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Eurocarni nr. 1, 2021

Rubrica: Indagini
(Articolo di pagina 88)

Il futuro del bestiame nell’Unione Europea: uno studio su come contribuire ad ottenere un settore sostenibile

Il settore dell’allevamento contribuisce in modo sostanziale all’economia europea. Nel 2017 il valore della produzione animale e dei prodotti animali nell’UE è stato pari a 170 miliardi di euro, pari al 40% del fatturato agricolo totale. L’UE è un esportatore netto sul mercato mondiale e il surplus commerciale internazionale di derrate zootecniche è costantemente aumentato dal 2000, raggiungendo 3,7 miliardi di euro nel 2019. Il bestiame è presente in quasi tutte le regioni dell’Unione Europea e la sua importanza sociale si estende oltre l’occupazione. Le conclusioni generali sugli allevamenti devono quindi essere tratte con cura. Molti dei contributi dell’allevamento del bestiame dipendono dai sistemi di allevamento implementati e dai territori in cui operano. Gli impatti ambientali possono essere significativi nelle aree di agricoltura intensiva, mentre nelle zone marginali il mantenimento dell’allevamento è una sfida per la conservazione di molti ecosistemi del patrimonio di alto valore ecologico. Nei territori di agricoltura mista, i benefici ambientali dipendono dalla misura in cui colture e animali sono integrati.

 

Consumi

Gli Europei consumano grandi quantità di prodotti animali pro capite. Le proteine di origine animale coprono oltre il 50% dell’apporto proteico totale delle diete europee e il consumo pro capite dell’UE è più del doppio della media mondiale, sebbene ancora inferiore a quello del Nord America. Nel corso del 2020, ogni europeo ha consumato 69,5 kg di carne espressi in equivalente peso al dettaglio e 236 kg di latte (equivalente in litri). Al primo posto troviamo il maiale (31,3 kg), seguito dal pollame (25,6 kg) e dalla carne di ruminanti (10,8 per la carne bovina e 1,8 kg per la carne ovina). Il consumo pro capite di carne e latticini nell’UE è aumentato per diversi decenni prima di iniziare a diminuire negli ultimi anni. Il consumo di carne dovrebbe diminuire ulteriormente entro il 2030, in particolare quello riguardante la carne bovina e una sostituzione delle carni suine con carne avicola. I dati medi di consumo a livello dell’UE mascherano disparità nazionali significative, sia per la carne che per il latte, in termini di consumo corrente e tendenze nel tempo. Questa eterogeneità può essere illustrata osservando i dati del consumo annuo pro capite che per la carne varia dai 34 kg in Bulgaria ai 62 kg in Lussemburgo, per il latte dai 115 kg a Cipro ai 353 kg in Finlandia. Dal 2011 si sono verificati cali significativi nel consumo di carne in Italia (–8 kg), Germania (–10 kg) e Belgio (–26 kg) e variazioni minori in Francia nello stesso periodo, con un passaggio di consumi dalla carne rossa alla carne di pollame.

 

Sostenibilità ambientale

Sono già stati compiuti progressi tecnici ma è ancora possibile compiere progressi significativi per mitigare le emissioni di gas serra (GHGs). Il potenziale di mitigazione globale può raggiungere il 50% nel 2050 rispetto al 2010 utilizzando le tecnologie attuali. Il metano enterico è la principale fonte di GHGs nell’allevamento dei ruminanti ma è anche la più difficile da mitigare (le altre fonti di emissioni sono tecnicamente più facili da controllare). Alcuni suggerimenti:

  • cambiamenti nella produzione di mangimi con i legumi (legumi da foraggio nei pascoli, legumi da granella), che riducono l’uso di fertilizzanti azotati e migliorano la qualità del mangime, riducendo in una certa misura le emissioni di ossido nitroso e metano;
  • l’uso intelligente del letame (raccolta, strutture di stoccaggio, applicazione);
  • una migliore gestione della mandria può ridurre le emissioni di metano. La riduzione dell’età del primo parto da 36 a 24 mesi e il tasso di riforma dal 40 al 25% hanno il potenziale per ridurre le emissioni rispettivamente dell’8 e del 10%;
  • il miglioramento della salute degli animali è una questione importante per la riduzione delle emissioni di metano, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, ma l’importanza di questo aspetto è in realtà molto poco conosciuta sebbene l’OMS abbia affermato che, a livello globale, il 20% delle perdite di produttività negli allevamenti sarebbe correlato alle malattie dei capi;
  • la mitigazione delle emissioni di metano ruminale può essere ottenuta utilizzando additivi per mangimi. Gli acidi grassi insaturi (semi oleosi) o le molecole, come il 3NOP (3-nitros-sipropanolo) possono ridurre le emissioni di metano fino al 30% senza effetti negativi sulle prestazioni durante diverse lattazioni; rimane tuttavia una questione irrisolta la presenza di residui nel latte o nella carne, escludendo i prodotti a base di semi di lino che aumentano il contenuto di Omega-3 nei prodotti animali e possono essere considerati una strategia vincente. I composti secondari vegetali sono oggetto di numerosi studi ma con risultati non sempre convincenti, mentre la selezione di animali a bassa emissione di metano è un altro modo interessante a lungo termine per ridurre le emissioni;
  • l’alimentazione di precisione ha un effetto di mitigazione delle emissioni, aumentando l’efficienza alimentare con programmi di alimentazione bilanciati personalizzati per ciascun animale (minore assunzione di mangime per ottenere prestazioni similari).

Fonte: Future of EU livestock.

How to contribute to a sustainable agricultural sector?

Directorate-General for Agriculture and Rural Development

Commissione europea

 

Nota:  photo © Biletskiy Evgeniy – stock.adobe.com; qui trovate lo studio completo in lingua inglese: ec.europa.eu/info/food-farming-fisheries/key-policies/common-agricultural-policy/cmef/farmers-and-farming/future-eu-livestock-how-contribute-sustainable-agricultural-sector_en

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