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Eurocarni nr. 2, 2021

Rubrica: La carne nel mondo
(Articolo di pagina 12)

Belgio – Mondo – Galles – Europa

Belgio

Lo scorso 21 dicembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità animale (OIE) ha confermato lo stato di indennità dalla PSA in tutti i suidi del Belgio, perso dal Paese nel settembre del 2018 a causa dell’epidemia di PSA diffusasi nella sua popolazione di cinghiali selvatici. Per permettere all’OIE di definire la propria posizione, l’Agenzia federale belga per la sicurezza della catena alimentare (FASFC) aveva fornito all’organizzazione tutti i dati necessari per dimostrare che in Belgio non si registravano casi di PSA da oltre un anno: una condizione sine qua non per richiedere lo stato di indennità dalla malattia. In questo periodo, il Belgio è riuscito a mantenere il suo patrimonio suino nazionale indenne dalla PSA. Il Belgio è uno dei principali produttori di carne suina in Europa, con esportazioni che superano i ⅔ della sua produzione di carne suina. Per proteggere questo importante settore, era fondamentale evitare che la malattia colpisse il patrimonio zootecnico nazionale. Oltre alle regole di biosicurezza complete già in atto, sono state quindi implementate misure aggiuntive. Ciò significa, tra le altre cose, che ogni suino malato deve essere testato per rilevare l’eventuale presenza di PSA, indipendentemente dai sintomi che presenta. A oggi, il numero di campioni — tutti negativi — ammonta a oltre 22.000 e continua ad aumentare. Nonostante la reintroduzione dello stato di indennità dalla PSA, il Belgio continuerà a monitorare le malattie animali sia nel patrimonio zootecnico nazionale che nella popolazione selvatica. Per il momento, le misure di sorveglianza e controllo restano in vigore. La pubblicazione dell’OIE fa seguito alla decisione della Commissione europea del 20 novembre 2020 di abolire le zone regolamentate istituite dopo l’epidemia del virus nei cinghiali selvatici. Negli ultimi decenni, il Belgio ha esportato carne suina in oltre settanta Paesi. Poiché la comunicazione con i suoi partner commerciali globali è improntata alla trasparenza, il Belgio fornirà a breve tutte le informazioni necessarie per consentire ai Paesi importatori di riprendere l’attività commerciale. «Per i fornitori di carne suina belga è un sollievo che l’OIE abbia pubblicato lo stato di indennità dalla PSA» commenta il Belgian Meat Office. «I Paesi importatori riceveranno tutte le informazioni necessarie affinché possano revocare le restrizioni dovute alla PSA. Per loro è davvero un’ottima notizia!» (fonte: belgianmeat.com).

 

Mondo

Secondo il rapporto trimestrale di Rabobank Beef Quarterly Q4, il Covid-19 ha determinato forti cambiamenti nei modelli di consumo della carne bovina in tutto il mondo. La domanda di carne bovina negli USA è stata comunque eccezionale nonostante una riduzione dal 20% al 30% delle vendite attraverso il canale della ristorazione. Mentre il BBQ e il mangiare all’aperto hanno sostenuto il consumo durante l’estate, i consumatori hanno speso meno soldi in attività come ad esempio i viaggi, aumentando il reddito disponibile. Quest’ultimo è stato utilizzato per mangiare meglio a casa, il che ha aiutato le vendite di carne bovina. “Si prevede che il consumo di carne bovina negli Stati Uniti si normalizzerà non appena le condizioni della pandemia si saranno attenuate”, ha previsto Rabobank. “Ma vediamo opportunità per le parti interessate nella catena di approvvigionamento che in questo periodo hanno acquisito nuovi consumatori”. I prezzi della carne bovina cinese rimangono elevati. “Le importazioni cinesi di carne bovina hanno raggiunto 1,57 milioni di tonnellate nei primi nove mesi del 2020, in aumento del 39% rispetto allo stesso periodo di un anno fa”, stima Rabobank, nonostante la sospensione di alcuni esportatori, i severi controlli all’importazione dovuti al Covid-19 e le interruzioni degli impianti di lavorazione nei paesi esportatori. In Brasile, le condizioni economiche deboli, le esportazioni di carne bovina insolitamente forti e la chiusura temporanea di ristoranti e alberghi hanno portato ad un calo del 9% del consumo interno di carne bovina al culmine della pandemia. I consumi dovrebbero riprendersi con l’arrivo della bella stagione e il miglioramento dell’economia. “I butcher indipendenti, che rappresentano circa il 20% delle vendite di carne fresca in Australia, hanno guadagnato circa due punti percentuali di quota di mercato nel Paese poiché i consumatori cercavano punti vendita più piccoli per limitare l’esposizione alla folla e mostravano un maggiore interesse per la cucina casalinga”, ha rilevato Rabobank. Questi macellai si sono evoluti per offrire nuovi servizi come la consegna a domicilio e la vendita di pasti pronti e prodotti di marca. In Europa a fine 2020 si è registrato un secondo blocco, col consumo di pasti fuori casa limitato o chiuso nella maggior parte dei Paesi. Il consumo di carne bovina diminuirà, secondo il rapporto, poiché l’aumento delle vendite al dettaglio non ha compensato le perdite nei servizi di ristorazione. Le restrizioni dovrebbero continuare nel 2021 (fonti: FPSA – Food Processing Suppliers Association, Food Processing News Brief).

 

Galles, UK

Hybu Cig Cymru – Meat Promotion Wales (HCC), ente promotore delle carni ovine e bovine gallesi, ha reso noti gli sviluppi positivi per il comparto a seguito del raggiungimento dell’accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Senza agreement, infatti, le esportazioni di carne rossa del Galles — il cui 90% è destinato all’UE, in uno scambio che attualmente vale 180 milioni di sterline all’anno — sarebbero state soggette a tariffe OMC comprese tra il 40 e l’80%, minacciando così la redditività del Welsh lamb e del Welsh beef. La nuova intesa consentirà agli accordi commerciali di proseguire senza dazi, mantenendo così vivi gli scambi commerciali consolidati ormai da decenni tra Galles e Italia, e altri Paesi europei fra cui Francia e Germania. «Perdere un mercato come quello europeo che conta 500 milioni di consumatori e che ha impiegato decenni per essere costruito sarebbe stato una tragedia», ha affermato il presidente di HCC Kevin Roberts. «Dopo quattro anni di incertezza per i nostri allevatori ed esportatori il buon senso ha prevalso», ha aggiunto. «Siamo grati ai nostri partner europei per essere rimasti con noi in questo momento difficile. Ora possiamo continuare a lavorare sull’eccellente reputazione che l’agnello e il manzo gallesi hanno costruito in questi anni. Le nostre carni offrono esattamente ciò che il consumatore moderno desidera: carni allevate secondo i più alti standard di sostenibilità e benessere, completamente tracciabili dal pascolo alla tavola». Molto soddisfatto si è dichiarato anche Jeff Martin, responsabile HCC per il mercato italiano. «Il raggiungimento di un accordo fra UK e Unione Europea è una grande notizia per il nostro comparto. In termini pratici questo significa che continueremo ad esportare il nostro agnello gallese in Italia senza prevedere un innalzamento dei costi. I consumatori continueranno a trovare la nostra carne nelle principali catene della gdo italiana e nelle macellerie, mentre a supermercati e rivenditori continueremo ad offrire la qualità dei nostri prodotti e dei nostri servizi a prezzi competitivi» (fonte: www.agnellogallese.it; in foto, il presidente di Hybu Cig Cymru – Meat Promotion Wales Kevin Roberts insieme a Jeff Martin, responsabile delle carni gallesi per il mercato italiano fotografati in occasione dell’edizione di Anuga 20219 a Colonia).

 

Europa

Il Consiglio europeo ha approvato le conclusioni su un marchio a livello UE relativo al benessere degli animali, sottolineando l’obiettivo generale di migliorare il welfare per il maggior numero possibile di capi destinati alla produzione di alimenti. I ministri hanno sostenuto la richiesta dei consumatori di riconoscere facilmente gli alimenti prodotti secondo standard di benessere degli animali più rigorosi e, nelle conclusioni, hanno chiesto di tenere conto di criteri specifici nella creazione di un marchio a livello di UE. Tra l’altro, i ministri hanno sottolineato la necessità di andare oltre gli attuali requisiti giuridici dell’UE in materia di benessere degli animali, di includere progressivamente nel marchio tutte le specie di bestiame per il loro intero ciclo di vita (compresi il trasporto e la macellazione) e di assicurare un’agevole interazione con i marchi esistenti. «Il benessere degli animali è stato una priorità della nostra presidenza e noto con molto piacere che la definizione di standard più ambiziosi e più rigorosi in materia sta diventando anche una priorità dell’UE. Un marchio comune dell’UE relativo al benessere degli animali accrescerebbe la credibilità e la trasparenza dei nostri mercati, permettendo ai consumatori di compiere scelte più consapevoli. Inoltre, contribuirebbe a premiare i produttori che rispettano gli standard» ha dichiarato Julia Klöckner, ministra federale dell’Alimentazione e dell’Agricoltura della Germania (fonte: consilium.europa.eu).

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