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Eurocarni nr. 1, 2021

Rubrica: Indagini
Articolo di De Roest K. , Gastaldo A. , Borciani M. , Motta A. , Zanni E. , Barbieri S. , Canali E. ,
(Articolo di pagina 90)

Indagine di mercato tra i consumatori della provincia di Trento e altre aree del Nord Italia: confronto dei risultati

Da decenni assistiamo ad un intenso dibattito all’interno della società civile sul ruolo del benessere animale nelle produzioni zootecniche. Attualmente, la stessa possibilità di garantire il benessere dei suini negli allevamenti intensivi è messa in discussione a causa del ricorso a pratiche sempre meno accettate, come per esempio la castrazione chirurgica o il taglio della coda. Lo stesso sistema di stabulazione viene percepito come estremamente lesivo della libertà degli animali di esprimere il loro comportamento normale.

Dal punto di vista del consumatore, il benessere animale è considerato un attributo della qualità della carne suina al pari delle caratteristiche organolettiche e di sicurezza alimentare. Tuttavia, non è chiaro se i consumatori conoscano i sistemi di allevamento alternativi con elevati standard di benessere animale e se questa necessità si basi su un’analisi razionale al momento di decidere quale prodotto acquistare.

Dal punto di vista del settore produttivo, vi è oggi un forte interesse ad adottare pratiche di allevamento che promuovano uno sviluppo economico sostenibile, aumentando la competitività e la redditività del settore suinicolo, ma anche a cogliere le opportunità di vendita della carne suina o dei prodotti trasformati mediante l’accesso a nuovi mercati, soprattutto internazionali. In quest’ottica, nell’ambito del progetto “Filiera suinicola sostenibile – Valorizzazione dei prodotti tradizionali della salumeria trentina attraverso la certificazione di benessere animale e ambientale”, è stata realizzata un’indagine di mercato che ha previsto il coinvolgimento diretto dei consumatori, allo scopo di analizzare le attitudini e le preferenze degli intervistati in relazione al possibile mercato dei prodotti derivanti da suini allevati con elevati standard di benessere animale.

Il progetto è stato coordinato e condotto dal Consorzio Produttori Trentini di Salumi di Trento, in collaborazione con il CRPA di Reggio Emilia, il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano, la Federazione Provinciale Allevatori di Trento, alcune imprese di trasformazione e macellerie trentine, e finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento con la misura 16.1.1 del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020.

L’indagine si è svolta nel periodo gennaio 2019-febbraio 2020 e ha coinvolto 205 consumatori della provincia di Trento, di un’età minima di 18 anni, ai quali è stato somministrato un questionario presso i punti vendita di negozi tradizionali e della grande distribuzione. L’indagine ha previsto 14 domande a risposta multipla, divise in tre sezioni, 5 delle quali con scala Likert a 5 risposte (ad esempio “per niente importante”, “non importante”, “abbastanza importante”, “molto importante”) e una scala a 9 risposte (da 1 “poco importante” a 9 “molto importante”).

Il medesimo questionario era stato precedentemente somministrato a due gruppi di consumatori in altre due regioni del Nord Italia: i risultati dell’indagine sui consumatori lombardi è reperibile su Professione Allevatore (marzo 2019), mentre quelli relativi ai consumatori dell’Emilia-Romagna è pubblicato sulla Rivista di Suinicoltura n. 2 del 2020.

 

Dati demografici e abitudini d’acquisto

La maggior parte degli intervistati (44%) appartiene alla classe di età tra 31 e 50 anni, mentre hanno risposto solo 6 consumatori con età superiore a 70 anni (Tabella 1). Il campione è quasi equamente suddiviso tra uomini e donne (47 e 53% rispettivamente). Il 74,5% degli intervistati trentini acquista prevalentemente la carne e i prodotti derivati presso i punti vendita della Grande Distribuzione. Mentre il 40% ha indicato, come luogo alternativo per l’acquisto, anche piccoli punti vendita o negozi di quartiere in percentuale maggiore rispetto agli altri consumatori intervistati (il 21% dei consumatori lombardi e il 15% dei consumatori emiliano-romagnoli acquista presso questi canali di vendita). Tale percentuale sale al 51,5% se vengono inclusi anche i mercati all’aperto.

 

Percezione e conoscenza del benessere animale

La maggioranza degli intervistati (77,5%) ritiene che sia importante tutelare il benessere degli animali d’allevamento, ma quasi tutti gli intervistati (88%) ritengono che nel nostro Paese questo aspetto vada maggiormente tutelato. Un sentimento analogo si riscontra anche tra i consumatori intervistati in Emilia-Romagna e in Lombardia, mettendo in luce la necessità di comunicare quali tipi di controlli siano messi in atto per la verifica di requisiti relativi al benessere animale. Pochissimi intervistati hanno dichiarato che la situazione in Italia non presenta criticità nel sistema di tutela del benessere animale. Quando però viene chiesto a chi competa l’emanazione delle norme che regolano il benessere animale, la metà degli intervistati è convinta che questo sia un compito sia dell’Unione Europea sia dell’Italia. Solo un’esigua percentuale di intervistati (16%) è consapevole del fatto che l’UE sia la sede di prima emanazione della normativa sulla protezione degli animali in allevamento e, a livello di singolo Stato Membro, avvenga l’attuazione, eventualmente con l’introduzione di requisiti solo più restrittivi, di quanto deciso a livello comunitario.

 

Propensione all’acquisto e disponibilità a pagare

Considerando gli aspetti che orientano le scelte d’acquisto di carne suina, dall’indagine sui consumatori trentini è emerso che le caratteristiche principali sono, nell’ordine, la freschezza e la scadenza, l’origine degli animali e il colore, come indicato anche dai consumatori intervistati nelle altre aree oggetto del sondaggio. Il benessere animale si colloca in quarta posizione.

Suddividendo il campione di consumatori per classi di età, risulta che in Trentino non si riscontrano sostanziali differenze nell’interesse verso il benessere animale tre le diverse classi di età degli intervistati, se non per un lieve maggior interesse per la classe dai 51 ai 70 anni (Tabella 2).

Questa situazione è opposta a quella osservata in Emilia-Romagna, dove i consumatori più giovani pongono il benessere animale al terzo posto e in Lombardia dove la classe di età 31-50 anni esprime una maggior interesse per il benessere animale collocandolo al quarto posto delle preferenze, differenziandosi notevolmente dalle altre. I prodotti derivanti da sistemi di produzione attenti al benessere degli animali possono riportare questo tipo di informazione in etichetta.

Nonostante il benessere animale orienti solo in parte le scelte d’acquisto dei consumatori intervistati, la maggioranza degli intervistati trentini (92%) dichiara di cercare queste informazioni, anche occasionalmente, sui prodotti o nei punti vendita.

Se mettiamo a confronto queste risposte nelle altre aree, troviamo una situazione differente in quanto poco più della metà dei consumatori lombardi e emiliano-romagnoli cerca prodotti con un maggiore contenuto di benessere.

Nell’indagine si è analizzato anche quanto i consumatori siano disponibili a pagare in più per un prodotto che garantisca maggior benessere agli animali allevati. La maggioranza dei consumatori (82%) si è dichiarato disposto a pagare di più prodotti ad alto contenuto di benessere animale, anche se con diversi risultati: il 27,5% sarebbe disposto a pagare fino a 1 euro al chilogrammo in più rispetto a un prezzo medio della carne suina di 7 Ä/kg; il 39% fino a 2 euro e il 16% fino a 3 euro. Solo il 4% non si dichiara disposto a pagare di più il prodotto.

Nelle classi centrali di età si è registrata una maggiore disponibilità a pagare rispetto ai più giovani o ai più anziani; questo risultato va probabilmente attribuito alla maggiore disponibilità di spesa dei consumatori in piena età lavorativa.

 

Conclusioni

Dalle risposte dei consumatori, senza distinzione tra le aree geografiche di appartenenza, è emerso come la tutela del benessere animale sia un aspetto importante, ritenuto però poco tutelato a livello nazionale, anche se appare evidente come ci sia molta confusione sulle norme e sui controlli ai quali sono sottoposti gli allevamenti. Un altro risultato da sottolineare è l’importanza attribuita a questo requisito quando si sceglie un prodotto: seppur tra le prime scelte, il benessere animale viene dopo aspetti come la freschezza, il colore, l’origine degli animali o il prezzo per i consumatori che non sono disposti a spendere un plus di prezzo.

La quasi totalità dei consumatori poi dichiara di cercare informazioni relative al benessere animale, anche occasionalmente, sulle etichette dei prodotti o nei punti vendita. L’interesse verso determinati prodotti si scontra però con quanto offerto dal mercato: dati non discussi in questo articolo fanno emergere una carenza sul mercato di prodotti derivanti da animali allevati con elevati standard di benessere animale.

Pertanto, per evitare che questi prodotti, pur se tendenzialmente in crescita, rimangano nicchie di mercato e per facilitare le scelte di acquisto dei consumatori, è necessario promuovere la diffusione di informazioni chiare sui requisiti minimi previsti dalle norme e sui requisisti proposti dai diversi standard di benessere animale.

Kees De Roest

Alessandro Gastaldo

Marzia Borciani

Ambra Motta

Elisa Zanni 

CRPA Spa

Sara Barbieri 

Elisabetta Canali

Dipartimento di Medicina

Veterinaria, Università di Milano

 

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Si avvicina il ritorno dell’Uro, antico bovino estinto da quattro secoli

L’Uro è il papà dei tori moderni, estinto da quattro secoli: le prime mandrie di animali molto vicini a questo antico bovino pascolano nei Paesi Bassi e in Croazia grazie a un progetto a guida italiana. Sono circa 700 animali e sono nati dal programma Tauros, coordinato dal prof. Donato Matassino del Consorzio per la Sperimentazione Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative (ConSDABI, consdabi.org) di Benevento. L’obiettivo del progetto, nato nel 2008 in collaborazione con gli olandesi Henri Kerkdijk e Ronald Goderie della Fondazione Taurus, è ottenere, tramite incroci a ritroso, una razza di bovino che sia la più vicina possibile all’Uro originale (Bos primigenius Primigenius), nell’aspetto, nei geni, nel comportamento. Questi animali, una volta ottenuti, ha spiegato il prof. Matassino, «dovranno essere completamente autosufficienti e occupare la nicchia ecologica del paesaggio europeo lasciata vuota dopo l’estinzione dell’Uro». Questo perché, ha aggiunto, «l’antico bovino selvatico era necessario all’ambiente in cui viveva, per quello che sapeva fare: mangiare e calpestare gli ambienti naturali dell’Europa centro orientale». L’Uro, infatti, manteneva in equilibrio il suo ambiente e le risorse alimentari del pascolo e attraverso questo comportamento aiutava a preservare la ricca biodiversità dell’antico paesaggio europeo. L’obiettivo del progetto è infatti far ritornare l’Uro al fine di ripristinare gli antichi equilibri che sono stati alterati. Per far rinascere l’antico bovino, i ricercatori hanno dapprima identificato i bovini con caratteristiche più vicine a quelle dell’Uro e poi hanno avviato gli incroci tra le razze considerate più idonee (come il Bovino Grigio Autoctono Italiano, già Podolica, e la Maremmana primitiva; le spagnole Pajuna, Limia e Sayaguesa e la portoghese Maronesa). A 12 anni dall’avvio del progetto la più grande mandria ottenuta finora è pronta a cominciare a vivere in condizioni naturali e a riprodursi in modo naturale. Dalla prole di questi bovini, entro il 2025, saranno selezionati altri esemplari a cui toccherà dimostrare di essere adatti alla vita selvatica e di avere davvero tutte le caratteristiche degli Uri (fonti: ANSA, Accademia dei Georgofili).

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