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Eurocarni nr. 2, 2021

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 62)

Il mercato delle carni avicole

Una panoramica a livello mondiale mostra un settore vivace sebbene con quadri differenti da Paese a Paese. Prezzi sempre bassi mentre le materie prime crescono

La Cina aveva sospeso quattro macelli brasiliani in seguito al diffondersi dell’epidemia di Covid-19 tra i lavoratori; dopo un audit sanitario svolto in autunno presso gli stessi gli stabilimenti, ora i macelli saranno riammessi all’esportazione, previa risoluzione delle non conformità rilevate dagli ispettori cinesi. Per il Brasile la Cina costituisce il principale mercato, con circa il 37% dell’export; il mercato avicolo estero è molto fiorente, tanto che un operatore come AveNutri la scorsa estate ha annunciato che realizzerà entro il 2022, nello stato di Rio Grande do Sul, uno stabilimento capace di macellare a pieno regime 280.000 capi al giorno, connesso ad allevamenti e ad un mangimificio. Si stima che la produzione brasiliana nel 2021 salirà sino a 14,5 milioni di tonnellate, con un export di 4 milioni, superiore rispetto ai 3,8 previsti per il 2020.

Per l’Argentina si prevede il raggiungimento di una produzione in volume di 2,2 milioni di tonnellate di carni avicole nel 2020, in aumento dell’1% circa sul 2018. Il mercato è stimolato dalle favorevoli condizioni delle materie prime — abbondanti e sulle quali è stata incrementata l’imposta sull’esportazione, per cui risulta più conveniente l’utilizzo nelle filiere nazionali — e della domanda estera; l’anno dovrebbe chiudersi con un’export di 155.000 tonnellate destinate principalmente a Cina, Sudafrica, Cile e Russia: la svalutazione della moneta locale, il peso argentino, favorisce le spedizioni verso i mercati internazionali.

In Tailandia è previsto che i consumi interni scendano del 4% nel 2020 rispetto all’anno precedente: la causa è sempre l’epidemia di Covid che ha fortemente danneggiato il settore turistico e diminuito il potere di acquisto della popolazione locale. Circa il 30% della produzione tailandese, la cui capacità è stimata in 40.000.000 di capi a settimana, viene destinato all’esportazione: nel periodo gennaio-luglio 2020 sono state spedite oltrefrontiera oltre 490.000 tonnellate di carni avicole, il 65% delle quali cotte (in calo del 6% sul medesimo periodo del 2019 a causa di una minore domanda proveniente dall’Unione Europea), mentre la restante quota di carni non lavorate ha visto un incremento del 7% grazie alla richiesta della Cina, che ha aumentato i volumi scambiati del 55% rispetto ai primi sette mesi dell’anno passato, fino a superare quota 48.000 tonnellate, anche grazie all’approvazione di ulteriori sette stabilimenti da parte delle autorità cinesi (il che porta a 21 il numero totale di impianti autorizzati).

La Russia ha beneficiato dell’apertura del mercato cinese nel 2019, tanto che questa nuova destinazione si è ben presto assicurata il 50% del totale esportato. Altri mercati importanti sono il Kazakistan, l’Ucraina e l’Arabia Saudita, mentre quote minori, ma in aumento, sono state indirizzate verso i Paesi africani; il significativo deprezzamento del rublo rispetto al dollaro e all’euro, generato in buona parte dal calo delle quotazioni del gas e del petrolio, sta favorendo la competitività della carne avicola prodotta in Russia, sostenuta anche dai finanziamenti all’export della Banca russa per lo sviluppo agricolo.

La Polonia ha conosciuto nel 2019 un periodo favorevole per le produzioni avicole, salite a 2,8 milioni di tonnellate grazie all’aumento del consumo nazionale ed europeo che ha determinato una crescita nelle esportazioni pari all’11% sul 2018, fino a superare i 3 miliardi di euro in valore; i principali mercati sono Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Repubblica Ceca. Non così bene è andato il 2020, con un’epidemia di influenza aviare terminata solo a fine estate che ha bloccato mercati importanti come la Cina ed il Sud Africa, seguita dalla crisi dettata dal Covid. L’export, che rappresenta il 50% del volume totale, è stato pesantemente afflitto da questi due eventi; tuttavia, il settore è pronto a ripartire a tutto regime nel 2021 sebbene l’incognita Brexit potrebbe ridurre la domanda dal Regno Unito, sinora primo Paese di destinazione per i prodotti trasformati a base di carni avicole.

La Turchia ha visto un calo del 4,5% della produzione di carne di pollo tra l’agosto del 2019 e lo stesso mese del 2020, parzialmente compensata dal +9,4% della carne di tacchino; nel periodo gennaio-agosto 2020 il calo è stato del 2,1% per il pollo mentre per il tacchino l’aumento è stato pari al 9,3%.

Alla fine del 2020 episodi di influenza aviare nei Paesi Bassi e nel Regno Unito hanno fatto scattare il bando all’importazione in alcuni paesi asiatici (Corea del Sud, Taiwan).

Su un altro quadrante geografico è da segnalare la difficoltà del settore avicolo in Nigeria, il Paese più popoloso del continente africano, dovuto sia ai blocchi agli spostamenti per l’epidemia Covid-19, che ha determinato difficoltà agli impianti del settore mangimistico, sia ai prezzi estremamente elevati delle materie prime, soprattutto il mais: l’importazione di 262.000 tonnellate di mais in ottobre, secondo il presidente della Poultry Association of Nigeria (PAN), «ha salvato la Nigeria da una crisi alimentare», venutasi a trovare in questa situazione di carenza di materie prime anche a causa di pesanti alluvioni che hanno afflitto il paese.

Sempre in Africa il Kenya sta puntando allo sviluppo del settore avicolo grazie ad un memorandum siglato con la Banca Mondiale, che condurrà il Paese ad aumentare il tasso di autoapprovvigionamento all’80% (ora al 60%, con importazioni principalmente da Etiopia, Tanzania, Uganda).

I prezzi delle carni avicole restano bassi: il Poultry Index della FAO — che nel biennio precedente aveva fatto registrare una media annuale di 93 nel 2018 e di 96 nel 2019 — ha tenuto nei primi tre mesi dell’anno (97 a gennaio, 95 a febbraio, 93 a marzo), mentre nei mesi successivi è sceso sino a 80 in giugno, per stabilizzarsi a quota 83 da luglio ad ottobre. Sul fronte delle materie prime, il World Price Index della FAO mette in luce che i cereali hanno subito un aumento del 7,2% in ottobre rispetto a settembre 2020, mentre l’incremento rispetto all’ottobre del 2019 è stato pari al 16,5%. Il prezzo del frumento è salito a causa della minore disponibilità sul mercato, il mais ha toccato il valore più alto degli ultimi sei anni — sospinto al rialzo dalla straordinaria domanda da parte della Cina — come pure orzo e sorgo hanno fatto registrare una risalita nei corsi.

Roberto Villa

 

Didascalia: l’export di carni avicole polacche, che rappresenta il 50% del volume totale, è stato pesantemente afflitto da un’epidemia di influenza aviare terminata a fine estate 2020 e dalla pandemia di Covid-19; tuttavia, il settore è pronto a ripartire a tutto regime nel 2021 sebbene l’incognita Brexit potrebbe ridurre la domanda dal Regno Unito, sinora primo Paese di destinazione per i prodotti trasformati a base di carni avicole.

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