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Eurocarni nr. 3, 2020

Rubrica: Fiere
(Articolo di pagina 106)

Fieragricola 2020 fa il pieno di visitatori

Al centro dell’evento veronese business e confronto internazionale sul futuro della filiera agricola

Oltre 132.000 visitatori, il 15% dei quali esteri, 900 aziende da 20 nazioni su 67.000 m2 espositivi netti, delegazioni commerciali da 30 Paesi, 800 capi di bestiame e 130 convegni tecnici in calendario. Sono i numeri con cui ha chiuso la 114ª Fieragricola di Verona (29 gennaio – 1 febbraio 2020): il salone dedicato al settore agricolo, punto di riferimento nazionale ed europeo. Protagonista nelle quattro giornate di rassegna l’intera filiera legata all’agricoltura che ha richiamato visitatori da tutta Italia, con un sensibile aumento dal sud e dal nord ovest del Paese. Dieci i padiglioni occupati, suddivisi tra meccanizzazione, zootecnia, mangimistica, colture specializzate, energie rinnovabili, agrofarmaci, fertilizzanti e sementi, con il potenziamento delle aree per avicoltura, allevamento dei suini e zootecnia da latte. Il nuovo Green Deal europeo con le sue ricadute sul mondo agricolo e sulla Pac è stato infatti il tema portante di Fieragricola 2020, insieme ad un approfondimento sulle opportunità di sviluppo dell’agribusiness in Africa. Su questi argomenti si sono confrontati imprese, sindacati agricoli, associazioni e istituzioni. Un dibattito che ha visto la partecipazione della ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova e la ministra dell’Agricoltura della Croazia Marija Vučkovič che presiede il Consiglio dei ministri agricoli dell’Unione Europea nel primo semestre 2020. Proprio la Croazia è stata il paese ospite di questa edizione, che ha puntato sull’aumento dell’internazionalità. A Fieragricola 2020, infine, l’internazionalità è andata in scena anche con gli eventi e i premi zootecnici, grazie al ritorno del Confronto europeo della razza Bruna e al 19º Dairy Open Holstein Show.

Interventi e convegni di rilievo
«Le best practice della filiera avicola premiate a Fieragricola rappresentano le eccellenze di un settore 100% made in Italy, sempre più impegnato sui temi della sostenibilità ambientale e del benessere animale, che dal 2011 ha ridotto dell’82% l’uso degli antibiotici e lavora costantemente accanto alle istituzioni per accrescere tutti gli standard di allevamento, a partire dalle biosicurezze. L’avicoltura italiana, in linea con la propria vocazione alla filiera integrata, vuole cogliere le sfide del Green Deal e della strategia “From farm to fork”, lanciata dal nuovo esecutivo europeo. Occorre, però, che le istituzioni supportino l’intero settore nel conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica, fornendo strumenti a supporto della competitività delle nostre imprese». Così Antonio Forlini, presidente di UnaItalia, è intervenuto durante il Premio Avicoltore dell’Anno a Fieragricola.
«Servono finanziamenti per l’innovazione e politiche che ci difendano dall’ingresso di prodotto straniero, in primis dall’Ucraina e dal Brasile, Paesi rispetto ai quali sono stati di recente negoziati accordi a livello europeo molto penalizzanti per il nostro comparto» ha proseguito Forlini. «Oggi abbiamo il pregio di essere un settore totalmente autosufficiente, con una produzione che copre oltre il 106% dei consumi di carne bianca del Paese. Siamo orgogliosi di questo primato tutto made in Italy che dà lavoro a oltre 64.000 addetti e produce lungo tutta la sua filiera ricadute economiche e occupazionali pari a 7,9 miliardi, quasi mezzo punto del PIL (0,45%)».
Secondo i dati della Commissione UE, da gennaio a novembre 2019 le importazioni dal Brasile e dall’Ucraina in Europa sono aumentate rispettivamente del 4,4% e del 7,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (fonte: “DG Agri dashboard: Poultry meat” 15/01/2020). «Aprire ancora di più le porte alle importazioni da Paesi Terzi significherebbe indebolire questo primato e far arretrare il comparto — conclude Forlini — dando minori garanzie ai consumatori in termini di sicurezza alimentare e standard produttivi. Per questo non sono più rinviabili le misure di sostegno al nostro export, unica strada in grado di rafforzare il comparto avicolo italiano e il suo primato produttivo nel nostro Paese».
SGMarketing, patrocinata da Veronafiere, ha realizzato e coordinato il workshop dal titolo “Il mercato delle carni tra integrazione della filiera e sostegno ai consumi”. L’approfondimento lo trovate nel box nella pagina seguente. Chiusura di alto livello tecnico nella giornata di sabato col convegno organizzato dal Polo di formazione per lo sviluppo agrozootecnico, struttura formativa che aggrega partner di prestigio del mondo accademico, imprenditoriale, organizzativo e della ricerca in agricoltura. Una giornata di crescita professionale, partendo dall’assunto che «senza innovazione non c’è crescita, né lavoro e né futuro», come ribadito dal presidente del “polo” e vicepresidente AIA Claudio Destro.
«L’attività del “polo” è un supporto importante e una continua opportunità di arricchimento anche per i tecnici del Sistema Allevatori — ha detto il presidente AIA Roberto Nocentini — coloro che quotidianamente lavorano sul territorio nazionale nella raccolta dei dati che vanno a costruire un modello di zootecnia sostenibile sempre più rispondente alle esigenze degli allevatori, delle istituzioni e dei consumatori».
Conferme della validità del modello italiano arrivano dal prof. Paolo Moroni. «Al di là degli aspetti strettamente tecnici legati all’uso dei farmaci in allevamento — ha detto Moroni — va sottolineato che le terapie antibiotiche vanno “mirate” più che “massimizzate”; l’altra sfida è continuare a sfatare i molti luoghi comuni, spesso negativi, attribuiti alla produzione di latte bovino ed al suo consumo».
Il prof. Giorgio Borreani ha focalizzato l’attenzione sull’importanza della produzione e somministrazione dei foraggi anche in rapporto ai cambiamenti climatici, mentre il rappresentante istituzionale israeliano Nadav Galon si è concentrato sul tema delle sfide e opportunità nell’uso di antibiotici in aziende d’allevamento. «Molto ancora c’è da fare, anche se non esiste un “modus operandi” unico in un quadro nel quale persiste ancora un paradosso di fondo tra quanto si prevede di fare e ciò che succede realmente in azienda».
Incisive le conclusioni del presidente nazionale Coldiretti, Ettore Prandini: «L’allevamento italiano, anche quello intensivo, lavora bene e costituisce un’opportunità, non un problema, in termini di ottimizzazione delle risorse. Le nostre aziende sono assolutamente sostenibili, basti pensare alla possibilità di valorizzare le sostanze organiche prodotte anche ai fini dell’arricchimento dei terreni e della fertilizzazione a basso impatto ambientale».
Fieragricola dà appuntamento alla prossima edizione nel 2022.

>> Link: www.fieragricola.it

 

Altre notizie

 

Il mercato delle carni tra integrazione della filiera e sostegno ai consumi

Il ruolo socioeconomico dell’industria delle carni all’interno del settore alimentare, sulla base dei dati Istat, si conferma come assolutamente rilevante coinvolgendo nei fatti il 3,2% delle imprese, l’8% degli occupati e generando il 12% del fatturato complessivo con un valore pari a 13,4 miliardi di euro nel biennio 2015/2016. Dinamiche nel complesso positive che si riscontrano anche sul fronte del valore aggiunto, +20,5% generale per il comparto delle carni fresche (+60,5% per le carni rosse e rosa, +24,9% per l’avicolo) e della produttività media, cresciuta dai € 34,00 nel biennio 2008-2009 ai € 42,00 del 2015-2016 (+24,3%) con un +71,3% per le carni rosse e un +29,3% per il comparto avicolo. Siamo di fronte ad un settore che presenta importanti differenze strutturali che incidono sui livelli di integrazione delle differenti filiere; in particolare, se nel comparto delle rosse le prime 5 aziende generano il 27% del fatturato, per le carni bianche la concentrazione è decisamente maggiore, con il 63% del fatturato generato dalle prime 6 aziende.
Sul fronte della domanda, sulla base dell’indagine condotta da SGMarketing su 1.000 RA italiani, emerge un sentiment positivo rispetto alla categoria, per la quale i driver a sostegno del consumo risultano essere il gusto e la valenza salutistica supportata dalla garanzia di prodotto. Resta infatti alta l’attenzione sul tema della sicurezza alimentare: nelle scelte del responsabile acquisti hanno un ruolo importante la filiera italiana e certificata, la garanzia del benessere animale e la presenza di prodotti di marca all’interno dell’offerta; elementi fondamentali che, per questo, necessitano di un’adeguata valorizzazione in termini di comunicazione on pack e in reparto. Cambiano le modalità di consumo: gli shopper coinvolti nell’analisi prevedono, nel prossimo futuro, un’evoluzione dei propri modelli di approccio alla categoria sempre più votati alle occasioni ricorrenziali e al fuoricasa.
All’evento dello scorso 30 gennaio (nelle foto gli interventi di Salvo Garipoli e Raffaello Bernardi, SGMarketing), si sono confrontati operatori della Grande Distribuzione e produzione delineando le strategie possibili a supporto del settore, in particolare: Serafino Cremonini (direttore commerciale Inalca) ha sottolineato l’importanza di individuare un terreno collaborativo con i clienti della GDO per sostenere la categoria in acquisto. L’innovazione di prodotto e di canale saranno i futuri driver per assecondare il ritorno di appeal del fuori casa. Donato Didonè (AD AIA) ha evidenziato l’importanza della marca industriale nella definizione dello scaffale di vendita e nelle performance di categoria, sostenendo la necessità di processi negoziali basati sul category management e sui dati di sell out dell’insegna.
Per Claudio Mazzini (responsabile commerciale settore freschissimi Coop Italia) risulterà fondamentale puntare su nuovi format distributivi consumer driven e su modelli negoziali qualificati con accordi di lungo periodo open book. Duilio Ciardi (responsabile acquisti carni rosse e responsabile tecnici carne Aspiag) ha denunciato la debolezza insita del settore auspicando maggiore integrazione — utile a evitare perturbazioni sul fronte del prezzo al consumo — e sottolineando come il rapporto con il territorio resti uno strumento chiave per sostenere il posizionamento distintivo d’insegna.
Lara Sanfrancesco (direttore generale Unaitalia) ha infine tratteggiato il ruolo dell’associazione in rapporto alle politiche di sostegno al consumo; politiche basate sulle tematiche della sostenibilità, della salubrità del prodotto avicolo e che puntano l’attenzione dei presenti sull’importanza di sostenere il valore di prodotto coerentemente con i trend emergenti di consumo e contro le fake news che ne danneggiano l’immagine.
Ufficio Stampa SG Marketing Agroalimentare

>> Link: www.sgmarketing.it

 

Fieravicola 2.0: presentate al Mercato Avicunicolo di Forlì le linee strategiche per il rilancio della manifestazione

Nuova location, nuova società di gestione, respiro internazionale sono i pilastri al centro della presentazione di Fieravicola svoltasi lo scorso gennaio in una gremita Sala Borsa Avicunicola di Forlì, alla presenza degli operatori e delle associazioni del settore. Un momento importante per raccogliere idee, presentare proposte, condividere strategie per il rilancio dell’appuntamento fieristico in programma nel 2021, che si propone un duplice obiettivo: realizzare una grande fiera di respiro internazionale, che diventi la vetrina della filiera avicunicola italiana nel mondo, e costruire un grande polo romagnolo dell’agribusiness grazie alla messa in rete di due fiere specializzate (Macfrut e Fieravicola) in programma nella stessa data, capaci di attrarre espositori e visitatori da tutto il mondo. Va precisato però che Fieravicola rimarrà una manifestazione completamente autonoma, a cadenza biennale.

Il rilancio di un territorio
La prossima edizione, la 52ª, ma la prima 2.0, è fissata per il 4, 5 e 6 maggio 2021. Fieravicola verrà gestita da una nuova società che vedrà la presenza, oltre che di Italian Exhibition Group in qualità di socio di maggioranza, di Fiera Forlì, di Cesena Fiera e, si auspica, anche delle associazioni del settore. Lo sviluppo di Fieravicola passa infatti anche dal coinvolgimento diretto delle imprese della filiera e delle associazioni di rappresentanza del settore. Per questo, al di là degli organi sociali della new.co, è previsto il coinvolgimento degli stakeholders in un “comitato tecnico scientifico” che affianchi la tecnostruttura nella organizzazione della fiera e nelle più importanti decisioni che riguarderanno la manifestazione. Il modello di riferimento per il rilancio è Macfrut, evento che a Cesena aveva perso le caratteristiche di fiera internazionale per diventare un punto di incontro della filiera italiana e che, grazie allo spostamento a Rimini, nel 2014, ha trovato nuovo slancio e un grande sviluppo. In tal modo anche lo spostamento di Fieravicola presso il quartiere fieristico di Rimini, con i suoi elevati standard di internazionalità e di servizi tecnico-logistici abbinati alla grande ricettività della Riviera, rende possibile ipotizzare uno sviluppo significativo della manifestazione. I legami con Forlì rimarranno comunque molto stretti sia per quanto riguarda i rapporti con il settore sia per i contenuti. A tal proposito, è previsto un importante evento convegnistico da realizzarsi annualmente, in autunno, presso la Fiera di Forlì. Già nel 2020, come anteprima della vera e propria fiera, si ipotizza un Forum internazionale su alcuni temi di interesse della filiera avicunicola.
Un grande settore come quello avicunicolo deve avere una grande fiera quale vetrina di riferimento verso il mondo e questa vetrina non può che essere Fieravicola, per la sua storia, le sue relazioni con il settore, il radicamento con il territorio romagnolo. Il suo rilancio è il rilancio del territorio stesso in vista della costruzione di un grande polo romagnolo dell’agribusiness.

>> Link: www.fieravicola.com

 

Didascalia: la rassegna fieristica dedicata alla filiera agricola e zootecnica ha ospitato anche un’area espositiva di capi bestiame (photo © Ennevi).

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