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Eurocarni nr. 1, 2021

Rubrica: Webinar
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 66)

Comunicare dentro e fuori il punto vendita

Nel corso dell’edizione in streaming di Meat Summit 2020, organizzata da Mark Up, SGMarketing ha presentato un’analisi consumer dedicata al comparto delle carni mettendo in luce prospettive e aree di intervento strategico

Nel corso della recente edizione del Meat Summit, la giornata di approfondimento organizzata dalla testata Mark Up sulla filiera delle carni che ha avuto luogo in modalità on-line lo scorso 3 dicembre, si è discusso parecchio di allevamento sostenibile, GDO e comunicazione al consumatore. In particolare, Salvo Garipoli di SGMarketing ha fatto luce sul mercato della carne e dei salumi attraverso un’analisi degli scenari, delle dinamiche e delle sue prospettive.

 

Prospettive sul consumo di carne 

In tema di prospettive sul consumo di carne, nella domanda posta al consumatore su quali saranno le sue abitudini di consumo per i mesi invernali rispetto al periodo di lockdown, è emersa una tendenza a privilegiare le carni avicunicole, con un sostanziale equilibrio per le carni bovine e un leggero calo invece per il suino. Si tratta comunque di un sentiment — ha precisato Garipoli — a cui non è detto che corrisponda un comportamento d’acquisto successivo. Resta utile perché ci fornisce un’area critica all’interno della quale si può lavorare. Se consideriamo poi il consumatore finale nel momento che sta vivendo, caratterizzato da forti incertezze nella sua capacità e disponibilità di spesa, ecco che rispetto all’avicolo e suino le carni bovine, caratterizzate da un prezzo più elevato, sono quelle più penalizzate. In questo contesto il consumatore tenderà ad orientarsi perso prodotti in promozione, a ridurre quantità e frequenza di acquisto, si rivolgerà a punti vendita a vocazione più economica.

 

Elementi di rassicurazione a sostegno dell’acquisto di carne

«Se prendiamo in esame gli elementi di rassicurazione a sostegno dell’acquisto della carne, emerge chiaro il ruolo dell’italianità, della territorialità, della regionalità — evidenzia Garipoli, sottolineando che — questo è un tema che abbiamo visto in maniera trasversale su tutte le filiere agroalimentari».

La carne qui non è da meno: il prodotto italiano è percepito dal consumatore come una garanzia legata da una parte ad una filiera controllata e certificata e dall’altra a tutte quelle pratiche che vanno assolutamente presentate e raccontate che attengono al benessere animale, dall’uso degli antibiotici fino alla gestione dell’animale in allevamento. «Questi dati sono ulteriormente importanti se correlati al fatto che il consumatore, in rapporto a questi elementi di rassicurazione (in particolare alla filiera controllata, ad allevamenti senza antibiotici e all’attenzione al benessere animale), individua nei super e negli iper dei formati che lo possono accompagnare nel processo di selezione e scelta di acquisto».

 

Carne, contenuti di comunicazione di maggior interesse prospettico

Alla domanda “Pensando al prossimo futuro, su quali aspetti legati al consumo di carne (bovina, suina, avicunicola) preferirebbe essere informato?”, la risposta che emerge fortemente è il luogo di produzione. Al primo posto nella comunicazione deve esserci l’approfondimento della filiera produttiva, con in primis luogo e modalità di produzione e, a seguire, tutti quegli elementi ad essa correlati, quindi valori nutrizionali, benefici del consumo di carne per la salute, modalità di preparazione e di consumo, apporto di nutrienti, caratteristiche organolettiche del prodotto, consumo giornaliero consigliato e abbinamenti consigliati. «Tutti questi elementi non vanno raccontati solo come elemento di condivisione all’interno di tavoli tecnici come questi» sottolinea Salvo Garipoli. «Essi devono essere resi disponibili al consumatore a partire dal prodotto, dal packaging, dal punto vendita, e anche utilizzando  un media che ha una vocazione naturalmente promozionale — come quella del volantino — ma che può essere anche elemento informativo». 

 

Aree critiche di lavoro

«Tutti questi elementi ci portano a ragionare su tre aree critiche» ha sottolineato Salvo Garipoli.

La prima è un’area critica è legata al tema della comunicazione di prodotto da sviluppare fuori e dentro il punto vendita. «Da questo punto di vista questa comunicazione deve servire ad approfondire la presentazione e il rapporto con la categoria in oggetto supportando la dimensione agricola attraverso due elementi di caratterizzazione base che sono l’origine in primis e poi la tracciabilità». Un esempio su tutti può essere rappresentato da un pack di Beef stir fry irlandese venduto presso un Lidl in Irlanda che riporta sul packaging l’immagine dell’allevatore, oltre alla certificazione Bord Bia a garanzia di una filiera 100% tracciata al luogo d’origine;

Sul lato consumer, «dobbiamo imparare non solo a fare ma anche a far sapere e, dal lato retailer, costruire e consolidare delle partnership tra produzione e distribuzione di natura rilevante e continuativa»;

Occorre poi attivare dei «percorsi di upgrading qualitativo degli assortimenti volto a soddisfare le esigenze più contemporanee di consumo responsabile e sostenibile».

Concludendo, Salvo Garipoli ha ricordato che «questi tre elementi vanno a sostegno di una categoria — i consumatori di carne — che in lockdown ha fatto registrare una crescita di vendite e che manifesta ancora dei sostanziali — e sostenibili — margini di miglioramento».

Elena Benedetti

 

Fonti

Meat Summit 2020. Carne e salumi: ricette per il next normal (meatsummit.it);

SGMarketing (sgmarketing.it).

 

Didascalia: questo Beef stir fry di Inisvale Quality Irish Meats, venduto presso un Lidl irlandese, riporta sul packaging l’immagine dell’allevatore, oltre alla certificazione Bord Bia, a garanzia di una filiera 100% tracciata al luogo d’origine (photo © Lidl).

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