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Eurocarni nr. 7, 2020

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 22)

Recessione storica e patti violati

Due fatti importanti vengono registrati in questo momento; fatti che riguardano, in primo luogo, le nuove stime economiche presentate dall’Unione Europea e, in secondo luogo, il pronunciamento del Tribunale Costituzionale tedesco che ha giudicato in merito agli acquisti di titoli pubblici da parte della Banca Centrale Europea. Ambedue hanno suscitato e continuano ad agitare le preoccupazioni dei vari Paesi comunitari, tenuto conto dell’importanza che essi rivestono, specialmente ora, tempo segnato dalla grave crisi sanitaria, con la quale è necessario confrontarsi in ogni momento. Ebbene, i dati economici forniti dall’UE, che non si discostano da quelli sostenuti dal Fondo Monetario Internazionale, appaiono molto preoccupanti; da essi si può dedurre che ci troviamo in una profonda recessione in tutta Europa e l’Italia paga un prezzo tra i più alti per la profondità della caduta, con tutto quello che ne consegue in termini di maggiore disoccupazione, indebitamento pubblico e privato ed anche per le maggiori difficoltà per emergere in superficie. Vengono infatti annullate tutte le stime attuate in precedenza; l’Italia vedrà il suo PIL negativo, attestato a circa –10%, in una posizione superiore solo alla Grecia e con la Spagna soltanto un gradino sopra. Tra gennaio-giugno la produzione reale dovrebbe ridursi di circa il 18% e nell’anno corrente la disoccupazione risalirà dal 10 all’11%, per poi ridursi al 10,7 nel 2021. Il deficit-PIL, in primo tempo, salirà all’11,1% per poi scendere al 5,6%, mentre il debito-PIL si dovrebbe attestare quest’anno su circa il 159%, per poi scendere al 153,6% nel prossimo anno. Sempre secondo i dati resi noti, entro il 2021 solo Germania, Austria, Croazia, Slovacchia e Polonia dovrebbero recuperare il livello di attività economica registrato nell’ultimo trimestre del 2019, ma la recessione più pesante si avrà in Grecia, Italia, Spagna e, in misura minore, in Francia. Tra i grandi Paesi, l’Italia, che è stata colpita più duramente dalla crisi sanitaria in atto, potrebbe aver bisogno di più tempo rispetto alla maggior parte degli altri Paesi. Aggiungasi anche la presenza di eventuali sofferenze bancarie che possono incidere negativamente sulle condizioni di finanziamento dello Stato; un riflesso anti-consumo delle famiglie, spinte a maggior risparmio, ed un rischio per le finanze pubbliche, se dovessero essere invocate a sostegno di chi ne avesse bisogno, pena eventuali fallimenti.
Insomma, si tratta di uno scenario economico di base che mostra la peggiore recessione dal dopoguerra e lo dimostrano anche la situazione dell’Eurozona, col –7,7% quest’anno, e –7,4% nell’intera UE, con un prevedibile rimbalzo, però, nel 2021 del +6,3 e +6% rispettivamente. Detto rimbalzo non viene comunque ritenuto essere in grado di compensare la caduta di quest’anno, con un’inflazione che potrà risalire all’1,1% dallo 0,2%.
Si tratta di cifre che giustificano allarme e ci sentiamo di condividere le preoccupazioni della stessa Commissione UE allorché afferma che “la pandemia potrebbe lasciare cicatrici permanenti come un gran numero di fallimenti ed effetti negativi prolungati sulla disoccupazione”.
È chiaro perciò che la Banca Centrale Europea dovrà necessariamente proseguire nelle operazioni di sostegno monetario se non si vuole correre il rischio di disintegrazione delle basi economiche e giuridiche dell’unione monetaria. Come è noto, la BCE ha lanciato a marzo l’iniziativa del cosiddetto PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), che prevede l’acquisto di titoli di Stato per 750 miliardi, proprio per garantire la stabilità del sistema e mettere al riparo gli spread; gli acquisti proseguiranno fino a fine anno, con la promessa che si andrà avanti fino al termine della crisi e il sistema sarà anche ampliato se necessario.
Nel frattempo, ignorando completamente la situazione in cui si dibattono i diversi Paesi a causa della grave situazione sanitaria, è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, la quale, pronunciandosi sugli acquisti di titoli da parte della BCE tra marzo 2015 e dicembre 2018 (2.600 miliardi di euro), ha stabilito che, pur ritenendo legittimo l’acquisto di titoli da parte della BCE, ha concesso tre mesi di tempo alla presidente Lagarde per dimostrare, in modo “comprensibile e dettagliato”, che dette operazioni non abbiano avuto un impatto economico e fiscale sproporzionato. Senza tale dimostrazione la Banca Centrale tedesca non potrà partecipare alle operazioni e dovrà vendere i titoli acquistati (553 miliardi). La sorpresa è stata enorme in tutti gli ambienti sia economici che giuridici e noi non intendiamo qui addentrarci in disquisizioni di ordine giuridico, che in questo momento debbono lasciare spazio alla risoluzione dei problemi reali; problemi che, se non risolti, rischiano di disintegrare la stessa intera Europa. Basti affermare che non si può non riconoscere che la primarietà del diritto europeo non può essere messa in discussione e perciò la Corte di Giustizia Europea deve prevalere su quelle nazionali. Ben ha fatto dunque la Commissione UE che si è affrettata a sostenere il “primato del diritto UE e il vincolo delle sentenze della Corte di Giustizia per tutte le Corti nazionali”. La scelta libera e consapevole di affidare la competenza esclusiva al giudice dell’UE il controllo sulla legittimità degli atti giurisdizionali dell’UE non deve significare pretendere di verificare ogni giorno il buon esercizio sulla base dei rispettivi parametri di legittimità e interesse. Considerare che ogni giudice nazionale possa decidere di indicare la legittimità di Stati dell’UE significa creare confusione ed incertezza, che non vorremmo fosse l’intenzione di qualche spirito in odore di supremazia economica e finanziaria, in un momento come questo che è difficile per tutti.
Cosimo Sorrentino

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