiede l’adozione di un nuovo modello istituzionale, economico e sociale, poiché sul versante decisivo politico lo spettacolo appare sconfortante: una politica miope si sta barcamenando con la navigazione a vista, mentre il Paese avrebbe bisogno di un cambiamento epocale, che potrebbe progredire grazie alla riscossa della finora dormiente Europa che ha finalmente messo in atto una potente manovra finanziaria.

Saremo capaci di realizzare una svolta radicale vincendo particolarismi e circuiti di favore? È questa la strada per allontanarsi dal precipizio e ridare speranza ad una prospettiva di sviluppo e competitività alla nostra Italia?

Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: photo © Markus Winkler x unsplash.

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.