Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 2021

Rubrica: Indagini
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 98)

L’impatto ambientale nelle carni convenzionali e bio

Uno studio tedesco equipara le carni prodotte con metodi tradizionali a quelle ecosostenibili, ma prevede che il costo di entrambe debba essere sensibilmente aumentato per includere l’effettivo costo ambientale della produzione

La notizia potrebbe suonare quanto meno stonata: dopo campagne decennali nelle quali si dava addosso all’allevamento intensivo e si invocava da più parti — associazioni ambientaliste, organizzazioni di produttori biologici, istituzioni nazionali e sovranazionali — che l’allevamento biologico era il solo strumento per redimere un comparto inquinante, ecco che uno studio ribalta la visione divenuta ormai egemone nel dibattito pubblico, fatte salve le posizioni poco credibili dei negazionisti del cambiamento climatico.

Lo studio in questione è stato condotto in Germania da tre scienziati — Maximilian Pieper, Amelie Michalke e Tobias Gaugler, rispettivamente dell’Università Tecnica di Monaco di Baviera, dell’Università di Greifswald e dell’Università di Augusta — e pubblicato nel dicembre 2020 sulla rivista Nature (1). Lo scopo del lavoro era quello di dimostrare come il prezzo pagato dai consumatori finali per gli alimenti fosse largamente inferiore al reale costo degli stessi, dove nel costo doveva essere incluso l’impatto ambientale generato dal processo produttivo.

Relativamente ai prodotti di origine animale — carni e uova, il latte è trattato come categoria a sé stante — lo studio sorprendentemente calcola che quelli ottenuti tramite  processi produttivi biologici hanno un impatto corrispondente al 150% dei prodotti agricoli classici: 13,39 kg di CO2 equivalente per kg di prodotto contro 8,9. I dati dettagliati sono raccolti in Tabella 1.

L’unico fattore che ripiana questa differenza è l’inclusione del consumo o conversione di suolo (Luc, Land-Use Change nell’articolo originale) per gli alimenti zootecnici importati — basato sull’impatto calcolato per la soia, leggasi deforestazione o trasformazione dei pascoli permanenti in terreni arabili — ma riferibile alla situazione tedesca e pertanto non generalizzabile; inoltre, dipende molto dalla composizione della razione alimentare.

In alcune sottocategorie anche questa inclusione mantiene la bilancia ancora a favore dei prodotti convenzionali.

Nel parametro CO2 equivalente oltre all’anidride carbonica sono compresi, con opportuni fattori di conversione, altri gas ad effetto serra (ad esempio metano, ossidi di azoto), alcuni dei quali riconducibili anche alle attività agro-zootecniche. Il costo dei danni causati dai gas ad effetto serra è attualmente stimato attorno ai 180 euro per tonnellata di CO2 equivalente secondo l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, in linea con i dati dell’ONU e dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change); tale valore è previsto cresca sino a 350-400 euro alla metà del presente secolo. Nel nome del principio “chi inquina paga” i costi ambientali dovrebbero essere incorporati nel prezzo alla fonte degli alimenti, cosa che ora non avviene.

La conclusione dello studio, come dal prospetto in Tabella 2, è che le carni prodotte con metodo convenzionale nel loro complesso dovrebbero subire un incremento di prezzo medio al produttore pari a 2,41 €/kg (pari al 146% di sovrapprezzo sui valori attuali per le carni convenzionali) mentre per i prodotti lattiero-caseari (latte) l’incremento capace di restaurare l’equità ambientale sarebbe solo di un decimo, pari a 0,24 €/kg (91% di sovrapprezzo) e per i prodotti vegetali sarebbe invece trascurabile (0,02 €/kg, pari al 6% di sovrapprezzo).

Questi valori, giova ripeterlo, sono inclusivi del costo ambientale del consumo o della conversione di suolo necessaria per produrre le materie prime impiegate come alimenti zootecnici e sono fortemente dipendenti da quantità, qualità e provenienza delle stesse; gli autori nell’articolo forniscono gli strumenti per il calcolo dei costi ambientali adattabili alle reali condizioni operative, verosimilmente diverse da quelle considerate.

È interessante notare che il costo ambientale in valore assoluto dei prodotti animali ottenuti con metodo convenzionale, intensivo, è esattamente lo stesso di quello biologico (2,41 /kg di prodotto); in talune sottocategorie (uova, polli da carne, bovini da carne) è addirittura inferiore.

Tra le tre sottocategorie di carni prese in esame, il suino è quello di gran lunga meno impattante (1,72 €/kg), seguito dal pollo da carne (2,85 €/kg) mentre il bovino da carne viaggia su valori nettamente superiori (6,65 €/kg).

 

Il mercato è pronto a pagare un sovrapprezzo?

Lo studio mette in luce — con tutti i correttivi del caso, derivanti dalla metodologia seguita e dai coefficienti impiegati — che il dibattito sul costo ambientale della produzione di alimenti potrebbe indurre a suggerire un incremento di prezzo tale da incorporare il costo ambientale generato nel processo produttivo a livello di azienda agricola.

I valori contabilizzati dall’articolo scientifico sono enormi, financo pari al doppio del prezzo di produzione, e destinati ad aumentare vertiginosamente al crescere del costo per tonnellata delle emissioni di gas ad effetto serra, come sopra ipotizzato. Ma il mercato, dal punto di vista tanto dell’industria di trasformazione quanto dei consumatori, sarebbe disposto a pagarlo?

E che conseguenze avrebbe un simile calcolo sul prezzo degli alimenti al consumatore se condotto anche sulle fasi a valle (trasformazione, logistica, distribuzione)? L’unica via razionalmente applicabile sembra essere quella del miglioramento degli impatti, con riferimento alla Tabella 1, attraverso pratiche ed investimenti in grado di aumentare l’efficienza dei processi e la sostenibilità basata su cicli chiusi, reimpiego, riciclo, energie rinnovabili.

Roberto Villa

 

Nota

  1. Pieper M. et al., Calculation of external climate costs for food highlights inadequate pricing of animal products, Nature Communications, DOI: 10.1038/s41467-020-19474-6, www.nature.com/articles/s41467-020-19474-6

Photogallery

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.