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Eurocarni nr. 7, 2020

Rubrica: Comunicare la carne
Articolo di Gamberini A.
(Articolo di pagina 34)

EFSA: carni e prodotti animali sempre più sicuri

Ormoni, antibiotici, sostanze indesiderate: le loro tracce nei prodotti di origine animale sono praticamente nulle. Lo rivelano le ultime analisi Efsa, che confermano come la situazione migliori di anno in anno. Ciononostante, fake news ed errate convinzioni sull’argomento non sembrano diminuire

La carne, il latte e le uova che arrivano sulle nostre tavole sono sempre più sicuri. Lo confermano le analisi che Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, realizza ogni anno su migliaia di campioni di prodotti di origine animale. I dati più recenti (2018) confermano che appena lo 0,3% degli oltre 650.000 campioni esaminati presenta valori fuori norma. Gli stessi numeri, visti da un’altra angolazione, dicono che il 99,7% dei campioni, quasi la totalità dunque, è perfettamente in regola. Numeri persino migliori di quelli registrati negli anni precedenti, con una costante diminuzione dei casi “non conformi”, come vengono definiti quelli nei quali si riscontrano residui eccedenti i limiti previsti dalle normative. Se poi si entra nel dettaglio, si scopre che in numerosi casi la presenza di sostanze indesiderate non origina da comportamenti scorretti da parte di chi alleva, ma da contaminazioni di origine ambientale.
Ma andiamo con ordine, partendo dagli antibiotici, farmaci sui quali è puntata l’attenzione per il moltiplicarsi di fenomeni di antibioticoresistenza da parte di alcuni batteri. È diffusa convinzione, per quanto errata, che all’origine di questo fenomeno ci sia un uso improprio in campo veterinario. I sostenitori di questa tesi si appellano a talune statistiche che hanno però il limite di non distinguere fra animali da reddito e da affezione e che non tengono conto dei farmaci esportati. Con l’avvento della ricetta elettronica veterinaria si potranno finalmente avere dati puntuali.
Nel frattempo, i risultati raccolti da Efsa dicono che la presenza di residui di antibiotici si è registrata su appena lo 0,17% dei campioni esaminati. Percentuale che sarebbe ancora più bassa senza la presenza del miele, dove si ha un picco di positività dello 0,82%. Una conferma indiretta dell’impegno di allevatori e medici veterinari nel ridurre il ricorso a questa categoria di farmaci.
Il compito di contrastare i batteri è sostituito sempre più da efficaci misure di biosicurezza, da uno strategico ricorso ai presidi vaccinali e dall’utilizzo di “armi” antimicrobiche alternative. E i risultati ci sono, tanto che l’impiego di antibiotici negli ultimi sei anni si è ridotto del 30%.
Sotto la lente di Efsa sono finiti poi gli ormoni. In questo caso il numero di campioni non in regola si è fermato al modesto 0,25%. Nel commentare gli esiti di queste analisi, i ricercatori hanno anche tenuto a precisare che la presenza di questi residui poteva originare non da comportamenti illeciti, ma da situazioni fisiologiche degli animali (ad esempio per la presenza di steroidi endogeni), come pure per la presenza negli alimenti di alcuni funghi del genere fusarium o di essenze vegetali in grado con i loro metaboliti di rilasciare residui indesiderati. È il caso dei vegetali della famiglia delle crucifere, cui appartengono cavoli e verze o la colza, nota foraggera. Non stupisce che di ormoni non vi sia praticamente traccia, visto che il loro impiego, almeno in Europa, è vietato da sempre, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi come ad esempio gli Usa.
Vi sono tuttavia altre molecole in grado di stimolare la crescita e il cui uso è ammesso, ma solo per motivi terapeutici. In questo novero rientrano i beta-agonisti, anch’essi presi in esame dalle analisi di Efsa. Anche in questo caso i risultati testimoniano la correttezza dell’operato degli allevatori, visto che i risultati “non conformi” si fermano allo 0,01% dei campioni sospetti. In altre parole, il 99,99% della carne non ne presenta tracce.
La ricerca di sostanze indesiderate o illecite nei prodotti di origine animale si è allargata a molte altre molecole, sia farmacologicamente attive, sia metaboliti delle stesse: dagli agenti antitiroidei agli steroidi, sino ai lattoni dell’acido resorcilico, preso in esame per le sue proprietà estrogeniche e dunque assimilabile al gruppo degli ormoni.
Poi il grande capitolo degli antinfiammatori cortisonici, il cui impiego, come per molti altri farmaci, prevede adeguati tempi di sospensione. Anche per loro le analisi hanno confermato la sicurezza dei prodotti che escono da stalle e pollai. Quei pochissimi casi ove ciò non avviene diminuiscono anno dopo anno. E i controlli evitano che anche quei pochi possano giungere sulle nostre tavole. Eppure è convinzione diffusa che gli animali siano “imbottiti” di farmaci. Una fandonia, una fake news, per dirla con un anglicismo alla moda, che si sente troppo spesso ripetere. È allora il momento di cambiare opinione su carne e allevamenti.
Angelo Gamberini
per Carni Sostenibili

 

Altre notizie

 

EFSA: in materia di residui di farmaci veterinari in animali e alimenti resta elevato il rispetto dei livelli di sicurezza

Nell’Unione Europea i dati di sulla presenza di residui di farmaci veterinari e contaminanti negli animali e negli alimenti di derivazione animale mostrano alti tassi di conformità con i livelli di sicurezza raccomandati. È questo il dato che emerge dall’ultimo rapporto EFSA, che sintetizza i dati del monitoraggio 2018. La percentuale di campioni che ha superato i tenori massimi consentiti è stata dello 0,3%. Tale percentuale rientra nell’intervallo 0,25%-0,37% già riferito per gli ultimi 10 anni. Rispetto al 2017 la non conformità è aumentata lievemente per agenti antitiroidei e steroidi. Piccole diminuzioni sono state osservate per gli antibatterici, per altri farmaci veterinari (come gli antinfiammatori non steroidei), altre sostanze e contaminanti ambientali (come sostanze chimiche e micotossine). In totale sono stati esaminati 657 818 campioni provenienti da 28 Stati membri dell’UE. I dati saranno messi a disposizione su Knowledge Junction (zenodo.org), la piattaforma on-line di libero accesso curata da EFSA e creata per migliorare trasparenza, riproducibilità e la possibilità di riutilizzare evidenze scientifiche nella valutazione dei rischi per la sicurezza di alimenti e mangimi.

>> Link: www.efsa.europa.eu/it

 

Progetto Carni Sostenibili

Con la consapevolezza che la sostenibilità nel campo delle carni costituisce un argomento complesso e dibattuto, il Progetto Carni Sostenibili intende mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente. Al dibattito sulla produzione e il consumo di carne partecipano organizzazioni e stakeholder di vario genere, caratterizzati da scopi differenti: associazioni animaliste e/o ambientaliste, centri di ricerca, media. In questo contesto non si è mai inserito, almeno in Italia, il punto di vista dei produttori di carne, che hanno invece sentito la necessità di partecipare al dibattito fornendo informazioni, dettagli e dati oggettivi utili a correggere, dove necessario, alcune posizioni, a volte pregiudiziali se non completamente scorrette. Per far questo, dal 2012 un gruppo di operatori del settore zootecnico (aziende e associazioni) si è organizzato per supportare studi scientifici che, in una logica di trasparenza pre-competitiva, hanno permesso di arrivare, oltre che alla pubblicazione dello studio “La sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia“, all’avvio del progetto “Carni Sostenibili” e, quindi, del portale www.carnisostenibili.it. Nato dalla comunione di intenti delle tre principali associazioni di categoria, Assocarni, Ass.i.ca. e Unaitalia, il sito si propone di trattare in modo trasversale tutti gli argomenti legati al mondo delle carni, contribuendo a un’informazione equilibrata su salute, alimentazione e sostenibilità.

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