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Eurocarni nr. 2, 2021

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 74)

Per l’avicoltura italiana il futuro è già qui

L’avicoltura in Italia è un settore di eccellenza: come quantità, perché è l’unico settore zootecnico che riesce a coprire il fabbisogno nazionale, e come qualità, in quanto riesce a esportare anche in quei Paesi in cui i costi di produzione sono decisamente più bassi. Ed è uno dei pochi casi di filiera interamente italiana. Grazie al dialogo e alla lungimiranza dei principali attori, in pochi anni il settore ha fatto balzi in avanti eccezionali in termini di benessere e di lotta all’antibioticoresistenza. I risultati di programmi che senza tema di esagerazione possiamo definire rivoluzionari sono già realtà, a tutto beneficio degli animali, dei consumatori e dell’intera filiera.

Ferdinando Battistoni è medico veterinario specialista in patologia aviare del Gruppo Amadori e all’International Poultry Forum — che si è tenuto on-line in occasione delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona (3-5 dicembre 2020) —, ha presentato i risultati di riduzione drastica dell’uso di antibiotici nelle aziende di polli e tacchini del gruppo.

«L’azienda crede nel principio di One Health (la salute degli animali e dell’ambiente si riflette sulla salute dell’uomo, a cui è strettamente correlata) e su questa base una decina di anni fa ha deciso di intraprendere un percorso virtuoso». Leggi buone pratiche, ottimizzazione dei vantaggi del benessere e creazione di un ambiente di allevamento consono agli animali.

Ed ecco i risultati: da una quantità di molecole antimicrobiche di 53 miliardi di mg/kg pv nel 2011, si è passati a appena 3 milioni di mg/kg pv, con una riduzione del 94% dei consumi di farmaco.

Un risultato così buono arriva solo grazie all’effetto combinato di tante scelte innovative. Ad analizzare l’intervento di Battistoni si è piacevolmente colpiti dal fatto che i risultati ottenuti sono il frutto di un modo di procedere codificato nei manuali di gestione aziendale e di haccp: non hanno avuto bisogno di scoprire nulla di nuovo, ma solo di prendere veramente la decisione di voler cambiare e di voler applicare con serietà le regole del buon management.

E infatti «la prima e più importante cosa che abbiamo dovuto fare è stata cambiare la testa, a partire da quella di allevatori e tecnici: perché pensavamo che fosse impossibile allevare pollame senza antibiotici. E invece siamo stati totalmente smentiti dai fatti».

Quindi il primo passo è stato la formazione del personale: corsi sul benessere animale, sulla biosicurezza in allevamento e sul cleaning. Infatti, un’azienda, una volta presa la decisione, deve trasmettere la visione ai suoi lavoratori perché sono questi che fanno la differenza e vanno motivati e coinvolti.

Contemporaneamente il processo di produzione è stato suddiviso in fasi e per ciascuna di queste si è studiato come intervenire per ottimizzarla, eliminando i pericoli prima che ricadessero sugli animali o sulla fase successiva.

Certamente si è potuto pensare in grande e sono state fatte scelte coraggiose.

Anche la Grande Distribuzione Organizzata da una decina di anni sta investendo su prodotti che possano giustificare etichettature che assecondino il desiderio dei consumatori di migliori condizioni di benessere in allevamento (al netto dell’idea a volte un po’ fumosa che i consumatori hanno del concetto di benessere animale).

Renata Pascarelli, direttore qualità di Coop Italia che segue la sostenibilità etica e ambientale dei prodotti a marchio e dei prodotti venduti nei punti vendita della catena, ha presentato il lavoro fatto in questi anni dalla sua azienda. Fin dal 2010 vendono solo uova provenienti da allevamenti a terra (escludendo anche gli allevamenti con gabbie arricchite, adeguati alle norme europee): la regola vale anche per i prodotti non a marchio.

«Seguiamo i fornitori che compongono le nostre filiere da quasi vent’anni e ogni anno vendiamo la carne di 20 milioni di polli: certamente abbiamo un ruolo nel percorso di riduzione dell’uso di antibiotici all’interno della filiera produttiva italiana».

È del 2016 la presa di coscienza da parte del gruppo che è possibile fare il grande salto: avere prodotti buoni e sicuri da avicoli allevati con limitazioni all’utilizzo degli antibiotici, grazie a adeguate condizioni di benessere in allevamento. Di conseguenza, quasi cinque anni fa nascono i prodotti a marchio della filiera zero antibiotici.

Dal 2019 a questa iniziativa si affianca quella di poter riportare in etichetta informazioni sugli standard di benessere adottati. Questi a volte sono migliorativi rispetto alle norme (maggior spazio pro capite, balle di paglia per arricchimento ambientale, maggior luce naturale) altre volte sono parametri di legge non conosciuti dai consumatori (allevamento a terra e non in gabbie). Sempre dal 2019 anche gli ovoprodotti originano solo da uova di galline allevate a terra.

Ma il fiore all’occhiello secondo la Pascarelli è un altro: la garanzia di non far più abbattere alla nascita i pulcini maschi di linee genetiche produttrici di uova. E in effetti è un grande passo in avanti per la produzione zootecnica etica.

L’azienda si impegna dal 2019 ad acquistare dai rivenditori un numero di pollastre pari al numero di maschi che questi si impegnano ad allevare fino a fine ciclo per produrre carne. «Stiamo parlando di circa 2 milioni di galletti e quindi lo sforzo economico è sicuramente notevole. Speriamo che i consumatori comprendano appieno e premino questa scelta etica».

Insomma, all’International Poultry Forum di Cremona si è dimostrato che tanti buoni propositi sono già diventati realtà e le buone promesse possono essere mantenute. Il legame fra filiera produttiva e consumatori italiani è forte e giustificato. L’augurio è quello che questo sistema produttivo di qualità faccia da apripista anche per altre filiere. E possiamo dire che più che un augurio sia una promessa.

Giulia Mauri

 

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Battistoni, Gruppo Amadori: come crescere polli senza antibiotici

Il medico veterinario specialista in patologia aviare del Gruppo Amadori Ferdinando Battistoni ha illustrato brevemente cosa significhi veramente produrre secondo un sistema qualità, sfruttando i vantaggi del sistema Haccp, dando forte attenzione al lavoro degli addetti e seguendone la crescita professionale. Ecco le fasi salienti del sistema produttivo Amadori, che hanno consentito di ridurre del 94% il consumo di farmaco antimicrobico in meno di 10 anni, riportate durante l’International Poultry Forum (Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, 3-5 dicembre 2020). Gli stabilimenti che ospitano i capi riproduttori, da cui si ottengono gli animali produttori di uova e carne, sono stati trasferiti in zone a bassa densità di avicoli. Le strutture in cui sono stati alloggiati sono state costruite ex novo, sfruttando i principi di benessere e i vantaggi del controllo automatico e in continuo dei parametri ambientali. La dieta bilanciata ha potuto dare lettiere più asciutte e confortevoli, l’acqua di qualità controllata ha garantito maggior benessere e la profilassi ha rinforzato le difese immunitarie degli animali. «Da animali allevati in questo modo si riescono a ottenere uova idonee all’incubazione» e infatti si è registrato un calo delle malattie a trasmissione verticale. In incubatoio ora entrano solo le uova pulite, lo stoccaggio è breve, in celle sanificate con il sistema del tutto pieno e tutto vuoto, le procedure di cleaning sono state rinforzate e ammodernate e le uova non vengono più appoggiate a terra. «Da incubatoi gestiti in questa maniera è possibile ottenere pulcini sani», che vengono vaccinati nell’incubatoio stesso per ottenere maggiore omogeneità e che vengono accasati in allevamenti puliti, sanificati e in cui la lotta agli infestanti si è fatta implacabile. Anche per questa fase della produzione si è investito molto nelle strutture, che sono state ricostruite, garantiscono il benessere animale e sono informatizzate per il monitoraggio e controllo dei fattori ambientali. L’acqua di bevanda è controllata e si evita accuratamente la formazione di biofilm nelle vasche e nelle condotte. La lettiera soffice e friabile non stressa le zampe e garantisce migliori condizioni dell’aria perché riduce il rilascio di ammoniaca. Prodotti fitoterapici, probiotici e oli essenziali aiutano a mantenere un intestino efficiente e una lettiera asciutta. Gli allevamenti applicano le buone pratiche di biosicurezza: i capannoni sono in siti recintati, vi sono archi di disinfezione per gli automezzi agli accessi, zone filtro e dogane danesi per il personale e le celle frigo per il ritiro delle carcasse sono rigorosamente all’esterno. «È lavorando in questo modo che è possibile somministrare gli antibiotici solo in quei rari casi in cui si rendono necessari e non per coprire le negligenze dell’allevamento» ha concluso Battistoni.

 

Didascalia: dai dati forniti da UNAItalia (www.vivailpollo.it), anche per il 2019 le carni bianche si sono confermate le più consumate nelle case italiane seguite in seconda battuta dalle carni bovine (33%) e suine (20%). Gli Italiani ne mangiano circa 20,45 kg a testa (+0,2% sul 2018), soprattutto il pollo, con un consumo pro capite di 15 kg l’anno (+0,13%), seguito dal tacchino (4,22 kg, +2,7% sul 2018).

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