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Eurocarni nr. 7, 2020

Rubrica: Indagini
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 64)

Indicazioni d’origine, un’enorme risorsa

Un prodotto a denominazione su quattro, nel mondo, è italiano. Il Belpaese conferma il suo primato mondiale per numero di prodotti certificati con 824 Dop, Igp, Stg nei comparti Food & Wine su 3.071 totali: un comparto che ogni anno segna nuovi incrementi e nuovi record

Sono innumerevoli gli eventi pubblici e privati che in questa prima metà del 2020 sono stati annullati a causa del coronavirus, in Italia e all’estero. Tra questi, quello inizialmente fissato per il 4 marzo scorso a Roma relativo alla presentazione del XVII Rapporto Ismea – Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop, Igp, Stg. Un appuntamento annuale che dal 2003 prevede la disamina, alla presenza di istituzioni, imprese e addetti ai lavori, dei più importanti fenomeni socio-economici del comparto della qualità alimentare certificata. Vista la situazione in continua evoluzione e i repentini mutamenti sul piano economico e sociale, non è facile fare previsioni attendibili sull’andamento della Dop-Economy nei prossimi mesi. Secondo Qualivita e Ismea è però evidente che, prima della pandemia, il comparto, nel nostro Paese, godesse di discreta salute, con ulteriori potenzialità inespresse. Nell’anno 2018 si sono infatti superati i 7 miliardi di euro alla produzione, mentre l’export, dal 2008, si è più che triplicato. Il Vino Ig sfiora i 9 miliardi di euro di valore dell’imbottigliato, le esportazioni valgono l’87% del totale vinicolo italiano. Le denominazioni si confermano un driver fondamentale e indiscusso dei distretti agroalimentari del Belpaese, con un valore alla produzione, nel 2018, di oltre 800 Indicazioni Geografiche che supera i 16,2 miliardi di euro (+6% in un anno) e con l’export che scavalca la soglia dei 9 miliardi (+2,5%), grazie al lavoro di oltre 180.000 operatori e l’impegno dei 285 Consorzi di tutela riconosciuti. Si segna un nuovo record con una crescita del 3,8% in termini di valore alla produzione rispetto al già positivo 2017 e con un trend del +43% dal 2008. Il valore al consumo, pari a 14,4 miliardi di euro, conferma il risultato dell’anno precedente, mentre continua la crescita sul fronte export che, per il comparto Food IG raggiunge i 3,6 miliardi di euro e un +1,2% su base annua con le esportazioni agroalimentari Dop e Igp che dal 2008 hanno registrato ogni anno una crescita in valore (+218% in totale). Un terzo delle esportazioni è verso Paesi Extra UE (33%), ma i mercati principali si confermano Germania (20%), Usa (18%) e Francia (15%). Ottima performance anche dei vini Ig sfusi, che raggiungono i 3,5 miliardi di euro di valore alla produzione (+9,1% su base annua), con l’imbottigliato che segna invece 8,9 miliardi di euro (+7,9%). La produzione complessiva è di poco inferiore alla soglia dei 25 milioni di ettolitri. Ancora positivo l’export, che nel 2018 raggiunge 5,4 miliardi di euro (+3,5%) su un totale di 6,2 miliardi del vino italiano nel suo complesso: i vini Dop e Igp rappresentano il 74% del totale export vinicolo italiano in volume e l’87% in valore. Tutte le province d’Italia, seppur in maniera difforme tra loro, hanno una ricaduta economica dovuta alle filiere Ig. Alcune realtà emergono più di altre: le prime quattro regioni per impatto economico si trovano al Nord Italia e concentrano il 65% del valore produttivo delle Indicazioni Geografiche e le prime cinque province, da sole, superano la metà del valore complessivo generato a livello nazionale dalle filiere Food & Wine Dop Igp. Si contano cinque regioni sopra 1 miliardo di euro di valore generato dalle Ig. Il Veneto cresce e si conferma la prima regione, con 3,90 miliardi di euro, seguito da Emilia-Romagna, con 3,41 miliardi, e Lombardia con 1,96 miliardi, Piemonte (1,23 mld di euro), Toscana (1,11 mld di euro). Nel Food, Emilia-Romagna e Lombardia guidano la classifica e la Campania, a seguire, si conferma con ottimi risultati. Nel Vino, il Veneto è seguito da Toscana e Piemonte e stanno mostrando buone performance anche Puglia, Sicilia ed Emilia-Romagna. Le prime quattro regioni si trovano al Nord Italia e concentrano il 65% del valore produttivo Ig. Le prime cinque province, che da sole superano la metà del valore complessivo generato a livello nazionale dalle filiere Food & Wine Dop Igp sono: Treviso (€ 1.763 mln), Parma (€ 1.389 mln), Verona (€ 1.155 mln), Modena (€ 782 mln), Cuneo (€ 686 mln).

Prodotti a base di carne
Il comparto dei prodotti a base di carne Dop Igp vale 2 miliardi di euro alla produzione (–1,1% su base annua) e 4,8 miliardi al consumo (+2,9%), con una produzione certificata di 204.000 tonnellate in crescita del 2,5%. Lieve calo per l’export a –1,9%, per un valore di 569 milioni. Emilia-Romagna regina indiscussa del comparto, con Parma che traina (e 896 mln), è seguita nella classifica provinciale da Udine (e 309 mln), Sondrio (e 232 mln) e Bolzano (e 109 mln). Al Prosciutto di Parma Dop (e 824 mln), seguono il Prosciutto di San Daniele Dop (e 307 mln) e la Mortadella Bologna Igp (e 296 mln). Nella top ten dei prodotti per valore, buone crescite soprattutto per il Prosciutto di Norcia Igp, la Coppa di Parma Igp e il Prosciutto Toscano Dop.

Formaggi
Dati positivi anche per il comparto dei formaggi a denominazione: 4,1 miliardi di euro, con una crescita del 5% in un anno, grazie ad una produzione certificata di 544.000 tonnellate. Tendenzialmente si mostra stabile il valore al consumo di 7,2 miliardi (–1,3%) e all’export 1,8 miliardi (+0,8%). Emilia-Romagna e Lombardia concentrano quasi i 2/3 del valore totale, ma tra le prime 10 province si trovano anche Caserta, Cuneo e Vicenza.
È superiore al miliardo di euro il valore alla produzione di Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop. In crescita la produzione certificata e il valore per quasi tutte le principali produzioni a denominazione di Origine Protetta, con un grande recupero a doppia cifra in particolare per il Pecorino romano Dop e il Montasio Dop. Buona crescita per la Ricotta romana Dop (+16%); frena invece, la Ricotta di Bufala Campana Dop dopo l’exploit del 2017.

Carni fresche
Produzione oltre le 14.000 tonnellate per le carni fresche a denominazione, per un valore all’origine di 91 milioni di euro (+2,8% su base annua) e di 195 milioni al consumo (–0,9%). La Sardegna è la prima regione per valore generato dalle filiere IG con 26,8 milioni di euro, seguita da Toscana (€ 18,9 mln), Lazio (€ 11,7 mln), Marche (€ 9,6 mln) e Umbria (€ 9,4 mln). Il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp è il prodotto principale, il cui valore alla produzione sfiora i 48 milioni di euro, cui seguono l’Agnello di Sardegna Igp (€ 26,8 mln), l’Abbacchio romano Igp (€ 9,8 mln), l’Agnello del Centro Italia Igp (e 4,5 mln) e la Cinta senese Dop (e 2,4 mln).

Prodotti trasformati
Nei prodotti trasformati, è ragguardevole la crescita della Pasta di Gragnano Igp (+62%), undicesimo prodotto Food a denominazione italiano per valore.

Panetteria e pasticceria
Bene i prodotti della panetteria e pasticceria con la Piadina romagnola Igp (+24%), i Cantuccini toscani Igp (+28%) e il Pane toscano Dop (+7%) che guidano la categoria.

Oli
Per quanto riguarda gli oli, grazie ad un’importante produzione complessiva 2017/2018, anche i volumi certificati 2018 segnano una crescita significativa: oltre 12.500 tonnellate di olio certificato a denominazione (+22%), per un valore alla produzione di 86 milioni di euro (+18%) e 144 milioni di euro al consumo (+21%). Cresce anche l’export che raggiunge i 62 milioni di euro (+11%). Puglia e Toscana guidano la classifica regionale, con un valore simile (vicino ai 25 mln di euro), seguite da Sicilia (e 13,8 mln), Liguria (e 5,7 mln) e Umbria (e 4,6 mln). Il Toscano Igp e il Terra di Bari Dop sono i due prodotti che guidano il settore con un valore alla produzione di circa 22,5 milioni ciascuno: seguono il Val di Mazara Dop, il Riviera Ligure Dop, l’Umbria Dop e il Garda Dop.

Aceti
Anche gli Aceti Balsamici confermano un andamento già soddisfacente negli anni precedenti: una produzione di 90,7 milioni di litri, in un distretto concentrato nelle province di Modena e Reggio Emilia, per un prodotto che vale complessivamente 369 milioni di euro alla produzione e 930 milioni al consumo. Il settore degli Aceti Balsamici a Ig esporta circa il 92% della produzione, per un valore di 843 milioni di euro e un peso del 24% dell’export totale del settore Ig Food. L’Aceto Balsamico di Modena Igp, da solo, vale 363 milioni all’origine e raggiunge gli 834 milioni all’export. Registra trend vicini al +10% l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, che arriva a valere 5,1 milioni alla produzione, 22,4 milioni al consumo e 8,6 milioni all’export.

Frutta e frutta guscio
Crescono inoltre la frutta in guscio con la Nocciola del Piemonte Igp e il Pistacchio Verde di Bronte Dop ed è ottimo trend per il Melone mantovano Igp. L’export vale 223 milioni di euro e tra i prodotti più esportati spiccano la Mela Alto Adige Igp, la Mela Val di Non Dop, l’Arancia Rossa di Sicilia Igp e la Melannurca Campana Igp. Bolzano guida la classifica regionale, seguita a distanza da Trento, Cuneo, Catania e Siracusa.

Leadership italiana per numerosi distretti
A fine 2019 l’Italia conferma il suo primato mondiale per numero di prodotti certificati con 824 Dop, Igp, Stg nei comparti Food & Wine su 3.071 totali: oltre un prodotto su quattro a Indicazione Geografica. Nel 2019 l’Italia raggiunge la soglia dei 300 prodotti Food Dop, Igp, Stg: anche questo è un primato mondiale. Il secondo Paese è la Francia, con 251 produzioni Food. La Fondazione Qualivita sottolinea come, nel corso degli anni, il sistema delle Dop e Igp abbia contribuito alla definizione di un’Italia agroalimentare policentrica, con l’affermazione di numerosi distretti nel Paese, che delineano zone a vocazione agricola e vitivinicola e in cui il sistema delle Indicazioni Geografiche riveste un doppio ruolo strategico: da una parte, coi suoi prodotti, è un forte attrattore turistico e un elemento di qualità diffusa nei territori che funge da collettore per lo sviluppo locale; dall’altra, rappresenta un cluster sempre più prezioso per l’industria alimentare italiana, nella quale riesce a generare valore aggiunto nel segno della qualità. Anche Teresa Bellanova, Ministra delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, nell’esprimersi favorevolmente per la conferma della leadership italiana nei prodotti di qualità certificata, ha sottolineato che queste specialità, che poggiano il proprio successo sull’identità di un popolo e che sono per questo capaci di conquistare spazi globali, generano straordinarie economie positive nell’industria dei prodotti trasformati. Nella valorizzazione in etichetta di questo connubio si esprimono ulteriori ed evidenti potenzialità. L’identità è il perno, da questo dobbiamo partire e ripartire.
Sebastiano Corona

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